PRE-SINODO DEI GIOVANI: NON C’È BISOGNO DELLA SOCIOLOGIA, MA DI CRISTO, PAROLA VIVA

Pre-Sinodo dei giovani: sembra che un sondaggio tra i giovani o un questionario on line al quale potrà rispondere migliaia di giovani possa aiutare a capire di più il “mondo dei giovani”. Una ipotesi che probabilmente si rivelerà una pia aspirazione. Occorre invece andare direttamente al cuore dei giovani.

Foto: Karol Wojtyla con i giovani in Polonia

Foto: Karol Wojtyla con i giovani in Polonia

Da giovane universitario facevo parte della parrocchia del mio paese. Il consiglio pastorale volle fare una indagine sui giovani, per conoscere meglio quel mondo. Visto che dovevo laurearmi in Scienze Statistiche e Economiche, offrii il mio contributo. Per la parte sociologica, mi feci guidare da un sociologo salesiano, specialista nel campo giovanile,  il quale mi indicò anche alcuni libri. Coordinai le persone che parteciparono alla raccolta dei dati che, elaborati, diventarono la mia tesi di laurea. Ottimo lavoro dal punto di vista del rigore statistico-matematico. La parte sociologica, invece, benché anch’essa ben fatta dal punto di vista metodologico, col senno di poi, peccava di concetti fumosi, come è un po’ per tutta la sociologia. Essa, infatti, ragiona per grandi linee. Erano concetti in linea con con quanto avevo letto. In soldoni, stringi stringi……

È a questa mia esperienza che ho pensato quando ho letto le riflessioni conclusive scaturite “dall’incontro di più di 300 giovani rappresentanti da tutto il mondo, convenuti a Roma dal 19 al 24 marzo 2018 per l’inaugurazione della Riunione pre-sinodale dei giovani”. A loro si sono uniti altri 15.000 giovani collegati online attraverso gruppi Facebook. Il documento finale è un lavoro che “è destinato ai Padri sinodali. È volto a fornire ai vescovi una bussola che miri ad una maggiore comprensione dei giovani” in vista del sinodo che si terrà il prossimo ottobre e che avrà per titolo: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Vi sono stati anche dei sondaggi fatti con questionari on line.

Il documento finale riporta un po’ quello che dai giovani ci si potrebbe aspettare. Cose anche giuste, per carità. C’è di tutto e di più, come ad esempio: “L’avvento dell’intelligenza artificiale e di nuove tecnologie come la robotica e l’automazione pongono rischi alle opportunità d’impiego per le comunità di lavoratori”. Poi la parità uomo donna nella Chiesa. L’inquinamento e l’ambiente.

Soltanto che, in un mondo così scristianizzato, mi chiedo quanto possa essere utile un lavoro di questo tipo ai nostri pastori. Iniziare con la sociologia, non mi sembra proprio il massimo. D’altra parte, tutti i movimenti che sono fioriti nella Chiesa nel secolo scorso, da quello del Cammino Neocatecumenale di Kiko Argüello, a quello dei Focolari con Chiara Lubich, a Comunione e Liberazione di don Luigi Giussani, non sono nati da un preventivo sondaggio teso a capire dove stesse andando il mondo dei giovani. Mai nessuno ha pensato a questo. Sono stati invece generati da persone cambiate nella loro umanità dall’incontro con Cristo. Persone che, a loro volta, hanno sprigionato un’attrattiva umana incontenibile in coloro che hanno incontrato.

Di questo mi convinco ancora di più, quando, leggendo il documento finale, mi saltano agli occhi alcuni luoghi comuni che, per altro, oggi sono condivisi anche da molti pastori. Infatti, si può leggere: “Molte volte la Chiesa appare come troppo severa ed è spesso associata ad un eccessivo moralismo. A volte, nella Chiesa, è difficile superare la logica del ‘si è sempre fatto così’. Abbiamo bisogno di una Chiesa accogliente e misericordiosa, (…) amando tutti, anche quelli che non seguono quelli che crediamo essere gli ‘standard”.

Riguardo poi alle tematiche dell’ambito sessuale e della famiglia troviamo posizioni contraddittorie: “C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia nella Chiesa che nel mondo, riguardo a quegli insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e anche come viene percepito il sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. (…) Di conseguenza (i giovani) vorrebbero che la Chiesa cambiasse i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore esplicazione e formazione su queste questioni.(…) Desiderano che la Chiesa non solo si tenga ben salda ai suoi insegnamenti, sebbene impopolari, ma li proclami anche con maggiore profondità”.

Non potevano mancare gli “ideali irraggiungibili”. Infatti: “Il Cristianesimo è percepito da alcuni come uno standard irraggiungibile. (…) I giovani hanno bisogno di incontrare la missione di Cristo, e non ciò che a loro può sembrare una aspettativa morale irraggiungibile”. (per approfondire leggi anche questo)

Infine la questione del giudizio. “I giovani cercano compagni di cammino” che siano disponibili a “non giudicare, bensì prendersi cura”.

Però, piuttosto che dalla sociologia, non sarebbe stato più semplice partire dall’essenziale, ad esempio da quella domanda che il giovane ricco pose a Gesù: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”.

Leggiamo nella enciclica Veritatis Splendor di San Giovanni Paolo II: “il giovane ricco rivolge a Gesù di Nazaret, una domanda essenziale e ineludibile per la vita di ogni uomo: essa riguarda, infatti, il bene morale da praticare e la vita eterna. L’interlocutore di Gesù intuisce che esiste una connessione tra il bene morale e il pieno compimento del proprio destino. (…) Egli sente l’esigenza di confrontarsi con Colui che aveva iniziato la sua predicazione con questo nuovo e decisivo annuncio: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15)”.

di Sabino Paciolla

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