Il prof. Boscia, in qualità di presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, risponde a Francesco Merlo su La Repubblica.

 

Malato, ospedale, eutanasia

 

Caro  Merlo,ho letto con molta attenzione  “Eutanasia, sì ma senza chiasso” e “medici cattolici ma neutrali” e desidero precisare che disabilità e malattia non devono essere relegate nell’isolamento, nell’emarginazione o nell’accompagnamento al suicidio assistito e tantomeno abbandonate alla sofferenza, ma devono contare su adeguate terapie palliative e sull’azione e il conforto di figure di sostegno, care giver (madri, padri, fratelli, figli, familiari e società). Disabilità e malattia, connaturate alla vita umana, non sono da occultare o rimuovere  con un’ eutanasia per pietà da una società gaudente che non dà più cittadinanza alla sofferenza. L’obiezione di coscienza non è una prerogativa dei soli cattolici e lo Stato, se è  laico, deve tener presente ogni obiezione senza discriminazione.  Non sostengo e non penso a uno stato teocratico. Sostengo e pretendo che uno stato laico sia rispettoso della vita in tutte le sue declinazioni. Purtroppo viviamo quotidianamente le ferite di un’economia che esclude chi è più fragile: difendere la vita non significa solo curare ma adoperarsi affinché nessuno sia lasciato nel dolore, nella solitudine, nell’abbandono. E avvertiamo l’urgenza di un cambiamento radicale. Occorre dar spazio alle cure palliative perché se venissero applicate l’ammalato non chiederebbe l’eutanasia. Occorre che la compassione diventi comprensione! 

Non vogliamo coltivare scontri ideologici, ma non possiamo fare a meno di difendere la vita, che per la sua preziosità non può e non deve conoscere limiti assistenziali economici e sociali. No all’accanimento! No all’abbandono! I cattolici, da sempre alla ricerca della verità, desiderano battersi perché il loro agire, coerente con la propria visione di vita, sia rispettato.  La verità non imprigiona ma lascia liberi: “essa è servizio e carità anche verso la vita e non può essere sottoposta a nessun potere”.

 

Filippo M. Boscia

Presidente Nazionale AMCI

 

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