Di seguito riportiamo un articolo di Diane Montagna, pubblicato su The Remnant. Eccolo nella traduzione di Annarosa Rossetto. 

 

Roma, basilica papale di san Pietro, 15 maggio 2011: all'altare della Cattedra, il card. Brandmüller celebra la Santa Messa secondo il rito tradizionale
Roma, basilica papale di san Pietro, 15 maggio 2011: all’altare della Cattedra, il card. Brandmüller celebra la Santa Messa secondo il rito tradizionale

 

The Remnant ha appreso che un documento vaticano è attualmente all’esame di Papa Francesco che amplierebbe e rafforzerebbe il suo Motu proprio Traditionis Custodes del 2021, affermando che l’unica liturgia ufficiale del rito latino è il Novus Ordo, e regolamentare in modo rigoroso le comunità ex- Ecclesia Dei.

Fonti bene informate vaticane hanno confermato al Remnant , (che aveva puntualmente avvertito della Traditionis Custodes prima della sua pubblicazione nel 2021) che la bozza di documento, in forma di costituzione apostolica, è stata presentata a papa Francesco a fine gennaio dai superiori del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti presieduto dal Cardinale Arthur Roche.

Il documento sarebbe stato redatto da funzionari del dicastero, sotto la guida del suo segretario, l’arcivescovo Vittorio Francesco Viola, OFM, in collaborazione con almeno un consultore dell’ufficio vaticano per le celebrazioni liturgiche pontificie.

Mentre la Traditionis Custodes mira principalmente a contrastare la crescita della tradizionale Messa in Latino e dei sacramenti tra il clero diocesano, questo nuovo documento infliggerebbe un colpo particolarmente pesante alle comunità ex- Ecclesia Dei, vietando le ordinazioni diaconali e sacerdotali nel Vetus Ordo, vietando la amministrazione degli altri sacramenti ai fedeli, e richiedendo la concelebrazione di tutti i sacerdoti, compresi i membri di questi istituti.

Sarebbe anche interpretato da cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici come un totale ripudio dell’eredità di Papa Benedetto XVI solo pochi mesi dopo la sua morte.

Sul tavolo ci sarebbe anche un divieto delle messe domenicali nel Vetus Ordo.

The Remnant ha anche appreso che un cardinale italiano creato nel 2022 sta cercando di convincere Papa Francesco a promulgare una costituzione apostolica alternativa, che a prima vista può sembrare meno dura ma in realtà è peggiore perché cerca di seppellire una volta per tutte la liturgia tradizionale in Latino.

Questa seconda bozza non menzionerebbe mai il Vetus Ordo ma piuttosto celebrerebbe il 54° anniversario della promulgazione della costituzione apostolica di Paolo VI sul Nuovo Messale Romano (3 aprile 1969), rendendo probabile la data della sua pubblicazione lunedì della Settimana Santa. Fonti dicono che racconterà le “benedizioni” della riforma liturgica di Paolo VI e i “frutti abbondanti” che essa ha prodotto nella Chiesa, e cercherà di “coronarla e completarla” dichiarando che, d’ora in poi, l’unico rito ufficiale della Chiesa latina è il Messale Romano di Paolo VI, il Novus Ordo.

Senza mai dire una parola sul Vetus Ordo, questa seconda opzione farebbe avanzare tutto ciò che è contenuto nella prima per le conseguenze che comporta. Darebbe ai vescovi che sono ostili alla liturgia tradizionale – o che sono disposti a sacrificarla per quello che vedono come un bene più grande – la base per sradicarla nelle loro diocesi. E rafforzerebbe gli sforzi del cardinale Arthur Roche per rafforzare i vescovi dalla mentalità tradizionale affinché implementino la sua interpretazione della Traditionis Custodes, dopo ripetuti tentativi di farlo in modi considerati dai canonisti contrari alla legge della Chiesa.

Ma nulla è scolpito nella pietra a questo punto, ci viene detto, e c’è una notevole resistenza da parte dei membri della Curia Romana, che credono che la promulgazione di entrambe le costituzioni apostoliche da parte di Papa Francesco manderebbe la Chiesa in acque inesplorate, ferendo ulteriormente il Corpo Mistico di Cristo, ed essere visto (sia dai cattolici che dai non cattolici) come un atto crudele e divisivo.

Sarebbe anche interpretato da cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici come un totale ripudio dell’eredità di Papa Benedetto XVI solo pochi mesi dopo la sua morte.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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