Papa Francesco - Vatican Press
Papa Francesco – Vatican Press

 

 

di Mattia Spanò

 

Non me ne vorrà papa Francesco, ma così non si capisce niente.

“Per il peccatore c’è sempre speranza di redenzione; per il corrotto, invece, è molto più difficile. Infatti i suoi falsi “sì”, le sue parvenze eleganti ma ipocrite e le sue finzioni diventate abitudini sono come uno spesso “muro di gomma”, dietro al quale si ripara dai richiami della coscienza. E questi ipocriti fanno tanto male! Fratelli e sorelle, peccatori sì – lo siamo tutti –, corrotti no! Peccatori sì, corrotti no!”.

Il corrotto è condannato all’etterno dolore, par di capire. Il papa non può – né vuole – dire che il corrotto brucerà all’inferno data la suscettibilità delle persone (la gente scapoccia se ha finito i cereali della colazione, figuriamoci se le parli di fuoco eterno), ma il senso è quello.

Per il peccatore invece c’è speranza di redenzione. Non so se sia una buona notizia. Magari nel breve e medio periodo sì. Nel lungo, come diceva John Maynard Keynes, siamo tutti morti, il che abbatte il conforto a zero virgola zero qualcosa.

Certamente c’è speranza di redenzione, a patto che ci sia coscienza non tanto del fatto di essere peccatore – riconoscere di essere bassi, grassi e coi piedi piatti non è il massimo dell’esame di coscienza – quanto coscienza e contrizione per quel peccato, per quei peccati e non altri.

Dire “sono un peccatore” senza precisare di quanti e quali peccati ci macchiamo è un po’ come dire con sussiego “certo, anch’io ho i miei difetti”. È molto indelicato ammettere di averne di orribili ed enumerarli in pubblico, come poteva accadere nei capitoli delle colpe monastici: la gente potrebbe pensare che siamo delle brutte persone. La reputazione ne risente.

Perciò restiamo nel vago senza mai mettere mano alle cose, nell’illusione che il Padreterno sia un vecchio arteriosclerotico che brontola un po’, ma alla fine ci perdona tutti. Che vuoi farci, Signore, sono un peccatore. Adesso che l’ho ammesso, fammi avere il prestito dalla banca. Fammi vincere al videopoker.

È certo che, ammaliato dai nostri spiegoni da belli dentro, quella specie di Babbo Natale che sta nell’alto dei cieli ci cascherà con tutte le scarpe. Questo, se tiriamo le fila di certi ragionamenti e del sottofondo melenso che si agita nel cattolicesimo. Se per disgrazia Dio non fosse Babbo Natale, il confronto minaccia di essere meno riposante.

Lo stesso quando il papa cita la “corruzione”: il discorso diventa meno aerodinamico. Come se la corruzione non fosse un peccato, tanto per cominciare. Come se il peccato di per sé non fosse corruzione dell’uomo.

Quale sarebbe il surplus di colpa e di pena nell’essere corrotti? Il papa non lo spiega. Si limita a rilevare che il corrotto nasconde dietro il “muro di gomma” della sua falsità, eleganza e ipocrisia i richiami della coscienza. Il peccatore fa qualcosa di diverso da questo? Non mi pare. Forse gli altri, io no di sicuro.

La distinzione speciosa fra peccato e corruzione la trovo interessante. Ad esempio, mi domando se padre Rupnik SJ, violentatore seriale di suore graziato dal papa, sia un corrotto o un peccatore. La seconda, suppongo.

Mi chiedo se Mariana Mazzuccato, abortista radicale nominata da Francesco membro della Pontificia Accademia per la Vita, sia una corrotta o una peccatrice.

La Mazzuccato l’anno scorso intervenne al WEF per dire che i vaccini avevano fallito nel sottomettere il mondo, che la gente percepisce il “cambiamento climatico” come troppo astratto, ma che tutti si sarebbero piegati all’imminente crisi idrica. Il terrore come strategia politica di esercizio selvaggio del potere. Peccatrice o corrotta? Probabilmente nessuna delle due cose. Benefattrice e filantropa, magari.

Oltre alla Mazzuccato, anche l’ultra-abortista olandese filo-Lgbtq Lilianne Ploumen venne premiata da papa Francesco con la medaglia di San Gregorio Magno, una delle massime onorificenze vaticane. Corrotta o peccatrice? Chi siamo noi per giudicare.

Albert Bourla, CEO di Pfizer, visitò in segreto Papa Francesco, tra il 2020 e il 2021 per ben due volte. Il segretario di Stato Parolin escluse la sola Pfizer dall’obiezione di coscienza – non era lecito eccepire, in sostanza – e per ben due volte, all’inizio e alla fine della campagna vaccinale, il papa ribadì macchinalmente che “vaccinarsi è un atto d’amore”.

Considerati i metodi con cui questo siero è stato imposto, i benefici nulli e gli effetti avversi incalcolabili, senza dimenticare gli enormi profitti che ha generato, Bourla è un corrotto o un peccatore?

Non sappiamo, ma ricordiamo che egli negoziava con Ursula Von der Leyen i contratti di vendita dei vaccini via Sms e WhatsApp. Messaggi che non sono stati resi pubblici perché, stranamente, sono andati persi.  Dal momento che le visite in Vaticano ci sono state ma nulla è stato divulgato, non è possibile fare illazioni di sorta.

Però una domanda quasi teologica possiamo rivolgerla al papa: la corruzione è soltanto in denaro, o è tale anche quando le persone fanno mercimonio della propria coscienza e spirito critico, sottostando bovinamente a ordini sconclusionati che fanno strame di ogni giustizia e principio d’ordine razionale, per tacere dei principi cattolici e diritti umani in generale?

Un uomo che si pieghi senza batter ciglio all’autorità resterà uomo nella misura in cui l’autorità stabilisce che lo è. Se l’autorità stabilisce che egli è un biscotto per cani, allora sarà quel biscotto. Questo è stato messo a tema durante la pandemia, e adesso lo è nella cosiddetta emergenza climatica. Si tratta di corruzione o peccato?

Perché il papa si accanisce contro i cattolici americani, mentre non dice una parola sul presidente Biden, che con metodi, diciamo… (lasciamo al lettore la scelta degli aggettivi) porta avanti in Ucraina una guerra di prossimità costata finora 500 mila morti e quasi dieci milioni di sfollati? Cosa pensa il papa delle prove sempre più schiaccianti che emergono della corruzione che coinvolge la famiglia del cattolico Biden in Ucraina?

Papa Francesco riceve Bill Clinton e il figlio di George Soros alla luce del sole, promettendo di intervenire al prossimo convegno della Clinton Foundation. L’urgenza della collaborazione nasce, manco a dirlo, dall’imminente “catastrofe climatica”.

Clinton compare in numerose inchieste, soprattutto quella che lo vede legato al violentatore seriale Jeffrey Epstein, coinvolto a sua volta in un giro di pedofilia e traffico di esseri umani di cui ancora non si vedono i confini. Clinton è un corrotto o un peccatore? Probabilmente un peccatore, il che come sappiamo turba blandamente il papa: Dio perdona tutto a tutti.

Qualcuno saprebbe fare qualche esempio di chi il papa ritenga un peccatore – a parte il, sempre secondo Francesco, “non cristiano” Trump quando volle estendere il muro al confine col Messico e le gabbie per bambini costruiti da Obama, il quale invece dichiarò che il papa fa bene a insistere sull’accoglienza ai migranti – e di chi ritenga invece un corruttore?

Nessuno può dire con certezza cosa intenda il papa. Uscite simili non devono stupire chi segue papa Francesco con attenzione. Nel 2014 in Calabria il papa scomunicò a braccio i mafiosi. La scomunica rimase flatus vocis, non essendosi mai tradotta in provvedimento canonico, ma anche qui: perché un mafioso è scomunicato e un trafficante di esseri umani no?

Forse l’accoglienza di tutti, nel modo rozzo e scomposto cui assistiamo, non ha generato profitti mostruosi? Non ha prodotto schiavitù, tratta di giovani donne indotte alla prostituzione, abuso di minori, traffico di organi, peccato e corruzione a livelli quasi impensabili? Non ha potenziato il traffico di droga, fornendo una rete di manovalanza disperata? Non sta gettando nel caos società un tempo non lontano ordinate, pacifiche e prospere? Eppure, il papa insiste ogni giorno: bisogna accogliere, senza se e senza ma.

In occasione dell’Earth Day, papa Francesco ha più volte parlato di “peccato contro la terra”. Il fatto che lo abbia definito “peccato” e non “corruzione” mi conforta: siamo nella fattispecie delle cose perdonate d’ufficio dal Buon Dio. Il problema è casomai attribuire alla terra una coscienza capace di offendersi. Il peccato in fondo è un concetto molto semplice: ciò che offende Dio, e allontana l’uomo da Lui.

Al di là del delirio mistico-febbrile sulla “terra che urla”, il “grido della terra” e via concionando, non mi risulta che “il pianeta” abbia la seppur minima traccia di coscienza. Ergo se uso male del creato offendo Dio, non la terra, il mare o i boschi di conifere.

Questo giocare sul filo semantico che separa il peccato dalla corruzione è sia un artificio retorico che spalanca le porte all’uso politico del peccato – né più né meno di quanto fa lo Stato quando penalizza certi comportamenti e ne depenalizza altri, secondo l’uzzolo del momento – sia un’utile distrazione dal punto essenziale: la natura umana è gradita a Dio nella misura in cui è redenta. Viceversa, essa è appunto corrotta, ma dal peccato, non solo dalla corruzione che è conseguenza de peccato. Come natura corrotta, non può essere gradita a Dio né ammessa al Suo cospetto.

Il sacrificio di Gesù Cristo è ciò che redime, ciò che purifica e ricompone ciò che è corrotto dal peccato. Ciò che nella nostra natura è corrotto dal peccato non sarà salvato, ma appunto mondato. Separato, rimosso, gettato via.

La morte e resurrezione di Cristo non è solo un atto d’amore e di pietà nei confronti dell’uomo, ma un passo necessario per ricreare la nostra natura. Non tutto di noi entrerà nella Casa del Padre. Il peccato non entrerà.

In termini umani – ciò oltrepassa la nostra capacità di giudizio segnata dal tempo, dallo spazio e dal peccato – noi non saremo come siamo oggi, ma qualcosa di profondamente diverso.

Forse una buona immagine di ciò che potrebbe essere la regala Collodi quando descrive Pinocchio, finalmente bambino in carne ed ossa, che osserva il vecchio burattino malconcio e inerte abbandonato sulla sedia. Fatto questo con un empito di tenerezza e simpatia, Pinocchio se ne separa perché è diventato altro. Totalmente altro. Nulla lo trattiene e lo lega al burattino.

La distinzione fra peccato e corruzione, in questo angolo del magistero attuale, sembra ridursi ad un mero sforzo umano arbitrario: pecca pure, ma non farti corrompere e non corrompere.

Una simile proposta claudicante contribuisce a confondere una situazione già caotica, pericolosa per la salvezza delle anime. Perché un peccatore si salvi più facilmente di un corrotto, non è chiaro. Non essendo chiaro nei presupposti, non può essere chiarito negli sviluppi.

Faremmo meglio ad abbandonare l’idea, piuttosto diffusa, che il papa faccia “confusione” su questo e su quello. L’idea è accettabile a condizione di stabilire il confine fra la confusione e il caos. Se il papa fa confusione, è doveroso da parte di coloro che lo sostengono dove e quando la confusione cessa di essere tale e diventa caos e sovversione.

In mancanza di un limite ideale posto a questa “confusione”  – ammetto che non sia cosa semplice – credo che l’argomento hagan lìo applicato al papa (“fare chiasso, casino”, come suggerì il pontefice ai giovani presenti al Sinodo amazzonico) sarà anche indice di rispetto filiale eccedente i meriti e di amore alla Chiesa, ma non regge più.

 



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