Papa Francesco - screenshot dalla trasmissione A sua immagine del 15 marzo 2022

 

 

di Mattia Spanò

 

La Chiesa Cattolica è pienamente occupata. Militarmente. Come l’Ucraina, come Gaza nord. Sotto il naso dei fedeli, con una sfrontatezza che da qualche parte dell’animo umano deve pur fondarsi. Ma occupata come, e da chi?

Basterebbe forse questo piccolo aneddoto personale: un mio vecchio compagno di liceo, simpaticissimo e suonato come una campana, ogni pomeriggio che Dio mandava in terra andava a rollarsi tre o quattro cosiddetti “tromboni” di marijuana, fumandoseli allegramente sopra una panchina a cinque metri dall’ingresso della caserma dei carabinieri.

Un giorno gli chiesi perché, fra tutti i posti disponibili in paese, andasse proprio davanti ai carabinieri, i quali solo vedendolo, ma anche sentendo l’odore acre della cannabis, potevano farsi qualche domanda e agire di conseguenza. Risposta icastica: “L’ultima cosa che pensano è che io sia così stupido da fumargli marijuana in faccia. Il posto più sicuro dove assumere droga è quella panchina davanti alla caserma”. Penso che nella Chiesa stia accadendo qualcosa del genere: figuriamoci se il papa può essere eretico, o addirittura un antipapa.

La Chiesa è occupata, dicevo. L’occupazione è un concetto spazio-temporale. Associamo l’occupazione al fatto di avere un lavoro o non averlo. Nella nostra cultura presentarsi come Mimmo Amerelli è un argomento debole. Se sei il dottor Amerelli, o il commendatore, il discorso cambia. Diversamente o il tuo nome diventa un brand, come Ferragni, come Draghi e Zelensky, oppure risulti interessante a malapena a te stesso e chi ti vuole bene.

Una conclusione abbastanza ovvia da trarre è che una società complessa (e un popolo) si reggono sul concetto di estraneità molto più di quanto non facciano sull’idea di identità. Motivo per il quale a mio giudizio le battaglie identitarie stentano ad affermarsi: come cantava Gaber, io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Il pericolo non arriva da chi conosci, ma da chi non conosci. L’identità è disomogenea – ognuno ha la sua, è italiano o giapponese a modo suo – mentre l’ignoto, l’estraneo, è omogeneo.

Le identità si affermano sul piano emotivo – sono Giorgia, sono italiana, sono una madre, sono cristiana: nessuno di questi attributi è davvero rilevante nella temperie attuale. Il sortilegio emotivo poggia sul fatto che Meloni è premier: fosse davvero la “pesciarola” che dicono i suoi detrattori, la sinossi che fa di sé stessa verrebbe tutt’al più ignorata.

Quando una diventa premier, l’altro presidente della Repubblica, papa o lavavetri, nella coscienza delle persone si forma una mappa di giudizi e sostanze ideali molto solida e complessa. Giorgia e Francesco sono qualcuno. Piero e Carmela, chi lo sa.

Il lavavetri è un poveraccio che fa qualcosa di umiliante e superfluo per campare, il papa è qualcuno, può qualcosa, e vivere così di essere invece che di fare.

Il primo è una proiezione esteriore, il secondo interiore: il primo è tutto lì, in ciò che gli vediamo fare, mentre il secondo crea riverberi nella coscienza profonda, perché egli è qualcuno. Il primo vive e muore nella dimensione fisica del fare, il secondo in quella spirituale dell’essere.

In entrambi i casi non mi serve sapere o analizzare nulla circa chi sia veramente l’uomo che mi ha venduto la macchina, il fattorino che mi ha portato la pizza, la promoter di pandori per beneficienza o il papa. Non mi serve sapere nulla perché sono convinto di sapere tutto ciò che mi serve sapere. Un uomo o una donna costretti a lavare i pavimenti suscitano pena, fastidio, indifferenza. Anche suscitassero simpatia e stima, il giudizio si ferma lì.

Se ammettiamo che il presidente della Repubblica o il papa sono rispettivamente Sergio Mattarella e Jorge Mario Bergoglio, in quanto Mattarella e Bergoglio possono essere giudicati come due individui mediocri e meschini oppure due figure “profetiche” e valent’huomini, per usare un’espressione di Michelangelo Merisi a processo per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni.

Come i detrattori saranno sviati e frenati da un pregiudizio legato all’occupazione dei suddetti anziani signori, così gli estimatori saranno sviati ed eccitati dallo stesso pregiudizio: essi sono valent’huomini perché, diamine, non diventa presidente o papa il primo pistolino mentalmente stitico che inciampa nell’altrui deretano. Devono per forza essere dei valent’huomini.

Per essere onesti, la storia dimostra esattamente il contrario. Per lo più fanno strada i pistolini. Gli Hitler, i Netanyahu, i Biden, i Masaniello, i Pol Pot. Pericolosi, criminali, omicidi ma a conti fatti dei gran pistolini, l’importanza dei quali è dipesa in forma assoluta dall’autorità che la gente – ipnotizzata – gli attribuisce.

Se per disgrazia al vertice arrivano un Wojtyla, un Ratzinger, un Thomas Sankara, un Napoleone o un Alessandro Magno, essi ci arrivano proprio perché sono sovente ritenuti, almeno inizialmente e a torto, degli innocui pistolini.

Il generale Jaruzelski, presidente della Polonia comunista, ricevette dai servizi segreti rapporti sul cardinal Wojtyla positivi: riferirono che fosse un uomo privo di carattere, insipido, un prete piatto come un osso di seppia. Non rappresentava un pericolo per il regime. Com’è andata a finire lo sappiamo.

Per lo più i valent’huomini devono combattere a lungo e duramente, talvolta vengono uccisi o spodestati. Il mediocre pistolino invece briga e complotta, o semplicemente scivola nel posto di potere perché innocuo: ecco che a lui vengono attribuite d’ufficio le stesse qualità per le quali si sono combattuti e osteggiati gli uomini veramente grandi.

L’uomo veramente grande giace morto assassinato perché la sua grandezza era insopportabile ai più, mentre l’insulso pistolino diventa il grand’uomo amato da tutti. Curioso: i grand’uomini periscono in odio alle loro qualità, che vengono ereditate sotto forma di “reputazione” e “rispetto dovuto alla carica” da nullità alle quali vengono attribuite quelle stesse qualità che hanno reso gli uomini grandi odiati. Blaise Compaorè spara al petto del presidente Sankara per fare il presidente al posto suo, cosa che poi avviene.

Il mediocre ladruncolo Compaorè, l’assassino dell’amico d’infanzia Sankara diventa presidente del Burkina Fazo: tutti lo rispettano e almeno per vent’anni nessuno lo uccide, dopo di che lo accompagnano alla porta. La grandezza è molto apprezzata come finzione, e combattuta ferocemente quando è autentica.

Abbiamo avuto grandi leader politici e grandi papi che hanno avuto esistenze durissime e talvolta tragiche, ma sono queste esistenze colossali a legittimare i pistolini venuti dopo nella loro spericolata pochezza.

Dunque, la maggior parte delle persone identificano Mattarella e Bergoglio come valent’huomini in quanto presidente e papa. Nei fatti chi li giudica – bene o male, è indifferente – è totalmente estraneo sia all’uno che all’altro.

La giuria popolare è composta dalle stesse persone che frequentano amici da vent’anni coltivando una sana diffidenza – ci sono uomini che non si fidano delle mogli dopo decenni di matrimonio – perché “non lo conosco abbastanza bene”, o “le persone sono imprevedibili, non si conoscono mai sino in fondo”.

Sono le stesse persone che leggono sul giornale che Mario Draghi è competente, autorevole e rispettato nel mondo, e non vi azzardate a esercitare dubbi, porre domande o sollevare eccezioni sul punto: vi aggrediscono come gli zombi nei film di Romero.

Se invece avanzate dubbi sull’onestà delle loro mogli, vi ascoltano compunti e si fanno prendere dall’angoscia, al massimo abbozzando una difesa che meno convinta non si può, ma guai a voi anime prave se osate mettere in discussione un perfetto estraneo come Draghi. Accettiamo di buon grado critiche su persone che conosciamo bene e amiamo, diventiamo spietati quando si criticano perfetti sconosciuti che per qualche imperscrutabile gioco della psiche riteniamo superiori a Dio stesso.

Nell’esprimere il giudizio su di loro, si fa leva sul meccanismo complesso nel risultato, ma elementare nella costituzione, che ho descritto. Si tratta, come già detto, di una dinamica basata sull’estraneità, non sull’identità. Non sapendo chi sia Bergoglio, devo credere che egli sia il papa perché qualcuno lo ha certificato tale – un conclave. Di conseguenza, è un ottimo papa, che dico ottimo: straordinario, perché voluto da Dio.

D’altra parte, si postula che la difesa dell’istituzione benemerita – sia essa lo Stato o la Chiesa – passi per l’accettazione bovina di figure che generosamente possiamo definire imperfette. È una posizione che ha senso nella misura in cui si fissano dei limiti invalicabili e inderogabili, un perimetro all’interno del quale quell’autorità viene esercitata.

È questo perimetro che conferisce all’autorità il suo smalto, rendendola degna di rispetto. In questo recinto posso essere anche un mediocre – e tutti al fondo lo sono – ma valgo nella misura in cui svolgo diligentemente e con disciplina il compito che la società mi ha conferito. È come se il mondo e la società ci dicessero: non sappiamo chi sei, non possiamo saperlo, non abbiamo tempo per questo, ma se accetti questa funzione allora sei qualcuno.

Se però il lavavetri invece di pulire i vetri li sporca, se il cuoco cucina roba immangiabile, esce di scena. Sul piano materiale, contano i risultati. Su quello spirituale, conta la funzione. Nei giorni scorsi mi è capitato di incontrare persone piuttosto giovani, certo non stupide né impreparate, sinceramente commosse per il discorso di fine anno di Mattarella.

Il problema sorge nel momento in cui un ipotetico custode della Costituzione o del Credo cattolico, a scapito delle aspettative epistemologiche che ho brevemente tratteggiato, si comporta come Odoacre con Romolo Augustolo. Cioè usa dell’autorità e del rispetto a lui dovuto per cancellare Cartagine e spargere il sale sulle rovine.

La piena occupazione di un’istituzione fondamentale da parte di individui che intimamente credono qualcosa di diverso o di opposto a ciò che l’istituzione rappresenta, fa sì che formalmente quella istituzione si possa rivoltare come un guanto.

La di può attuare in virtù del fatto che le persone – i cittadini, i fedeli – crederanno fermamente e sinceramente che Mattarella sia il garante della Costituzione, e Bergoglio il Vicario di Cristo scelto per intercessione dello Spirito Santo, perché essi non hanno tempo né modo di verificare e approfondire chi siano gli uomini Mattarella o Bergoglio.

Ciò che scardina la Costituzione e il credo cattolico – che, piacciano o no, quelli sono – sarà allora percepito come un principio ortodosso, coerente con l’istituzione. Gli italiani – o i tedeschi, o gli americani – non possono fare a meno di uno Stato, come un fedele cattolico non può dirsi cattolico al di fuori della comunione con Pietro.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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