Platone: il mondo è caverna, il corpo prigione

(se il video qui sotto non si apre, fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)

 

 

di Francesco Agnoli

 

Platone: il mondo è caverna, il corpo prigione

 

Cinque minuti per parlare di un gigante come Platone Piuttosto difficile. Cerchiamo di dire qualcosa di chiaro e sintetico. L’idea fondamentale di Platone, padre della metafisica, è il dualismo ontologico: esiste un mondo delle Idee, intelligibile, e un mondo delle cose, visibile. Uno è quello vero per davvero: il mondo delle idee, degli archetipi, l’altro è il regno del divenire, del nascere e del morire, delle copie. Questo tavolo cos’è? Un pezzo di legno, certamente. Ma, molto di più, un’idea. Esiste perché nella testa del falegname c’è un’idea di tavolo: da quell’idea, eterna, infinita, fuori del tempo e dello spazio, si possono produrre infiniti singoli tavoli, più o meno simili, che poi, con il tempo si disgregano e diventano polvere. Quando questo tavolo non ci sarà più, ci sarà sempre feconda l’idea di tavolo. Dunque, come diranno i Medievali, l’idea è causa ante rem, in re e post rem. Per i valori e i principi vale lo stesso: l’oggettività del mondo delle idee garantisce l’universalità, l’oggettività dei principi.
Platone afferma così il primato dell’invisibile sul visibile, del divino sul terrestre, dell’anima sul corpo.
Di qui un dualismo anche a livello antropologico: il corpo è la prigione dell’anima (soma -sema). Platone crede nella reincarnazione, ritiene che il corpo sia un mero involucro, un carcere, un mantello in cui l’anima è caduta e da cui dovrà liberarsi.

Abbiamo così nella storia della filosofia un’idea materialista: esiste solo questo mondo visibile; l’uomo è solo corpo-materia, e una visione spiritualista, mondo delle idee vero mondo, l’uomo è solo anima (immortale) per Platone.
Per avere una visione diversa da queste due dobbiamo andare alla Bibbia (prima di Platone) e alla filosofia cristiana, dopo Platone.

Saranno Agostino (IV sec) e Tommaso (XIII) su tutti, a contraddire il dualismo antropologico per sostenere l’unità psico-fisica dell’uomo. 

Nella Bibbia c’è una forte fisicità: Dio crea ogni cosa buona, anche la materia; Dio, Logos, puro spirito eterno, si incarna, sceglie di portare in sé i segni della stanchezza fisica, del dolore e del limite corporale (In principio erat Verbum…Et Verbum caro factum est), di curare le anime, ma anche i corpi (Cristus infirmus et medicus)…
Ecco perché, da queste premesse teologiche, per Agostino e Tommaso l’uomo “non è né l’anima né il corpo, ma l’insieme dei due “… l’uomo diventa “anima incarnata” e “corpo animato”, o, come diranno poi altri, “canna pensante”, “anima carnale”.

Non senza conseguenze, se è vero che ogni teoria sull’uomo genera una prassi.
Due esempi: sarà la visione cristiana, non quella greca, a generare l’ospedale come luogo di cura e pietà per i corpi malati, deboli, deformi…; la stessa concezione porterà ad una valutazione positiva del lavoro manuale (pensa all’ora et labora dei monaci), disprezzato invece dai greci come servile, disonorevole.

 

Oggi sappiamo bene quanto sia profonda l’unità psicofisica: pensiamo solo alle malattie psicosomatiche, che dimostrano la capacità del corpo di agire sulla psiche (anima) e della psiche di agire sul corpo.

Ma torniamo a Platone: come il corpo è una prigione, così il mondo è una caverna, in cui gli uomini vivono come prigionieri, e vedono solo ombre. Vivono una sorta di realtà virtuale, fittizia, un po’ come quella degli alienati che passano la loro giornata su tv e cellulari. Eh sì, perché se la realtà è soltanto quella del mondo delle idee, la terra, come il corpo, è solo un carcere, un’illusione.

Anche qui Platone è molto vicino alla prospettiva orientale. Divergente, ancora una volta, quella cristiana: più che una caverna, il mondo è uno “specchio” in cui vediamo, ma solo in parte; che non ci restituisce la realtà vera, ma ce la indica. Per i filosofi francescani come Bonaventura da Bagnoregio o Roberto Grossatesta in ogni creatura, dal fiore al sorriso di un bambino, riluce, dove meno, dove più, la mano creatrice di Dio. L’universo può dunque essere una caverna, una prigione, ma se l’uomo vive per esso, se non sa guardare oltre; di per sé è scala, con la sua bellezza, verso il Cielo.

I primi studi naturalistici nelle università medievali influenzate dal francescanesimo, come Oxford, così come gli sfondi naturalistici di Giotto , che sostituiscono lo sfondo d’oro bizantino, nascono da questa visione teologica e filosofica.

 

La pagina dell’autore e le puntate precedenti le trovate qui.