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Papa Francesco e Vìctor Manuel Fernàndez
Papa Francesco e Vìctor Manuel Fernàndez

 

(CNA/InfoCatolica) In una giornata dominata dalla notizia di cinque cardinali che hanno inviato una serie di “dubia” a Papa Francesco, ieri è stata resa pubblica una serie di “responda” (“risposte”) a 10 dubia presentati dal cardinale ceco Dominik Duka riguardanti “l’amministrazione dell’Eucaristia alle coppie divorziate che vivono in una nuova unione”.

Originariamente presentata dall’arcivescovo emerito di Praga il 13 luglio a nome della Conferenza episcopale ceca, la risposta della Dottrina della fede, firmata sia da Papa Francesco che dal nuovo prefetto, il cardinale Victor Fernandez, è stata inviata al porporato ceco il 25 settembre.

Al centro del dubia di Duka e della risposta vaticana c’è l’applicazione pratica di “Amoris Laetitia”, l’esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco pubblicata nel 2015, e in particolare la sua guida pastorale per la ricezione della Comunione da parte di coloro che sono sposati sacramentalmente ma “divorziati e risposati” con una persona diversa dal loro coniuge.

A questo proposito, il cardinale Fernandez scrive che, sebbene i sacerdoti debbano fornire un accompagnamento pastorale all’individuo, “è ogni persona, individualmente, che è chiamata a mettersi davanti a Dio e a esporgli la propria coscienza, con le sue possibilità e i suoi limiti”, e a valutare la propria disponibilità a ricevere la Comunione.

“Questa coscienza, accompagnata da un sacerdote e illuminata dagli orientamenti della Chiesa, è chiamata a formarsi per valutare e dare un giudizio sufficiente a discernere la possibilità di accedere ai sacramenti”.

Dottrina della Fede afferma che, nel necessario processo di discernimento, “i divorziati e risposati devono chiedersi come si sono comportati nei confronti dei figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come viene abbandonata la situazione della coppia; quali conseguenze ha la nuova relazione per il resto della famiglia e della comunità dei fedeli; quale esempio offre ai giovani che devono prepararsi al matrimonio. Una riflessione sincera può rafforzare la fiducia nella misericordia di Dio, che non è negata a nessuno”.

La risposta afferma anche che i vescovi dovrebbero sviluppare criteri basati su Amoris Laetitia nelle loro diocesi, come proposto dai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires, dato che Papa Francesco ha confermato tali criteri come “l’unica interpretazione possibile” dell’esortazione post-sinodale, che deve essere presa come “magistero autentico” e che non saranno date altre spiegazioni esaurienti.

La risposta del cardinale Ferandez evita di rispondere direttamente se gli atti commessi nella vita sessuale della coppia composta da almeno un cattolico divorziato risposato debbano “essere menzionati nel sacramento della riconciliazione”, ma il prefetto della Dottrina della Fede ha scritto che la vita sessuale della coppia deve essere “sottoposta a un esame di coscienza per confermare che è una vera espressione di amore e che aiuta la crescita nell’amore”.

“Tutti gli aspetti della vita devono essere presentati davanti a Dio”, ha detto.

Infine, in risposta alla domanda di Duka su come i vescovi cechi potrebbero “procedere per stabilire l’unità interna” sulla questione della guida pastorale per i divorziati e risposati, “ma anche per evitare di disturbare il magistero ordinario della Chiesa”, Fernandez ha scritto che la Conferenza episcopale dovrebbe “concordare alcuni criteri minimi per l’attuazione delle proposte di Amoris Laetitia” per aiutare i sacerdoti “nel processo di accompagnamento e discernimento sul possibile accesso ai sacramenti del divorzio in una nuova unione, senza pregiudicare la legittima autorità che ogni vescovo ha nella propria diocesi”.

 

Contraddice il Magistero precedente

La risposta della Dottrina della Fede conferma che il magistero di Francesco contraddice espressamente quello dei Papi che lo hanno preceduto.

Il magistero di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI esclude la possibilità per le persone divorziate e risposate di ricevere la comunione e l’assoluzione se non cessano di vivere insieme. Nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II si legge:

La Chiesa, tuttavia, sulla base della Sacra Scrittura, riafferma la sua prassi di non ammettere alla comunione eucaristica le persone divorziate e risposate. Sono loro che non possono essere ammessi, poiché il loro stato e la loro situazione di vita contraddicono oggettivamente l’unione d’amore tra Cristo e la Chiesa, che è significata e attualizzata nell’Eucaristia. C’è anche un’altra ragione pastorale: se queste persone fossero ammesse all’Eucaristia, i fedeli sarebbero fuorviati e confusi circa l’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio.

La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento dell’Eucaristia – può essere concessa solo a coloro che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti a uno stile di vita che non contraddice l’indissolubilità del matrimonio. Ciò significa concretamente che quando un uomo e una donna, per gravi motivi, come ad esempio l’educazione dei figli, non possono adempiere all’obbligo della separazione, “si impegnano a vivere in piena continenza, cioè ad astenersi dagli atti propri dei coniugi”.
Familiaris Consortio 83

 

E Benedetto XVI indica nella Sacramentum Caritatis:

Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr. Mc 10,2-12), di non ammettere ai sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente quell’unione d’amore tra Cristo e la Chiesa che è significata e attualizzata nell’Eucaristia…..

…. non deve essere interpretato come una preoccupazione pastorale in opposizione alla legge. Piuttosto, dobbiamo partire dal presupposto che l’amore per la verità è il punto d’incontro fondamentale tra legge e pastorale: la verità non è mai astratta, ma “è integrata nel cammino umano e cristiano di ogni fedele”. Per questo motivo, quando non viene riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e sono presenti le condizioni oggettive che rendono la convivenza di fatto irreversibile, la Chiesa incoraggia questi fedeli a sforzarsi di vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, come amici, come fratello e sorella; potranno allora accostarsi alla mensa eucaristica, secondo le disposizioni previste dalla prassi ecclesiale.
Sacramentum Caritatis, 29

 



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