Non possiamo pensare a San Marino se non come faro di civiltà, sconfiggendo la logica del «fanalino di coda» che tanto umilia la nostra «antica terra della libertà»!

 

Sonia Mabrouk
Sonia Mabrouk

 

di Gabriele Mangiarotti

 

Un giornalista attento alle problematiche attuali senza il complesso del politically correct, Giulio Meotti, riporta le riflessioni di Sonia Mabrouk, che è uno dei volti più noti della tv francese. Musulmana laica nata in Tunisia, questa giornalista da anni pubblica saggi che mettono in guardia la Francia. L’ultimo, facendo il verso al romanzo di Michel Houellebecq, si intitola Insoumission française.


Secondo Sonia Mabrouk, “l’utopia della diversità non può essere un progetto per il futuro se non per chi vuole stabilire un capovolgimento di ruoli e valori tra immigrati e paese ospitante”. Se l’Islam deve secolarizzarsi, “il cristianesimo non dovrebbe più essere vissuto come la religione della debolezza e della vergogna”. Esorta i cristiani “a essere degni della propria eredità per arginare il declino della civiltà giudaico-cristiana”. E si chiede: “Di fronte a un Islam conquistatore, è possibile immaginare un cristianesimo trionfante o almeno, siamo più realistici, un cristianesimo disinibito?”.


“Siamo condannati alla scomparsa della civiltà giudaico-cristiana?”, scrive Mabrouk nel libro Insoumission française. “Dobbiamo renderci conto che il pericolo non è tanto la forza dell’Islam, quanto la debolezza patologica del cristianesimo. Se la civiltà giudaico-cristiana sta morendo, è soprattutto per mancanza di combattenti, nel senso di difensori”.


[…] Parla di Islam: “Cancellare le radici per cancellare meglio la storia e quindi annientare ogni senso di appartenenza a una nazione, questo è l’obiettivo dei sostenitori dell’Islam radicale. Un tale shock richiede un confronto delle concezioni della storia. Tutto è fatto per minimizzare il contributo di queste radici cristiane come matrice degli attuali valori politici e morali […] Dopo il fallimento della costituzione di uno ‘Stato islamico’ in Siria e Iraq, gli islamisti si sono convinti che lo scontro finale si giocherà sul suolo occidentale. La salvezza di questa civiltà passerà attraverso una rinascita disinibita della cristianità. Tale rinascita è, a mio avviso, la condizione per una convivenza tra le religioni […] Due forze sicure di sé finiscono per rispettarsi. Solo la debolezza presta il fianco a un attacco”.

Condividiamo questa domanda per farne oggetto di confronto e lavoro comune: «È possibile immaginare un cristianesimo trionfante o almeno, siamo più realistici, un cristianesimo disinibito?» perché, ne siamo profondamente convinti, «forze sicure di sé finiscono per rispettarsi. Solo la debolezza presta il fianco a un attacco», non solo quello violento dell’islam radicale, ma quello soft (e intollerante) di un laicismo incapace di amare la propria storia e la verità.

Le nostre radici ci insegnano ad amare ogni uomo, espressione di un valore infinito, non solo dal suo inizio fino al suo termine naturale, ma in qualunque condizione sia (e ci rallegriamo quando incontriamo testimonianze in questa direzione). Ed è per questo motivo che la battaglia per la difesa della vita e contro l’introduzione dell’aborto ci interessa e ci appassiona. E ci fa sentire amici e fratelli di coloro che, in ogni occasione, mostrano la bellezza della vita e la possibilità di essere felici. Siamo figli di quella storia per cui Sonia Mabrouk può dire: “Da musulmana e tunisina le radici cristiane non mi hanno mai offeso e solo l’orgoglio di esse può contrastare l’offensiva di questo Islam conquistatore”.


Se proviamo a sostituire «islam» con «laicismo intollerante» la linea d’azione è già tracciata, e credo anche vincente.

 

Don Gabriele Mangiarotti è direttore del sito: CulturaCattolica.it

 

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