Pier Paolo Pasolini

 

Un ateo, un marxista, un peccatore. Eppure capace di intuizioni…..

“(…) se molte e gravi so­no state le colpe della Chiesa nella sua lunga storia di potere, la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un po­tere che se la ride del Vangelo. In una prospettiva ra­dicale, forse utopistica, o, è il caso di dirlo, millenaristica, è chiaro dunque ciò che la Chiesa dovrebbe fare per evitare una fine ingloriosa. Essa dovrebbe passare all’op­posizione. E, per passare all’opposizione, dovrebbe pri­ma di tutto negare se stessa. Dovrebbe passare all’oppo­sizione contro un potere che l’ha così cinicamente ab­bandonata, progettando, senza tante storie, di ridurla a puro folclore. Dovrebbe negare se stessa, per riconqui­stare i fedeli (o coloro che hanno un «nuovo» bisogno di fede) che proprio per quello che essa è l’hanno ab­bandonata.

Riprendendo una lotta che è peraltro nelle sue tradi­zioni (la lotta del Papato contro l’Impero), ma non per la conquista del potere, la Chiesa potrebbe essere la gui­da, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che ri­fiutano (e parla un marxista, proprio in quanto marxi­sta) il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante (mai più di oggi ha avuto senso l’affermazione di Marx per cui il capitale trasforma la dignità umana in merce di scambio). È questo rifiuto che potrebbe dunque simbo­leggiare la Chiesa: ritornando alle origini, cioè all’op­posizione e alla rivolta. O fare questo o accettare un po­tere che non la vuole più: ossia suicidarsi”.

(Pier Paolo Pasolini, 22 settembre 1974. Lo storico discorsetto di Castelgandolfo, in Scritti Corsari, p. 350)

 

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