Biden osserva l’uccellino di Twitter

 

 

di Mattia Spanò

 

Lo Stato non è Dio, ma gli piacerebbe tanto. Senza che ce ne accorgessimo, occupati a prenotare last-minute una settimana a Formentera a 15 € e scaraventarci da McDonald per gustare l’hamburger gourmet firmato da Bastianich, i mandarini di Stato ci hanno prima ridotti a risorse veicolo di virus mortali, poi riempiti – con moderazione – di carta straccia-moneta, infine convinti dell’alto valore civico e morale della sofferenza solo dopo, si badi bene, aver promesso l’Eden dei fancazzisti: ogni lavoratore è un philosophe, fa lavori di concetto, il project leader, il nerd, l’esperto di marketing automation, avvia start-up digitali.

Fuffa al cubo. Del resto lo promise Romano Prodi al nostro ingresso nell’eurozona: lavoreremo un giorno di meno e guadagneremo di più. Una cuccagna cui gli italiani in particolare non potevano non abboccare. È andata, siamo nell’Empireo circondati da dei che sorseggiano nettare a mangiano tartine per l’eternità.

Tanto ci sono il minatore russo che prende la silicosi al posto nostro, e il bambino cinese o africano che cuciono palloni e muoiono schiacciati nei cunicoli per estrarre il coltan a mani nude, in modo da garantire le nostre scorribande social e lauti introiti a ragazzotti americani i quali si permettono di decidere loro cos’è la verità e cosa no, bannando il presidente se necessario.

Curioso che dopo aver strombazzato ai quattro venti che la verità non esiste, si lasci ai suddetti ragazzotti il monopolio della medesima, e un senile presidente nell’ultima vampa vitale gli tenga dietro istituendo il Ministero della Verità. Tutto ciò non pone alcun problema, fatta salva la domandina originaria: la verità esiste o no?

Se infatti esiste come emanazione esclusiva dello Stato, allora lo Stato è Dio. Se lo Stato è Dio, allora devo potermi dichiarare ateo. Se non posso dichiararmi ateo, o banalmente avere dei dubbi ed esporre critiche, allora mi si deve dimostrare che Mark Zuckerberg, Mario Draghi, Joe Biden e Greta Thumberg non sono uomini come me, ma sono dei. Da cristiano, Dio mi ha dato la possibilità di incontrarlo fisicamente e concesso di crocifiggerlo senza incenerirmi, cosa che ho puntualmente fatto. Per meno di questo, non ci sto. Se siete dei, allora devo potervi ammazzare in maniera dolorosa anzichenò. Se invece siete come me, come non detto, ma in tal caso non avete alcun potere sul sottoscritto. Né ora né mai.

Che lo Stato – anzi: gli Stati – si consegnino mani e piedi ad un manipolo di plutocrati in poliegoretano espanso non fa scattare nessun allarme.

Si arriva al punto in cui Stati africani trattano con il privato Pavel Durov, inventore della criptovaluta TON, per usarla come sottostante l’emissione di moneta nazionale. Questo non viene detto dai media, ma lo dichiara senza mezzi termini Durov stesso nel suo canale Telegram. Il motto di Google è don’t be evil, non essere cattivo, poi contornato dell’invito a do the right thing, fare la cosa giusta. Tu non devi essere cattivo e fare la cosa giusta. Loro fanno quello che vogliono.

Intendiamoci: niente di nuovo sul fronte occidentale. Questa è l’essenza del potere. Mentre il maggior filosofo gnostico del ‘900, Hans Jonas, afferma che storicamente la città nasce per difendere l’uomo dalla natura – la quale ti ammazza senza pietà né riguardi – noi approdiamo placidamente all’adorazione della medesima, salvo cercare l’evasione nel Metaverso.

La natura non è più il luogo della manifestazione del divino il quale ne affida all’uomo la responsabilità, il che al limite potrebbe assicurare una visione morale del mondo. No: la natura è morale in sé. Esattamente come nel Tempio di Gerusalemme non si poteva accedere al Santo dei Santi (tranne una volta all’anno il sommo sacerdote) noi non possiamo toccare la natura, altrimenti lasciamo un’impronta ecologica. E siccome non è obiettivamente possibile non toccare la natura, ecco che allora l’uomo diventa un problema, il cancro terminale della nostra Weltanschauung.

Si capisce allora perché festeggiare un aborto come fosse un compleanno o la festa per una promozione, o perché mai Jeff Bezos decida di pagare di tasca sua le spese alle dipendenti che decidono di abortire. I dipendenti di Amazon vengono sottopagati e vessati per il lavoro logorante che fanno, ma le dipendenti vengono profumatamente risarcite se sopprimono i propri bambini: non si può dire che Bezos difetti in logica ferrea. Spremere e umiliare i vivi, pagare per uccidere i futuri vivi è di una linearità quasi imbarazzante. Perché si può, e forse si deve abortire, ma non si può invadere l’Ucraina, come argomenta il professor Leonardo Lugaresi. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la violenza sulle donne, ci mancherebbe altro. Del resto, come nota il bioeticista Walter Veit, la nascita non conta niente. Si può uccidere tranquillamente anche un neonato.

Come sostennero Alberto Giubilini e Francesca Minerva (la fonte è sempre il sito UCCR):

Se una persona potenziale, come un feto e un neonato, non diventa una persona reale, come voi e noi, allora non c’è qualcuno che può essere danneggiato, il che significa che non vi è nulla di male”.

Questo tipo di ragionamento dovrebbe essere applicabile anche ad altri dilemmi. Ad esempio, la medicina preventiva e i vaccini: non avendo alcuna certezza che mi ammalerò, perché devo immunizzarmi? E poi chi l’ha detto che il Covid fa male? C’è chi la preso senza nemmeno accorgersene. Oppure devo fare esami per essere sicuro di non avere il cancro alle ovaie solo perché esistono uomini come me incinti? Se qualche milione di uomini muore di Covid bisognerebbe fare festa come per gli aborti, perché il Pianeta ne beneficia.

Lo Stato perfetto è quello che controlla i corpi, che integra i cittadini come componenti hardware di un software che rimane proprietà privata. Sul piano pratico, lo Stato perfetto colpisce l’uomo nei due momenti di massima vulnerabilità: l’inizio vita tramite l’aborto, e il fine vita tramite l’eutanasia. Questo perché l’uomo adulto può opporsi, ribellarsi, o banalmente decidere che non serviam. L’uomo libero, così gradito al Padreterno, sta allo Stato perfetto come Lucifero a Dio. Se non è inversione satanica questa, non so davvero cosa lo sia.

Un ultimo indizio di questa deriva travolgente e invasiva, è il sempre più evidente fastidio per i processi democratici: dall’idea che se non sei “esperto” di qualcosa tu perda il diritto di parola, agli irrituali e  legalmente dubbi DPCM inaugurati da Conte ed eretti a prassi da Draghi insieme al voto di fiducia, che da eccezione alla regola ha trasformato la regola in eccezione, per finire alla proposta del nostro premier di abolire il diritto di veto in sede europea.

Ciò significa che i paesi membri devono semplicemente sottostare ai desiderata di funzionari non eletti come Von der Leyen o cooptati come Paolo Gentiloni, o ancora l’ineffabile Stella Kyriakides, la Commissaria Europea alla Salute e Sicurezza del Cibo (!!!) il cui marito si è ritrovato sul conto corrente la bellezza di 4 milioni di euro a sua insaputa, mentre lei stessa avrebbe percepito cospicue dazioni da Pfizer, Astrazeneca e Johnson & Johnson.. Per tacere della fretta che deve avere Joe Biden di silenziare le marachelle del figlio Hunter

Abbandonando suggestioni arcaiche e laicamente, la domanda da porsi è una soltanto: eliminati tutti gli ostacoli allo Stato perfetto divinizzato – oggettivato l’uomo risorsa dopo averlo privato di ogni possibilità di badare a sé stesso, dopo averlo rinchiuso in città-prigione e isolato dai suoi simili portatori di malattie, dopo averlo convinto ad amare la propria sofferenza come una cosa buona – quale sarebbe il contrappeso? Cosa opponiamo al potere?

La risposta è: nulla. Così, finalmente libero da tutti i lacci e lacciuoli della religione, della cultura, della civiltà, l’uomo scopre di essere ciò che è nato per essere: un oggetto obsolescente, ora utile ora non più. Lo Stato perfetto, in fondo, è lo Stato che appartiene a qualcuno, come fu per il Congo che non era uno stato coloniale come gli altri, ma proprietà privata del cattolicissimo re del Belgio Leopoldo, in quella che fu la nave scuola di tutti i genocidi del XX secolo. Tanto per essere chiari circa il dove vanno a parare le cose umane.

 


 

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