Il Giornale Sinodo CEI Gay Pride

 

 

Caro Sabino,

sabato sera, alla fine di una giornata bellissima in cui avevamo festeggiato con i consuoceri le loro nozze d’oro, sono stata dolorosamente colpita dal comunicato dell’Ansa: – “La richiesta del Sinodo: la Cei supporti il Gay Pride”, poi rilanciato da tutti i quotidiani. Angosciata dalla notizia, ho voluto subito leggere il Documento di sintesi del Cammino sinodale, che verrà discusso in via definitiva a fine novembre da un’assemblea di vescovi.  

Il testo, nella sezione dedicata alla “Cura delle relazioni” al punto 30 impegna le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender”… fino a proporre: “ che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e  discriminato (Giornate contro la violenza e la discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e la transfobia, etc.) e che le Chiese locali e le Conferenze episcopali Regionali formino opportunamente gli operatori pastorali e si avvalgano di esperienze formative e prassi già in atto”. 

Con l’approvazione del suddetto documento, intitolato “Lievito di pace e di speranza”, la Conferenza Episcopale Italiana – come tu stesso hai constatato – ha votato a larga maggioranza “proposte che rappresentano un’apertura senza precedenti verso le persone omoaffettive e transgender, promuovendo il loro riconoscimento e accompagnamento nelle comunità ecclesiali. Un vero cambiamento di paradigma (clicca qui)”. 

Per quanto mi riguarda, considero irricevibile l’invito a pregare nelle comunità cristiane per la riuscita di iniziative come le giornate contro l’omotransfobia e i Gay Pride: dopo tanti anni di battaglia come laica cristiana nelle associazioni pro family per salvaguardare alunni, figli e nipoti dalla propaganda LGBT nelle scuole – un fenomeno che negli ultimi anni ha  già abbondantemente turbato e confuso i più piccoli – e ora il Sinodo benedice l’entrata nelle scuole di ogni ordine e grado di attivisti arcobaleno? Qualcuno, tra chi ha approvato il documento, ricorda le parole con cui Cristo ammonisce chi scandalizza i bambini?

Inoltre, non ho trovato nel documento alcun riferimento all’antropologia giudaico-cristiana, di cui la sessualità è una dimensione fondamentale, né alcun invito alla conversione – a non peccare più come soleva dire Cristo- alle persone che vivono situazioni irregolari.

Papa Benedetto XVI – nell’omelia tenuta il 3.06.2012 all’Incontro mondiale delle famiglie – aveva così sintetizzato le linee portanti di tale concezione (Clicca qui):  

In principio, infatti, «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen. 1,27-28). Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l’uno per l’altro, si valorizzassero reciprocamente e realizzassero una comunità di amore e di vita (Clicca qui)

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, dopo aver fondato sulla Genesi il carattere binario della sessualità umana (una caratteristica, peraltro, riconosciuta universalmente, in ogni tempo e cultura, tranne che, oggi, in ampia parte di quella occidentale), richiama la vocazione di ogni essere umano all’amore vero, quindi alla castità, intesa come l’inscindibile unità, nell’uomo, della dimensione corporea con quella spirituale:

La sessualità […] diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna (CCC. 2337)

Per questo la Chiesa, sulla scorta delle Sacre Scritture, ha sempre considerato illecito l’esercizio della sessualità al di fuori del matrimonio, così come l’autoerotismo, la pornografia, l’adulterio e gli atti omosessuali, in quanto ‘intrinsecamente disordinati’ e ‘contrari alla legge naturale’. Infatti, essi:

precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati (CCC. 2357).

Allo stesso tempo, il Catechismo raccomanda di accogliere uomini e donne che presentano tendenze omosessuali: ‘con rispetto, compassione, delicatezza’, evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Solo Dio, infatti, conosce fino in fondo le circostanze che portano taluni esseri umani a sviluppare queste tendenze; quindi, solo Lui può quindi valutarne pienamente le responsabilità morali. Come fece intendere Cristo a quanti intendevano lapidare l’adultera: essendo tutti gli uomini peccatori, noi credenti dobbiamo saper riconoscere le azioni cattive, cominciando dalle nostre (come facciamo all’inizio di ogni Messa), senza, tuttavia, condannare nessuno.  

Ad ogni modo, sconcertata dal tenore del documento, per schiarirmi le idee ho guardato il video (clicca qui), posto al termine del tuo articolo, dell’intervista a Mons. Francesco Savino, Vicepresidente della CEI, cui è era stata affidata la celebrazione della Messa per il Giubileo di quello che lui chiama il ‘popolo Lgbtqia+‘: chi meglio di lui – mi sono detta – può chiarire la posizione in merito della Chiesa? Certo, che il clero faccia propria questa divisione delle persone in base a pratiche sessuali – che oltretutto rappresentano peccati mortali secondo il Catechismo – esprime già un brutto cedimento all’ideologia gender, anche perché le suddette associazioni hanno carattere politico e stanno alle persone che pretendono di rappresentare, come le associazioni femministe stanno alle donne in generale: le due cose non si equivalgono affatto! Senza parlare delle aspre divisioni, all’interno dell’attivismo arcobaleno, che contrappongono all’Arcigay e ai trans maschi le femministe dell’Arcilesbica, in quanto contrarie alla pornografia, all’utero in affitto e all’’identità di genere’, che dissolve la stessa specificità femminile.  

  

Nel video, il prelato, con voce suadente, parla della necessità per la Chiesa, di aggiornarsi alla luce delle acquisizioni ‘in progress’ delle scienze umane, adottando una nuova antropologia: una nuova concezione dell’uomo, non ‘ideologica’ che – accogliendo le diverse identità sessuali, come quella transgender – riconosca il diritto di tali cittadini e cittadine non eterosessuali all’amore e all’intimità sessuale, ridando loro dignità. 

La Chiesa di Cristo – come sta scritto nell’Amoris Laetizia al capitolo 8 – deve includere tutti, anche le coppie irregolari, per costituire una ‘comunione delle differenze’. Il Giubileo romano ha, secondo mons. Savino, segnato un punto di non ritorno nella pedagogia dell’incontro: non si può ridurre tutto il cristianesimo alla dottrina, né essa può essere statica; il dogma, non è ‘fisso’, ma è il punto di arrivo di un cammino evolutivo, storico. Nelle future edizioni del catechismo certe verità di fede e atteggiamenti nei confronti di questi fratelli andranno cambiati.  

Constatare nel video il rigetto da parte del presule di ampie parti della dottrina cristiana ha rappresentato per me motivo di grande sconforto: da anni combatto, per di più, con diversi amici l’idea della fluidità sessuale – propagandata in modo martellante dai media e da diversi progetti scolastici – attraverso i quali attivisti arcobaleno e specialisti vari hanno indotto un numero enorme di ragazzini a dubitare della propria identità sessuale, a credere di essere intrappolati in un ‘corpo sbagliato’, proponendo sperimentazioni mediche terribili sulla loro pelle. A tal proposito, La Cass Review Final Report – cioè, la monumentale inchiesta indipendente britannica sulla terapia affermativa (cioè, quella che promuove tra i minori trattamenti ormonali e operazioni chirurgiche per ‘i cambiamenti di sesso’) e sull’ideologia transgender che la ispira – segna la loro definitiva condanna scientifica. 

Lo stesso Mons. Savino racconta di come il suo interessamento per queste diversità sia nato dall’incontro con un transessuale, molto noto a Bari e dintorni, che – a causa degli abusi subiti da bambino – si era avviato sulla strada della prostituzione (era molto popolare, in tal senso, tra i vip) e aveva subito tutta una serie di ‘trasformazioni sessuali’ … Questo episodio mi ha stretto il cuore: davvero la vera identità di quest’uomo consiste in una personalità sfigurata dalla violenza e dal male, condannata ad assumere farmaci tutta la vita – con esiti molto pesanti sulla propria salute fisica e mentale – e ad accompagnarsi ad altri uomini per pagarsi le ‘trasformazioni sessuali’ di cui sopra? Cosa dovrebbe fare, allora, un sacerdote qualora gli abusi, subiti da bambino, portino una persona ad inclinazioni sadiche come accadde al marchese da cui tali impulsi prendono il nome, che traeva godimento dal torturare le donne? Anche le tendenze sadiche e masochiste, infatti, possono radicarsi in profondità nella psiche umana, tanto da costituire una sorta di seconda natura, come avviene peraltro per tutti i vizi umani, quando non vengono contrastati dalla ragione, con l’aiuto della grazia di Dio. 

Mi sembra che la lettura che Mons Savino fa della sua esperienza tra queste persone e la sezione del documento dedicata alla cura delle relazioni rappresentino un cedimento strutturale alle menzogne del politicamente corretto e dell’edonismo imperanti: non occorre infatti negare il carattere peccaminoso della sessualità al di fuori del matrimonio per amare le persone che vivono situazioni ‘irregolari’. Le suore di Madre Teresa di Calcutta, Missionarie della carità, hanno aperto a metà degli anni Ottanta le prime case per malati di Aids, allora giovani omosessuali evitati come appestati, mantenendo integra la fede nella Parola di Dio, anche perché la dignità non viene data alle persone dall’esterno, come sostiene il presule, ma appartiene per natura agli esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio, ed è la fede profonda, alimentata dalla preghiera, che permette a queste suore di riconoscerla nel viso sfigurato degli sventurati che soccorrono. 

Sembra, in questa pretesa nuova antropologia cristiana, che l’insoddisfazione delle persone caratterizzate da orientamenti sessuali particolari sia dovuta principalmente alle discriminazioni, ma tale sofferenza si manifesta anche nel mondo anglosassone, in cui le persone Lgbt, come altre categorie ‘protette’, hanno goduto di una tutela tale che ha finito per ledere i diritti delle persone comuni, generando negli ultimi tempi una reazione contraria alla cultura woke.  Del resto, basta leggere o ascoltare la testimonianza di persone che hanno vissuto l’esperienza dell’omosessualismo militante, per poi riappropriarsi della propria identità originaria, come è accaduto a Luca di Tolve, per rendersi conto di quale sia la vera origine del loro disagio interiore.  

Rileggendo il documento sinodale alla luce dell’intervista concessa da Mons Savino mi pare chiaro che – come ha osservato ieri anche il prof. Tommaso Scardoglio – l’obiettivo del documento sinodale, con il solito pretesto dell’inclusività, sia proprio quello di sdoganare l’omosessualismo e l’ideologia gender (clicca qui). 

Ma cosa giustifica questo rigetto, in tanta parte della gerarchia cattolica, della dottrina cristiana? A mio parere, due fenomeni tra loro strettamente collegati: 

  • la rapida secolarizzazione della Chiesa occidentale – a partire dagli anni Sessanta del Novecento – quando negli ambienti cattolici progressisti, che sono la maggior parte, si è affermata una lettura storicista dei testi conciliari ispirata al pensiero di Karl Rahner, (da cui nasce anche l’idea della necessaria evoluzione dei dogmi, che soggiace al documento del Sinodo).   
  • il formarsi nella Chiesa di una lobby gay molto potente (clicca qui).

Il ‘collasso della teologia morale cattolica’ come lo ha definito Papa Benedetto XVI e la conseguente mancata sorveglianza, a partire dagli anni Sessanta – cioè, in piena rivoluzione sessuale – delle inclinazioni sessuali di chi chiedeva di entrare in seminario, ha portato al moltiplicarsi di sacerdoti omosessuali: alcuni di essi hanno raggiunto anche posizioni di assoluta preminenza nella gerarchia ecclesiastica, come accaduto con il Card Theodore McCarrick, ridotto allo stato laicale nel 2019 per accertati abusi sessuali anche a danno di minorenni. Fu proprio il terribile scandalo legato alle violenze sessuali commesse da chierici e religiosi negli anni Ottanta del secolo scorso su minori, emerso solo tra il 2018-2019, che indusse tanto Papa Benedetto XVI che Papa Francesco ad escludere nuovamente dai seminari le persone orientate in senso omosessuale.  

Questo collasso spiega, a mio parere, anche l’appoggio che buona parte della CEI, a partire dai Cardinali Zuppi e Savino, danno ad una legge sul fine vita, destinata a sdoganare il suicidio assistito e la successiva deriva eutanasica, come già avvenuto in TUTTI gli Stati in cui sono state approvate simili leggi. Tali scelte mi confermano che un’ampia parte della gerarchia cattolica sta percorrendo la stessa strada di adeguamento al mondo che ha disfatto tantissime comunità protestanti e la Chiesa anglicana inglese, mentre il fascino della santità, pur essendo del tutto controcorrente, attira in gran numero i fedeli, soprattutto tra i giovani, come si è visto in occasione della Messa di beatificazione di Carlo Acutis.  

Concludo dicendo che in quanto peccatori, anzi, proprio per questo, noi fedeli abbiamo effettivamente bisogno di sacerdoti che non temano di dirci la verità tutta intera su Dio e su noi stessi: che ci parlino di Cristo, di come per amore nostro ha affrontato la croce e di come anche noi, per suo amore, dobbiamo morire ogni giorno al peccato per sperimentare, pur in mezzo a difficoltà e tribolazioni, la gioia della Resurrezione. Il dolore per la nostra fragilità e le nostre cadute non ci siano d’ostacolo lungo ‘la strada stretta’ della sequela, ma possano essere – come per il pubblicano – la crepa attraverso cui passa la grazia di Cristo e la Sua salvezza!  

Lucia Comelli

 

Note:

  1. Concezione trattata nei paragrafi 2331-2335 del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC).
  2. Cfr. Così sintetizza– l’insegnamento della Chiesa in merito alla sessualità umana.
  3. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana. (CCC. 2358-2359).
  4. Marina Terragni, Il rapporto inglese sul gender è un punto di non ritorno, Il Foglio, 11 aprile 2024. La Terragni è stata nominata, il 14 gennaio 2025, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Dopo la pubblicazione del Report Cass, il servizio sanitario inglese ha sospeso la somministrazione tra i bambini dei bloccanti la pubertà e la Corte suprema, il 15 aprile dell’anno in corso, ha sentenziato che è il sesso biologico a definire come tale una donna e che, ai fini della legge britannica sulle pari opportunità, la definizione di ‘donna’ riguarderà solamente le persone nate biologicamente femmine, riportando anche nello sport, come il pugilato, i test genetici, per evitare che le atlete debbano misurarsi con ‘colleghe’ che sono biologicamente dei maschi. Cfr. (leggi qui)
  5. Cfr. Dominique Lapierre, Più grandi dell’amore, Mondadori 1995. In questo romanzo appassionante, l’autore ha raccolto le storie di decine di eroi, famosi o oscuri, che sono stati testimoni della nascita dell’epidemia causata dal virus dell’HIV. Come, appunto, Madre Teresa di Calcutta e le sue Missionarie della Carità, sempre in prima linea dove la sofferenza umana è più insopportabile e disperata, nei lebbrosari di Calcutta o tra i malati di AIDS del Greenwich Village.
  6. Di Tolve, ERO GAY: A Medjugorje ho ritrovato me stesso, 2020.
  7. Nel 2019 il Papa emerito Benedetto XVI ha scritto un breve testo La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali: Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma […] nello stesso periodo si è verificato un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società […].Questa dissoluzione dell’autorità dottrinale della Chiesa in materia morale doveva necessariamente ripercuotersi anche nei diversi spazi di vita della Chiesa […] Riguardo alla preparazione al ministero sacerdotale nei seminari, si constata in effetti un ampio collasso della forma vigente sino a quel momento … In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente ne trasformarono il clima. (leggi qui)

 


Le opinioni espresse in questo articolo o video sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di alimentare un dibattito culturale, di far riflettere e di approfondire lo sguardo sulla realtà. Il blog non ha scopo di lucro e rifiuta le proposte di pubblicità che riceve e non richiede abbonamenti. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments