Sergio Mattarella
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Presidente Mattarella,

non v’è chi non veda, tra i suoi ultimi discorsi, quasi una battaglia campale a favore della “scienza” a fronte di quanti, a suo dire, si oppongono a quest’ultima.

Recentemente, nell’ambito de I Giorni della Ricerca, promossi dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ha infatti affermato che si deve lottare “contro l’antiscienza” perchè ci sono dei “nuclei che propagano l’antiscienza” stessa (vedi qui). Ed anche qualche settimana prima, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università degli studi di Pisa, ha dichiarato che oggi si registra una ver’e propria “deriva antiscientifica”, un “po’ ovunque, anche nel nostro paese, sia pure in piccole dosi” (vedi qui).

Ma cosa è, esattamente, la “scienza” ? Secondo l’autorevole Dizionario Treccani è: “Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente a partire da principî fissati univocamente e ottenute con metodologie rigorose” (vedi qui).

Conoscenza, dunque, precisa, congruente e sistematizzata secondo metodi rigorosi. La scienza è perciò un prodotto della ragione umana.

Vediamo quindi, proprio alla luce della ragione, alcuni fatti salienti di questi ultimi due anni della vita del nostro Paese.

A parte un’oggettiva responsabilità della maggior parte dei media (a proposito della cui libertà è noto il 41° posto nella graduatoria mondiale; cf. qui), anche l’informazione istituzionale non sempre è stata puntuale. Le persone perciò credono che il Covid-19 sia altamente letale e che non esistano rimedi contro di esso se non  il c. d. vaccino.

Tuttavia già non pochi Medici di base, con cui ogni cittadino desideroso di sapere può confrontarsi, informano che, fin dalla primavera del 2020 – cioè ad epidemia da poco scoppiata e durante il c. d. lockdown -, avevano compreso come nella prima fase del manifestarsi del Covid si possa e si debba intervenire, efficacemente, tramite antinfiammatori, antiaggreganti piastrinici, anticoagulanti e antibiotici, il cui uso va modulato in relazione alle esigenze del concreto paziente.

Questo dato è confermato da validi ricercatori come il Prof. Marco Cosentino (vedi qui).

Però su queste cure v’è una quasi totale sordina (tale che la Dott.ssa Maria Rita Gismondo ha in questi giorni denunciato che chi ne ha parlato è stato crocifisso; cf. qui). Eppure esse evitano, con una riuscita non marginale, le ospedalizzazioni.

È, forse, questo modo di procedere “scientifico”?

Quanto poi ai c. d. vaccini, in realtà terapie geniche sperimentali seppur generalmente presentate come la panacea, è pacifico che la loro efficacia è risultata via via sempre meno assoluta. Invero, da ultimo e per tutti, Il Prof. Andrea Crisanti ha notato che l’ “l’Irlanda dove si è vaccinato il 93 % della popolazione con età superiore a 18 anni, con una media dell’84%, in questo momento è la nazione che ha più contagi al mondo” (vedi qui).

Non è, forse, questo un discorso “scientifico”?  

Quanto, poi, alla sicurezza dei vaccini è più che sensato chiedersi: come mai se il c. d. vaccino è così sicuro Stato, medici, infermieri e case farmaceutiche sono esenti da responsabilità rispetto agli eventi avversi da inoculazione? Peraltro è quanto meno logicamente singolare che lo Stato obblighi, almeno alcune categorie di persone, al vaccino, ma nel contempo non si obblighi.

Porsi queste o analoghe domande non è “scientifico”?

Ma è di rilievo anche la valutazione di uno degli strumenti  fondamentali adottati dal Governo e dalla maggioranza (anche se parlare di maggioranza è improprio, dato che praticamente tutti i partiti sostengono Draghi) per contrastare la c. d. pandemia: il Green Pass.

Questo attestato consentirebbe l’accesso ai luoghi previsti – rendendoli così sicuri – a vaccinati, guariti e soggetti che hanno effettuato un tampone. Così il vaccinato con seconda dose ha, ad oggi,  una certificazione valida per 12 mesi dalla somministrazione; il guarito da Covid ha una certificazione valida per 6 mesi (la metà) dalla data indicata sul certificato di guarigione; e il tamponato negativo ottiene una certificazione valida 48 o 72 ore a seconda che si sia sottoposto a tampone antigenico rapido o molecolare (cf. qui).

Ora, benché il guarito abbia una protezione più consistente e duratura del vaccinato (cf. supra ancora il Prof. Cosentino) e il tamponato sia il più sicuro tra tutti avendo una verifica sanitaria più recente, il Green Pass è conferito per un tempo maggiore, dunque privilegiandolo, a chi in realtà tra le tre categorie è il meno sicuro, ossia il vaccinato.

Il Green Pass, così come è formulato, ha forse basi “scientifiche”?

Pare proprio di no, se ormai non si contano gli esperti, persino i più allineati all’impostazione ufficiale (da Bassetti a Pregliasco), che escludono che il Green Pass sia un’efficace misura di sanità pubblica.

Siffatto Green Pass, anzi, risulta persino pericoloso poichè ingenera nei suoi possessori la convinzione di accedere ad ambienti sicuri, che in verità tali non sono.

Sembra chiaro, Presidente, che a maggior ragione in questo quadro è “scienza” informarsi, ed essere informati, correttamente nonchè porsi domande. È “scienza” usare la ragione, confrontare le idee, aprire dibattiti, perché non esiste la “Scienza” – con la prima maiuscola -, quasi verità unica e incontrastabile. Verità talmente cogente che chi opina diversamente, o semplicemente ha un atteggiamento scettico, fondato sul dubbio, possa essere considerato come “antiscientifico”.

Se siamo in una Repubblica Democratica la cui sovranità appartiene al popolo (cf. art. 1 Cost.) è proprio del popolo sovrano, ossia dei cittadini, comporre razionalmente gli elementi dello scenario e valutarli logicamente.

Questa è “scienza”. Almeno, lo è anche questa.

Diversamente i cittadini, che costituiscono nella sua essenza il popolo, si trasformano in sudditi, in una massa amorfa, che presta un’obbedienza supina.

Ora, quand’anche contro la “scienza” e per l’“antiscienza” fossero “nuclei” di persone, “piccole dosi” (cf. i discorsi menzionati in apertura), insomma una sparuta minoranza,  se non tutti – perché va considerato tra i vari fattori differenziali anche il livello culturale delle persone – moltissimi di questi cittadini della Repubblica esprimono una libertà di pensiero e di cura, esercitano un diritto alla manifestazione nelle piazze, reclamano un’informazione precisa, su ogni versante, anche istituzionale.

E lei, Presidente, è il custode della Costituzione (cf. Carl Schmitt, 1931), che tutela le minoranze come espressione del pluralismo. Pluralismo che vada oltre l’odierna “subordinazione strutturale e totalizzante del singolo a un indifferenziato interesse generale, che conduce soprattutto a una condizione di soggezione a doveri” (R. Toniatti, Minoranze, diritti delle, in Enciclopedia delle scienze sociali, 1996, qui). Doveri, peraltro – non è affatto superfluo rimarcarlo -, non giuridici se non esiste un obbligo generale a ricevere questi vaccini.

E lei, Presidente, è il custode della Costituzione, che salvaguarda la libertà di pensiero e di cura (artt. 21 e 32 Cost.), la libertà di manifestazione nelle piazze (art. 17), la libertà di stampa (art. 21).

In un Paese oggettivamente diviso i cittadini, desiderosi di verità e di pacificazione, si aspettano da lei parole forti a garanzia, ex art. 87 Cost., dell’unità nazionale, di cui lei è il, responsabile, rappresentante.

Non le saranno certamente sfuggite, Presidente, le clamorose dichiarazioni dell’ex Ministro della Sanità francese, Philippe Douste-Blazy, secondo cui anche le riviste scientifiche più prestigiose, come The Lancet, sarebbero condizionate dagli studi, condotti dalle multinazionali farmaceutiche, contenenti dati non verificabili perché secondo metodi solo in apparenza corretti (vedi qui).

Come avrà appreso che, proprio in questi giorni, a eminenti professori e scienziati -persino degli atenei di Yale ed Harvard -, che hanno chiesto all’autorità americana di condividere i dati su cui si è basata per autorizzare il vaccino di Pfizer e BioNTech, è stato risposto che per tale rivelazione potrebbero occorrere anche 55 anni (cf. qui).

È per tutto ciò che i cittadini continuano a pensare e a interrogarsi.

Come vede, le ragioni per farlo di certo non mancano.

           

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