• domenica , 18 novembre 2018

Papa Francesco depone un mazzo di rose bianche sulla tomba di un bambino non nato

Il Papa nel “Giardino degli Angeli” al Cimitero laurentino di Roma (foto: Vatican Media)

Il Papa nel “Giardino degli Angeli” al Cimitero laurentino di Roma (foto: Vatican Media)

 

di Sabino Paciolla

 

Ieri papa Francesco ha scelto di trascorrere il 2 novembre, il giorno in cui la Chiesa commemora tutti i defunti, nel “Giardino degli Angeli”, l’area dedicata alla sepoltura dei feti da aborti spontanei o provocati all’interno del Cimitero Laurentino di Roma. Il 4 gennaio 2012, è stato inaugurato uno spazio verde (vedi foto) riservato ai bambini che non hanno mai visto la luce, simbolicamente custodita da due statue raffiguranti due Angeli.

Egli ha deposto un mazzo di rose bianche, in modo simbolico, sulla tomba più grande. E’ stato un gesto commovente, una testimonianza alla

E’ stato un gesto plasticamente significativo, che ha fatto seguito alla catechesi della udienza generale del 10 ottobre scorso quando aveva detto:

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.

Poi si è spostato in macchina per andare alla cappella di Gesù Risorto per la celebrazione della messa. Dopo il Vangelo, quello a lui caro delle Beatitudini, Papa Francesco pronuncia un’omelia tutta a braccio, dalla quale riprendo qualche stralcio da La Stampa:

«Ricordare, fare memoria», esorta il Papa, perché «la memoria è quello che fa forte un popolo, perché si sente radicato in un cammino, in una storia. La memoria ci fa capire che non siamo soli, siamo un popolo che ha storia, che ha passato, che ha vita». «Non è facile fare memoria, tante volte siamo tentati dal tornare indietro a pensare cosa è successo nella vita, nella famiglia, nel popolo», ma oggi è un giorno per guardare indietro, per tornare «alle radici». Anche, aggiunge il Pontefice, «oggi è un giorno di speranza», un giorno per guardare a «cosa ci aspetta: cielo nuovo, terra nuova, la santa città di Gerusalemme. Ci aspetta la bellezza».

«Memoria e speranza, speranza di incontrarci, di arrivare dove c’è l’amore che ci ha creato, che ci aspetta, l’amore di Padre», sottolinea Francesco. Fra la memoria del passato e la speranza del futuro si staglia «la strada che dobbiamo fare» ora, nel presente. «Come fare la strada senza sbagliare?», domanda Bergoglio, «quali sono le luci che mi aiuteranno a non sbagliare, qual è il navigatore che lo stesso Dio ci ha dato per non sbagliare strada?». Ce lo dice il Vangelo: «Sono le Beatitudini che Gesù ci ha insegnato: mitezza, povertà, giustizia, misericordia, purezza di cuore». Tutte «luci che ci accompagnano e ci guidano nel cammino per non sbagliare strada».  

Per completezza, riporto la lettera che Santa Teresa di Calcutta inviò al Centro di Aiuto alla Vita di Casale Monferrato il 31 maggio 1992:

Cari amici di tutta Italia, oggi Gesù viene in mezzo a noi ancora una volta come bambino – come il bambino non nato – ed i suoi non lo accolgono. Gesù divenne un fanciullo in Betlemme per insegnarci ad amare il bambino.

Il bambino – non nato – il feto umano – è membro vivente della razza umana – come te e me – creato ad immagine e somiglianza di Dio – per grandissime cose – amare ed essere amato. Perciò non c’è più da scegliere una volta che il bambino è stato concepito. Una seconda Vita – un altro essere umano è già nel grembo della madre.

Distruggere questa Vita con l’aborto è omicidio, anzi peggio di ogni altro assassinio. Poiché chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo e il più misero della razza umana, e la sua Vita dipende dalla madre – dipende da me e da te – per una Vita autentica. Se il bambino non ancora nato dovesse morire per deliberata volontà della madre, che è colei che deve proteggere e nutrire quella Vita, chi altri c’è da proteggere?

Se una madre può uccidere il suo stesso figlio nel suo grembo, distruggere la carne della sua carne, Vita della sua Vita e frutto del suo amore, perché ci sorprendiamo della violenza e del terrorismo che si sparge intorno a noi?

L’aborto è il più grande distruttore di pace oggi al mondo – il più grande distruttore d’amore. La mia preghiera per ciascuno di voi, che voi possiate battervi per Dio, per la Vita e per la famiglia, e proteggere il bambino non ancora nato.

Preghiamo.

 

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