Nagorno Karabakh
Nagorno Karabakh

 

 

di Gianantonio Sanvito

 

 

Carissimi,

vi mando un primo resoconto del viaggio che con mia moglie, stiamo facendo nel Nagorno Karabakh, per conto dell’organismo internazionale “CINFUSA” (fondazione di diritto americano il cui scopo e portare aiuto ai Cristiani che soffrono). A partire da ora chiameremo questa regione armena Artsakh, antico nome di questo territorio, ripristinato con l’auto costituzione di stato e come lo chiamano gli armeni residenti.

Obiettivo del viaggio è l’avviamento di una nuova scuola professionale, con corsi di Cucina, sartoria, falegnameria e parrucchiera. Il nostro rapporto con l’Artsakh risale alla primavera del 2019 quando, per l’occasione della Giornata della Memoria, ho incontrato la scrittrice Antonia Arslan, nota per il romanzo La Masseria delle allodole, da cui è stato tratto un film diretto dai fratelli Taviani, venuta a Carate Brianza per parlare del genocidio Armeno ai ragazzi del Liceo D. Gnocchi.

In quell’occasione, Antonia, ha chiesto a me e al mio amico Ettore, come fondatori del Liceo, di accompagnarla in un viaggio in Armenia, per incontrare alcune scuole e valutare una possibile collaborazione. Durante quel viaggio, avevamo avviato alcuni rapporti con una scuola locale e, invitato alcuni di loro a visitare la nostra scuola. Nel mese di ottobre e successivamente a novembre, abbiamo ricevuto una preside, il ministro dell’istruzione e il presidente dell’Artsakh che hanno visitato l’istituto Alberghiero e il liceo Don Gnocchi.

Dopo la guerra di ottobre 2020 alcune scuole che avevamo incontrato sono passate all’Azerbaijan e la scuola che avevamo individuato come possibile collaborazione è stata gravemente danneggiata dai bombardamenti.

Siamo atterrati il giorno 29 settembre scorso a Yerevan, capitale dell’Armenia che era notte, abbiamo dormito in hotel e al mattino, come prima cosa, siamo andati a visitare e pregare nella chiesa “Della Madre di Dio” la cui parte antica (in primo piano della foto) è considerata la prima chiesa della città.

 

La chiesa di San Katoghike, Santa Madre di Dio. La piccola chiesa rappresenta una miracolosa testimonianza dell'antica Yerevan, uno dei pochi edifici della capitale armena non distrutti in epoca zarista o sovietica. Affrescata e scolpita, è un luogo religioso molto importante dove i fedeli si recano per pregare e accendere una candela. I riti si svolgono nell'attigua chiesa di Sant'Anna, nuova e spaziosa, che assieme alla Katoghike forma un bellissimo complesso architettonico.
La chiesa di San Katoghike, Santa Madre di Dio a Yerevan.

La chiesa di San Katoghike, Santa Madre di Dio. La piccola chiesa rappresenta una miracolosa testimonianza dell’antica Yerevan, uno dei pochi edifici della capitale armena non distrutti in epoca zarista o sovietica. Affrescata e scolpita, è un luogo religioso molto importante dove i fedeli si recano per pregare e accendere una candela. I riti si svolgono nell’attigua chiesa di Sant’Anna, nuova e spaziosa, che assieme alla Katoghike forma un bellissimo complesso architettonico.

Alle 10.00 un SUV con autista, inviatoci dal governo dell’Artsakh, ci ha caricati e portati dal loro console in Yerevan, il quale ci ha ringraziato per la nostra presenza e ci ha fatto dono di 2 bottiglie di vino proveniente da un vigneto storico che è purtroppo passato nelle mani Azere. Dopo l’incontro e la promessa di rivederci, al ritorno siamo risaliti in macchina e ad alta velocità ci siamo diretti verso il confine con l’Artsakh per poi raggiungere la capitale Stepanakert. Durante il viaggio tra montagne e altipiani con scorci spettacolari del monte Ararat e gole rocciose ci è apparso un bellissimo monastero e abbiamo chiesto di fermarci per visitarlo.

Monastero di Noravank
Monastero di Noravank

Riprendiamo il viaggio e dopo 8 ore, compresa una brevissima sosta ad un supermercato di una cittadina lungo la strada, per comperare qualche cosa da mangiare. Durante il tragitto abbiamo superato 8 posti di blocco di cui uno importante composto da soldati russi. Il posto è localizzato in un corridoio stretto 1 Km e lungo circa 4 unico passaggio tra Armenia e Artsakh, completamente circondato dal territorio conquistato dagli Azzeri nella guerra di ottobre. Arrivati a Stepanakert, lasciamo i bagagli all’albergo , il tempo per cambiarci e via alla prima cena offerta in nostro onore. Al Tavolo un gruppo di donne tra cui la moglie del presidente dell’Artsakh, la preside della scuola che andremo ad avviare, la Preside venuta in visita alla nostra scuola, Rita Mahdessian presidente della Fondazione Cinfusa, la nostra interprete Susha e altre signore.

Gianantonio Sanvito e la sua signora Vismara Ambrogina
Gianantonio Sanvito e la sua signora Vismara Ambrogina (alla sua destra) insieme alla moglie del presidente dell’Artsakh, la preside della scuola che si andrà ad avviare, una preside venuta in Italia in visita alla scuola fondata da Sanvito ed altri, Rita Mahdessian presidente della Fondazione Cinfusa, l’interprete Susha e altre signore.

Durante la cena abbiamo raccolto tante testimonianze sulla guerra di ottobre e novembre dello scorso anno. Gli Azeri hanno cominciato alle 07.15 del mattino, bombardando direttamente la città e, soprattutto, mirando a punti strategici e socialmente rilevanti come l’ospedale, dove è andato distrutto il reparto maternità, la centrale elettrica, scuole e asili. L’attacco è stato portato con missili, bombe a grappolo e al fosforo. Per 40 giorni gli allarmi si susseguivano quotidianamente. Praticamente le persone vivevano negli scantinati e, sia la moglie del Presidente che la ministra, giravano per la città con i volontari a portare viveri alle persone. Il presidente era in prima linea al fronte. Abbiamo poi avuto conferme di questi racconti e della grande stima che il popolo ha per il loro governanti che, fianco fianco, hanno condiviso le paure, i pericoli e la precarietà con la loro gente. Nei palazzi, l’acqua arrivava a malapena negli appartamenti al primo piano, e i residenti di questi appartamenti accoglievano tutti i condomini, per permettere loro di usufruirne, sia per l’uso domestico che per la pulizia personale.
La serata si è chiusa con uno scambio di auguri per il lavoro comune che ci attendeva e, alla domanda di cosa ci spingeva al rischio di venire in Artsakh, abbiamo risposto: per l’amicizia che ci lega ad Antonia Arslan e soprattutto perché ci accomuna la stessa fede. In Lui non ci sono greci o romani ma tutti figli di Dio e fratelli in Cristo.

/segue

 

 

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