Un sacerdote mi scrive.

 

vescovi

 

Gentilissimo Sabino Paciolla,

nel naufragio della logica e delle relazioni indirizzo a Lei questo “messaggio nella bottiglia” nella speranza che – tra i tanti lettori – qualcuno che può qualcosa lo raccolga.

Il messaggio é semplice: “Perchè ci avete abbandonati?”

Sono sacerdote da quasi venticinque anni e sono sempre stato contento di esserlo, anche nelle difficoltà più grandi.

Ho cercato di prendere sul serio il mandato ricevuto da San Giovanni Paolo II in quella miracolosa notte di Tor Vergata: “Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno”.

E quelle parole scesero nei nostri cuori non come un ordine ma come la luce dell’evidenza…

Mi dissi in quel momento, sotto quel cielo illuminato a giorno dagli occhi e dalla gioia del Santo più che dagli straordinari fuochi d’artificio: “Varrebbe la pena essere prete per meno di questo?”.

La risposta, oggi come allora, è: no!

Per questo, pur nei miei mille difetti, ho chiesto al Signore la forza per aiutare gli indifesi e, fra questi, soprattutto i più piccoli.

Ho sempre provato a farlo e continuerò a provarci, ma oggi sono in difficoltà come non mai.

Per tanti anni ho portato avanti questa battaglia consapevole di essere tra i non molti spericolati  “guastatori” sull’argomento, ma senza mai dubitare di avere dalla mia parte la parola chiara e immutabile del Magistero.

Forse non siamo mai stati molti a descrivere apertamente l’aborto per quello che é, ma di certo non avremmo mai dubitato di parlare a nome di ogni altro sacerdote e – soprattutto – vescovo che non si pronunciava.

E ora?

In questo ripido tornante della storia in cui lo stato d’ eccezione pretende di asservire anche l’evidenza della natura umana ci sembra di essere tutti in bilico in attesa di una parola che non arriva mai…

Peggio: é una parola già scritta ma casualmente sepolta in un mare di documenti, secondo quello stile che purtroppo da tempo contraddistingue la nostra letteratura pastorale.

A che serve una Nota della Congregazione, approvata dal Santo Padre e inviata a tutte le Diocesi, senza un briciolo di coraggio magisteriale?

Non posso credere che sia stata anche questa una strategia, come tutte le ritirate strategiche degli ultimi due anni…

La verità è che ci é stata data un’indicazione per poi dirci “ arrangiatevi!”…

Quindi: perché ci avete abbandonati?

Perché?

Ma forse io sono ottuso, perché non riesco a fare il passaggio dalla vergognosa compravendita di embrioni ad un atto d’amore…

In attesa di comprenderlo resterò al mio posto, come ho sempre fatto, e continuerò a testimoniare ciò che ritengo vero: contro nessuno, ma sempre e comunque a favore di quei piccoli indifesi.

E se alla fine mi fosse richiesto… brinderò alla mia coscienza.

L’obbedienza é dovuta, perché l’ho promessa e non verrò mai meno; ma la stima bisogna guadagnarsela e questo vale per me come vale per la C.E.I. …

Cosa incombe sul nostro popolo nei prossimi tempi lo capisce chiunque si informi con un minimo di attenzione e di onestà.

E i nostri Vescovi, che pure sono stati parroci, hanno vissuto tra la gente, non possono non capirlo.

Chi difenderà questa gente?

Se – per paura – abbiamo taciuto di fronte al sacrificio della vita dei bambini, parleremo forse di fronte al sacrificio del lavoro, del cibo, della libertà d’espressione, dei diritti costituzionali?

Fino a quando l’opportunità delle nostre parole sarà misurata con l’8 per Mille saremo dei cani muti.

E con quale guadagno?

Mentre il tanto vituperato contributo alle 226 Diocesi italiane per il 2021 è stato di 1,136 miliardi di euro, per lo stesso anno sono stati stanziati 2,800 miliardi di euro per l’acquisto di vaccini, 2,500 per il commissario straordinario, 700 milioni per incentivi ai vaccinatori… e il Parlamento costa 1,500 miliardi all’anno anche se ormai non discute nulla da tempo immemorabile…

Perché ci avete abbandonati?

Dio solo sa quanto mi costa questa domanda e quanto vorrei sbagliarmi..

Chiediamo  insieme al Signore che ci restituisca il coraggio del pastore che non fugge di fronte ai lupi e la consapevolezza che “ il più flebile sussurro può sovrastare il frastuono di una battaglia se dice la verità”.

Scusandomi, non metto il mio nome.

Non per paura: non ne ho affatto e quello che qui ho scritto l’ho prima detto di persona a chi di dovere.

Non importa chi io sia ma piuttosto che io dia voce ai tanti confratelli che condividono questi pensieri.

Nel ringraziarla ancora, le assicuro la mia preghiera e chiedo preghiere per me e per tutti quelli che devono combattere ogni giorno per custodire il popolo loro affidato.

Grazie di cuore e buon lavoro..

 

firmato: Un prete qualunque

 

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