bambina-paura

 

 

di Jacob Netesede

 

Capita che, a cena in famiglia, mia figlia decida di mostrare a tutti un bellissimo disegno realizzato fresco fresco sul quaderno di italiano durante la mattinata a scuola.

Mia moglie ed io la autorizziamo ad alzarsi (perché, sin da piccola, non manchi di rispetto agli altri commensali) e ad andare a recuperarlo in cartella, che è in cameretta.

Con giovanile energia e smisurato entusiasmo in un balzo la vedo sulla soglia del corridoio che conduce alle camere.

E si ferma.

A frenare il giovane entusiasmo è il buio.

Il corridoio è buio e, in fondo in fondo, immersa nella tenebra più oscura, la cameretta è ancor più buia.

Basterebbe accendere le luci e proseguire, basterebbe un discorso motivazionale della mamma, un invito al coraggio del papà, un coro solidale dei fratelli rimasti a tavola… basterebbe.

Ma, talvolta, non basta.

Il buio sembra aver generato mostri che ora popolano la camera e sono appostati sui comodini e sotto i letti, pronti ad assaltare senza alcuna pietà le bambine che cercano i quaderni di italiano.

E’ capitato che per uscire dall’impaccio si sia girata verso di me, guardandomi con quegli occhi a cui nessun padre potrebbe mai resistere, dicendomi: “vieni con me”.

E allora la forchetta con un perfetto gomitolo di spaghettoni alla gricia si arresta a mezz’aria.

Rimane un solo modo per recuperare il quaderno: abbandonare la gricia, alzarsi e tendere la mano alla piccola, con la certezza di chi sa che i mostri si dissolveranno al cospetto di un padre così.

Nel buio, oscuro, senza luce, si ignora la realtà per come è, si procede a tentoni, a tentativi, si smarrisce facilmente la retta via.

Sin da bambini -e poi nel corso della vita- si fa esperienza del buio, non solo fisico.

Significative le prime parole di Dio: «Sia la luce!».

Ma più di un sostantivo può un predicato: il verbo di Dio si è incarnato, come luce che le tenebre non accolgono.

Per vincere la tenebra che rischia di immobilizzare le nostre vite nel terrore, incarnandosi ci ha detto: “uomini, voi che temete la morte, il buio, l’oscurità, non temete. Io sono entrato nel buio e ho vinto. E non vi mando un discorso, non vi canto un coro motivazionale con gli angeli, non mi limito a indicare una buona strada. Io sono la strada. Io sono entrato nel buio e ne sono uscito. E ora vi tendo la mano e vi dico: seguitemi”.

Perché non bastava guardarci dal cielo e dire: “per di là, sempre dritto in fondo a destra”.

Ed anche oggi non si limita a raccontarci della Sua vittoria (non avremmo neppure le categorie per capire cosa è successo in quel buio, in quella battaglia…) ma compie qualcosa di molto più convincente: resta con noi.

Dice il saggio: “Il buio che incombe sul mondo è quello che sembra luce, è l’apparenza, tanto è vero che finisce tutto nella tomba, nell’oscurità totale, nel nulla. Il buio che incombe sul mondo sono le nostre misure, i nostri criteri, le nostre reazioni e istintività, i nostri progetti, le forme della nostra immaginazione e della nostra recriminazione. È Lui che ci riprende e guida i nostri passi ai pascoli veri di vita, a quel punto in cui, a quella profondità in cui tutta la realtà diventa alimento della persona e la persona non perde più niente. Eterno pastore dell’uomo, Ei guida i suoi passi, sicuro. Come li guida? Come guida i miei passi, se non deve essere una frase astratta? Attraverso la compagnia vocazionale, dentro la grande compagnia del suo corpo misterioso, che è la Chiesa” (Don Giussani, Tutta la terra desidera il Tuo volto).

Quello che sto leggendo e vedendo in questi giorni mi sembra alimentare il buio, un buio che genera nel mio cuore mostri.

Cosa pensa Bergoglio veramente? Cosa succede nelle Chiese di Francia? Come ne usciremo da questo virus? Perché anche i migliori sembrano cadere? Perché i pastori fuggono?…

Mai come in questo momento occorre cercare la Sua mano tesa nella compagnia del Suo corpo misterioso.

Ci sono remoti ambiti in cui è possibile afferrare la Sua mano: sono contraddistinti da fedeltà alla preghiera, da amore per la Verità, da interesse per la Sua dottrina, da letizia nelle prove, da certezza che vince il dubbio, dal desiderio di santità e di restare sotto il manto di Maria.

In questi ambiti si riuniscono piccole comunità che trapassano il buio degli scandali e gustano il centuplo dello stare con Lui, perché, come con il papà che ci prende per mano sulla soglia del corridoio, al Suo cospetto ogni mostro si dissolve.

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