Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Michael Haynes e pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

 

Eugenio Zaffaroni è uno dei membri del consiglio di amministrazione di un nuovo istituto per i “diritti sociali” con sede in Vaticano, nonostante il suo passato di promotore di programmi anti-vita.

 

Papa Francesco ha nominato il suo amico di lunga data e collega argentino Eugenio Raúl Zaffaroni a una carica vaticana, nonostante il controverso curriculum di Zaffaroni e il suo sostegno all’omosessualità e all’aborto.

Annunciato il 18 agosto dalla Sala Stampa della Santa Sede, Papa Francesco ha formalmente riconosciuto un gruppo creato per la prima volta nel 2019 e ha fatto la mossa peculiare di designarlo come associazione privata di fedeli.

Il Comitato Panamericano di Giudici e Giudici per i Diritti Sociali e la Dottrina Francescana [COPAJU] ha avuto i suoi statuti e il suo logo formalmente approvati dal Papa, insieme alle sue prime nomine e assegnazioni di personale.

Nato da un’idea e da una filiale della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali del Vaticano, il Comitato è stato istituito per la prima volta nel 2019 da un incontro in Vaticano di 120 magistrati provenienti da tutte le Americhe. Secondo il chirografo del Papa, il gruppo è orientato alla “tutela e promozione dei diritti sociali da parte della magistratura, ponendo particolare attenzione ai settori sociali scartati, colpiti dai diversi processi di neocolonialismo”.

Come filiale del COPAJU, Papa Francesco ha istituito un nuovo gruppo di ricerca, nominandovi un amico della sua terra natale, l’Argentina, il cui operato in materia di vita e famiglia contraddice l’insegnamento morale cattolico. Raúl Eugenio Zaffaroni è stato nominato uno dei tre membri del consiglio di amministrazione del nuovo Istituto di Ricerca e Promozione dei Diritti Sociali “Fray Bartolomé de las Casas”.

Il nuovo Istituto si occuperà di “scopi accademici, didattici e formativi nel campo dei diritti sociali, delle migrazioni e del colonialismo”. Come tale, sarà finanziariamente “sostenuto, diretto e amministrato dalla COPAJU e opererà sotto gli auspici della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali”.

Ma Zaffaroni, nonostante la sua nomina in un organismo con sede in Vaticano, ha una lunga tradizione di promozione dell’aborto e dell’omosessualità. Ex membro della Corte Suprema argentina dal 2003 al 2015, Zaffaroni è stato anche giudice della Corte interamericana dei diritti umani (CIDH) dal 2016 al 2022.

Come ha riferito Maike Hickson di LifeSite nel 2019, Zaffaroni è stato il principale responsabile dell’organizzazione di un evento in Vaticano per gli attivisti LGBT sulla depenalizzazione dell’omosessualità. La lettera di invito, di cui LifeSite ha ottenuto una copia, affermava che “le parole del professor Zaffaroni saranno seguite da un discorso storico di Sua Santità pertinente all’argomento”.

L’evento è stato rivelato dal dottor Frédéric Martel, omosessuale dichiarato e autore di un libro che denuncia una diffusa omosessualità tra il clero in Vaticano. Martel ha descritto Zaffaroni come “un amico di Papa Francesco”.

A sostegno di questa affermazione c’è il fatto ben documentato che Papa Francesco, quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires, nel 2010 invitò Zaffaroni a partecipare come relatore a un evento diocesano sui bambini e i giovani, cosa che all’epoca provocò l’indignazione dei cattolici. Una lettera scritta all’allora cardinale Bergoglio descriveva Zaffaroni come una persona che

si è pubblicamente schierato a favore del diritto all’aborto (in un momento in cui il nostro Paese è preda di una spietata campagna per l’uccisione degli innocenti), e si è espresso chiaramente ed enfaticamente a favore del “matrimonio” omosessuale (che include la corruzione dei nostri figli a causa della possibilità di adozione riconosciuta dalla legge), anche a favore della depenalizzazione delle droghe, e di innumerevoli peccati da cui la Chiesa – come Madre e Maestra – e i suoi pastori, devono proteggere i loro figli.

Zaffaroni, infatti, non ha fatto mistero di essere da sempre un sostenitore della depenalizzazione dei rapporti omosessuali e di opporsi alla criminalizzazione dell’aborto.

 

Zaffaroni e Francesco: Sostenitori della Pachamama

Un interessante parallelo tra il Papa argentino e il giudice argentino è la loro difesa dell’ecologia incentrata sulla Terra, compreso il sostegno alla Pachamama. Papa Francesco ha notoriamente partecipato all’evento vaticano del 2019 che ha visto il culto delle statue di Pachamama nei giardini vaticani. Le statue della dea inca della fertilità sono state poi collocate in una chiesa a pochi metri dal Vaticano, prima di essere gettate nel fiume dall’attivista cattolico Alexander Tschugguel. Francesco si è scusato con i leader indigeni dell’Amazzonia per il lancio delle statue nel fiume.

Anche Zaffaroni è un sostenitore dell’idolatria della Pachamama. Un articolo del 2017 scritto dall’amico di Papa Francesco – l’ex sacerdote francescano caduto in disgrazia e teologo della liberazione Leonardo Boff – elogiava un libro scritto da Zaffaroni intitolato Pachamama e l’essere umano. Boff ha sostenuto che il testo è nello stesso spirito dell’enciclica ambientale Laudato Si’ di Francesco del 2015 e difende con forza i diritti degli animali contro secoli di “crudeltà umana”.

Il libro si allinea anche al testo di Francesco del 2020 Fratelli Tutti, in quanto viene proposto un concetto di fraternità avulso dalla religione come risposta alle crisi dell’umanità. “Solo sostituendo la conoscenza del dominus a quella del frater possiamo recuperare la dignità umana”, ha scritto Zaffaroni.

 

Zaffaroni e la prostituzione argentina

Ma altre polemiche circondano da tempo il giudice argentino. Un’indagine del 2011 di Perfil ha scoperto che numerosi appartamenti di sua proprietà a Buenos Aires venivano utilizzati per una lucrosa attività di prostituzione.

Zaffaroni ha negato di essere coinvolto nell’attività, sostenendo che la gestione della proprietà era affidata a una società immobiliare e che era vittima di una campagna mediatica. In seguito è stato chiesto l’impeachment di Zaffaroni, che all’epoca era giudice della Corte suprema del Paese.

Nel 2013, l’avvocato di Zaffaroni, Ricardo Montivero, ha testimoniato in tribunale che era lui a gestire l’attività di prostituzione, non Zaffaroni. Montivero ha pagato una multa per la gestione di un bordello. Secondo quanto riferito, la multa di Montivero era la pena minima prevista per il reato e non comportava una fedina penale.

Altre particolarità hanno interessato l’indagine. Come riporta Perfil, Marcia González, che gestiva alcuni dei bordelli in appartamenti affittati da Zaffaroni, è morta in un incidente stradale nel 2012. Nell’incidente d’auto era accompagnata da altri quattro passeggeri: Angélica Duarte, che aveva affittato gli altri due appartamenti di Zaffaroni come bordelli, e Juan José Cantero, un ex commissario della Polizia federale che era stato sposato con Duarte e che era alla guida dell’auto al momento dell’incidente.

González era parte dell’indagine sugli appartamenti di Zaffaroni al momento della sua morte.

L’83enne giudice pro-aborto godrà ora di una più stretta collaborazione con Papa Francesco e il Vaticano nel suo nuovo ruolo.

Michael Haynes

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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