Vescovo Christian Würtz (screenshot)
Vescovo Christian Würtz (screenshot)

 

 

di Sabino Paciolla

 

Papa Leone XIV ha nominato l’altro ieri Christian Würtz, finora vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia, come nuovo vescovo della diocesi di Eichstätt, in Baviera. Si tratta dunque di una promozione. A 55 anni, Würtz succede a mons. Gregor Maria Hanke, O.S.B., cioè un benedettino, che si era dimesso in anticipo nella Pentecoste del 2025 all’età di 70 anni, e diventa così il vescovo diocesano più giovane della Germania.

La nomina, resa nota martedì dalla Santa Sede, pone fine a un periodo di sede vacante durato oltre un anno. La proclamazione ufficiale è avvenuta nella cattedrale di Eichstätt in occasione della festa di san Willibaldo, fondatore della diocesi nel VIII secolo. Nelle sue prime dichiarazioni, Würtz ha espresso gratitudine per l’incarico ricevuto: «Sono lieto del mio nuovo incarico. Spero di poter mettere le mie esperienze e le mie capacità al servizio della costruzione del Regno di Dio e di camminare insieme alle persone di questa diocesi».

Secondo Catholic Culture, la nomina di Eichstätt è stata considerata un vero e proprio banco di prova per il pontificato di Leone XIV, poiché si tratta di una delle poche diocesi tedesche in cui il Papa ha piena libertà nella scelta del vescovo, a differenza di altre sedi dove è il capitolo della cattedrale a indicare il candidato.

Date le prese di posizione non ortodosse espresse dal vescovo Christian Würtz nel recente passato, è facile ipotizzare che questa nomina, voluta da Papa Leone XIV, scateni molte critiche. È facile immaginare quale sarà il principale oggetto di tali critiche: il ricorso a due pesi e due misure. Da una parte sacerdoti della FSSPX scomunicati, nonostante siano ortodossi nella dottrina; dall’altra vescovi come Würtz, notoriamente eterodossi, che vengono promossi. E non si potrà dar torto a chi solleva queste critiche. Quantomeno, sarà difficile negare che in tutta questa situazione qualcosa non torni.

Un percorso tra diritto, teologia e pastorale

Nato a Karlsruhe nel 1971, Würtz ha intrapreso inizialmente studi di Giurisprudenza prima di entrare in seminario. Possiede un doppio dottorato, in diritto civile e canonico (iuris utriusque) e in Teologia. Ordinato sacerdote nel 2006 per l’arcidiocesi di Friburgo, ha ricoperto vari incarichi pastorali, accademici e giudiziari: giudice del tribunale ecclesiastico di Friburgo, parroco, decano cittadino e infine rettore del seminario arcidiocesano, ruolo dal quale ha guidato la formazione dei futuri sacerdoti. Nel 2019 papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare di Friburgo, rendendolo allora il vescovo più giovane della Germania, con appena 48 anni.

Le posizioni sul Cammino sinodale tedesco

Il tratto più rilevante del profilo di Würtz riguarda il suo attivo coinvolgimento nel controverso Cammino sinodale tedesco, un percorso di riforma che negli ultimi anni ha suscitato ampio dibattito nella Chiesa universale. Nel settembre 2022 ha votato a favore del documento che proponeva una rivalutazione dottrinale dell’omosessualità, sostenendo che l’orientamento omosessuale non costituisce una scelta personale e chiedendo maggiore accoglienza per le persone omosessuali nella vita ecclesiale. Il testo approvato affermava che, poiché l’orientamento omosessuale fa parte della persona umana creata da Dio, esso non debba essere giudicato eticamente in modo diverso da quello eterosessuale, e che gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso non costituiscano di per sé un peccato né debbano essere considerati intrinsecamente malvagi.

Nel testo del Cammino sinodale del 2023 si leggeva: «Il rifiuto di benedire la relazione di due persone che desiderano vivere la propria unione nell’amore, nell’impegno e nella responsabilità reciproca e verso Dio si rivela spietato, se non addirittura discriminatorio, in una società che ha fatto della dignità umana e della libera autodeterminazione il principio morale supremo»

Nella stessa assemblea, Würtz ha sostenuto anche il testo sulla «diversità di genere», che esortava le diocesi a rivedere prassi pastorali e amministrative per favorire l’inclusione di persone transgender e intersessuali.

Würtz votò “sì “anche sul testo intitolato “Rivalutazione cattolica dell’omosessualità“. Il testo afferma: “Poiché l’orientamento omosessuale è parte dell’essere umano creato da Dio, non è eticamente diverso dall’orientamento eterosessuale”. E poco dopo: “La sessualità tra persone dello stesso sesso, compresi gli atti sessuali, non è quindi un peccato che separa da Dio, né è intrinsecamente cattiva. Piuttosto, deve essere valutata alla luce della realizzazione dei suddetti valori”. Di conseguenza, il Catechismo della Chiesa Cattolica deve essere modificato. 

Nel marzo 2023 ha votato nuovamente a favore dell’introduzione di celebrazioni di benedizione per le coppie dello stesso sesso e per i divorziati risposati, una delle iniziative più discusse dell’intero Cammino sinodale. Il documento approvato riconosceva per le coppie dello stesso sesso e dei divorziati risposati la possibilità di sottoporre pubblicamente la loro unione alla benedizione di Dio, la quale, pur non cancellando quelle esperienze, offre alla Chiesa l’opportunità di mostrare apprezzamento per l’amore e i valori vissuti in tali relazioni, aprendo la strada alla riconciliazione.

Würtz ha inoltre appoggiato le risoluzioni sinodali riguardanti l’ordinazione delle donne, che chiamavano in causa direttamente l’Ordinatio Sacerdotalis, la lettera apostolica del 1994 con cui San Giovanni Paolo II riservava l’ordinazione sacerdotale ai soli uomini. Il documento sinodale non contestava direttamente l’insegnamento, ma ne chiedeva un riesame da parte della massima autorità della Chiesa, sostenendo che occorresse chiarire in modo autorevole se l’insegnamento dell’Ordinatio Sacerdotalis vincoli o meno la Chiesa in modo infallibile.

Su tutti questi tre punti — benedizioni delle coppie omosessuali, rivalutazione dell’omosessualità e ordinazione delle donne — il suo predecessore Hanke aveva invece votato contro, segnando una netta divergenza di visione tra i due presuli.

Gesti di apertura e dialogo

Il nuovo vescovo si è distinto anche per alcuni gesti di dialogo con le componenti più critiche della Chiesa tedesca. Poco dopo la sua ordinazione episcopale nel 2019, incontrò alcune esponenti del movimento Maria 2.0, nato in Germania per rivendicare riforme ecclesiali, tra cui l’accesso delle donne al sacerdozio, consegnando loro una lettera personale e un gomitolo di filo rosso come simbolo del dialogo.

Più recentemente, nel maggio 2025, in qualità di rettore del seminario di Friburgo, ha ricevuto le domande simboliche di ammissione presentate da nove studentesse di teologia che protestavano contro la riserva del sacerdozio ministeriale ai soli uomini. Pur ribadendo di non poterle ammettere per la normativa vigente, Würtz ha definito l’iniziativa «un buon segno dell’impegno e della serietà con cui queste donne affrontano la loro vocazione e il loro cammino nella Chiesa», e ha successivamente incontrato le studentesse in un colloquio descritto da entrambe le parti come rispettoso e costruttivo.

Würtz guida ora una diocesi storica, suffraganea dell’arcidiocesi di Bamberga, che conta oggi 334.517 cattolici distribuiti in 253 parrocchie, organizzate in 74 unità pastorali e otto decanati.

 

 

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