La visita di Papa Francesco a Hiroshima e Nagasaki è stata simbolica e un forte appello alla pace. Ma il suo effetto sulla politica nucleare in tutto il mondo sarà limitato.

Ne è convinto padre Raymond J. de Souza in questo suo articolo pubblicato su National Catholic Register. Eccolo nella traduzione di Riccardo Zenobi. 

 

Armi nucleari

 

In Giappone, visitando Hiroshima e Nagasaki, papa Francesco ha focalizzato tre punti chiave riguardo le armi nucleari e l’energia nucleare. Ha dichiarato l’uso delle armi nucleari immorale; il possesso di armi nucleari immorale; e ha appoggiato la richiesta dei vescovi giapponesi di eliminare l’uso dell’energia nucleare.

I tre punti non sono una sorpresa, specialmente il primo. Ma implementare il secondo e il terzo solleva questioni che sfidano la storia degli sforzi di non proliferazione.

Il primo punto, che l’uso delle armi nucleari è immorale, è un’applicazione di vecchia data della dottrina cattolica della guerra giusta. I bombardamenti di massa che non discriminano tra combattenti e civili non hanno mai raggiunto i criteri di condotta di una guerra giusta. Lo stesso si applicherebbe a certe tecniche di bombardamento convenzionale, ma le armi nucleari contrastano ovviamente in misura maggiore l’insegnamento tradizionale sulla giusta guerra.

Il secondo punto, che il possesso di armi nucleari è in sé stesso immorale, è stato esposto dal Santo Padre due anni fa. La sua argomentazione segue due linee. Quella che sembra prevalente è che il costo delle armi nucleari non può essere giustificato quando c’è povertà da combattere. Lo stesso argomento potrebbe essere fatto circa alcune costose armi convenzionali; in effetti, sono stati portati argomenti secondo cui la presenza di armi nucleari in Europa durante la guerra fredda era meno costosa delle forze convenzionali che sarebbero state altrimenti necessarie.

La seconda linea argomentativa sostiene che se le armi nucleari sono immorali da usare, allora l’unica ragione di averle è la deterrenza, il concetto noto come “mutually assured destruction” (MAD, mutua distruzione assicurata). Tale concetto è moralmente riprovevole, sostiene papa Francesco, perché dipende dall’avere il potere di infliggere distruzione al nemico, che è in sé stesso immorale.

Interessante notare che l’unico leader che aveva a disposizione delle armi nucleari che fece alcune argomentazioni sulla “pazzia” (madness) del MAD fu Ronald Reagan. Voleva l’abolizione di tutte le armi nucleari e propose ciò a Reykjavik nel 1986. Il leader sovietico Mikhail Gorbachev rifiutò, e la NATO inorridì all’idea che Reagan stesse considerando la rimozione dell’”ombrello nucleare” che proteggeva l’Europa contro la minaccia dell’aggressione sovietica.

Dopo la fine della guerra fredda, sembrò che il tempo di tollerare a malincuore la pazzia del MAD fosse passato. Nel 2010, la Santa Sede sotto Benedetto XVI argomentò che “le condizioni che prevalevano durante la guerra fredda, che davano una base per la limitata tolleranza della Chiesa verso la deterrenza nucleare, non si applicano più”. La guerra fredda offrì una certa stabilità nel quale il MAD aveva una certa logica perversa. Vale lo stesso oggi?

La proliferazione nucleare è stata largamente contenuta, con solo la Corea del Nord che ha recentemente acquisito armi nucleari. Gli altri membri attuali del club delle armi nucleari – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan e (forse) Israele – sono stati stabili per molti anni.

Ciononostante la non proliferazione ha subito un serio colpo con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2014 e la sua annessione della Crimea. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Ucraina aveva il terzo lotto mondiale di armi nucleari nel suo territorio. Ne aveva il controllo fisico, anche se Mosca ne aveva il controllo operativo.

Cosa dovrebbe fare l’Ucraina, da poco indipendente, con le sue armi nucleari? Fu persuasa di abbandonarle, rimuoverle dall’Ucraina o distruggerle. Il memorandum di Bucarest del 1994 fu lo strumento con il quale Ucraina, Bielorussia e Kazakistan abbandonarono i loro armamenti nucleari dell’epoca sovietica, l’unica volta i cui una potenza nucleare divenne non-nucleare.

In cambio, le altre potenze nucleari garantivano la loro integrità territoriale e promisero di non aggredire. Il patto fu questo: puoi abbandonare i tuoi armamenti nucleari perché promettiamo che non ne avrai bisogno per difenderti. Fu un trionfo diplomatico, non di non-proliferazione, ma di de-proliferazione.

Tutto ciò giace ora a brandelli, dopo che la Russia ha rotto il patto solenne del Memorandum di Bucarest e la sua aggressione fu docilmente accettata dalle altre potenze nucleari. La diplomazia della Santa Sede è stata anch’essa muta sull’aggressione russa e, a dispetto della priorità data da papa Francesco sulla non-proliferazione nucleare, il significato della violazione del Memorandum di Bucarest non ha avuto alcuna enfasi.

Così l’annessione russa della Crimea e l’invasione dell’ucraina orientale ha posto fine a qualunque domanda di qualsiasi stato di abbandonare le sue armi nucleari in favore della garanzia internazionale di sicurezza. Queste garanzie si sono dimostrate di nessun valore. L’idea che qualsiasi potenza nucleare abbandoni il proprio arsenale è una lettera morta ora che il memorandum di Bucarest ha completamente fallito.

Il terzo punto che il Santo Padre ha fatto in Giappone è che l’energia nucleare in sé stessa debba essere gradualmente eliminata. L’argomentazione non è che sia immorale, ma che è male per l’ambiente alla luce del disastro nucleare giapponese del 2011.

È un argomento schietto se si è preoccupati dagli incidenti e perdite nucleari. Più complesso se penso che sia imperativo ridurre l’emissione di carbonio per poter combattere il cambiamento climatico. L’energia nucleare non produce emissioni di carbonio come fanno i combustibili fossili. Così non è praticamente possibile essere a favore della riduzione dell’emissione di carbonio e contro l’energia nucleare nel breve o medio termine. È una contraddizione pratica della politica energetica della Santa Sede. C’è anche una connessione tra energia nucleare e non- proliferazione delle armi nucleari. Il Trattato di Non Proliferazione (NPT) offre esplicitamente uno scambio: non sviluppate armi nucleari e le potenze nucleari vi aiuteranno a sviluppare l’energia nucleare. L’articolo IV è di grande portata:

“Nulla in questo trattato deve essere interpretato come confliggente con l’inalienabile diritto di tutte le parti del trattato di sviluppare ricerca, produzione ed uso di energia nucleare per scopi pacifici senza discriminazione e in conformità con gli articolo I e II di questo trattato”.

Abolire l’energia nucleare significherebbe mettere da parte l’”inalienabile diritto” del NPT, che è la pietra angolare delle leggi internazionali sugli armamenti nucleari. In effetti, il trattato nucleare negoziato dall’amministrazione Obama con l’Iran ha reso chiaro lo scambio: l’Iran può sviluppare energia nucleare ma non armamenti nucleari.

È immaginabile avere un mondo senza armi nucleari o energia nucleare, ma richiederebbe il rimpiazzo dell’intera diplomazia postbellica sulla proliferazione nucleare e l’energia. E renderebbe anche più esacerbata la tanto dichiarata urgenza di fare qualcosa sul cambiamento climatico.

La visita a Hiroshima e Nagasaki è stata simbolica e una forte chiamata alla pace. Ma i suoi effetti sulla politica nucleare nel mondo saranno limitati.

 

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