San Tommaso d'Aquino
San Tommaso d’Aquino

 

Domenica IV del Tempo Ordinario (Anno B)

 

di Alberto Strumia

 

In corrispondenza della data del 28 gennaio la Chiesa universale celebra la festa di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa. Quest’anno essa viene a coincidere con la IV domenica del Tempo Ordinario dell’anno liturgico. Vale la pena non perdere l’occasione di questa coincidenza di date per evidenziare le circostanze favorevoli che hanno reso possibile a questo grande uomo di mettere a frutto tutta la sua genialità e la sua santità, offrendo alla Chiesa la massima sintesi del pensiero cattolico, a fianco di quella del grande sant’Agostino di Ippona e degli altri dottori della Chiesa. Non possiamo ignorarlo!

 

San Tommaso d’Aquino

(Testo tratto dalla Prefazione a Tommaso d’Aquino, Commento a il cielo e il mondo, ESD. Bologna 2022)

 

«La straordinaria sintesi scientifico-filosofico-teologica di san Tommaso d’Aquino (1224/25-1274) ha un valore unico per se stessa, non solo per la Chiesa cattolica, della quale egli è il doctor communis, ma per la cultura, la filosofia e la scienza dell’umanità intera in tutti i tempi. Non è una valutazione eccessiva. Infatti la sintesi tomista non può essere considerata semplicemente il frutto del lavoro di un uomo che fu nel contempo un “genio”, un uomo dotto – addirittura un dottore della Chiesa – in grado di “pensare in grande” e un “santo” – il che già di per sé basterebbe a renderla una cosa straordinaria –, ma deve essere riconosciuta anche come l’opera compiuta dall’“uomo giusto” al “momento giusto” e nel “posto giusto”.

E il verificarsi di questa coincidenza di condizioni favorevoli non può essere ricondotto che alle disposizioni della Provvidenza divina.

Alcuni uomini possono essere “geni”, più o meno riconosciuti, ma dotati di una conoscenza troppo specializzata – come è accaduto normalmente nel mondo più vicino a noi ai personaggi che consideriamo geniali – per essere in grado di “pensare in grande” così da essere capaci di una sintesi tra scienza e filosofia; e in molti casi possono anche essere privi di quella fede cristiana, pienamente cattolica, che permetta loro di comprendere anche la teologia nella propria visione, e di comprenderla talvolta addirittura da “santi”.

Occorre, poi, rilevare come non si supplisce alla frammentazione del sapere neppure formando una équipe o un gruppo di lavoro: la sintesi ce l’ha comunque sempre uno solo e non un gruppo, come ci insegna la storia. Un gruppo di persone, però, può utilmente collaborare alla diffusione e all’applicazione del metodo di chi ha la sintesi.

Altri possono essere grandi “santi”, ma non essere uomini di studio, non essere né “geni” né “dotti”. Altri, ancora, possono essere sì “geni”, capaci di “pensare in grande” e “santi”, essere in certo senso l’“uomo giusto” (circostanza comunque rarissima!), ma non essersi trovati nel “posto giusto” al “momento giusto”.

Tommaso ha avuto in sorte, oltre alle sue straordinarie qualità umane, alla sua santità e ai meriti acquistati con la sua libera volontà, la condizione storica favorevole di trovarsi al “posto giusto” nel “momento giusto”: in questo è consistita la sua “vocazione” ad essere “dottore comune” della Chiesa.

L’appartenere ad un movimento di vita religiosa, come l’Ordine dei Frati Predicatori, fondato da san Domenico (1170 ca-1221) – che in quel preciso momento è stato in grado di accoglierlo e di valorizzarlo, di assimilare e di comunicare il frutto meraviglioso della sua mente e della sua vita, fino a farlo acquisire, con il tempo, dalla Chiesa universale, come un patrimonio irrinunciabile –, ha voluto dire per lui essere al “posto giusto” nel “momento giusto”. Così da trovarsi anche ad avere il “maestro giusto” nel grande sant’Alberto Magno (1200/6-1280), scienziato, filosofo e teologo che gli ha preparato il terreno introducendolo al  pensiero aristotelico.

Sembra di poter dire, a ragione, che ben difficilmente potrà ripetersi nella storia una simile «pienezza del tempo» (adattando per analogia l’espressione paolina di Gal 4,4), e anche per questo «san Tommaso è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero insostituibile e non appena come un grande del passato non più attuale, come non di rado, invece, pretendono di dire con sufficienza troppi contemporanei».

 

Colloquio tra sant’Alberto Magno e san Tommaso

(Testo tratto dal romanzo storico di L. De Wohl, La liberazione del gigante, Rizzoli, Milano 2002)

 

«“Tutta la mia vita fu dedicata a questo scopo, ma una vita non basta.

Un uomo solo non può liberare Aristotele dai ceppi. Il compito è immenso, e non si tratta soltanto di tradurre Aristotele in latino”.

“Certo che no” esclamò Tommaso. “Infatti anche Aristotele non sempre ha ragione”.

“Figlio, figlio mio!” esclamò Alberto. “Queste tue parole bastano a dimostrare come tu sia l’uomo che cerco”». (pp. 208-209)

«Alberto lo fissò e disse con voce rauca: “Per la gloria di Dio, credo che tu faccia sul serio”.

Tommaso lo guardò stupito a sua volta: “Se non facessi sul serio non avrei parlato”.

L’omino davanti al quale tutti tremavano disse con voce soffocata: “Dimmi una cosa, figliolo: hai mai avuto soggezione di qualcuno?”.

“Sì”, rispose Tommaso.
“Non ci credo. Di chi?”.
“Di nostro Signore… sull’altare”». (p. 209)

 

Bologna, 28 gennaio 2024

 

 

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