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di Francesco Agnoli

 

Un filosofo di nome Parmenide, di Elea (Magna Grecia, VI sec. a.C) spiega che “l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. In altre parole: il nulla non esiste, non è neppure pensabile. Ogni sostantivo, aggettivo, verbo, sottintende l’essere: mangio= sono e mangio ecc.. l’essere precede l’avere. Poiché l’essere è e il non essere non è, deve esistere un essere che esiste da sempre e per sempre, assoluto, non dipendente da altro, che non è nato e che non morirà, eterno: altrimenti dovremmo dire che l’essere viene dal non essere e finirà nel non essere, il che è assurdo. Dovremmo dire che quando non c’è l’essere, c’è il nulla. Il che è senza senso. Questo essere per Parmenide è l’universo.

Per il libro biblico del Genesi, stesso secolo, VI a.C.,  il ragionamento di partenza è il medesimo: il nulla non esiste. Ma nel contempo l’essere non è l’universo, perché fatto di cose finite e mortali, periture, limitate… Anche le stelle, recitano i testi sacri, periscono, si consumano, come i fiori del campo… Solo Dio è pienamente: per questo si definisce: “Io sono colui che sono”.

Da Parmenide partono i fisici pluralisti, Democrito e Leucippo ed Anassagora. Costoro vogliono mantenere l’intuizione di Parmenide, ma devono salvare il divenire, il nascere e morire, almeno apparente, delle cose. Per Democrito, padre di ogni futuro materialismo, esistono soltanto gli atomi (indivisibili), eterni, ingenerati, cioè l’essere parmenideo, di eguale qualità, ma di diversa forma, che si muovono secondo caso e necessità in uno spazio vuoto infinito, producendo infiniti mondi. Tutto si aggrega (nasce) e si disgrega (morte apparente), ma sempre rimangono i medesimi atomi: essi sono ciò che eternamente è, sono tanti piccoli “dei”. Oggi: no spazio vuoto, non atomi infiniti…(“le particelle elementari non sono certamente eterne ed indistruttibili unità di materia, esse in realtà possono trasformarsi le une nelle altre”, W. Heisenberg).

Tutto è insomma un immenso meccanismo inconsapevole: ma allora da dove derivano l’ordine, la differente qualità delle realtà (un sasso e un uomo sono di qualità diversa) e la consapevolezza evidente, in parte negli animali, di più nell’uomo? Come spiegare l’esistenza di realtà immateriali quali le idee? Come parlare di etica e di libertà umana nella vita morale?
Per Anassagora le cose non possono stare così: egli preferisce agli atomi dei semi (vita, sviluppo, potenzialità) ed ipotizza una Mente ordinatrice, il Nous. Fingiamo che i semi o gli atomi siano tesserine del lego: un castello, una casa, un giardino di lego, per formarsi, hanno bisogno di una intelligenza che le assembla! Da sole, per caso o necessità, non danno vita a nulla… di ordinato, sensato… Così le lettere dell’alfabeto: non bastano le lettere per giustificare una ricetta di cucina, un verso, una intera poesia. Gli elementi materiali (lettere, tesserine ecc.) sono solo parte della realtà, e non la più importante. Ne saranno convinti Socrate, Platone, Agostino, Tommaso

 

La pagina dell’autore e le puntate precedenti le trovate qui.

 

 

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