PARLARE DI “IDEALE” SIGNIFICA SOTTOVALUTARE LA POTENZA DELLA GRAZIA

Weigel dice: l’affermazione che dice che Dio può chiedermi, attraverso la mia coscienza, di fare cose che non sono coerenti con l’insegnamento della Chiesa – rompe i legami tra Dio, l’autorità dell’insegnamento della Chiesa e la coscienza in modo pericoloso.

 

Le Scritture della Quaresima nella liturgia quotidiana della Chiesa invitano a due riflessioni correlate. Le settimane immediatamente precedenti la Pasqua ci chiamano a camminare a Gerusalemme ad imitazione di Cristo, affinché anche noi, a Pasqua, siamo benedetti con acqua battesimale e inviati nel mondo in missione. Le settimane precedenti, quelle immediatamente successive al mercoledì delle ceneri, propongono un serio esame di coscienza: Che cosa c’è in me che non funziona? Che cosa mi impedisce di essere il discepolo missionario per cui sono stato battezzato?

In questa Quaresima, quell’esame di coscienza potrebbe benissimo includere una riflessione seria su che cosa significhi “coscienza”.

Questo concetto spesso controverso è tornato al centro della conversazione cattolica a livello mondiale, grazie al prossimo cinquantesimo anniversario dell’Humanae Vitae, enciclica profetica del beato Paolo VI sui mezzi moralmente appropriati di pianificazione familiare, e alla discussione in corso generata dall’esortazione apostolica di papa Francesco sul matrimonio, Amoris Laetitia. In quella conversazione, si sono sentite voci che sollecitano una visione della coscienza curiosa, anche pericolosa: in certe circostanze, la coscienza può permettere o addirittura richiedere che una persona scelga gli atti che la Chiesa ha costantemente insegnato essere intrinsecamente sbagliati, come l’uso di mezzi artificiali di contraccezione, o la ricezione della Santa Comunione mentre si vive la vita matrimoniale in una unione che non è stata benedetta dalla Chiesa.

Coloro che propongono questa idea di “coscienza” ci spingono a riconoscere tre cose: 1) che la vita spirituale e morale sia un cammino; 2) che quando la Chiesa insegna che alcune cose sono sbagliate e nessuna combinazione di intenzioni e conseguenze può renderle giuste, [in realtà] la Chiesa sta proponendo un “ideale” al quale la risposta più “generosa” potrebbe non essere sempre possibile ; 3) e che i confessori e i direttori spirituali siano guide compassionevoli e discernenti lungo i percorsi spesso rocciosi della vita morale.

Nessuna persona ragionevole contesterá l’ultima affermazione. Sono grato di essere stato il beneficiario di una guida così attenta, e più di una volta. Ma le altre due affermazioni sembrano problematiche, per dirla con delicatezza.

Se, per esempio, la “coscienza” (vedi anche qui) mi può indurre a usare mezzi contraccettivi artificiali a causa delle mie condizioni di vita, perché la coscienza non può permettere, o addirittura esigere, che io continui a truffare i clienti se la mia azienda è indebitata e la mia famiglia soffrirebbe a causa del fallimento, anche quando lavoro in una situazione finanziaria migliore e più onesta? Perché la “coscienza” non potrebbe permettermi, durante il mio percorso verso l'”ideale”, di continuare a giudicar benevolmente le relazioni extraconiugali nel mentre io e il mio coniuge elaboriamo i nodi presenti nel nostro matrimonio? All’interno dell’idea che la “coscienza” possa permetterci o addirittura richiederci di fare qualcosa di sbagliato, punto, dove è l’interruttore che impedirebbe a una coppia di “discernere” che l’aborto sia la migliore soluzione alle difficoltà [attuali] di portare a termine questo bambino non ancora nato, anche se in circostanze future abbraccerebbero l'”ideale” accogliendo un bambino nella loro famiglia?

L’ulteriore affermazione fatta qui – cioè che Dio può chiedermi, attraverso la mia coscienza, di fare cose che non sono coerenti con l’insegnamento della Chiesa – rompe i legami tra Dio, l’autorità dell’insegnamento della Chiesa e la coscienza in modo pericoloso.

Cristo ha promesso di mantenere la sua Chiesa nella verità (Gv 8,32; Giovanni 16,3). Tale promessa è stata violata? Il Concilio di Trento ha insegnato che è sempre possibile, con l’aiuto della grazia di Dio, obbedire ai comandamenti: Dio vuole la nostra trasformazione e ci aiuta lungo il cammino della santità. Tale insegnamento è stato soppresso? Sostituito da un “cambiamento di paradigma” in un radicale soggettivismo che ha svuotato la maggior parte del protestantesimo liberale della zavorra spirituale e morale? Il Vaticano II ha insegnato che nella mia coscienza c’è “una legge inscritta da Dio”. Dio ora mi dice che posso violare la verità che ha scritto nel mio cuore?

Suggerire che la Chiesa insegni “ideali” impossibili da vivere sottovaluta la potenza della Grazia e svuota la vita morale del dramma che Dio stesso ha costruito in essa. La Quaresima non ci chiama a confessare che non siamo riusciti ad essere all’altezza di un “ideale” irraggiungibile; la Quaresima non ci chiama ad autoassolverci come il fariseo in Luca 18,10-14, che è andato via non giustificato. La Quaresima ci chiama ad abbracciare l’umiltà del Vangelo pubblicano e a confessare che abbiamo peccato, sapendo che la misericordia di Dio può guarire ciò che è rotto in noi se cooperiamo con la sua grazia. [grassetto mio]

George Weigel

(Nella mia traduzione, un articolo – qui – dello scrittore George Weigel, e biografo di papa Giovanni Paolo II, pubblicato ieri su The first Thing)

 

 

 

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