Se affermando che il “compito primario” della Chiesa non è insegnare la dottrina, ma “offrire il kerygma, o la buona novella dell’amore salvifico di Gesù Cristo”,  si dice una cosa giusta. Ma se serve per mettere da parte la dottrina allora si dice una mezza verità. Fonte di grave confusione. Lo spiega Russell Shaw in questo suo articolo pubblicato su Catholic World Report che vi propongo nella mia traduzione. 

 

San Pietro insegna, particolare di Masolino da Panicale cappella Brancacci

San Pietro insegna, particolare di Masolino da Panicale cappella Brancacci

 

Il cattolicesimo è sempre stata una religione intellettuale. Questo non significa dire che – il cielo non voglia – è una religione solo o soprattutto per gli intellettuali, ma solo che la Chiesa si è preoccupata fin dall’inizio di tenere, conservare e condividere ciò che crede essere una verità rivelata su Dio e sul senso della vita.

Senza dubbio ci sono stati momenti in cui questa intellettualità ha fatto sì che il cattolicesimo sia stata – o sia sembrata comunque essere – troppo una religione della testa e troppo poco una religione del cuore. Nel complesso, tuttavia, l’insistenza sul pensiero chiarop e accurate formulazioni ha servito bene la Chiesa cattolica e ha contribuito a renderla attraente per molte persone.

Ho pensato a queste cose quando ho sentito che papa Francesco nella sua riorganizzazione della Curia romana assegnava un posto d’onore all’evangelizzazione piuttosto che alla dottrina. Secondo i resoconti anticipati, il piano prevede la fusione di due dicasteri di evangelizzazione esistenti (“dicastero” in vaticanese sta per “dipartimento”) in un nuovo super dicastero che guidi gli sforzi in questo settore.

Non c’è bisogno di dire che il Papa può riorganizzare la curia come meglio crede, proprio come hanno fatto i papi prima di lui. Inoltre, c’è un buon motivo per mettere l’evangelizzazione in cima al nuovo organigramma.

Ciò che mi preoccupa è la logica offerta da alcuni addetti ai lavori vaticani che sostengono che il cambiamento segnala un declassamento non solo della Congregazione per la Dottrina della fede (CDF) ma della dottrina stessa. La polemica sui cambiamenti di leadership e di programma dell’Istituto Giovanni Paolo II di Roma per gli studi sul matrimonio e sulla famiglia per conferirgli un carattere più “pastorale” sembra sollevare questioni simili.

Secondo il biografo papale Austen Ivereigh, scrivendo su Commonweal, [dice che] il piano della curia comporta la “retrocessione” della CDF. Retrocedere rispetto a cosa? Ivereigh non lo dice, ma presumibilmente significa che il movimento pone la dottrina in una posizione subordinata. E perché? Perché, dice, citando una bozza, il “compito primario” della Chiesa non è insegnare la dottrina, ma “offrire il kerygma, o la buona novella dell’amore salvifico di Gesù Cristo”.

Questo è confuso. Se posso dilungarmi un po’ sulla versione di Ivereigh, la Buona Novella sta nel fatto che in e attraverso il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, crocifisso e risorto – e solo in e attraverso di lui – siamo redenti. Questa è la “Buona Novella dell’amore salvifico di Gesù Cristo”. Ed è incommensurabilmente ricca di contenuti dottrinali.

L’importanza della verità dottrinale al centro del messaggio cristiano percorre tutto il Nuovo Testamento. Per esempio: la lettera agli Efesini esorta i cristiani a non essere come i bambini “sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina” (Ef 4, 13-15); la lettera agli Ebrei dice ai lettori: “Non lasciatevi guidare da varie e strane dottrine” (Eb 13, 9). I testi potrebbero essere moltiplicati, ma il punto è chiaro: la dottrina ortodossa è importante.

In quella Magna Carta dell’evangelizzazione cattolica contemporanea Evangelii nuntiandi, pubblicata nel 1975, Papa San Paolo VI ammetteva che l’evangelizzazione “non consiste solo nella predicazione e nell’insegnamento di una dottrina”. Ma ha anche insistito sul fatto che “l’istruzione catechistica” è uno strumento di evangelizzazione che “non deve essere trascurato”.

“L’intelligenza…..ha bisogno di apprendere attraverso un’istruzione religiosa sistematica gli insegnamenti fondamentali, il contenuto vivo della verità che Dio ha voluto trasmetterci e che la Chiesa ha cercato di esprimere in modo sempre più ricco nel corso della sua lunga storia”, ha scritto.

Con l’avvicinarsi di un’altra riorganizzazione della Curia romana, non ci dovrebbe essere un suo declassamento.

 

 

Russell Shaw è stato segretario per gli affari pubblici della Conferenza Nazionale dei Vescovi Cattolici / Conferenza Cattolica degli Stati Uniti dal 1969 al 1987. È autore di 20 libri, tra cui Nulla da nascondere e l’acclamata Chiesa Americana: The Remarkable Rise, Meteoric Fall e Uncertain Future of Catholicism in America.

 

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