Non ho rilanciato su questo blog l’appello alle dimissioni di Papa Francesco per le stesse ragioni elencate nell’articolo di Eric Sammons, pubblicato su Crisis Magazine. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Foto: papa Francesco
Foto: papa Francesco

 

La scorsa settimana un gruppo di 17 cattolici di spicco ha pubblicato un “Appello alle dimissioni di Papa Francesco”. Nella lunga dichiarazione, essi affermano che “le parole e le azioni di Papa Francesco hanno causato una crisi senza precedenti nella Chiesa cattolica”. La dichiarazione elenca dettagliatamente una lunga lista di presunti crimini – contro la legge canonica, civile, naturale e divina – commessi da Papa Francesco durante il suo pontificato, così come le presunte eresie che ha promulgato.

A causa di questi crimini ed eresie, i firmatari chiedono che Papa Francesco si dimetta dall’ufficio papale. Se egli rifiuta, i firmatari chiedono che cardinali e vescovi chiedano a Francesco di dimettersi. Se Francesco si rifiuta ancora, i firmatari chiedono infine ai cardinali e ai vescovi di dichiarare che egli ha perso l’ufficio papale. Quindi, come vedete, questa dichiarazione è più di un semplice appello alle dimissioni di Papa Francesco; è un appello alla sua deposizione.

Nella maggior parte dei tempi della storia della Chiesa, una simile dichiarazione sarebbe scioccante e scandalosa. Ma non viviamo nella “maggior parte dei tempi”; viviamo in un’epoca senza precedenti in cui il titolare dell’ufficio papale è fonte di divisione e confusione, anziché di unità e chiarezza, come vuole Nostro Signore. I tempi disperati portano a misure disperate, come si dice, e chiedere le dimissioni e persino la deposizione del Papa è chiaramente una misura disperata. Ma questo non la rende necessariamente una misura sbagliata.

Prima della pubblicazione della dichiarazione, mi è stato chiesto di aggiungere il mio nome, ma ho rifiutato. Ho firmato dichiarazioni pubbliche simili in passato, ma non mi sono sentito a mio agio nell’aggiungere la mia firma a questa particolare dichiarazione, e vorrei spiegare perché.

Vorrei chiarire innanzitutto che, pur non conoscendo tutti i firmatari, ne conosco alcuni e nutro un profondo rispetto per due in particolare, il dottor Peter Kwasniewski e John-Henry Westen. Non dubito della sincerità delle loro motivazioni e so che hanno riflettuto su questa dichiarazione in preghiera e anche con trepidazione. Non è stata una decisione avventata presa per frustrazione umana che li ha portati a firmarla, ma piuttosto un profondo amore per la Chiesa, per l’ufficio del papato e per le anime.

Inoltre, pur non avendo analizzato a fondo tutte le affermazioni contenute nella dichiarazione, nel complesso sono sostanzialmente d’accordo con la loro analisi del pontificato di Francesco. Questo pontificato è stato profondamente scandaloso e questa dichiarazione sarà una risorsa utile per gli storici quando scriveranno di questo marchio nero nella storia del papato.

Allora perché non l’ho firmata io stesso?

Innanzitutto, credo che queste dichiarazioni pubbliche abbiano un rendimento decrescente. Quando sono state rilasciate le prime, qualche anno fa, è stata una grande notizia: cattolici illustri disposti a criticare pubblicamente le azioni di un papa. Ma mi sembra che la maggior parte dei cattolici abbia ormai un approccio da “cane che morde l’uomo”. Non è un segreto che molti cattolici abbiano serie preoccupazioni su Papa Francesco e che siano disposti a dichiararle pubblicamente, quindi un’altra dichiarazione non è poi così degna di nota o efficace per spostare l’ago della discussione.

In secondo luogo, mi sembra un po’ sconveniente che dei laici chiedano le dimissioni del Papa. Il papato non è una carica politica in cui si avvia una procedura di impeachment quando non ci piace ciò che il titolare della carica sta facendo. Chiedere le dimissioni del Papa è un po’ come se i repubblicani cercassero di estromettere Bill Clinton o i democratici facessero lo stesso con Donald Trump. Sebbene il papato sia sempre stato circondato da macchinazioni politiche, chiedere pubblicamente al papa di dimettersi o ai vescovi di fare pressione su di lui è un passo troppo lungo, a mio avviso.

C’è anche il problema che Francesco è il successore immediato del primo papa a dimettersi in otto secoli. Avere due papi dimissionari, in successione, dà la forte impressione che il papato sia solo un’altra carica politica che può essere manipolata e controllata dalle fazioni politiche della Chiesa. Questa era l’impressione del papato durante la pornocrazia del X secolo, e ha portato a un’estrema diminuzione dell’ufficio.

Ma ho una preoccupazione più profonda. Si noti che entrambe le mie preoccupazioni finora sono di natura prudenziale. Capisco che i cattolici di buona volontà possano non essere d’accordo e ritengo che il danno causato da questo papato sia di gran lunga superiore a quello che potrebbe derivare da una dichiarazione che chiede le dimissioni del Papa. La mia ultima preoccupazione è più pressante, perché è di natura teologica.

La dichiarazione afferma: “Se Papa Francesco rifiuta di dimettersi, il dovere dei vescovi e dei cardinali è di procedere a dichiarare che egli ha perso l’ufficio papale per eresia”. Si tratta di un’affermazione audace, perché resta il fatto che è un punto dibattuto nella teologia cattolica come un Papa possa essere deposto, o addirittura se sia possibile. I teologi ne hanno discusso in passato senza trovare una soluzione definitiva (nonostante quello che potrebbe insistere quell’anonimo account cattolico su Twitter). Eppure questa dichiarazione dichiara che è “dovere” dei vescovi e dei cardinali farlo.

Possono cardinali e vescovi dichiarare che un Papa in carica ha perso il suo ufficio? Se sì, quanti prelati servono per renderla legittima? Una maggioranza, più del 25%, o qualcos’altro? E se altri cardinali e vescovi rifiutano la dichiarazione? E se il Papa si rifiuta di accettare la dichiarazione?

Sono tutte domande senza risposte definitive. Alcuni anni fa ho scritto un articolo in cui sostenevo che un papa non può essere deposto, una posizione condivisa dal vescovo Athanasius Schneider. Da quando l’ho scritto, però, sono diventato meno sicuro di questo punto di vista. La storia è complicata, compresa quella papale, e credo che si possa sostenere che i papi del passato sono stati deposti in rare occasioni, tipicamente dagli imperatori. Detto questo, oggi non esiste ancora un meccanismo chiaro per deporre un papa (a parte forse avere di nuovo un imperatore!).

Per me, quindi, una dichiarazione che inviti cardinali e vescovi a deporre un papa è mettere il carro davanti ai buoi. Prima bisognerebbe trovare un accordo sulla possibilità di una tale deposizione e, in caso affermativo, sul meccanismo per realizzarla. Fino ad allora, questi appelli sono prematuri.

Il mio cuore è con i firmatari di questo appello, e i cattolici devono fare i conti con la profondità dello scandalo di questo papato. Dobbiamo pregare per il Papa e per la Chiesa e denunciare gli errori e i crimini di Papa Francesco. Ma chiedere la sua deposizione non fa che aumentare la confusione dei nostri tempi, invece di contribuire ad alleviarla.

Eric Sammons


Eric Sammons è caporedattore della rivista Crisis.

 


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