La violenza dilaga quasi incontrastata in Nigeria e negli ultimi anni la situazione è andata deteriorandosi in molti dei 36 stati di cui si compone la federazione. Nel nord-est due gruppi jihadisti, Boko Haram, affiliato ad al Qaeda, e Iswap, affiliato all’Isis, continuano a compiere attentati e attacchi per mettere in fuga i cristiani e per imporre il rispetto rigoroso della shari’a, la legge coranica che i 12 stati settentrionali a maggioranza islamica hanno adottato nel 2000, ma che secondo i jihadisti non è applicata radicalmente.

Anna Bono

 

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di Miguel Cuartero Samperi

 

Andare in Chiesa, partecipare alla Messa consci di poter morire. O meglio: Andare a Chiesa, partecipare alla Messa, finché qualcuno non interromperà sia la Messa che la nostra vita terrena con armi da fuoco e ordigni esplosivi.

Questa è l’esperienza di molti cristiani nel mondo. Questa è l’esperienza vissuta dai parrocchiani della Chiesa di San Francesco Saverio nella città di Owo, nel sud della Nigeria(*) il 5 giugno durante la Messa di Pentecoste proprio mentre recitavano il Credo, la professione di fede della Chiesa Cattolica. Cinquanta morti tra cui molti bambini. Uno spargimento di sangue, paura e terrore motivato dall’odio verso i cristiani che ora vivono impauriti sentendosi minacciati sia in chiesa che nelle loro case. “Viviamo nella paura del prossimo attacco. I cristiani non si sentono sicuri neanche nelle loro case. Un’ondata di violenze contro i cristiani nigeriani ha lasciato i fedeli paralizzati dalla paura e incapaci di condurre la propria vita normale” ha detto il sacerdote Sam Ebute ad ACS. Il governatore dello stato di Ondo, Arakunrin Akeredoluha, definito la strage un attacco “vile e satanico” contro gente di pace riunita in preghiera.

Su episodi come questi, carneficine indegne di un essere umano (proprie di animali selvaggi, assetati di sangue e mossi da istinti assassini) qualcuno vorrebbe il silenzio. Silenzio per evitare polemiche. Silenzio per evitare ritorsioni. Silenzio per evitare divisioni. Silenzio per rispettare il lutto e i morti. Silenzio perché di certi episodi è meglio non parlarne troppo. C’è chi vorrebbe silenziare anche le preghiere, perché i morti sono ormai morti e già godono della ricompensa celeste e della visione divina. Teologicamente ineccepibile, chapeau!

Eppure una simile strage dovrebbe toglierci il sonno. Come ha scritto il professore Leonardo Lugaresi«La strage di cristiani avvenuta ieri, durante la Messa di Pentecoste, nella chiesa di San Francesco a Owo, in Nigeria, è il fatto più importante di questi tempi». Questa terribile notizia dovrebbe stare in cima alle scalette dei nostri notiziari e restarne per giorni, scatenare ondate di indignazione, sollecitare commenti e riflessioni, meritare approfondimenti, servizi, pubblicazioni, maratone di solidarietà, catene e fiaccolate di preghiere, viaggi papali e pronunciamenti delle autorità.

Niente di tutto ciò. Dormiamo tranquilli. I morti sono morti. Gli assassini – affermano i giornali che “attendono dettagli” – non sono ancora ben identificati e quando lo saranno li identificheranno come “gruppi radicalizzati”, “terroristi assoldati”, psicolabili. E quando emergeranno i presunti moventi derubricheremo il fatto come cronaca nera di un conflitto tribale. Qualcuno ha addirittura parlato di conflitti legati al riscaldamento globale che crea siccità e provoca una guerra per i pascoli. Acrobazie diplomatiche per non dire che gruppi islamici godono (credendo di dare culto al loro dio) nel perseguitare e massacrare i cristiani: uomini, donne e bambini.

Un silenzio omertoso su una persecuzione che dura da anni, mentre alziamo la voce per qualsiasi altra cosa succeda nel nostro mondo di fate, di principini e principessine, nella nostra civiltà dell’ammore e del rispetto umano, per ogni cosa che turbi il nostro quieto vivere da homo festivus, i nostri brindisi, il nostro fitness, i nostri halloween, i nostri gaypride, il nostro diritto a vivere sazi, soddisfatti, riposati, tonificati, sanificati e spensierati.

Facciamo chiasso per giorni e giorni su qualsiasi fatto di cronaca passeggera, vana, inutile. Dedichiamo giorni e settimane poi alle stragi del passato, con giornate dedicate ricche di eventi, film, libri, sfilate, esperienze, conferenze con l’auspicio che la storia ci insegni a non commettere gli stessi errori del passato. Ben venga se tutto questo ci potrà aprire gli occhi sull’odio e sulla violenza che oggi – non ieri né l’altro ieri – si scatena su una comunità che vive con coraggio la propria fede in tempi e luoghi ostili. Perché anche il presente, non solamente il passato, possa insegnarci qualcosa.

Quello dei cristiani in Nigeria (il paese con più omicidi di cristiani nel mondo), e in altri paesi musulmani (dove le discriminazioni, i sequestri, gli omicidi e le stragi sono all’ordine del giorno) è un genocidio invisibile, un grido muto, che non riuscirà a distrarci se non per qualche secondo, dai nostri aperitivi in riva al mare ma anche la nostra fede in modalità “low cost”.

Non ci distrarrà dalle nostre celebrazioni liturgiche stanche e sbrigative, dal nostro entusiasmo centellinato, dalle nostre riunioni sinodali, dai nostri piani pastorali, dalle nostre conferenze sui poveri e sui giovani. Così, anestetizzati al dolore altrui, al sangue altrui, così come al fuoco dello Spirito Santo, abbiamo finito per considerare normale una strage intollerabile. Volteremo pagina per occuparci di altro. A fare i conti con le famiglie spezzate e stroncate, col terrore, a cercare di sopravvivere in mezzo alla persecuzione e alle violenze quotidiane saranno altri, non noi.

 


 

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