Papa Francesco ha incontrato sabato il cardinale Blase Cupich, 10 giorni dopo che il porporato ha criticato pubblicamente la dichiarazione ufficiale dei vescovi statunitensi sull’insediamento del presidente Joe Biden.

Un articolo scritto da Courtney Mares su Catholic News Agency, nella mia traduzione. 

 

 

Card. Blase Cupich e Papa Francesco (Foto CNS/Paul Haring)
Card. Blase Cupich e Papa Francesco (Foto CNS/Paul Haring)

 

Papa Francesco ha incontrato sabato il cardinale Blase Cupich, 10 giorni dopo che il porporato ha criticato pubblicamente la dichiarazione ufficiale dei vescovi statunitensi sull’insediamento del presidente Joe Biden.

L’udienza privata è avvenuta nel Palazzo Apostolico la mattina del 30 gennaio. Il cardinale Cupich, arcivescovo di Chicago, è stato a Roma per una riunione della Congregazione vaticana per i vescovi. La Sala Stampa della Santa Sede non ha rilasciato ulteriori informazioni sull’incontro se non che ha avuto luogo.

Il 20 gennaio, il giorno dell’inaugurazione presidenziale degli Stati Uniti, Cupich ha utilizzato Twitter per criticare una dichiarazione dell’arcivescovo José Gomez di Los Angeles, presidente della conferenza episcopale statunitense.

Nel suo thread in quattro parti su Twitter Cupich ha detto che “la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione sconsiderata il giorno dell’inaugurazione del presidente Biden. A parte il fatto che non c’è a quanto pare alcun precedente per farlo, la dichiarazione, critica nei confronti del presidente Biden, è stata una sorpresa per molti vescovi, che l’hanno ricevuta poche ore prima che fosse rilasciata”.

“La dichiarazione è stata elaborata senza il coinvolgimento del Comitato amministrativo, una consultazione collegiale che è una modalità normale per le dichiarazioni che rappresentano e godono della ponderata approvazione dei vescovi americani”, ha detto.

“I fallimenti istituzionali interni coinvolti devono essere affrontati, e non vedo l’ora di contribuire a tutti gli sforzi a tal fine, in modo che, ispirati dal Vangelo, possiamo costruire l’unità della Chiesa, e insieme prendere il lavoro di guarire la nostra nazione in questo momento di crisi”.

Nella dichiarazione che Cupich ha detto essere “sconsiderata”, l’arcivescovo Gomez ha scritto che mentre ci sono numerose questioni che preoccupano la conferenza episcopale, l’aborto è la questione preminente che non può essere ignorata.

Gomez ha detto che “l’aborto è un attacco diretto alla vita che ferisce anche la donna e mina la famiglia. Non è solo una questione privata, ma solleva preoccupanti e fondamentali questioni di fraternità, solidarietà e inclusione nella comunità umana. È anche una questione di giustizia sociale. Non possiamo ignorare la realtà che i tassi di aborto sono molto più alti tra i poveri e le minoranze, e che la procedura è regolarmente utilizzata per eliminare bambini che nascerebbero con disabilità”.

“Piuttosto che imporre ulteriori espansioni dell’aborto e della contraccezione, come [Biden] ha promesso, sono fiducioso che il nuovo presidente e la sua amministrazione lavoreranno con la Chiesa e altri di buona volontà. La mia speranza è che possiamo iniziare un dialogo per affrontare i complicati fattori culturali ed economici che spingono all’aborto e scoraggiano le famiglie”, ha continuato.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, cattolico, ha rilasciato una dichiarazione con il vicepresidente Kamala Harris due giorni dopo, in occasione dell’anniversario di Roe v. Wade, la decisione della Corte Suprema del 1973 che ha imposto leggi sull’aborto permissive a livello nazionale.

Il presidente e il vicepresidente hanno sottolineato il loro impegno per l’aborto legale, dicendo: “L’amministrazione Biden-Harris è impegnata a codificare Roe v. Wade (cioè ha produrre una legge sull’aborto, ndr) e a nominare giudici che rispettino precedenti fondamentali come Roe”.

Biden ha anche emesso un memorandum presidenziale il 28 gennaio che abroga la politica di Città del Messico. Il suo atto permette agli Stati Uniti di finanziare nuovamente i gruppi internazionali pro-aborto attraverso il finanziamento della pianificazione familiare e l’assistenza sanitaria globale.

Nel suo ampio ordine “Proteggere la salute delle donne in patria e all’estero”, Biden ha dichiarato l’impegno della sua amministrazione a promuovere la “salute riproduttiva”(cioè l’aborto, ndr) delle donne.

La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha risposto che, con l’ordine di Biden, gli Stati Uniti contribuirebbero agli aborti e alla promozione dell’aborto nel mondo in via di sviluppo.

L’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City, presidente del comitato pro-vita dei vescovi statunitensi, e il vescovo David Malloy di Rockford, presidente del comitato internazionale giustizia e pace dei vescovi, hanno rilasciato una dichiarazione il 28 gennaio.

“È grave che uno dei primi atti ufficiali del presidente Biden promuova attivamente la distruzione di vite umane nelle nazioni in via di sviluppo”, hanno detto i vescovi.

 

 

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