Riportiamo la trascrizione dell’intervista fatta al Prof. Crisanti durante la trasmissione Tagadà di La7. Il prof. Andrea Crisanti è un microbiologo, accademico e divulgatore scientifico italiano. É professore ordinario di microbiologia all’Universita di Padova. Precedentemente è stato lecturer al department of biology, poi reader e infine full professor di Molecular Parasitology presso il department of life sciences dell’Imperial College London in Inghilterra.

(se il video qui sotto non si apre, cliccare qui)

 

 

Giornalista: Quello che sappiamo è che il governo ha deciso, il Ministero della salute ha deciso che Astrazeneca non verrà più utilizzato sotto i 60 anni né per la prima né per la seconda dose. Corretto professore? E lei condivide questa scelta o lei l’avrebbe ulteriormente allargato?

Crisanti: Ma io penso che noi non saremmo mai dovuti arrivare a questo punto. Perché come ho detto, Astrazeneca e il vaccino è stata vittima di una campagna di pubblicazione assolutamente disastrosa che parte dall’inizio, mi creda, parte dal momento in cui io ho detto che per vaccinarsi bisognava avere il conforto dei dati. Dopo di che è stato detto: quello che dice l’AIFA, quello che dice EMA è verità assoluta. Non si è detto che i vaccini sono stati autorizzati in via emergenziale, non è stato detto che via via che si accumulavano dati le indicazioni cambiavano. Questo è stato il primo errore che è stato fatto. Ai cittadini non è stata detta la verità, cioè non è stato detto che questi sono vaccini autorizzati in via emergenziale sulla base di dati preliminari, che 30.000 persone (cioè il campione iniziale, ndr) non ricapitolano tutta l’universalità genetica della popolazione, e sicuramente non ricapitolano tutta la stratificazione in termini di età e patologie, che possono sicuramente influire sulla risposta. Questo è stato l’errore.

 

Giornalista: Quindi un pezzo della sperimentazione era la vaccinazione di massa….

Crisanti: Eh certo! Ma questo è normale. E questo bisognava dirlo. Bisognava dirlo, bisognava avere il coraggio di dirlo. Signori, via via che accumuliamo dati, definiremo le indicazioni. 

 

Giornalista: E probabilmente cambieranno alcune indicazioni. Quello avrebbe favorito la comunicazione trasparente, avrebbe favorito diciamo la comprensione da parte delle persone. Però io le ho fatto la domanda professore Crisanti perché almeno due tre cose le vorrei capire. Per lei è giusto vietare Astrazeneca sotto i 60 anni sia per la prima e la seconda dose, ed è talmente giusto che lei la vieterebbe oltre i 60 anni? 

Crisanti: Io ritorno a quella che era la situazione principale. Noi non stiamo facendo populismo perché adesso stiamo intercettando le paure delle persone. Astrazeneca rimane un vaccino sicuro ed efficace. Abbiamo delle alternative, e se abbiamo delle persone che hanno i rquisiti per fare l’alternativa, che facessero l’alternativa. Questo era il messaggio da dare. NOn è che siamo una nazione che a seconda del sentimento, o a seconda delle stupidaggini che si sono fatte prima, reagiamo in un modo assolutamente ….

 

Giornalista: Quindi lei non lo avrebbe vietato sotto i 60 anni, ma lo avrebbe vietato solo per quelle persone che hanno delle condizioni particolari. Mi sta dicendo questo?

Crisanti: Noi non saremmo dovuti arrivare a questo punto. Poi, siamo arrivati ad una situazione in cui praticamente autorizziamo, e qui lo dico, probabilmente dal punto di vista scientifico e teorico non ci sono controindicazioni, ma di fatto autorizziamo un cambiamento della procedura vaccinale senza fondamentalmente dati a sufficienza…

 

Giornalista: cioè lei mi sta dicendo che a questo punto noi facendo come seconda dose per chi ha avuto la prima dose Astrazeneca un altro vaccino stiamo facendo una cosa che non ha avuto una sperimentazione e quindi stiamo facendo un po’ un azzardo?

Crisanti: ma guardi mi faccia…non sto parlando di azzardo, stiamo facendo una cosa che non è previsto dal processo di autorizzazione. Perché se noi diciamo che i vaccini vengono approvati sulla base di esperimentazione, non mi si può venire a dire che 800 casi fanno un trial (un esperimento canonico strutturato secondo principi statistici standard, ndr), io non credo. Perché qui bisogna manlevare tutti i produttori di vaccini. Perchè se dovesse succedere qualcosa, Dio non voglia, non credo che i produttori di vaccini sarebbero molto contenti. Perché non ci sta una sperimentazione per determinare: 1) se effettivamente questa procedura porta qualche complicazione. Per altro, guardi, io non credo che…comunque la forma è sostanza in questo caso la forma è la garanzia per i cittadini. 2) Poi chi ci dice qual è l’effetto protettivo, perché qui non c’è nessuno modo per misurare l’effetto protettivo perché i casi sono talmente pochi…..

 

 

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