Assistiamo a tentativi di screditare i tamponi antigenici. La cosa diventa esilarante, si fa per dire, quando si pensa al fatto che coloro che sono vaccinati, dotati per ciò stesso di un green pass, e pur potendo infettarsi ed infettare, sono liberi di circolare senza alcun problema e senza sottoporsi ad un tampone. E allora perché la manovra di delegittimazione dei tamponi rapidi? Ai lettori la risposta. Per intanto, riporto un post di Marco Cosentino, professore di Farmacologia all’università dell’Insubria.  Gli ambiti di ricerca del prof. Cosentino riguardano la neuro- e immunofarmacologia con particolare riguardo alla modulazione neuroendocrina della risposta immunitaria. Si occupa anche di farmacologia clinica e farmacogenetica, farmacoepidemiologia e farmacovigilanza, farmacologia delle erbe medicinali.

 

 

Si diffondono sui mezzi di comunicazione affermazioni errate sul rischio che i tamponi antigenici diano un elevato numero di falsi negativi. Si tratta, ripeto, di affermazioni errate, e chi le fa se ne deve assumere la responsabilità dato che non può non sapere le ragioni dell’errore, facilmente reperibili e tra l’altro già dallo scorso anno (che trovate dopo questo articolo).

I calcoli riportati in quel post possono essere ripetuti anche con valori di efficienza dei tamponi non ottimali: altre persone più o meno in buona fede citano studi che riportano sensibilità e talora specificità inferiori rispetto a quelle dichiarate quando alcuni di questi strumenti si verificano sul campo. Non cambia nulla: le conseguenze sono per l’identificzione dei positivi, se uno ha un risultato negativo questo è altissimamente probabile, ai limiti della certezza. E siccome chi fa i tamponi di regola ne fa diversi consecutivamente, a ogni ripetizione aumenta la certezza, fino a diventare un 99,999% con 9 periodico.

Quel che da sempre i tamponi sbagliano è la positività: sugli asintomatici (ovvero uslle persone apparentemente sane) i tamponi sono spessissimo falsi positivi, cone le ovvie conseguenze per la statistiche e per l’isolamento in quarantena di persone del tutto sane. Questo è. Poi ci possiamo raccontare quello che vogliamo, se una diversa narrazione ci piace di più. Ma quella corretta è questa.

Nell’impianto del lasciapassare sanitario (c.d. green pass) la categoria in assoluto meno a rischio di essere contagiosa è quella di coloro che si sottopongono abitualmente a tampone. Almeno questo è fuori discussione.

 

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Secondo le migliori evidenze oggi disponibili (https://www.bmj.com/content/369/bmj.m1808), i tamponi per SARS-CoV-2 hanno una sensibilità del 70% e una specificità del 98% (non prenderemo qui in considerazione la tecnica di esecuzione, ipotizziamo pure che siano tutti eseguiti in maniera eccellente).
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NOTA 1:
* Sensibilità: proporzione dei soggetti realmente malati e positivi al test (veri positivi) rispetto all’intera popolazione dei malati – https://it.wikipedia.org/wiki/Sensibilit%C3%A0_(statistica)
* Specificità: probabilità di un risultato negativo in soggetti sicuramente sani, si esprime come il rapporto fra i veri negativi e il totale dei sani – https://it.wikipedia.org/wiki/Specificit%C3%A0
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Quel che tuttavia ci dice la reale utilità diagnostica di un test sono il valore predittivo positivo (positive predictive value, PPV) e il valore predittivo negativo (negative predictive value, NPV).
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NOTA 2:
PPV: quota di soggetti veri positivi sul totale dei positivi (veri e falsi positivi), ovvero probabilità che un individuo abbia la condizione ricercata quando il test è positivo.
NPV: quota di soggetti veri negativi sul totale dei negativi (veri e falsi negativi), ovvero probabilità che un individuo NON abbia la condizione ricercata quando il test è negativo.
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Il valore predittivo di un qualsiasi test dipende dalla diffusione della condizione ricercata nella popolazione testata. Questo aspetto sfugge ai più, e anche molti, troppi medici non si rendono conto delle sue implicazioni.
Vediamo quali sono il PPV e il NPV per il tampone SARS-CoV-2 nel nostro paese, dove il recente studio sierologico ISTAT ha stimato in circa il 2,5% della popolazione la circolazione del virus (non è preciso e corretto come approccio, ma prendiamo questo valore come provvisorio riferimento). I calcoli matematici non sono immediati, ma sul web esistono calcolatori che semplificano il lavoro (ad es.: https://www.medcalc.org/calc/diagnostic_test.php).
Inserendo i valori di sensibilità (70%), specificità (98%) e diffusione del virus (2,5%) otteniamo:
* PPV = 47.3% (18.4% to 78.1%)
* NPV = 99.2% (98.9% to 99.4%)
(tra parentesi l’intervallo di confidenza al 95%, per chi sa cos’è).
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NOTA 3: nelle varie simulazioni i risultati possono variare di qualche unità a seconda dell’approssimazione dei numeri inseriti, ma gli ordini di grandezza rimangono i medesimi)
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Questo significa che un tampone con risultato negativo è al 99% un vero negativo, mentre un tampone con risultato positivo ha in media una probabilità su due di aver identificato un vero positivo. Ovvero, PRECISAMENTE COME LANCIARE UNA MONETINA.
Tutto inutile dunque? I tamponi sono da gettare nel cestino? Ovviamente no.
Come cambiano quei valori se ipotizziamo ad esempio una popolazione in cui il virus circoli nel 25% dei soggetti, ovvero 10 volte tanto la circolazione nella popolazione generale nel nostro paese? Ecco i risultati:
* PPV = 91.1% (74.6% to 97.9%)
* NPV = 90.7% (87.9% to 93.0%)
Ovvero, un tampone positivo identifica un vero positivo con probablità media di oltre il 90%, mentre un tampone negativo comporta comunque circa una possibilità su dieci che la persona abbia contratto il virus.
Questo è quel che accade quando i tamponi vengono fatti a scopo diagnostico nella routine sanitaria per valutare persone ad alto rischio che siano magari venute a contatto con situazioni in cui la possibilità di contagio è concreta. Si tenga inoltre conto che in queste situazioni i tamponi, specie se positivi, vengono ripetuti, con la possibilità dunque di confermare o smentire il dato precedente.
Al contrario, se si usassero i tamponi per stimare la circolazione del virus nella popolazione generale, si incorrerebbe nelle condizioni descritte più sopra, ovvero in cui un tampone negativo dà la quasi certezza della negatività MA un tampone positivo non ci dice assolutamente NULLA più del lancio di una monetina che ci restituisca testa o croce.
Così, per favore, smettiamo di impiegare ogni sera i numeri dei tamponi per misurare la circolazione del virus nella popolazione. Quei risultati non hanno NULLA a che fare con la circolazione del virus nel paese, ma soltanto con la valutazione di singoli individui ad alto rischio di aver contratto il virus che si presentano nelle strutture sanitarie per essere valutati.
Gli unici indicatori che oggi hanno senso, sono i ricoveri ospedalieri di persone positive, nonché purtroppo i decessi (al netto delle controversie sui criteri di identificazione della causa della morte, ma questo è un altro discorso). Grazie al cielo per il momento entrambi i numeri sono bassi e rimangono tali. La paventata seconda ondata potrebbe arrivare come anche no. Lo vedremo. Ma in proposito i tamponi non ci diranno nulla. Almeno su questo è bene avere le idee chiare per non ingenerare malintesi e ingiustificati allarmismi.
 
 
 
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