Papa Francesco e Card. Burke
Papa Francesco e Card. Burke

 

 

di Sabino Paciolla

 

Oramai è stato confermato da più fonti (qui, qui e qui) la notizia che il card. Raymond Leo Burke sarà privato di casa e stipendio in Vaticano, due privilegi spettanti ai cardinali.  Il caso Burke non è riducibile a quello della casa e dello stipendio, di per sé significativa, ma riflette una questione molto più grave e profonda che proverò a sommariamente delineare.

 

Chi è il Cardinale Burke

 

Originario del Wisconsin, Burke è stato ordinato sacerdote nel 1975 da Papa Paolo VI. Ordinato vescovo nel 1995 da Papa Giovanni Paolo II, Burke ha guidato la diocesi di La Crosse, nel Wisconsin, fondando il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe. Nel 2003 è stato nominato arcivescovo di St. Louis, carica che ha ricoperto dal 2004 al 2008. 

Ampiamente rispettato per la sua competenza in materia di diritto canonico, nel 2008 Papa Benedetto XVI ha nominato Burke prefetto della Segnatura Apostolica – capo del più alto tribunale della Chiesa. L’anno successivo, Benedetto ha nominato Burke alla Congregazione (ora Dicastero) per i Vescovi, che ha il compito di fornire raccomandazioni al Papa sui candidati episcopali. L’anno successivo, nel 2010, Benedetto ha elevato l’allora 62enne Burke al rango di cardinale.”

Verso la fine del 2013, anno dell’elezione di Papa Francesco, il nuovo Pontefice ha rifiutato di riconfermare Burke nel suo ruolo di membro del Dicastero per i Vescovi e dal 2014 non lo ha più voluto come capo della Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Chiesa. 

Nel 2016, insieme ad altri tre cardinali, Burke ha presentato privatamente dei “dubia” – richieste formali di chiarimento, previsti dal diritto e dalla consuetudine della Chiesa – a Papa Francesco riguardo all’interpretazione della sua esortazione apostolica Amoris Laetitia (qui articoli del blog), pubblicata dopo il Sinodo sulla famiglia del 2015.

“L’urgenza di una risposta ai dubia deriva dal danno arrecato alle anime dalla confusione e dall’errore che ne derivano finché le questioni fondamentali sollevate non trovano risposta in accordo con l’insegnamento e la pratica costante della Chiesa”, ha dichiarato Burke all’epoca.

Più tardi, nel 2019, Burke ha criticato il Sinodo sulla Regione Pan-Amazzonica, convocato da Papa Francesco in Vaticano, sostenendo che il documento di lavoro della riunione sembrava ‘non solo in dissonanza rispetto all’autentico insegnamento della Chiesa, ma addirittura contrario ad esso’. (su questo blog, sul Sinodo dell’Amazzonia, abbiamo pubblicato oltre 100 articoli)

Quando nel 2021 Papa Francesco decide di limitare l’uso della Messa tradizionale in latino in tutto il mondo (leggi qui), Burke definisce le nuove restrizioni “severe e rivoluzionarie” e mette in dubbio l’autorità del Papa di revocare l’uso di tale rito ultra-millenario. 

Nell’autunno scorso Burke, insieme ad altri quattro cardinali, ha inviato una nuova serie di dubia (leggi qui, qui, qui e qui) a Papa Francesco chiedendo chiarimenti sulla posizione della Chiesa in merito allo sviluppo dottrinale e alla benedizione delle unioni omosessuali. 

Per quanto mi riguarda, ho conosciuto personalmente il card. Burke in più occasioni e posso assicurarvi che è una persona mite, di grande fede, cordiale nei modi, rispettoso dell’altro. Mai una sua parola di critica nei confronti della persona del pontefice, anzi, sempre pronto a smorzare il benché minimo accento critico nei confronti della persona di Papa Francesco. Fermo però nel dare le ragioni e le implicazioni profonde di certe posizioni quando queste possano essere foriere di confusione o di adulterazione della fede. 

 

Senza casa e senza stipendio

 

È arcinoto che la Chiesa stia vivendo una delle più profonde crisi della sua storia bimillenaria. È evidente a tutti che posizioni di apostasia, o addirittura di eresia, stiano prendendo pubblicamente piede in ampi strati della Chiesa, dai livelli più bassi a quelli più alti, e ciò senza che vengano prese misure contro di esse. Anzi, i sostenitori di queste posizioni apostatiche o eretiche vengono addirittura premiati. La crisi è entrata persino negli ordini religiosi (leggi qui), quegli ordini che nei momenti più bui della storia della Chiesa e dell’umanità sono stati il bastione della difesa della fede, della cultura e della civiltà.  

Per questo, la decisione di papa Francesco di privare dell’alloggio e dello stipendio il card. Burke mi ha colpito molto e mi ha veramente amareggiato e ferito. Una simile decisione non è mai capitata nel corso degli ultimi papati. 

Il Card. Burke, però, non è il primo a subire una tale sorte. Lo hanno preceduto Giovanni D’ercole, già vescovo di Ascoli (contestò il governo Conte per le chiese chiuse durante la pandemia); Daniel Fernández Torres, già vescovo della diocesi di Arecibo, Porto Rico (si era opposto alla vaccinazione COVID obbligatoria); infine Strickland, già vescovo di Tyler (Texas), (ha sostenuto che è dovere dei cattolici fedeli far conoscere per amore di carità e verità il loro pensiero ai pastori, soprattutto quando si è in presenza di errori dottrinali, anche nel caso dovessero venire dal Papa. Del resto è quello che prevede il Diritto canonico al n. 212 §3 ). Questi sono i casi più eclatanti di vescovi sollevati dal loro incarico, ma si potrebbe continuare con altri nomi.

Notizie di stampa hanno riferito che papa Francesco, in un incontro di curia, avrebbe detto: «Il cardinale Burke è un mio nemico, perciò gli tolgo l’appartamento e lo stipendio». Successivamente, il biografo di Papa Francesco, Austen Ivereigh, ha affermato di aver ricevuto una nota dal Papa il 28 novembre, che diceva: “Non ho mai usato la parola ‘nemico’ né il pronome ‘mio’. Ho semplicemente annunciato il fatto alla riunione dei capi dicastero, senza dare spiegazioni specifiche”. 

È di tutta evidenza che non serve smentire di aver definito il card. Burke “mio nemico” se poi si mette in atto un’azione che di per sé stessa materializza un’azione punitiva simile a quella che altri farebbero nei confronti di un loro nemico. Perché è inimmaginabile che uno si prodighi a ridurre alla fame o tolga il tetto ad un’altra persona se nei confronti di quella persona non nutra un forte astio simile a quello che si prova nei confronti di un nemico. Ora, il card. Burke non è persona che possa essere ridotta alla fame o a vivere sotto i ponti romani, ma immaginate un oscuro sacerdote di provincia, senza parenti, pieno di fede e con l’unico sostentamento proveniente dall’essere sacerdote, in quella condizione potrà mai avanzare qualche rispettosa critica verso il pontefice? Giammai! Perché, penserà quel sacerdote, se ad un cardinale importante vengono tolti casa e stipendio, cosa potrà mai capitare a me, povero “curato di campagna”? Ecco che quel ripetuto gesto di papa Francesco nei confronti di vescovi e cardinali fedeli alla Santa Chiesa assume sempre più il significato di “colpirne uno per educarne cento”, una frase che, non a caso, è attribuita a Mao Tse-Tung. A mio parere, è impensabile che una persona possa togliere gli alimenti e il tetto ad un’altra quando questa non abbia commesso gravissime azioni peccaminose o penali; è ancora più impensabile nel caso quella persona sia il pontefice, e lo faccia nei confronti di un qualsiasi suo fratello nella fede, a maggior ragione se quel confratello sia un vescovo o un cardinale. Questa cosa è semplicemente incredibile.

È dunque cosa strana e che turba il fatto che papa Francesco da una parte chiama caro fratello Luca Casarini, uno che ha partecipato ai disordini del G8 di Genova del 2001, che è appartenuto ai centri sociali, noti per essere luoghi di persone tranquille, che è attualmente inquisito a Ragusa per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina“ e dall’altra tratta, nei fatti, da “mio nemico” un cardinale come Burke.

È cosa strana e che turba il fatto che papa Francesco da una parte loda la Bonino come una grande personalità dell’Italia, una sostenitrice dell’aborto ad oltranza, una che si è vantata di aver fatto innumerevoli aborti, persino con la pompa di bicicletta (qui la foto), e dall’altra sfratta il card. Burke.

È cosa strana e che turba il fatto che papa Francesco da una parte stringe con grande affetto la mano di Nancy Pelosi (qui la foto), l’ex speaker della Camera USA, colei che ha ricevuto la Santa Comunione durante una messa con Papa Francesco in Vaticano, una strenua sostenitrice dell’aborto fino al nono mese, e dall’altra sfratta un cardinale come Burke.

È cosa strana e che turba il fatto che papa Francesco da una parte consente a Biden di ricevere la Santa Comunione nella sua arcidiocesi, il presidente americano grande sostenitore delle lobby LGBT e dell’aborto e, dall’altra, sfratta un cardinale come Burke. Ricordiamo che Biden, quando gli fu negata la Comunione da un giovane sacerdote a motivo del suo convinto e pubblico sostegno all’aborto, in tv, commentando l’episodio, si mostrò indifferente perché tanto, disse testualmente, la Comunione me la dà il papa in persona.

È cosa strana e che turba il fatto che papa Francesco da una parte non ha dato udienza a quattro importanti cardinali (Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner) che avevano presentato dei dubia su Amoris Laetitia, mentre dall’altra ha accolto più volte e con calore il gesuita padre James Martin, un ardente sostenitore delle istanze del mondo LGBT.

È cosa strana e che turba il fatto che papa Francesco da una parte benedice il lavoro di New Ways Ministry, una associazione che per le sue posizioni eterodosse sull’omosessualità ricevette nel 1999 una notifica dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dall’allora prefetto Card. Ratzinger, e nel 2010 una dichiarazione da parte della Conferenza episcopale degli Stati Uniti che affermava che New Ways Ministry “non ha alcuna approvazione o riconoscimento da parte della Chiesa cattolica e che non possono parlare a nome dei fedeli cattolici negli Stati Uniti” e, dall’altra, toglie la casa ad un cardinale come Burke.

Tutte queste decisioni si inseriscono nella linea sempre più chiara di Papa Francesco di premiare coloro che si presentano eterodossi e, al contrario, di colpire o tacitare coloro che si sono sempre dimostrati fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa, alla Tradizione, alle Sacre Scritture e alla liturgia. Un’autentica stranezza per un papa. 

 

Uno stile sempre più arbitrario e autocratico

 

Il modo in cui sono stati trattati i vescovi di cui sopra, sollevati dalla conduzione del gregge loro affidato senza, per altro, che le “pecore” conoscessero le eventuali reali “gravi cause” compiute del loro pastore, ai sensi del diritto canonico, solleva molte perplessità. E queste aumentano a dismisura quando le si metta a confronto con l’opaca gestione di alcuni casi come quelli dell’ex cardinale McCarrick (un abusatore sessuale seriale), del vescovo argentino Zanchetta o dell’artista gesuita padre Rupnick. Gustavo Zanchetta, amico personale di Papa Francesco, fu una delle sue primissime nomine a vescovo, condannato a quattro anni e mezzo di reclusione perché dichiarato colpevole di aver abusato sessualmente di numerosi seminaristi, durante tutto il tempo delle fasi processuali in Argentina è stato accolto in Vaticano e promosso a fine 2019 ad Assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), la Banca Centrale del Vaticano. Quella di “Assessore” era una carica prima inesistente e ritagliata appositamente per Zanchetta. 

Del grave caso di ripetuti abusi sessuali su monache da parte di padre Rupnick potete leggere qui

Si pensi infine a ciò che sta accadendo in Germania con sacerdoti e vescovi, facenti parte anche dei vertici della Conferenza Episcopale Tedesca, che da anni stanno portando avanti un’agenda in pieno contrasto sia con le priorità dichiarate dal Papa sia con l’insegnamento della Chiesa su questioni dottrinali, tra cui la sessualità umana e la teologia sacramentale. Vi sono vescovi tedeschi e del belgio che l’anno scorso, in aperta sfida al Vaticano, hanno dato il permesso ai loro sacerdoti di benedire le “unioni omosessuali”. I vescovi tedeschi, inoltre, hanno messo in essere un organo decisionale nazionale nonostante sia stato esplicitamente detto dal Vaticano che la sua creazione è “proibita dalla Sede Apostolica”. Eppure, la stessa Come una madre amorevole, la lettera apostolica in forma di “motu proprio” emanata da papa Francesco nel 2016, all’articolo 1 afferma che:

un vescovo o un eparca “può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri, sia che si tratti di persone fisiche, sia che si tratti di una comunità nel suo insieme. Il danno può essere fisico, morale, spirituale o patrimoniale.”

Quello che i vescovi tedeschi stanno facendo può essere certamente definito un atto di persistente disobbedienza che genera anche un “danno spirituale” alla comunità dei fedeli, punibile con la rimozione dall’incarico. Eppure, nei confronti di questi numerosissimi vescovi nessuna azione di questo tipo è stata intrapresa. 

Dal confronto di trattamento di questi casi, sorge il dubbio che si applichi la classica manovra di “due pesi e due misure”. Infatti, da tutto ciò appare emergere un “modello Francesco” che ignora le riforme legali in casi per i quali sembrano essere state concepite. I critici puntano il dito sul fatto che si dà l’impressione che le decisioni vengano prese in maniera arbitraria, basate più sui legami con le persone oggetto dell’indagine che con la oggettiva situazione dei fatti. Non deve dunque stupire che stiano montando sempre più mugugni, sospetti e critiche sul governo di Papa Francesco. Mugugni, critiche e sospetti che, per ovvie ragioni, non vengono rese pubbliche ma che vengono condivise privatamente.

“È vero che il Papa è al di sopra del diritto canonico e quindi ha il diritto di ‘licenziarlo’ senza procedura e senza giusta causa. Ma, ovviamente, questo non è esatto. Il Papa è il supremo legislatore umano della Chiesa e, pertanto, è, in un certo senso, al di sopra dei canoni particolari del Codice canonico, sebbene sia soggetto ad essi finché sono in vigore. (…) Questo perché la Chiesa è una monarchia.”

“Tuttavia, la Chiesa non è una tirannia. Il Papa è il vicario di Cristo Re, non di Satana Tiranno. Noi, come cattolici, non dobbiamo dimenticare che al di sopra della legge umana, e come suo fondamento, troviamo la legge divina e naturale. Il diritto canonico non è solo un sistema di norme stabilite dalle autorità della Chiesa. È una struttura intelligibile della Sposa di Cristo e delle sue decisioni e promulgazioni. La Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo con una struttura canonica: Simone era la roccia la cui fede non vacilla; gli apostoli sono le colonne con l’autorità ricevuta direttamente da Cristo. Fin dall’inizio troviamo i ‘Canoni Apostolici’, e da questo fondamento sono nate le strutture e i regolamenti particolari attraverso i secoli. Tutto questo è stato stabilito per preservare il deposito della Fede e per perpetuare la missione salvifica. Senza questa struttura e questo fine, il Papa non ha alcuna autorità.”, scrive Antonio Francés.

 

Dov’è finita la misericordia?

 

Già, dove è finita la misericordia? Il dialogo? Il camminare insieme? L’accoglienza? L’inclusività? La critica leale che è sempre ben accetta (testuali parole di Papa Francesco)? Il “costruire ponti e abbattere i muri”? Persino la tanto invocata parresia (il parlar con franchezza) appare più un escamotage per far venire allo scoperto e tacitare, anche duramente, persone che mostrano dubbi e domande sull’operato o sulle posizioni dottrinarie di Papa Francesco, piuttosto che una modalità fraterna di confronto pacato e sereno che serve a maturare e ad arricchirsi vicendevolmente per crescere sempre più nella intelligenza della fede. La parresia appare sempre più uno strumento funzionale alla “repressione” nella Chiesa delle posizioni che sono rispettosamente e legittimamente critiche su alcune posizioni dottrinarie che appaiono eterodosse. Queste azioni alimentano nella Chiesa da una parte un senso di terrore, un clima pesante, un senso di mancanza di libertà (solo per alcuni) e, dall’altra, il classico leccapiedismo. Genera infatti fenomeni di adulazione, di delazione, di carrierismo finalizzato alla ricerca del potere e atteggiamenti spregiudicati. 

Eppure, è stato proprio Papa Francesco a parlare di “allergia” agli adulatori. Egli, in una intervista de 2016, disse: 

“Io ho allergia degli adulatori. Ho allergia. Mi viene naturale, eh?, non è virtù. Perché adulare un altro è usare una persona per uno scopo, nascosto o che si veda, ma per ottenere qualcosa per sé stesso. Anche, è indegno. Noi, a Buenos Aires, nell’argot porteño nostro, gli adulatori li chiamiamo “lecca calze” [leccapiedi], e la figura è proprio di quello che lecca le calze dell’altro. È brutto masticare le calze dell’altro, perché …  è un nome ben fatto…”

La situazione dimostra che non basta dire a parole che non si sopporta l’adulazione, occorre poi mettere in pratica tutte quelle azioni tese a scongiurare che essa accada.

 

Posizioni rivoluzionarie

 

Le posizioni “rivoluzionarie” di Papa Francesco appaiono sempre più allineate con quelle delle élites mondialiste. Si veda il caso dei cosiddetti “vaccini COVID” sperimentali che tanti effetti collaterali, anche mortali, hanno prodotto, ed il cui uso è stato definito un “atto di amore”; delle immigrazioni sostenute a prescindere; della emergenza climatica per combattere la quale, nel recente incontro a Dubai per la COP28, il Papa si è spinto persino a sollecitare gli stati affinché adottino “misure obbligatorie”. Peccato che quelle misure richieste da Francesco siano le stesse che le élites globaliste, per i loro interessi e per il loro potere, vogliono imporre ai popoli.

Per venire alle ultime posizioni “rivoluzionarie” strettamente legate alla Chiesa, è bene ricordare che Papa Francesco è stato ambiguo nella sua risposta ai dubia dei cinque cardinali riguardo la benedizione delle coppie omosessuali, aprendo di fatto la porta alla sua attuazione (leggi qui e qui). Ha permesso inoltre ai divorziati e ai “risposati” di ricevere l’Eucaristia pur vivendo in adulterio. 

Il papato di Francesco si pone dunque in completa rottura con il magistero di sempre della Chiesa.

 

Spaccature e chiese sempre più vuote

 

Tutti questi cosiddetti “sviluppi dottrinali”, che si pongono non come approfondimento dell’unica, immutabile verità di fede rivelata, ma come autentiche deviazioni dall’insegnamento di sempre della Chiesa, lasciano molti fedeli sconcertati e addolorati. 

Tanti cattolici di fede provata, pii e amanti della Chiesa sono scioccati dalle prese di posizione di questo Papa, dalla confusione seminata, dalle ambiguità pronunciate, volute e attentamente elaborate, degne di un gesuitismo della peggior specie. Molti fedeli sono convinti che si sia in presenza di un tentativo di fondare una “Nuova Chiesa”, quella di Francesco, e che per questo sono sempre più convinti che Papa Francesco non sia il vero Papa legittimo. Il sedevacantismo sta prendendo sempre più piede. Mi tocca persino intrattenere discussioni accese per affermare il contrario, senza però alcun esito. Anzi. Questo mi crea degli “avversari” in coloro che fino a qualche tempo prima erano sulla mia stessa linea. 

Risultato di queste posizioni rivoluzionarie: le chiese sono sempre più vuote, le messe sono sempre meno seguite, e quelli che vi partecipano sono persone sempre più anziane. Una tendenza certamente legata ai tempi, ma a cui Papa Francesco, con le sue ambiguità studiate e con le sue posizioni “rivoluzionarie”, ha dato una accelerazione senza precedenti con azioni deleterie come quella, ad esempio, di bloccare la celebrazione della messa in latino, l’unica che in Occidente presenta un trend in crescita anche e soprattutto tra i giovani. Una mossa che ha creato notevoli divisioni e riaperto vecchie ferite, invertendo i faticosi tentativi di Benedetto XVI che con il Summorum pontificum del 2007 ha tentato “di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa”.

Papa Francesco, a voler essere benevoli nelle interpretazioni, si è proposto di rendere la Chiesa più vicina al mondo, di “andare nelle periferie del mondo”. Molti, però, sono convinti, compreso il sottoscritto, che ne nel far ciò Papa Francesco stia facendo sì che nella Chiesa prenda sempre più possesso una mentalità che le è del tutto estranea, una mentalità che svilisce dal di dentro il cristianesimo, riducendolo a un umanesimo pragmatico e paganeggiante. Un umanesimo che è utile al Potere di questo mondo nella sua instancabile azione di distruzione della Chiesa e di sottomissione delle genti.

Papa Francesco probabilmente non ha capito che “il mondo” preferisce le cose originali, quelle di marca, non le copie contraffatte. Il cuore dell’uomo attende l’annuncio della salvezza che viene da Gesù Cristo, nostro Salvatore, non le “news” di questo mondo, non l’ecologismo ideologico da quattro soldi che postula come “dogma” il cambiamento climatico di natura esclusivamente antropica, non le teorie strampalate come quelle LGBT, non gli “atti di amore” vaccinali, non l’immigrazionismo sconclusionato e sconsiderato che porta al suicidio della civiltà, non l’”inclusione” perversa che uccide l’identità della persona (“maschio e femmina Dio li creò”), non la benedizione delle coppie omosessuali perché la Chiesa non benedice il peccato e perché tale benedizione è contraria alla volontà di Dio per la salvezza e la conversione dei peccatori. Queste posizioni di Papa Francesco, senza dubbio, creano confusione e smarrimento, divisioni e contrapposizioni che contribuiscono da una parte ad allontanare dalla Chiesa quei fedeli rimasti e, dall’altra, ad esacerbare l’animo di coloro che mostrano una coscienza ed una ragione della fede, un amore alla Chiesa ed alla Tradizione incrollabili. Queste posizioni creano immenso dolore nei fedeli. Un risultato non da poco per un papa. Un risultato che definire disastroso è dire poco.

Tornano alla mente sempre più vere e terribili le amare e profetiche parole di Papa Paolo VI, pronunciate nell’omelia del 29 giugno 1972, nel nono anniversario della sua elezione pontificale, pochi anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, un evento che aveva generato grandi attese, ma che alla prova dei fatti aveva provocato in molti una angosciata delusione. Egli così si espresse: 

“«… Si direbbe che da qualche misteriosa, no, non è misteriosa, da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, c’è l’incertezza, c’è la problematica, c’è l’inquietudine, c’è l’insoddisfazione, c’è il confronto».

«Non ci si fida più della Chiesa. Ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale. Per rincorrerlo e per chiedere a lui se ha la formula per la vera vita. È entrato, ripeto, il dubbio nella nostra coscienza. Ed è entrato per finestre che dovevano essere aperte alla luce». 

«Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza.»

Se Papa Paolo VI, addolorato, constatò che “da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”, non pochi oggi sono convinti che Papa Francesco abbia aperto, anzi spalancato, le porte a questo “fumo”. Il tempo dirà la sua parola. Speriamo però che non si avverino le parole attribuite a Papa Francesco:

“Non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa Cattolica”. 

A noi fedeli non resta che il grave dovere di prendere lucidamente coscienza delle ragioni della profonda crisi che attanaglia la Chiesa e di pregare sempre più intensamente, chiedendo a Dio, che nella sua grande misericordia permette alla libertà umana di agire e a queste cose di accadere, di intervenire in soccorso della sua Santa Chiesa.

“Signore, proteggi la Chiesa, che hai fondato come sacramento di salvezza, fa’ che annunzi la verità e la pace a tutti i popoli”

 

 

 

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