Già, perché cadde il muro, 30 anni fa? George Weigel, il biografo e amico di Papa San Giovanni Paolo II dice: “Prendere nel giusto modo questa storia è importante, non solo come materia di igiene intellettuale ma per il futuro. Pubblici ufficiali che non comprendono la centralità della libertà religiosa per il collasso del comunismo europeo e l’emergenza di nuove democrazie nell’Europa centrale e orientale non riescono ad apprezzare la centralità della libertà religiosa per le libere e virtuose società e democrazie del XXI secolo.”

Un articolo di George Weigel pubblicato su The Catholic World Report nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Muro di Berlino e Papa Giovanni Paolo II

Muro di Berlino e Papa Giovanni Paolo II

 

Il 9 Novembre segna il 30esimo anniversario della pacifica distruzione del Muro di Berlino – il simbolico punto alto della Rivoluzione del 1989, che sarebbe stata completata sette settimane più tardi dalla caduta del regime comunista cecoslovacco e l’elezione di Vaclav Havel come presidente di tale nazione. Pochi giorni prima del presente anniversario, il ministro degli esteri tedesco Haiko Maas ha scritto un breve saggio sulle ragioni per cui cadde il Muro, che colpisce per ciò che Maas non ha menzionato.

Non ha menzionato la fermezza della NATO contro la vasta campagna Sovietica di agitazioni e propaganda sulle modernizzazioni militari occidentali negli anni ’80.

Non ha menzionato il presidente Ronald Reagan o il primo ministro Margaret Thatcher – non ha nemmeno menzionato il cancelliere della Germani Ovest Helmut Kohl.

Dal mio punto di vista, comunque, la più evidente omissione nel saggio di Maas era la sua completa mancanza di attenzione per la figura perno della Rivoluzione del 1989, il papa san Giovanni Paolo II. Altrettanto stranamente, il ministro degli esteri ha rifiutato di menzionare la rivoluzione morale – la rivoluzione delle coscienze – che Giovanni Paolo II ha aiutato a infiammare e che ha dato alla rivoluzione del 1989 la sua unica consistenza umana. Questa è cattiva storia. E la cattiva storia solleva sempre bandiere di avvertimento sul futuro.

Il professor John Lewis Gaddis dell’università di Yale è il più importante storico americano della guerra fredda. Non è cattolico, così non può essere accusato di piaggeria o bias settario nello scrivere che “quando Giovanni Paolo II baciò il terreno all’aeroporto di Varsavia il 2 Giugno 1979, ha iniziato il processo tramite il quale il comunismo in Polonia – e in ultima analisi ovunque – sarebbe giunto alla fine”. Il mio amichevole emendamento a quanto detto sarebbe di notare (come fece il Papa polacco) che molto è avvenuto nell’Europa centrorientale prima del pellegrinaggio in Polonia di Giovanni Paolo II del giugno 1979; così il Papa non ha tanto iniziato, quanto ha accelerato, il processo di smantellamento del comunismo europeo attraverso una efficace resistenza non violenta basata nell’asserzione dei basilari diritti umani. E ha fatto ciò in parte dando alla componente cattolica della resistenza nuovo coraggio, radicato nella convinzione che “Roma” li spalleggiava (come non aveva fatto negli anni ’70).

Ma accetterò felicemente la citazione del professor Gaddis del 2 giugno 1979, come un momento simbolo in questo processo. Cosa avvenne quel giorno? Incredibilmente, dopo più di 30 anni di repressione comunista, un Papa da dietro la cortina di ferro ha celebrato Messa nella Piazza della Vittoria di Varsavia. E durante quel finora inimmaginabile evento, una vasta folla cantò “Vogliam Dio! Vogliam Dio!”.

Quella scena drammatica alzò le tende ai nove giorni di rinnovamento nazionale nei quali Giovanni Paolo, in dozzine di discorsi e messaggi, non ha mai menzionato politica o economia una volta e ha ignorato completamente il governo comunista polacco. Piuttosto, ha giocato numerose variazioni su un unico grande tema: “Voi non siete ciò che loro dicono che siete. Ricordate chi siete – reclamate la verità su voi stessi come nazione formata da storia cristiana e una fede vitale – e potrete trovare mezzi di resistenza che il comunismo non può fronteggiare”. La richiesta di libertà religiosa, in altre parole, era il centro del movimento di Solidarietà in Polonia ispirato da Giovanni Paolo II, anche se divenne una sempre più prominente parte della resistenza dei diritti umani al comunismo in Cecoslovacchia, Lituania e ciò che all’epoca era la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Prendere nel giusto modo questa storia è importante, non solo come materia di igiene intellettuale ma per il futuro. Pubblici ufficiali che non comprendono la centralità della libertà religiosa per il collasso del comunismo europeo e l’emergenza di nuove democrazie nell’Europa centrale e orientale non riescono ad apprezzare la centralità della libertà religiosa per le libere e virtuose società e democrazie del XXI secolo. È triste notare che il ministro degli esteri Maas non è solo nella sua ignoranza, e in ciò che si teme potrebbe essere la sua insensibilità nei confronti della prima libertà.

Pochi giorni prima del 30° anniversario della caduta del Muro, l’ex presidente irlandese Mary McAleese ha fatto una conferenza al Trinity College di Dublino. Ha forse celebrato il ruolo della Chiesa nel liberare un continente? No. Invece, ha fatto la bizzarra affermazione che il battesimo dei bambini e il conseguente obbligo dei genitori di crescere i loro figli battezzati nella fede può violare la Convenzione ONU sui Diritti dei Bambini.

Difficile da credere, ma vero – e un urgente promemoria che la cattiva storia porta a cattive politiche pubbliche.

 

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