stupro violenza sessuale
Image for rape and sexual abuse concept.Sexual abuse is a problem or Social issues concept. male hand holding a woman hand for rape and sexual abuse.

 

 

di Marco Begato

 

A seguito dei fatti estivi di Palermo, relativi a uno stupro di branco su una diciannovenne, si sono moltiplicati in rete numerosi commenti. Molti di questi hanno mantenuto un livello moralistico e generico, privo di originalità o spunti stimolanti, con l’eccezione della cronaca registrata da Andrea Zambrano su La Nuova Bussola Quotidiana, nella quale è stato restituito il confronto tra il Ministro Roccella e il simbolo dell’industria pornografica italiana, Rocco Siffredi.

Sinceramente mi attendevo, tra i molti, un commento che andasse nella direzione del problema pornografico e dell’influenza che il consumo di pornografia esercita sulla violenza sessuale nella società, ma confesso che le dinamiche emerse – stando alla ricostruzione di Zambrano – mi hanno lasciato spiazzato. Spiazzato ma non stupito.

Proviamo a ricostruire per cenni. Il moltiplicarsi di crimini sessuali scandalosi, tra cui quello su citato, avrebbe indotto il Ministro Roccella a lanciare un appello per proibire la pornografia ai minori, l’appello ha poi trovato sostegno in alcune dichiarazioni di Siffredi, tali da generare il compiacimento del Ministro. Zambrano giustamente critica tanto questi quanto quella. L’uno perché, mentre sostiene la tutela dei minori dalla pornografia, gestisce un’accademia che intercetta al mercato della produzione pornografica giovanissimi e giovanissime sia pur maggiorenni. L’altra per aver lasciato a intendere un’alleanza politica con un personaggio da sempre dedito alle produzioni oscene. Entrambi per aver appoggiato una proposta che oscilla tra l’ipocrita, l’inutile, il discutibile e l’imbarazzante. Vero è che nel marcio dilagante, piccoli accorgimenti potrebbero portare un minimo di sospiro, più vero è che il compromesso col male minore – insegnano i moralisti – non aiuta a correggere il male, ma a pervertire più rapidamente il poco bene rimasto. Su questo però non voglio dilungarmi.

Affido all’interesse dei lettori la ricostruzione completa del caso. Ne colgo piuttosto occasione per sostare su alcune riflessioni ulteriori.

Parlando della relazione tra pornografia e politica, credo meriti tutta l’attenzione del caso il voluminoso scritto del prof. Michael E. Jones, “Libido Dominandi. Sexual Liberation & Political Control” (2000, Paperback Book). Tale ricerca, disponibile solo in americano e boicottata dai corrieri del globalismo capitalista (Amazon e soci), sostiene in maniera documentata alcune forti affermazioni, tra cui l’idea che la liberalizzazione sessuale sia un fenomeno culturale promosso e facilitato da alcune élite politico-finanziarie, non certo per alti ideali di umanizzazione, ma al preciso scopo di imbestialire le masse e così meglio dominarle. In tale prospettiva l’esplosione atomica della pornografia digitale – dico atomica per indicarne la dirompenza, ma anche perché ormai ogni singolo, cioè ogni atomo sociale, è divenuto potenziale fruitore di oscenità a basso prezzo e ad alta prestazione – si accompagna a un livello di controllo dell’opinione estremamente pervasivo ed efficace. Ovviamente ogni altra forma di rivoluzione sessuale – come le crescenti pressioni in favore di LGBTP, la depenalizzazione dell’incesto, la normalizzazione della pedofilia, la transizione sessuale dei minori, etc. – si affianca, si intreccia e si somma alla deflagrazione pornografica. Faccio notare come questa analisi di Jones, criticabile quanto si vuole, collimi perfettamente con tante analisi relative all’impennata di controllo sociale, di cui questo blog parla da tanto tempo, e che tutti abbiamo rilevato e subito negli ultimi tre anni.

Se Jones avesse ragione, la proposta di Roccella potrebbe essere interpretata in due modi. Primo, come un desiderio pio di un politico fuori dagli schemi moderni, un desiderio più o meno apprezzabile, comunque destinato a cadere nel vuoto. Secondo, come un (inconsapevole) autodafé, una cripto-confessione che, mentre finge di bloccare la pornografia ai minori, pubblicamente confessa che essa è politicamente garantita ai maggiorenni.

Ancora, se Jones ha ragione, in assenza di un ribaltamento del sistema politico e di una controrivoluzione culturale, nonché in assenza di una liberazione dai meccanismi finanziari che ci governano nascostamente, una reale epurazione dalla pornografia sarà sempre impedita. E con essa una reale liberazione della moralità umana in generale.

Questo però implica qualcosa di ancora più tremendo: nella misura in cui riconosciamo una responsabilità al malcostume pornografico rispetto ai fatti di Palermo, e nella misura in cui riconosciamo alla cultura politica una responsabilità diretta nella tutela della pornografia, stiamo ammettendo che la politica contemporanea, pur di garantire i propri principi liberali, accetta e fomenta indirettamente anche i crimini del branco.
Preciso che, a tale livello, la responsabilità di simili dinamiche si andrebbe a imputare di fatto al sistema politico-culturale internazionale, senza con ciò poter sostenere l’intenzionalità puntuale di singoli Ministri o Autorità. Ugualmente dubito che lo stesso Siffredi sia un collaboratore consapevole in tale schema, quanto piuttosto una pedina ben funzionante nell’ingranaggio orribile della modernità pornificata.

E dunque, seguendo tale prospettiva, dovremo riconoscere che, a parità di perversioni, se nelle società classiche certe aberrazioni costituivano un’eccezione tremenda, nella nostra epoca libertina esse sono divenute momenti imprescindibili della stessa, manifestazione periodica del carattere nichilista più profondo che attraversa la nostra cultura.

D’altronde, a ben vedere, oggi lo stupro di branco è percepito come atroce, ma solo se estorto contro il libero consenso dei partecipanti, perché per il resto lo stupro di branco è una delle possibilità autentiche in cui la nostra società ritiene di costituirsi. Sui portali pornografici gli stupri di branco si chiamano “gang bang” e non mancano di essere presentati come azioni che raccolgono il compiacimento della donna protagonista della scena.

Che dire di tale ricostruzione jonesiana? Si tratta di un pensiero eccentrico? Eccessivo? Io credo di no. La nostra appare sempre più e sempre più diffusamente come una società pornografica. Una società la cui cultura di fondo è ben rappresentata dai paradigmi pornografici, sia pure presenti nel costume ordinario in dosi diluite. Certo, se questo è vero, dovremmo preoccuparci di comprendere meglio il senso che attribuiamo al carattere pornografico della cultura, chiedendoci anzitutto cosa intendiamo con cultura pornografica e con società pornografica. È un compito che ci diamo.

 

Marco begato è un sacerdote

 



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