VIrus, Coronavirus outbreak ,contagious infection

 

 

di Sabino Paciolla



La questione della sicurezza dei vaccini contro la COVID-19 è un punto di grande discussione scientifica e di tensione a livello sociale. Uno dei problemi legati a questo tema è l’ADE, cioè quel meccanismo che fa sì che un vaccino aumenti, piuttosto che attenuare, la gravità della malattia. Un articolo del settembre 2020 pubblicato sulla autorevole rivista Nature, da cui prendiamo alcuni passi, mette in evidenza che il meccanismo dell’ADE determinato dai vaccini non è acclarato poiché i risultati sono discordanti. Pertanto, saranno necessari ulteriori dati per definire il profilo di sicurezza dei vaccini, soprattutto perché vengono iniettati su larga scala.   

Prima di riportare sinteticamente l’articolo, è bene introdurre succintamente l’argomento.  (Se volete un video semplificato, guardate qui

“L’obiettivo della vaccinazione è quello di proteggere le nostre cellule dall’invasione del virus. Mimando l’infezione, la vaccinazione induce la produzione duratura di anticorpi, cioè proteine specifiche del sistema immunitario che riconoscano il virus e coadiuvano la sua eliminazione. A differenza dell’infezione reale, in cui il sistema immunitario incontra il virus intero, nella vaccinazione la produzione di anticorpi viene indotta verso solamente alcune strutture ‘chiave’ del virus, le quali sono state reputate determinanti per l’entrata nelle cellule. Una di queste è la famosa proteina spike, una proteina che, come una chiave, apre le cellule all’entrata del virus.

La speranza è che il sistema immunitario della persona vaccinata produca alti livelli di anticorpi anti-spike che impediscano l’interazione e quindi l’invasione delle nostre cellule.”

Una volta iniettato il vaccino, il sistema immunitario dell’individuo produrrà una serie di anticorpi specifici per le parti della proteina spike. Solo alcuni di questi anticorpi specifici impediranno al virus di entrare nella cellula. Questi anticorpi specifici efficaci si chiamano “neutralizzanti”. Per cui, se un vaccino producesse solo anticorpi specifici incapaci di impedire al virus di entrare nella cellula, avremmo un vaccino non efficace, o addirittura capace di esacerbare la gravità della malattia. Lo scopo dei vaccini è proprio di indurre nell’individuo vaccinato il maggior numero di anticorpi neutralizzanti possibile.

Una volta che gli anticorpi hanno segnalato un corpo estraneo come il virus, arrivano in soccorso alcune cellule, chiamate fagociti, che “ingoieranno” il virus e lo distruggeranno. Ma alcuni virus hanno sviluppato dei meccanismi per evitare di essere eliminati, e quindi una volta all’interno dei fagociti, replicandosi, li invadono. Nel caso dei vaccini, se questi inducono la produzione di anticorpi sbagliati, il virus si replica nei fagociti e poi esce diffondendo l’infezione nelle cellule vicine.

Questo meccanismo è noto in biologia e viene definito ADE (dall’inglese Antibody-dependent Enhancement), traducibile come “intensificazione (dell’infezione) anticorpo-mediata”.

Il risultato è che un’infezione o una vaccinazione che induce gli anticorpi “sbagliati”, cioè non neutralizzanti, potrebbe aggravare la situazione, dando “un passaggio” al virus per entrare nelle cellule immunitarie.

Questo problema non è escluso. Ad esempio, l’autorizzazione in emergenza concessa dalla FDA alla Pfizer, vedi a pagina 52, recita:

“I dati disponibili (dei sperimentazione, ndr) non indicano un rischio di malattia potenziato dal vaccino (ADE, ndr), e al contrario suggeriscono l’efficacia contro la malattia grave nel periodo di follow-up disponibile. Tuttavia, il rischio di malattia potenziata dal vaccino nel tempo, potenzialmente associato al declino dell’immunità, rimane sconosciuto e deve essere valutato ulteriormente in studi clinici in corso e in studi osservazionali che potrebbero essere condotti dopo l’autorizzazione e/o la licenza.” (neretto mio, ndr)

Ad oggi, a seguito del diffondersi della variante delta, si assiste ad un “declino dell’immunità”?

Adesso veniamo all’articolo pubblicato su Nature, riportando alcuni stralci.

Gli autori dicono che “i dati dello studio su SARS-CoV (all’origine dell’epidemia di SARS del 2003, identico per circa l’80% all’attuale SARS-CoV-2, ndr) e altri virus respiratori suggeriscono che gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 potrebbero esacerbare il COVID-19 attraverso il potenziamento dipendente dall’anticorpo (ADE). Precedenti studi sui vaccini contro il virus respiratorio sinciziale e il virus della dengue hanno rivelato rischi per la sicurezza clinica umana legati all’ADE, con conseguente fallimento delle sperimentazioni sui vaccini.”

“L’ADE può aumentare la gravità di infezioni virali multiple, inclusi altri virus respiratori come il virus respiratorio sinciziale (RSV) e il morbillo. L’ADE nelle infezioni respiratorie è inclusa in una categoria più ampia denominata malattia respiratoria avanzata (ERD), che include anche meccanismi non basati su anticorpi come le cascate di citochine e l’immunopatologia cellulo-mediata. L’ADE causata da una replicazione virale potenziata è stata osservata per altri virus che infettano i macrofagi, incluso il virus della dengue e virus della peritonite infettiva felina (FIPV). Inoltre, ADE ed ERD sono stati segnalati per SARS-CoV e MERS-CoV sia in vitro che in vivo. La misura in cui l’ADE contribuisce all’immunopatologia COVID-19 viene attivamente studiata.”

 

Evidenze di ADE nelle infezioni da coronavirus in vitro

“Sebbene l’ADE sia stato ben documentato in vitro per un certo numero di virus, tra cui il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), Ebola, influenza e flavivirus, la rilevanza dell’ADE in vitro per i coronavirus umani rimane meno chiara.”

 

ADE nelle infezioni umane da coronavirus

“Non è stato stabilito alcun ruolo definitivo per l’ADE nelle malattie umane da coronavirus. Sono state inizialmente sollevate preoccupazioni per l’ADE in pazienti con SARS quando è stato riscontrato che la sieroconversione e le risposte anticorpali neutralizzanti erano correlate alla gravità clinica e alla mortalità. È stato riportato un risultato simile nei pazienti con COVID-19, con titoli anticorpali più elevati contro SARS-CoV-2 associati a una malattia più grave.” 

 

Rischio di ERD per i vaccini SARS-CoV-2

“I problemi di sicurezza per i vaccini SARS-CoV-2 sono stati inizialmente alimentati da studi sui topi che hanno mostrato un’immunopatologia avanzata, o ERD, in animali vaccinati con SARS-CoV a seguito di provocazione virale. (…) I profili di sicurezza dei vaccini COVID-19 dovrebbero essere attentamente monitorati in tempo reale durante gli studi sull’efficacia umana, in particolare per le modalità vaccinali che potrebbero avere un potenziale teorico più elevato di causare immunopatologie (come le formulazioni di virus interi inattivati ​​o i vettori virali).”

 

Rischio di ADE per i vaccini SARS-CoV-2

“Le prove dell’ADE indotta dal vaccino in modelli animali di SARS-CoV sono contrastanti e sollevano potenziali problemi di sicurezza. Liu et al. hanno scoperto che mentre i macachi immunizzati con un vettore virale di Ankara vaccinia modificato che esprime la proteina SARS-CoV S avevano ridotto la replicazione virale dopo il challenge, l’anti-S IgG ha anche migliorato l’infiltrazione polmonare dei macrofagi infiammatori e ha provocato lesioni polmonari più gravi rispetto agli animali non vaccinati. Hanno inoltre dimostrato che la presenza di IgG anti-S prima della clearance virale ha distorto la risposta di guarigione della ferita dei macrofagi in una risposta pro-infiammatoria. In un altro studio, Wang et al. macachi immunizzati con quattro epitopi peptidici delle cellule B della proteina SARS-CoV S e hanno dimostrato che mentre tre peptidi suscitavano anticorpi che proteggevano i macachi dalla provocazione virale, uno dei vaccini peptidici induceva anticorpi che aumentavano l’infezione in vitro e provocavano una patologia polmonare più grave in vivo.”

Al contrario, altre strategie vaccinali hanno dimostrato che gli animali erano protetti senza mostrare una patologia polmonare potenziata a seguito di provocazione virale.

“Gli studi sull’immunizzazione SARS-CoV in modelli animali hanno quindi prodotto risultati che variano notevolmente in termini di efficacia protettiva, immunopatologia e potenziale ADE, a seconda della strategia vaccinale impiegata.”

 

Conclusione

“L’ADE è stata osservata in SARS, MERS e altre infezioni da virus respiratorio umano tra cui RSV e morbillo, il che suggerisce un rischio reale di ADE per i vaccini SARS-CoV-2 e gli interventi basati su anticorpi. Tuttavia, i dati clinici non hanno ancora pienamente stabilito un ruolo dell’ADE nella patologia umana COVID-19. I passaggi per ridurre i rischi di ADE dalle immunoterapie includono l’induzione o la somministrazione di alte dosi di potenti anticorpi neutralizzanti, piuttosto che concentrazioni più basse di anticorpi non neutralizzanti che avrebbero maggiori probabilità di causare ADE.

In futuro, sarà fondamentale valutare i set di dati clinici e animali per i segni di ADE e bilanciare i rischi di sicurezza correlati all’ADE con l’efficacia dell’intervento se si osserva l’ADE clinico. Gli studi clinici in corso su animali e umani forniranno importanti spunti sui meccanismi dell’ADE in COVID-19. Tali prove sono assolutamente necessarie per garantire la sicurezza del prodotto negli interventi medici su larga scala che sono probabilmente necessari per ridurre l’onere globale di COVID-19.”

 

 

 

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