insetto e pianta carnivora

 

 

di Il Moschettiere

 

Era là, era ferma, era bella!

L’insetto le passò davanti. Tornò indietro. La sorvolò. Fece un mezzo giro sopra le sue larghe foglie.

La pianta, immobile, emanava odori sottili, acuti, penetranti, invisibili ed esibiva generosa le sue superfici.

L’insetto si posò di lato su un filo d’erba lì vicino, guardò, annusò, esitò. Riprese il volo gironzolando, fintamente distratto, intorno a quei colori sgargianti, in mezzo a quei profumi eccitanti.

La pianta era ferma, ancora. Respirava soltanto. Neppure la leggera brezza la muoveva. Era carnosa, era buona, era bella.

L’insetto, ronzò più vicino ancora. E alfine planò, eccitato, tra le valve aperte, invitanti, gustose. Avvertì sulle zampette qualcosa di denso, viscoso, che appiccicava. Tentò di liberarsi, ma con poco impegno. Nel frattempo aveva iniziato a succhiare di quella sostanza umida e deliziosa.

Quanto tempo rimase così, invischiato, a succhiare? Non ebbe il tempo di calcolare. Due ombre avanzarono, impercettibili, ai lati, e si richiusero su di lui. L’insetto si agitò, mosse le ali, sussultò… Il liquido denso ora lo avvolgeva e lo impregnava, lo corrodeva, lo annientava.

Lì dove c’era una foglia aperta e colorata ora si vedevano due piccole tenaglie chiuse, inesorabili. La digestione durò a lungo. Le valve si riaprirono. Dell’insetto nessuna traccia. Dintorno il silenzio.

Di nuovo la pianta era aperta. Era ferma, era bella, pulita, innocente!

 

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