Gesù scaccia cambiavalute dal tempio (Di Carl Heinrich Bloch)
Gesù scaccia cambiavalute dal tempio (Di Carl Heinrich Bloch)

 

 

di Alberto Strumia

 

III Domenica di Quaresima

(Anno B)

(Es 20,1-17; Sal 18; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25)

 

Le letture della liturgia del Tempo di Quaresima spiegano, una domenica dopo l’altra, l’opera della Redenzione che Cristo ha realizzato, un passo dopo l’altro, per riportare l’essere umano a poter riaccedere – se lo vuole – a quella “giustizia originale”, a quel “modo giusto” di essere se stesso che può realizzarsi solo scegliendo il “giusto rapporto” con Dio Creatore. Siamo alla “terza tappa” del percorso didattico della liturgia quaresimale.

– Nella prima domenica, con le tentazioni di Gesù nel deserto, da parte del demonio, viene detta una “prima verità” sulla condizione dell’umanità: il fermarsi alla “superficie delle cose” senza riconoscere che Dio è Colui che le fa esistere istante per istante, è un’illusione dalla quale non conviene farsi ingannare.

– Nella seconda domenica, la bellezza (gloria) dell’umanità di Cristo, che si nasconde ai nostri occhi, velati dalle conseguenze dell’errore originario (“peccato originale”), viene fatta vedere attraverso quello sguardo più penetrante la realtà che è la fede. È il significato del Vangelo della Trasfigurazione.

– Oggi, terza domenica, nella prima lettura vengono enunciati, come pronunciati da Dio stesso a Mosè, i Comandamenti. Questi sono quelle regole, rispettando le quali, l’essere umano può vivere nel “modo giusto”. Quello previsto da Dio Creatore per realizzare bene la sua natura di essere umano, e godere al massimo ciò che questa vita può offrirgli di buono, in attesa di quella pienezza che gli sarà data nell’eternità.

1. Primo comandamento. «Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai». Non è un arbitrio di un dio capriccioso, ma è un “dato di fatto” che il Creatore è l’unico che tiene in esistenza tutto, essere umano compreso. È una “legge scientifica” che dice come funziona la realtà. Contraddirla o rifiutarla porta a conseguenze distruttive. Questo vuole insegnare la frase che Dio pronuncia subito dopo, formulandola con un linguaggio comprensibile nella cultura del popolo che la stava ricevendo in quel momento: «Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti».

2.  Secondo comandamento. «Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano». Questo significa, che il rapporto con Dio Creatore, va preso seriamente, perché da esso dipende la nostra esistenza e la possibilità di mantenerla in uno stato di piena dignità, evitando ogni abbruttimento. Con la Verità della vita non si scherza, non si gioca. Il farlo è una bestemmia , una denigrazione della Verità, un danno inferto a se stessi. Il Nome di Dio è Dio stesso, il Suo stesso Essere. Anche questo è un dato scientifico e le leggi di natura si scoprono e si rispettano, perché sfidarle è pericoloso. Non ci si butta giù dalla finestra di un grattacielo, neppure per scherzo, se si vuole salva la vita.

3. Terzo comandamento. «Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato». Questo è un comandamento che riguarda contemporaneamente la “religione”, il “culto” con il quale si onora e si ringrazia Dio perché esiste e ci fa esistere, e riguarda la “vita sociale”, il modo di regolare i ritmi del lavoro e del riposo, modulandoli sul modo di agire del Creatore, così come Egli ha voluto descriverli per noi. Non rispettarlo produce anarchia sociale e disordine interiore.

4. Quarto comandamento. «Onora tuo padre e tua madre». Questa è la regola della “conservazione” dell’esistenza dell’umanità che passa attraverso la scoperta delle “persone” che sono il primo segno visibile di Dio Creatore: l’esistenza non ce la diamo da soli, ma la riceviamo e mediante noi viene, a suo tempo, trasmessa ad altri. È il massimo grado di partecipazione all’attività creatrice di Dio che il Creatore mette nelle mani degli uomini. Anche questa è una “legge scientifica”, e, come tale non è facoltativa. La distruzione della famiglia, distrugge l’umanità, passando per l’anarchia porta all’annientamento. Questo è detto, in positivo nelle parole che seguono: «perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà». I restanti comandamenti sono dati da Dio senza commenti, essendo una sorta di “conseguenza logica” di quelli precedenti. Se non hai capito i primi, che sono le premesse, finisci per non capire gli altri che ne sono la diretta conseguenza.

5. Quinto comandamento. «Non ucciderai». È una conseguenza dell’avere appreso la nozione di “persona” umana, attraverso il rispetto di Dio Creatore e dei propri genitori.

6. Sesto comandamento. «Non commetterai adulterio». Questo è una regola che si raccorda con il quarto comandamento: il rispetto per il padre e la madre non si limita al rapporto genitori-figli, ma per funzionare, richiedere anche il rispetto di un genitore (attuale o potenziale che sia) nei confronti dell’altro. Per il bene reciproco e dei figli, quando ci sono. In quest’ultimo senso il comandamento è complementare con il quarto, richiedendo ora ai genitori di “onorare i propri figli”, garantendo loro di essere un punto di riferimento sicuro e non ambiguo.

7. Settimo comandamento. «Non ruberai». Questo sancisce il diritto-dovere di rispettare un certo grado di proprietà privata, come affidamento,  da parte del Creatore, delle cose ricevute o guadagnate onestamente. Anche questo è un “dato scientifico”. Ciò che non è affidato a qualcuno singolarmente, finisce per essere trascurato da tutti.

8. Ottavo comandamento. «Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo». Con questo comandamento Dio dichiara che la verità esiste ed è oggettiva, uguale per tutti. Senza questo ulteriore “dato scientifico”, non è possibile né comunicare capendosi, né definire regole per la vita comuni a tutti.

9-10. Nono e decimo comandamento. «Non desidererai la casa del tuo prossimo (X). Non desidererai la moglie del tuo prossimo (IX), né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo (X)». Questo è un approfondimento del settimo e anche del quarto, perché insegna a controllare non solo le azioni (non rubare, onorare), ma anche i “desideri”, il livello interiore della volontà, che delle azioni è il principio causale originante.

Tutto questo richiede una profonda educazione interiore, della coscienza (intelligenza e volontà), che motiva la persona a non limitarsi al rispetto esteriore, ma ad essere convinta della “convenienza” di una concezione della vita dalla quale i comandamenti derivano.

– Il Vangelo di oggi descrive le conseguenze di un rispetto solo apparente, esteriore, non convinto, ma ipocrita dei Comandamenti, senza coscienza. Questo modo solo apparente porta alla devastazione non solo della società civile, che diviene anarchica, ingovernabile e invivibile, ma anche della Chiesa, del luogo del culto, profanandolo («Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»). Ogni riferimento a ciò che accade oggi nelle nostre società e nella Chiesa è immediato! A tutta questa situazione solo il Signore può porre rimedio, perché il danno è infinito e occorre una potenza infinita per ripararlo: «Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”». Come dire che gli uomini, da soli non lo potranno fare mai e se, in passato, lo hanno potuto fare nel lungo tempo della storia («Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni»), è solo perché hanno cercato di rispettare i Comandamenti di Dio. Il Signore ha già fatto tutto questo e la Quaresima serve a ricordarcelo, perché sappiamo “resistere” alle prove del nostro tempo presente, in attesa della piena manifestazione della Sua Risurrezione, al Suo Ritorno. Maria Santissima ci accompagna, con la sua protezione, nel percorso di questi anni, come ci ha assicurato anche in tutte le sue apparizioni e rivelazioni private, riconosciute dalla Chiesa. E con lei san Giuseppe suo sposo e protettore della Chiesa.

Bologna, 7 marzo 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

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