La questione dell’utilizzo del termine “frociaggine” da parte di Papa Francesco sta facendo sempre più discutere, soprattutto per la sua chiusura rispetto alla ammissione degli omosessuali nei seminari, una sorpresa per certi ambienti vicini o sostenitori della cultura LGBT. Molti, soprattutto in campo progressista, hanno visto una forte contraddizione tra un Papa che in privato dice alcune cose (no agli omosessuali in seminario) e che in pubblico dice l’esatto contrario (todos, todos, todos). Questa contraddizione diventa sempre più palese quando si pensi al fatto che dopo la polemica di cui si è detto, un giovane, che si è visto rifiutare l’ingresso in seminario a motivo della sua omosessualità, ha scritto al Papa e questi gli ha risposto in questi termini: «Tu sai che il clericalismo è una peste? – scrive Francesco secondo quanto riportato dal Messaggero -. È una brutta mondanità e, come dice un grande teologo, “la mondanità è il peggio che può accadere alla Chiesa, peggio ancora che il tempo dei Papi concubinari”. Gesù chiama tutti, tutti. Alcuni pensano alla Chiesa come a una dogana e questo è brutto. La Chiesa deve essere aperta a tutti. Fratello, vai avanti con la tua vocazione». 

Per essere precisi, la questione non è semplicemente dire una cosa in privato ed un’altra (in contraddizione con la prima) in pubblico, cosa oggettivamente avvenuta. Dato però che a Papa Francesco piace parlare più con i fatti che con le parole, si deve dedurre che si barcamena come può nelle situazioni concrete ma sempre con una precisa agenda in testa. Altrimenti non si spiegherebbero le promozioni di personaggi come il Card. Hollerich, il gesuita padre James Martin o l’appoggio a una associazione come New Ways Ministry, tutti apertamente in contrasto con l’insegnamento morale della Chiesa in materia di sessualità. Senza contare, ovviamente, l’ambiguità navigata di certe sue affermazioni e, dulcis in fundo, Fiducia Supplicans.

Onde approfondire il dibattito, riporto la posizione di Robert Royal, autore, giornalista e già professore universitario, pubblicata su The Catholic Thing, nella traduzione da me curata. 

 

 

Papa Francesco
Papa Francesco

 

No, non è stato il suo commento ai vescovi italiani sulle frociaggini, le cricche omosessuali nei seminari, che secondo il Vaticano richiedeva una semi-apologia. Né la successiva osservazione ai giovani sacerdoti sul fatto che il gossip è “una cosa da donne”. (Le scuse, probabilmente, arriverano). Dimenticatevi l’aver definito i conservatori “suicidi” (e le scuse). Nemmeno il secco “no” che ha pronunciato durante l’intervista della CBS con Norah O’Donnell, quando lei gli ha chiesto se le donne saranno mai diaconi o avranno qualche altro status ordinato nella Chiesa.

La cosa veramente scioccante che ha detto si è persa tra le solite questioni di “guerra culturale”. È arrivata, invece, quando ha spiegato perché non ha e non può autorizzare la benedizione di “coppie irregolari”. (trascrizione CBS, 27:32) Molti cattolici e altri non sono così sicuri che non l’abbia fatto con Fiducia supplicans. La maggior parte dei vescovi africani ha respinto il documento. Gli ortodossi hanno fatto dichiarazioni pubbliche sul fatto che il documento danneggia le relazioni ecumeniche. Ma Francesco ha detto, davanti a milioni di telespettatori, che può benedire solo gli individui e non le coppie perché “il Signore ha fatto così”. (El Señor lo hizo así.)

Ha fatto questa osservazione davvero scioccante velocemente, di sfuggita, quasi sottovoce. Nessuno se n’è accorto. Ma l’intero cattolicesimo si regge – o cade – su queste sei (in originale, cinco) parole. O ciò che crediamo e ciò che crediamo di dover fare corrispondono a ciò che Dio, il Creatore e Signore del cosmo, ha ordinato in eterno, oppure stiamo solo seguendo quelle che i media considerano “politiche” della Chiesa, che possono essere modificate – come avviene nella politica secolare – da gruppi di pressione e dalle opinioni mutevoli dei leader.

I media liberali non erano pronti a sentire questo e, di conseguenza, non lo hanno fatto. Se lo avessero fatto, avrebbe potuto suscitare un clamore ancora più feroce di tutte le controversie di questo papato messe insieme.

Pensateci. Il Papa si è guadagnato la benevolenza dei media tradizionali grazie alla sua bonomia e all’accoglienza di peccatori di ogni genere. Non c’è nulla di sbagliato in questo – anzi, c’è molto di giusto, fatto bene. Il problema è il modo in cui è stato fatto, che ha dato l’impressione, sia ai suoi sostenitori che ai critici, che egli stia cambiando radicalmente ciò che Dio ha ordinato. E per i suoi difensori, ci sono ampie prove in ciò che ha fatto e detto altrove, e nelle nomine che ha fatto in Vaticano e nelle diocesi di tutto il mondo, che queste impressioni non sono del tutto sbagliate.

Tuttavia, se Francesco avesse spiegato che lui è fermo – e deve farlo – sugli insegnamenti che il mondo vuole cambiare su gay, donne e sacerdoti sposati, e anche su cose come l’aborto e la maternità surrogata, perché Dio stesso ha parlato su questi argomenti, e che Dio chiama tutti (todos) al credo e al comportamento cattolico, molti – soprattutto nei media – avrebbero potuto allontanarsi. Ma lui avrebbe colto l’attimo: per l’evangelizzazione.

Ha la comprovata capacità di affascinare quasi tutti i suoi interlocutori. E se parlare di verità cattoliche avesse prodotto una brusca reazione, avrebbe potuto facilmente rispondere in modo bonario che, naturalmente, è un cattolico e il Papa di Roma. E cos’altro ci si può aspettare che creda o faccia?

Invece, dice cose diverse con persone diverse. Il cardinale Jean-Claude Hollerich, S.J., del Lussemburgo, che il Papa ha nominato relatore generale per il Sinodo sulla sinodalità, ha dichiarato pubblicamente che il Papa crede, come lui, che l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità sia stato ora dimostrato, dalla scienza, come falso. In seguito ha ritrattato le sue affermazioni, ma chi scrive non ha dubbi che Francesco abbia detto questo. In privato.

Allo stesso modo, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo di Limburg Georg Bätzing, ha osservato di essere rimasto scioccato dal netto “no” del Papa alle donne diacono, affermando di non aver mai sentito Francesco parlare in questi termini. Questo deve aver sorpreso anche suor Linda Pocher, suora tedesca e consigliera del Papa, che ha detto che Francesco “è molto favorevole al diaconato delle donne”. E ha aggiunto che sta solo cercando di capire quale forma dovrebbe assumere.

Anche un documento ampiamente valido come Dignitas infinita suscita simili perplessità. Da un lato, afferma la visione biblica di tutte le persone umane che possiedono una grande dignità per il modo in cui sono state create da Dio. Ma afferma anche con fermezza: “Desiderare un’autodeterminazione personale, come prescrive la teoria del gender, al di fuori di questa verità fondamentale che la vita umana è un dono, equivale a una concessione all’antica tentazione di farsi Dio, entrando in competizione con il vero Dio dell’amore rivelatoci dal Vangelo”.

Suor Jeannine Gramick (che il Papa ha elogiato come praticante dello “stile di Dio”) di New Ways Ministry, un’organizzazione “cattolica” apertamente pro-omosessuali, ha obiettato – insieme ad altri cattolici progressisti – che una parte del documento contraddice l’altra. In fondo, non è così, ma per spiegare il perché occorrerebbe fare uno sforzo più serio per spiegare la via di Dio di quanto il Vaticano e Francesco siano stati disposti a fare.

Il filo conduttore di tutto ciò che è cattolico è che “il Signore ha fatto così”. Questo contraddice direttamente l’egualitarismo e l’autonomia radicale che hanno sostituito nozioni più antiche e più sane come l’uguaglianza davanti alla legge e la libertà sotto Dio.

Le nuove convinzioni fondamentali negano che Dio abbia fatto e governi il mondo. Piuttosto, secondo la nuova alleanza, “al centro della libertà c’è il diritto di definire il proprio concetto di esistenza, di significato, di universo e del mistero della vita umana”. (Planned Parenthood vs Casey) Tutto il resto sembra – a chi è stato catechizzato dal mondo postmoderno – illiberale, antidemocratico, patriarcale, gerarchico, giudicante, medievale, discriminatorio, omofobico, transfobico, persino “fascista”.

Un cattolico, anzi qualsiasi monoteista serio, sa che l’autodefinizione radicale non è libertà. È una schiavitù. Ai nostri capricci e alla nostra cecità, a un vuoto esistenziale senza possibile rimedio. Infatti, quanto più profondamente l’io abbraccia le proprie invenzioni, tanto meno è libero e felice.

Per forza, perché vive in un mondo irreale, virtuale. Non il mondo che il Signore ha fatto a modo suo.

Robert Royal


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