Resurrezione di Piero della Francesca - affresco, 1463 - 1465, Borgo San Sepolcro
Resurrezione di Piero della Francesca – affresco, 1463 – 1465, Borgo San Sepolcro

 

 

Pasqua di Risurrezione (Anno A)

(At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9)

 

di Alberto Strumia

 

La Pasqua è la festa più importante dell’Anno Liturgico, perché in essa si afferma la fede della Chiesa, la nostra fede nella “vittoria di Cristo” sul “male”, il cui primo soggetto è Satana al quale si associano tutti coloro che lo seguono – angeli e uomini – e sulla “morte” che ne è la conseguenza più innaturale

  1. La vittoria

La parola “vittoria” si contrappone, per definizione, alla parola “sconfitta”. Ci si chiede, allora: da quale “sconfitta” di chi e di che cosa la “vittoria” di Cristo ha avuto ragione. A questo punto le “domande” e le “risposte” iniziano a concatenarsi, fino a spingersi fino al punto di partenza, all’origine. Chi si ferma a metà strada nella catena delle domande e di risposte si autocondanna ad una vita incomprensibile e monca della realtà. Con la festa di Pasqua la liturgia della Chiesa provoca a non fermarsi alla superficie delle cose: al materialismo, al naturalismo panteista, alla sociologia e alla psicologia.

Allora procediamo.

  1. La sconfitta

La “sconfitta” è quella dell’umanità e di ogni essere umano che ha “perso”, fino dai suoi primi passi, dall’origine. E che cosa è stato “perduto”? È stato “perduto”, perché rifiutato volontariamente dall’umanità in blocco, il modo “giusto” di stare di fronte a Dio Creatore; e di conseguenza di stare di fronte a se stessi e all’altro essere umano, e a tutta la creazione. È stata “perduta”, perché rifiutata, la “giustizia originale”. È questa la definizione del “peccato originale” («Defectus autem originalis iustitiae est peccatum originale» (san Tommaso, Summa Theol, I-II, q. 81, a. 5, ad 2um).

Con la sua Passione, Morte e Risurrezione Cristo ha “riparato”, con la sua onnipotenza divina, questo danno umanamente irreparabile; e lo ha fatto prendendo su di sé da uomo, l’errore dell’uomo. Ha così riaperto, per noi, l’accesso alla possibilità di ricollocarsi nel “giusto” modo davanti al Creatore. La presunzione dell’umanità di realizzare, con le sue sole forze, questa “riparazione”, la fa ricadere nell’orgoglio dell’errore delle origini. Non se ne esce, senza Cristo!

Per questo il Compendio del Catechismo, al n. 126 ci dice, rispondendo alla domanda: «Che posto occupa la Risurrezione di Cristo nella nostra fede?», che «La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo e rappresenta, con la Croce, una parte essenziale del Mistero pasquale».

  1. La fede nella Risurrezione

Questo numero, basandosi sui Vangeli e su tutto il Nuovo Testamento, dichiara esplicitamente, in forma sintetica (due righe!), che se non si crede nella Risurrezione non si è cristiani.

Perché la Risurrezione di Cristo è la dimostrazione del Suo potere divino di restituire agli uomini l’accesso alla “giustizia originale” e la vita eterna dell’intera persona corpo (risorto) e anima (immortale). San Paolo ha affermato chiaramente a tale proposito che: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1Cor 15,14).

  1. I motivi di credibilità

E al n. 127, rispondendo alla domanda «Quali “segni” attestano la Risurrezione di Gesù?», dice che «oltre al segno essenziale costituito dalla tomba vuota, la Risurrezione di Gesù è attestata dalle donne che incontrarono per prime Gesù e l’annunciarono agli Apostoli. Gesù poi “apparve a Cefa (Pietro), e quindi ai Dodici. In seguito, apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta” (1Cor 15,5-6) e ad altri ancora. Gli Apostoli non hanno potuto inventare la Risurrezione, poiché questa appariva loro impossibile: infatti Gesù li ha anche rimproverati per la loro incredulità».

È quanto ci documentano le letture di oggi e quelle di tutta la settimana prossima (settimana dell’Ottava di Pasqua).

Nessun essere umano ha assistito direttamente alla Risurrezione di Cristo. Se lo avesse fatto non avrebbe creduto per fede, ma per osservazione diretta. Mentre il Signore ha disposto che si creda “per fede”; una fede sostenuta razionalmente da “motivi di credibilità” plausibili, per muovere all’assenso, con l’aiuto della Grazia.

Questo numero indica tra i “motivi di credibilità” della Risurrezione di Cristo:

– la “testimonianza” di coloro che videro la tomba vuota del sepolcro di Cristo (Vangelo di oggi)

– e le numerose “apparizioni” del Risorto, sia a singoli individui che a più persone insieme.

E viene precisato che gli Apostoli non hanno potuto inventare la Risurrezione, poiché questa appariva loro impossibile: infatti Gesù li ha anche rimproverati per la loro incredulità. Del resto, apparirebbe “naturalmente impossibile” anche ciascuno di noi.

  1. Le conseguenze benefiche per la nostra vita

Nel n. 131, si traggono le conseguenze per la nostra esistenza, per la nostra vita, rispondendo alla domanda: «Quali sono il senso e la portata salvifica della Risurrezione?», si dice che «la Risurrezione è il culmine dell’Incarnazione. Essa conferma la divinità di Cristo, come pure tutto ciò che Egli ha fatto e insegnato, e realizza tutte le promesse divine in nostro favore. Inoltre, il Risorto, vincitore del peccato e della morte, è il principio della nostra giustificazione e della nostra risurrezione: fin d’ora ci procura la Grazia dell’adozione filiale, che è reale partecipazione alla Sua vita di Figlio unigenito; poi, alla fine dei tempi, Egli risusciterà il nostro corpo».

Anche questo numero è dedicato alla Risurrezione di Gesù Cristo. Esso precisa, oltre a quanto già detto nei numeri immediatamente precedenti:

– che La Risurrezione è il culmine dell’Incarnazione. Essa è lo scopo finale di tutto il piano della Salvezza ed è il motivo principale dell’Incarnazione, in quanto è la riprova, che conferma la divinità di Cristo. Nessun uomo può risorgere dai morti, e per di più con un corpo dalle proprietà soprannaturali, se non è Dio.

– È il principio della nostra giustificazione. Qui si introduce il termine giustificazione che sta a significare che la Redenzione consiste nella “riparazione” della “giustizia originale” venuta meno nel rapporto tra l’umanità e Dio Creatore. Siamo “giustificati” (resi nuovamente “giusti” nel rapporto verso Dio Creatore) in Cristo dalla Grazia; e alla nostra libera volontà è offerta la possibilità di obbedire a questa nuova legge della Grazia o di rifiutarla.

– Infine, dalla Risurrezione di Cristo deriva anche la nostra risurrezione dopo la morte, in vista del giudizio finale del quale si parla nell’ultimo articolo del Credo.

Il termine giustificazione sarebbe esistenzialmente incomprensibile senza aver compreso che il “peccato originale” – che è l’unica chiave adeguata per capire la condizione umana e l’intera storia dell’umanità – è la perdita della “giustizia” nel rapporto con il Creatore. Tutto questo ci dice l’importanza sostanziale della “vittoria di Cristo” nella Risurrezione, nella Pasqua.

Il primo passo di questa impresa del ristabilimento dell’accesso alla “giustizia originale”, è avvenuto con il sì di Maria all’Annuncio dell’Incarnazione del Verbo: «Avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Per questo a lei ci affidiamo sicuri. Cristo è veramente Risorto, Alleluia!

 

Bologna, 9 aprile 2023

 

 

 

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