Papa Francesco (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Papa Francesco (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

 

 

di Sabino Paciolla

 

Mentre la Chiesa tedesca si appresta ad iniziare un processo sinodale motivato dalla crisi della fede in Germania, Papa Francesco ha inviato sabato scorso ai vescovi tedeschi una lettera (in spagnolo e tedesco) per ricordare che non si cammina da soli, ma con la Chiesa universale.

Nella missiva il Papa ricorda che una risposta puramente umana ad una problematica certamente seria come quella degli abusi sessuali e della generale crisi della fede non può portare a frutti duraturi. La ragion d’essere della Chiesa è che “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Per questo, la soluzione ai problemi non può essere “un ‘ritocco’ che adatti [la Chiesa] allo spirito del tempo ma che le faccia perdere la sua originalità e profezia”.

Come abbiamo segnalato in un precedente post, a fine settembre scorso la Conferenza Episcopale Tedesca pubblicò uno studio che rilevò, tra l’altro, circa 3.700 casi di abusi sessuali segnalati nella chiesa tedesca dal 2010 al 2014.

Le statistiche suscitarono indignazione nell’opinione pubblica e i vescovi tedeschi tennero diverse riunioni per discutere le misure da prendere. Scaturirono alcune proposte che si decise si sarebbero dovute discutere ed approfondiere in un successivo Sinodo tedesco. Esse includevano la revisione della disciplina della Chiesa sul celibato sacerdotale, la revisione del diritto ecclesiastico, la promozione di un maggior numero di donne nell’amministrazione della Chiesa e la revisione dell’insegnamento cattolico sulla morale sessuale (comprese le unioni omosessuali).

Ciò che però colpì maggiormente furono le parole dette nel marzo scorso in conferenza stampa dal card. Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. “La Chiesa ha bisogno del progresso sinodale”, affermò Marx. “Papa Francesco incoraggia questo”. Disse inoltre che l’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale non ha ancora reso conto delle recenti significative scoperte teologiche e delle scienze umanistiche, e che il significato della sessualità per la personalità non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione da parte della Chiesa.

Riguardo il celibato sacerdotale, il card. Marx disse che i vescovi tedeschi apprezzano il celibato sacerdotale come “espressione del legame religioso con Dio” e non vogliono semplicemente rinunciarvi. Ma fino a che punto il celibato dovrebbe sempre essere un elemento di testimonianza sacerdotale è una questione “che noi determineremo” attraverso il “processo sinodale“.

Ma la cosa che allarmò molto fu il carattere ultimativo e definitivo che doveva essere dato ai risultati del processo sinodale. Infatti, il card. Marx parlò di “processo sinodale vincolante”. Come dire, le decisioni che sarebbero scaturite in materia di morale sessuale, celibato sacerdotale e ruolo della donna sarebbero state vincolanti, indipendentemente da quanto affermato dalla Chiesa cattolica nel suo complesso.

Apparve a molti che la Chiesa tedesca stesse strumentalizzando la crisi degli abusi in Germania per portare avanti una “rivoluzione” di ampia portata già scritta nella sua agenda dell’ala più progressista. Nelle parole ultimative del card. Marx era racchiuso tutto il potenziale scismatico da molti temuto e che aleggia da qualche decennio.

Proprio quel rischio di scisma che è molto sentito anche dal papa emerito Benedetto XVI, come è venuto fuori dal colloquio di qualche giorno fa tra lui ed il giornalista Massimo Franco sul settimanale “7” del Corriere della sera: “L’ossessione dell’unità della Chiesa, per Ratzinger, è più acuta che mai. E i fantasmi di uno scisma sono presenti sia a lui, sia al successore, sia a molti cardinali. La prospettiva di una lacerazione nella sua amata Germania è sempre meno inverosimile”.

Quelle parole di Marx hanno creato molto allarme, tanto da spingere lo scrittore George Weigel a dire: “Eminenza, la Chiesa tedesca – il cattolicesimo dei miei antenati – sta morendo. Essa non si rivitalizzerà diventando un simulacro del protestantesimo liberale moribondo”.

Per tutto quanto abbiamo illustrato, era molto attesa la lettera del Papa al prospettato cammino sinodale tedesco. Papa Francesco, però, non risponde alle domande che hanno suscitato il sinodo. Con la lettera dà un contributo spirituale al dibattito. Non offre soluzioni, non vieta le discussioni, ma nello stile dell’Evangelii gaudium il Papa ricorda la centralità dello Spirito Santo.

La sua prospettiva sulla questione è quella dell’unità della Chiesa: “Ogni volta che una comunità ecclesiale ha cercato di uscire dai suoi problemi da sola, affidandosi soltanto alle proprie forze, metodi e intelligenza, ha finito per moltiplicare e alimentare i mali che voleva superare”, scrive nella lettera.

“Le sfide attuali, così come le risposte che diamo, richiedono un lungo processo di maturazione e la collaborazione di un intero popolo nel corso degli anni”, ha detto, osservando che “cercare risultati immediati” può avere conseguenze che sono “fugaci perché non corrispondono alla vocazione che ci è stata data”.

“Per affrontare questa situazione [di crisi], i vostri pastori hanno suggerito un percorso sinodale. Che cosa ciò significhi concretamente e come si svilupperà è qualcosa che è sicuramente ancora in fase di riflessione. Da parte mia, ho espresso le mie riflessioni sulla sinodalità della Chiesa in occasione della celebrazione del cinquantesimo anniversario del Sinodo dei vescovi. In sostanza è un sinodo sotto la guida dello Spirito Santo, cioè camminare insieme e con tutta la Chiesa sotto la sua luce, guida e irruzione per imparare ad ascoltare e discernere l’orizzonte sempre nuovo che vuole darci. Perché la sinodalità presuppone e richiede l’irruzione dello Spirito Santo”.

“Alla base di questa tentazione c’è il credere che la migliore risposta ai molti problemi e alle carenze esistenti sia quella di riorganizzare le cose, cambiarle e ‘rimetterle insieme’ per ordinare e rendere più agevole la vita ecclesiale adattandola alla logica attuale o a quella di un particolare gruppo”. Una realtà ecclesiale organizzata non risolve nulla – spiega Francesco – perché ha bisogno anche del “morso del Vangelo”, della sua freschezza.

“L’evangelizzazione vissuta in questo modo – osserva Papa Francesco – non è una tattica di riposizionamento della Chiesa nel mondo di oggi”, non è un “ritocco” che adatta la Chiesa allo spirito dei tempi facendole perdere la sua originalità e la sua missione profetica.

“Ogni volta che la comunità ecclesiale cerca di lasciare i suoi problemi da sola e si concentra esclusivamente sulle sue forze o sui suoi metodi, la sua intelligenza, la sua volontà o prestigio, finisce per aumentare e perpetuare i mali che cercava di risolvere”, ha detto Francesco.

E aggiunge: “Camminiamo insieme lungo il cammino, come un corpo apostolico, e ascoltiamoci sotto la guida dello Spirito Santo, anche se non la pensiamo allo stesso modo”. Il Papa conclude: “Il Signore ci indica la via delle Beatitudini”.

In una dichiarazione congiunta rilasciata dopo la pubblicazione della lettera del Papa, i cardinali Marx e Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, l’organo di coordinamento delle organizzazioni laicali cattoliche ufficiali tedesche, si sono detti incoraggiati dalle parole di Papa Francesco, che saranno prese “come orientamento per la nostra azione comune”.

Il cardinale tedesco Rainer Maria Woelki (colui che si oppose alla proposta della Comunione ai protestanti avanzata dal card. Marx) nel ringraziare Papa Francesco per la lettera, ha detto:”È rinfrescante quanto il Santo Padre esprime con chiarezza e senza timore anche a parole i termini che noi spesso esprimiamo in questo Paese solo con esitazione e una certa timidezza, e che abbiamo quasi perso: pentimento, conversione, missione”. A suo parere, Papa Francesco ha messo correttamente a fuoco il punto centrale: “Come possiamo conservare la fede oggi e trasmetterla alla prossima generazione?”.

Come si vede, Papa Francesco spinge alla discussione, riconosce diversità di vedute, ma esorta ad un cammino sinodale, alla unità, senza però mettere dei paletti o ribadire punti fermi circa le questioni roventi del celibato sacerdotale, della morale sessuale (es. benedizioni delle coppie omosessuali), diaconato femminile o addirittura sacerdozio femminile, preferendo dire che “Le sfide attuali, così come le risposte che diamo, richiedono un lungo processo di maturazione e la collaborazione di un intero popolo nel corso degli anni”.

Per questo, le parole della lettera di Papa Francesco fanno sentire “incoraggiati” coloro che propongono profondi e “vincolanti” cambiamenti (card. Marx et altri), ma fanno sentire rincuorati anche coloro che temono molto quei medesimi cambiamenti (card. Woelki et altri).

Sembra di essere ritornati allo scontro tra il card. Marx ed il card. Woelki dell’anno scorso sulla Comunione ai protestanti. Quella volta vinse il card. Marx che, lo ricordiamo, è anche membro del C9, il comitato ristretto di 9 cardinali(almeno all’inizio) che aiuta il Papa nella riforma della Curia romana.

A questo punto è doverosa una domanda: ci ritroveremo nelle stesse condizioni della situazione già vista l’anno scorso riguardo la Comunione ai coniugi protestanti nei matrimoni misti con i cattolici in cui una risposta non-risposta da parte di Papa Francesco ha spalancato le porte nella maggior parte delle diocesi tedesche alla distribuzione della Comunione ai protestanti?

Il tempo ce lo dirà.

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