Barbie-film
Barbie – scena dal film

 

 

di Roberto Allieri

 

Le cronache di questi giorni (Barbie, educazione alla sessualità in classe, scandalo bacio non consensuale) ci propongono in modo sempre più martellante e ossessivo il volto spietato di una cultura e ideologia (chiamiamola woke o liberal o radicale o progressista, se preferite) che non ammette limiti. Arrivando persino a bollare ogni critica come incitamento all’odio, da censurare e perseguire. Certo, gli hater (che sono qualcosa di diverso da chi esprime critiche ragionate) non mancano nel versante opposto, ma non hanno alcuno spazio nel dibattito pubblico se non per una gogna mediatica.

L’imposizione del suprematismo LGTBQ e dei vari emergenzialismi sanitari, ecologici, di guerra etc. competono in una lotta serrata con gli stereotipi di un suprematismo rosa (o complesso di superiorità) sempre più sfrenato, che strumentalizza al massimo ogni increscioso fatto di cronaca per affermarsi e umiliare il sesso maschile. Nella bilancia taroccata che misura colpe e meriti non hanno alcun peso o rilevanza meriti maschili (salvo che nello sport) e colpe femminili. Impera una faziosità di giudizio che premia o condanna senza lasciare spazio a pareri diversi.

Nel recente film su Barbie, per esempio, viene rappresentata in alcune scene una società felice senza uomini, considerati superflui o tossici. Se non è suprematismo rosa questo… E non parlo del resto. Fosse stata proposta una analoga rappresentazione sciovinistica al contrario, quali reazioni ci sarebbero state? E che dire delle poco lusinghiere figure ‘barbine’ riservate a Ken e a tutti i maschi che rappresenta? Non c’è un vago fumus di discriminazione tra lo stereotipo positivo di Barbie e quello barbino, cioè meschino, assegnato a Ken?

Forse sarò un ‘indietrista’ che non si arrende all’indietrismo dei valori sani e fondanti della nostra società; forse sarò tacciabile di essere profeta di sventura; o forse sono semplicemente un realista che guarda il mondo com’è. Fatto sta che, a mio parere, questa furia giustizialista e questo accanimento moralista, conseguenze del venir meno del senso morale e religioso tradizionale, stanno portando la nostra società occidentale ad abbrutimento senza fine. Ad un progresso sì, ma della decadenza. Anche la vituperevole vicenda del recente stupro di gruppo di Palermo può essere considerato un riflesso di questa distorsione di valori (dilagare di pornografia, vizi e modelli individualistici, degradazione dei partner a oggetti usa e getta per il proprio soddisfacimento, etc.) nonché della perdita di riferimenti nella famiglia naturale e nel sacro.

Così i nuovi stereotipi e cliché che avanzano, promossi dalle ideologie sopra citate, divengono moderne realizzazioni dei nuovi sogni della Ragione. E qui dovrei richiamare gli ottimi approfondimenti sul tema di Vittorio Messori (articolo ‘Goya’ in Emporio cattolico, ed. Sugarco) e Rino Cammilleri (I mostri della ragione).

El sueño de la razon produce monstruos: questa è la scritta su un disegno di Francisco Goya, divenuta icastica e celeberrima. Ma la parola sueño in spagnolo ha due significati: sonno e sogno. Nell’accezione di ‘sonno’ che è stata preferita e ci è stata tramandata, Goya è stato ingaggiato nella schiera degli avversari dell’oscurantismo; per cui il senso del suo messaggio sarebbe che quando la Ragione, adorata dagli illuministi, dorme ecco che si scatenano i mostri della superstizione.

Messori però osserva sagacemente che questa interpretazione non fa i conti con ciò che Francisco Goya ha vissuto sulla sua pelle: le devastazioni napoleoniche in Spagna, i saccheggi giacobini, le brutalità, le umiliazioni del popolo. E non tiene conto neanche dei frutti avvelenati dell’ideologia rivoluzionaria, che il pittore ha potuto constatare. Che nient’altro sono se non i ‘sogni’ utopistici di quella Ragione, sequestrata dagli illuministi ed elevata a idolo. I sogni rivoluzionari, i paradisi del popolo, hanno sturato il Vaso di Pandora. E la realizzazione di quei sogni ha scatenato mostri.

Oggi come ieri si ripropongono in modo sempre più virulento tali situazioni, con nuovi sogni, nuove utopie ideologiche che conquistano spazio.

Ritornando al ribaltamento dei ruoli e alle cosiddette lotte al patriarcato per imporre un matriarcato che già c’è in vari ambiti, sembrerebbe che uno dei più grandi problemi della nostra società sia la virilità, considerata come un male da estirpare. In realtà, la questione non è l’attacco alla virilità in sé e per sé ma il fatto che essa è esaltata nelle donne e screditata (se non esecrata) nei maschi. Secondo una certa visione (spero estremista e non condivisa dalla gente ma con grande peso nei mass media), per le donne l’atteggiamento virile è una conquista, mentre per gli uomini è troppo spesso considerato tossico. Basti considerare, al riguardo, tutti quei film o telefilm che esaltano donne guerriere, impavide ed eroiche, magari anche un po’ brutali e d’altro canto la marginalità, l’irrilevanza o lo scarso apprezzamento nelle pellicole della casalinga che si prende cura dei figli e del ‘focolare domestico’.

Invece, quell’espressione più piena e preziosa della femminilità che è la maternità viene spesso considerata dai mass media e dal mainstream quasi una minaccia, un evento da contrastare. Faccio salva questa splendida eccezione che conferma la regola:

 

miss America Hannah Neeleman

 

Così, si potrebbe dire che, con gli occhiali del femminismo, una donna incinta non è in stato interessante bensì in stato poco o per niente interessante.

Uno dei sogni del femminismo più radicale è punire ed umiliare esemplarmente il maschio che insidia sessualmente la donna (come se non avvenisse mai il contrario).

Alzando parossisticamente i livelli di fobia e intolleranza, ecco allora affermarsi l’allargamento del concetto di violenza sessuale, sessismo, incitamento all’odio. Tutto diventa crimine: lo stupro (che ha già conseguenze penali pesanti) lo si vorrebbe tipizzare legalmente anche in assenza di lesioni corporali; ogni tipo di contatto fisico non gradito diventa violenza sessuale. E, in caso di condanna, la castrazione chimica potrebbe essere una soluzione esemplare.

Anche sugli standard di qualità e adeguatezza nei rapporti sessuali l’Unione europea vuole ora metterci il naso. Ecco che avanza una direttiva che, fatti salvi altri aspetti positivi, allarga il concetto di stupro laddove il rapporto non sia pienamente consensuale.

Spero di aver interpretato male, vedremo: tuttavia sembra di capire che se non c’è consenso in un rapporto intimo, si apre la strada ad un accanimento giustizialista. Già con lo scandalo Rubiales che impazza in questi giorni in Spagna e nel mondo abbiamo compreso quanto può costare un bacio furtivo non gradito. In futuro sarà sempre più complicato coronare un corteggiamento con un bacio. Se non si ha la certezza assoluta che l’altro o l’altra ci stia si rischierà l’incriminazione per violenza sessuale!

C’è poi un altro aspetto curioso contenuto in questa direttiva che meriterebbe un approfondimento, ma sul quale lascio solo un accenno: riguarda la pur giusta criminalizzazione della mutilazione genitale femminile. La curiosità sta nel fatto che mentre riteniamo raccapricciante e barbara la pratica dell’infibulazione (che è una mutilazione genitale femminile reversibile) stranamente si accetta che vengano promosse quelle mutilazioni irreversibili che sono la castrazione e asportazione di seni per chi vuole sottoporsi al cambio di sesso (associate anche a terapie ormonali a vita con conseguenze devastanti sulla salute), in particolare nei minorenni. Lascio a voi ogni commento.

L’applicazione in ogni Stato dell’UE del principio ‘no consenso uguale stupro’, al quale si vorrebbe arrivare con pressanti azioni di ‘moral suasion’ dei funzionari europei di Bruxelles, comporterebbe conseguente devastanti: tutta o quasi la popolazione sessuale attiva diventerebbe condannabile o ricattabile. Tanto più se questi reati divenissero perseguibili con retroattività di dieci anni e, magari chissà, non solo ad istanza di parte ma anche d’ufficio. Ora mi chiedo: chi in questo target immenso di persone non ha mai avuto rapporti sessuali con un partner poco disponibile o che in un certo momento ‘non ne aveva molta voglia’? Tutti costoro sono dunque incriminabili per crimini commessi a loro insaputa? E poi, il concetto vale anche per le donne se, in certe occasioni, il marito o compagno ha ceduto controvoglia ad insistenze per prestazioni intime o se in quel momento preferiva fare altro?

Insomma, se questo ennesimo sogno dell’ideologia woke europea deve realizzarsi occorrerà pur applicare efficacemente la direttiva in questione. Bisognerà però tener conto che la platea dei criminali è molto, troppo vasta: sarà necessario, infatti, dotare ogni Paese europeo di adeguati posti in carcere. Per l’Italia parliamo di decine di milioni, conteggiando anche una consistente quota femminile.

Tuttavia, c’è un aspetto virtuoso, agli occhi dei nostri cari burocrati europei, che deriverebbe dalla deportazione del popolo nelle carceri. Grazie a questa detenzione, si potrebbe realizzare meglio un altro loro sogno: il progetto di far vivere i cittadini nelle famigerate ‘comunità di quindici minuti’. Anzi, molto meno: anche di cinque o sei minuti. Che significa la possibilità di ridurre gli spostamenti e poter usufruire più facilmente dei servizi pubblici essenziali, raggiungibili in un breve lasso di tempo. Ebbene, le carceri offrirebbero questa opportunità. Volete mettere la comodità di accedere a piedi e al coperto dalle intemperie a lavanderie, biblioteche, auditorium, infermerie o refettori, senza dimenticare la fruibilità di spazi verdi per brevi passeggiate ad uso ricreativo, sotto le mura di recinzione?

In questo sogno paradisiaco, in questi meravigliosi ghetti, a nessuno verrà negato il diritto di essere censurato nelle proprie opinioni; verrebbe inoltre garantita la massima libertà di essere indottrinati in corsi di rieducazione, elaborati nel rispetto delle direttive UE e passati al vaglio di controlli di conformità (deputati ad algoritmi e all’intelligenza artificiale).

Tutti questi sogni, pieni di mostruosità, prenderanno piede nell’immaginario collettivo e si realizzeranno in incubi nella misura in cui non verrà contrastata l’élite che li promuove. Nella misura in cui non troveremo il coraggio di fate outing per difendere la nostra libertà e i valori in cui crediamo.  Nella misura in cui resteremo, per viltà o convenienza, sudditi conformisti che di notte, come diceva Gaber, ‘sognano e vengon fuori i sogni di altri sognatori’ (questo il testo della canzone capolavoro di Gaber).

 


 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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