Papa Francesco ha accettato le dimissioni del cardinale cileno Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago, che è stato citato in giudizio da una procura del luogo per testimoniare su accuse di aver coperto casi di abusi sessuali clericali.

Di seguito un articolo di Inés San Martìn, nella mia traduzione.

cardinale cileno Ricardo Ezzati, ex arcivescovo di Santiago

cardinale cileno Ricardo Ezzati, ex arcivescovo di Santiago

 

di Inés San Martìn

 

Papa Francesco ha accettato le dimissioni del cardinale cileno Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago, che è stato citato in giudizio da una procura del luogo per testimoniare su accuse di aver coperto casi di abusi sessuali clericali.

Le dimissioni di Ezzati sono arrivate sabato e sono state annunciate dall’ufficio stampa vaticano.

Per sostituirlo, il pontefice ha scelto il vescovo Celestino Aós Braco, di Copiapó, come Amministratore Apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis.

Come per gli altri sette vescovi cileni le cui dimissioni Francesco ha accettato l’anno scorso, il Vaticano non ha fornito una spiegazione ufficiale per le dimissioni di Ezzati, anche se è ampiamente compreso che non si tratta solo della sua età, poiché ha più di 75 anni, l’età obbligatoria per i vescovi per offrire le loro dimissioni, ma anche per il  suo ruolo nei massicci scandali di abusi clericali del Paese.

E’ uno degli otto vescovi cileni indagati dall’ufficio del pubblico ministero con l’accusa di insabbiamento o abuso. All’inizio di questo mese è  diventato pubblico che lui insieme all’arcidiocesi sono stati citati in giudizio per 500.000 dollari per aver coperto un caso di stupro che avrebbe avuto luogo in una camera da letto della cattedrale locale.

Aós Braco è uno spagnolo, ma è in Cile dal 1983. E’ cappuccino, psicologo e negli ultimi decenni ha ricoperto vari ruoli in diversi tribunali ecclesiastici in Cile.

Tra gli altri vescovi dimissionari c’è Juan Barros, ex vescovo di Osorno, da tempo accusato di aver coperto Fernando Karadima, ritenuto colpevole di abusi sessuali ma anche di abusi di coscienza e di potere. Lo stesso giorno, il pontefice ha accettato le dimissioni del vescovo Gonzalo Duarte, di Valparaiso, accusato non solo di insabbiamento, ma anche di aver abusato egli stesso di seminaristi.

Anche se gran parte dell’attenzione sulla crisi cilena si è concentrata dal 2015 su Barros, che all’epoca era stato spostato da Francesco dalla cappellania militare a Osorno, un rapporto commissionato dal papa ha scoperto che il problema andava ben oltre.

Il dossier di 2.300 pagine, prodotto dall’arcivescovo maltese Charles Scicluna e dallo spagnolo padre Jordi Bertomeu, ha portato il papa a passare dalla difesa pubblica di Barros nel gennaio scorso al riconoscimento di essersi sbagliato. Da quel primo rapporto, che ha ricevuto in aprile, Francesco ha tenuto diversi incontri con i cileni, tra cui due incontri con i sopravvissuti, oltre a quello con i 34 vescovi.

In un documento distribuito ai vescovi e poi trapelato ai media cileni, il Papa aveva accennato che avrebbe allontanato le persone da posizioni di autorità: “Questo – e lo dico chiaramente – deve essere fatto, ma non basta, dobbiamo andare oltre”.

Francesco scrisse anche che la “missione speciale” di Scicluna e Bertomeu era stata progettata per “aiutare a trovare la luce per curare adeguatamente una ferita aperta, una ferita che fa male ed è complessa, e che per molto tempo non ha smesso di sanguinare nella vita di tante persone, e come tale, nella vita del popolo di Dio”.

Nelle note a piè di pagina del documento, Francesco non si trattenne nell’elencare i fallimenti dei vescovi cileni, dicendo che i suoi inviati confermarono che alcuni chierici colpevoli di comportamenti immorali furono trasferiti in altre diocesi, con la gravità delle loro azioni “minimizzate” e attribuite a “semplice debolezza o mancanza di moralità”.

Quella ricerca, dice Francesco, mostrava anche una cattiva gestione delle accuse, perché “in non pochi casi” gravi indizi di un crimine “sono stati superficialmente liquidati come improbabili” e, a volte, le prove sono state distrutte.

Anche se cileno, Ezzati è nato in Italia nel 1942. A 17 anni emigrò in Cile per entrare nell’ordine religioso salesiano e proseguì gli studi in Cile e in Europa prima di tornare in Cile per insegnare teologia.

Nel 1991 Ezzati è stato nominato funzionario della Congregazione vaticana per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, meglio conosciuta come “Congregazione per i religiosi”. E’ lo stesso dipartimento vaticano in cui ha servito anche il precedente arcivescovo di Santiago, il cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa (che si è dimesso a novembre scorso dal C9, il consiglio di nove cardinali istituito nel 2013 per coadiuvare il Papa nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana, ndt), che ora è sotto tiro per insabbiamento di casi di abusi.

Sia Ezzati che Errázuriz sono tornati in Cile nel 1996, Errázuriz come arcivescovo di Valparaíso e Ezzati come vescovo di Valdivia. Nel 2001, Ezzati è diventato vescovo ausiliare di Santiago del Cile e nel 2006 è diventato arcivescovo di Concepción.

Nel 2009, il Papa emerito Benedetto XVI ha nominato Ezzati come uno dei quattro amministratori apostolici per indagare sui Legionari di Cristo dopo che il suo fondatore, il defunto padre messicano Marcial Maciel Degollado, era stato riconosciuto colpevole di una vasta gamma di abusi sessuali e cattiva condotta. Poi, nel 2010, Ezzati è stato nominato Arcivescovo di Santiago.

 

Fonte: Crux Now

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