Nel maggio 2021, durante una trasmissione televisiva di La7, Di Martedì, il professor Paolo Bellavite espresse qualche prudente riserva sulla campagna vaccinale contro il Covid-19. Fu immediatamente cacciato dall’università dove insegnava e privato di cattedra, titoli e onorificenze.

Fu uno fra i primi esempi, certo il più eclatante, di cancel culture in Italia. In qualche misura, un antipasto dell’obbrobrio giuridico noto come green pass messo in atto dal governo Draghi tre mesi dopo, seguito dalle purghe staliniane al rovescio ai danni di qualsiasi cosa odorasse di Russia da febbraio ad oggi.

È particolarmente significativo ascoltare il professor Bellavite oggi lasciando a lui, prima vittima involontaria della barbarie in cui ci troviamo, qualche giudizio alla vigilia di un momento in cui, in teoria e forse persino in pratica, potremmo decidere del nostro futuro: le imminenti elezioni politiche.

Mattia Spanò

 

Prof. Paolo Bellavite
Prof. Paolo Bellavite

 

Professore, lei è stato forse il primo ad essere epurato dall’università per delle riserve espresse in televisione sui vaccini contro il Covid-19. Tre mesi dopo, Mario Draghi apriva la cupa stagione del green pass. Ci racconta com’è andata?

Non so se io sia stato il primo “epurato”, ma in effetti, il 7 giugno 2021 il Dipartimento di Medicina dell’Università di Verona cui afferivo come “cultore della materia” e in cui avevo prestato servizio come professore associato per oltre 30 anni mi ha revocato la qualifica e la possibilità di frequenza del laboratorio.

Le motivazioni erano (testualmente) “le recenti esternazioni pubbliche del prof. Paolo Bellavite in merito alla vaccinazione anti-COVID, tenuto anche conto del conseguente comunicato dell’Ateneo a firma del Rettore” e “la valutazione di merito circa la divergenza tra la posizione recentemente sostenuta dal professore e l’indirizzo scientifico su tali ambiti assunto dal Dipartimento e dall’Ateneo”.

Per la precisione, le “esternazioni” censurate dal Rettore e dal Dipartimento erano quelle da me espresse nella trasmissione “La7” del 4 maggio 2021 e che qui di seguito riferisco (il tutto durò un paio di minuti e poi non ebbi più la possibilità di spiegare, e neppure il Rettore mi chiese spiegazioni).

Domanda del conduttore Floris: “Professore buonasera. Senta, alcuni italiani hanno dubbi sui vaccini e temono che facciano male. Hanno ragione?”.

Risposta di Bellavite: “Beh, la paura certamente c’è e credo che abbiano ragione, in un certo senso. In quale senso? Il punto fondamentale è che non abbiamo molte certezze su quella che è la vera relazione tra un beneficio, che è molto evidente – quello di avere una certa protezione – e il rischio. Questo discorso del rapporto beneficio/rischio, di cui si parla tanto, viene affrontato, a mio parere, in maniera piuttosto superficiale. Dal punto di vista dei rischi, dobbiamo sapere che siamo ancora in una vera e propria sperimentazione. I dati che ci vengono riferiti per quanto riguarda l’incidenza degli effetti avversi non sono molto affidabili perché sono basati quasi tutti sulla cosiddetta sorveglianza passiva, ovvero quella per cui viene segnalato un caso di reazioni avverse soltanto se viene preso in mano da qualcuno, che si occupa poi di segnalarlo. E questo sappiamo per certo che è un modo inefficace. Questo si dovrebbe sapere…”.

È evidente che la motivazione della censura e dell’espulsione dal corpo accademico sia stata la divergenza di vedute sulla campagna vaccinale e in particolare le mie critiche concernenti l’affidabilità dei risultati della farmacovigilanza passiva rispetto a quella attiva.

La cosa paradossale è che il Rettore nel suo comunicato contro di me si indignava, sostenendo che l’Università sarebbe stata all’avanguardia negli studi sul vaccino della ditta “Reithera” (vaccino che poi non superò nemmeno la fase di sperimentazione).

Inoltre, nel comunicato del Rettore si sosteneva che il sottoscritto non sarebbe stato competente nel campo della COVID-19, mentre in realtà a quel tempo avevo già pubblicato fior fiore di articoli nella letteratura scientifica internazionale sull’argomento.

Inutile dire, infine, che le evidenze scientifiche accumulate nei mesi successivi hanno dato ragione alle mie preoccupazioni. Pare proprio che questo sia stato un sopruso non solo nei miei confronti ma della stessa natura dell’Università, alla luce dell’articolo 33 della Costituzione Italiana che recita: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Purtroppo, questa frase resta lettera morta nella pratica della attività di ricerca e docenza in università, quel luogo che dovrebbe essere per definizione aperto all’”universalità” del sapere e alla ricerca libera e rigorosa, indipendente dalle forzature della politica e dell’economia.

Il mio non è stato l’unico caso di censura in ambito universitario, ma peggio ancora ha fatto l’Ordine dei Medici, che si è comportato come un braccio esecutivo dei voleri del governo, sospendendo innumerevoli colleghi non inoculati e, in alcuni casi, censurando fino alla radiazione chi ha espresso opinioni contrarie.

Dopo due anni passati a dividere gli italiani fra chi “crede nella Scienza” e i bruti primitivi che non ci credono, stranamente il tema è del tutto assente nel dibattito politico elettorale. Il che porta a concludere che l’unica Scienza che conta è quella politica: le altre discipline sono un chiavistello per rinchiudere il dibattito e i dissidenti fuori dalle magnifiche sorti e progressive. Quali sono le sue aspettative su provvedimenti governativi che potrebbero aiutare a mettere ordine in questo caos epistemologico?

Proprio vero che la Scienza è stata prima usata e ora oscurata dai politici! Ora che ci sono le elezioni sembra che vada tutto bene e viene steso un velo di silenzio sugli errori clamorosi compiuti nella gestione della pandemia.

La “Scienza” con la S maiuscola, tra le più alte e nobili attività dell’ingegno umano che si dedica alla ricerca della verità (o meglio alla confutazione delle teorie sbagliate, come sostiene Popper) è stata sostituita dalle “opinioni” e gli scienziati sono stati sostituiti dagli “esperti” che hanno avuto spropositata audience nei mass-media.

Il Comitato Tecnico Scientifico fatto da persone nominate dal Governo è servito a vidimare le scelte fatte e non si è dato alcun ascolto ad un altro comitato di medici e scienziati (Commissione Medico Scientifica Indipendente), che ha fatto proposte di confronto su temi tecnici.

La prima confusione è comunque sulla natura stessa di Scienza, confusa con la “Tecnica”, e ciò è stato evidentissimo proprio sull’argomento dei cosiddetti “vaccini”. I nuovi prodotti biotecnologici sono stati ammantati con la qualifica di “scientifici” ed elevati a dogma, persino a prescindere dai difetti di alcuni prodotti evidenti sin dal primo utilizzo, particolarmente quelli fabbricati con cellule umane di embrione. Così ogni parere critico, anche se motivato, è stato spostato nel campo della eresia.

Si pensi che persino il dottor Robert Malone, uno degli inventori delle nanoparticelle lipidiche con mRNA, è stato escluso dal dibattito scientifico e mediatico per aver sostenuto che si tratta di una tecnologia troppo poco sperimentata e poco sicura per poterla applicare all’uomo.

Sinceramente non ritengo facile, né probabile, che il prossimo governo metta ordine in tale “caos epistemologico”. Infatti, esistono fortissimi interessi di tipo economico che condizionano il mondo della ricerca e della medicina, che premono anche sull’informazione e sui partiti politici.

Inoltre, vi sono delle organizzazioni “meta-politiche”, come gli ordini dei Medici e le Società cosiddette “scientifiche”, profondamente influenzate da giochi di potere che con la Scienza hanno poco a che fare, checché se ne dica.

Da un nuovo governo, mi aspetterei comunque qualche segno esemplare di resipiscenza come l’abolizione degli obblighi vaccinali (anche quelli per i bambini) e la tutela reale della libertà terapeutica del cittadino e del medico.

A questo proposito l’associazione “ContiamoCi” ha fatto delle precise proposte “non negoziabili” a tutti i partiti (la questione dell’obbligo vaccinale, al di là dei pareri tecnici sull’utilità o pericolosità dei ripetuti inoculi, è cruciale perché descrive la natura del rapporto tra il cittadino e lo Stato e rappresenta uno spartiacque tra una concezione liberale e una totalitaria).

Attenzione che esiste un totalitarismo di destra e uno di sinistra, quest’ultimo prevalente in Cina e pure nel mondo cosiddetto “occidentale”, rappresentato dalle spinte verso un cosiddetto “nuovo ordine mondiale” che originano dall’intreccio tra certe élites americane e europee, ben radicate nella politica delle due sponde dell’Atlantico e con influssi persino in Vaticano, purtroppo.

Certamente, se in Parlamento entrasse almeno una pattuglia di medici, formata da coloro che si sono candidati nei partiti cosiddetti del “dissenso”, senza escludere alcuni di buona volontà che militano nei partiti convenzionali, essi potrebbero rappresentare un forte stimolo e una forma di controllo competente della politica governativa.

Lei, oltre che medico e professore, è anche un botanico e un naturalista. Di recente ha prodotto un integratore naturale che aiuta le persone colpite dal Covid (e non solo) a guarire. Quali sono i principi contenuti nel preparato? Come agiscono sulla malattia?

Anche se definirmi un botanico è un po’ esagerato, certamente nel corso della mia attività di ricerca mi sono occupato spesso delle piante medicinali e minerali. Col mio gruppo attivo presso l’università di Verona abbiamo fatto lavori su l’Arnica montana, il Gelsemio sempreverde, la Drosera rotondifoglia, lo Zinco e altre sostanze naturali.

Forte di questa esperienza, quando si è verificata l’emergenza del coronavirus ho cercato dei rimedi, prima di tutto per me stesso e la famiglia. Avendo studiato da poco la acetilcisteina (antiossidante che sostiene il glutatione e usata da alcuni anche come antivirale) ho iniziato ad assumere quella sostanza, ma mi facevo anche abbondanti spremute di arancia, pensando di assumere la vitamina C.

Poi, studiando a fondo le proprietà degli agrumi, mi sono imbattuto in lavori che parlavano dell’esperidina, un flavonoide con attività antivirale, cosicché mi sono doppiamente convinto della bontà della mia scelta nutrizionale.

Su questo ho pubblicato, assieme ad un collega, un’importante rassegna su rivista “Antioxidants”. Poiché negli anni precedenti avevo avuto occasione di conoscere un’azienda di prodotti omeopatici e integratori, li ho contattati per vedere se erano interessati a produrre un integratore con base questa sostanza e ci siamo accordati in senso positivo.

In più, si dà il caso – perché proprio di “caso” si tratta, se non vogliamo tirare in ballo la Provvidenza – che nel mio laboratorio avessi studiato, dieci anni prima, le proprietà della quercetina, una sostanza che si trova in molti vegetali come la cipolla, i capperi, la mela, la lattuga ecc.

Poiché la quercetina aveva dimostrato una forte attività anti-infiammatoria (precisamente inibisce il rilascio di istamina) e poiché l’infiammazione eccessiva è uno dei problemi più seri della COVID-19, ho proposto di inserire anche la quercetina in tale integratore, assieme ad una piccola quantità di vitamina C che ha lo scopo di preservare meglio l’attività antiossidante dei due flavonoidi.

L’integratore è stato prodotto a partire dall’autunno del 2020 e ha avuto un buon successo. Anche se un integratore alimentare non può (e non deve) vantare proprietà terapeutiche non essendo stato sottoposto ad uno studio in doppio cieco verso placebo – cosa peraltro estremamente difficile da fare con un prodotto del genere e senza una multinazionale farmaceutica a supporto – le conoscenze scientifiche attuali rendono molto plausibile che le tre sostanze (esperidina, quercetina e vitamina C) abbiano un effetto positivo nel sostenere ed equilibrare il sistema immunitario nel momento in cui è impegnato nella malattia.

Bisogna inoltre sapere che questo integratore è stato usato nella cura domiciliare “sul campo” dal prof. Serafino Fazio assieme ad altri farmaci come l’indometacina, l’omeprazolo e l’aspirina in piccole dosi e su questa esperienza abbiamo già pubblicato due lavori scientifici nella letteratura “peer review” internazionale (disponibili qui e qui).

Spunto dalla domanda precedente: ho l’impressione che stiamo passando da una scienza osservatrice della natura ad una scienza tecnologica manipolatrice della natura. Le due idee cardine sono che l’uomo è malfatto, e la natura non può badare a sé stessa: l’uomo nuovo avrà il compito di salvare il pianeta. Questa è la sostanza della fede moderna. Cosa può andare storto?

La domanda è molto ampia e richiederebbe una risposta altrettanto ampia, ma non ho ora il tempo e mi riservo di approfondire qualche aspetto in altra occasione. Come “patologo generale” (è questo infatti il mio vero mestiere!) ho riflettuto molto sul come e il perché le cose vadano “storte” e sono arrivato alla conclusione che il vero motivo sta nel cosiddetto “peccato originale”, vale a dire la pretesa dell’uomo e della donna di fare il Dio senza averne la capacità.

Le capacità mancano semplicemente perché noi conosciamo solo una minima parte della realtà, ma se anche conoscessimo una gran parte delle cose che esistono, non potremmo prevedere le conseguenze nel tempo della complessa rete di relazioni dinamiche che si adattano continuamente alle nuove situazioni e sono influenzate da minime perturbazioni dei parametri.

Ho trattato questi argomenti in un apposito libro intitolato “La Complessità in Medicina” (Edizioni Tecniche Nuove, Milano, 2009), che considero la mia opera più importante. C’è anche da dire che, a prescindere dall’intervento umano, la stessa Natura è soggetta al “peccato originale”, perché in essa c’è un qualche principio strano per cui essa può sfuggire al progetto armonico che Dio aveva sin dall’inizio.

Da tale principio strano e misterioso, che la Scienza conosce solo in parte per qualche dettaglio (esempio: il principio di indeterminazione, la teoria del caos), origina il “male” fisico o morale, di cui la massima espressione è la sofferenza dell’innocente.

Quello del male nel Creato è un problema sostanzialmente irrisolto ma è evidente dalla storia che quando l’uomo ha voluto “fare il Dio”, anche usando le conoscenze scientifiche senza criteri e senza controlli, ha combinato disastri immani.

E non è finita, perché oggi non abbiamo solo sulla testa la spada di Damocle dell’olocausto nucleare, ma anche la manipolazione degli embrioni e altre minacce come il controllo digitale dei pensieri e dei corpi.

Gli esperimenti di cosiddetto “gain of function” sui coronavirus hanno creato, negli anni dal 2000 al 2015, degli ibridi capaci di attaccare l’uomo, a tal punto che tali ricerche furono vietate in America (ma poi furono fatte in Cina, anche con fondi americani…).

Quindi è vero che la Natura può sbagliare, come appare evidente dall’esistenza di malattie sin dalle origini, ma molte volte la Natura è alterata in peggio dall’azione stessa (o dall’incuria) dell’uomo, verso sé stesso o verso l’ambiente.

Ben vengano quindi le scoperte scientifiche e i progressi tecnologici, ma devono assolutamente essere accompagnati, direi controllati continuamente e attentamente, dalla consapevolezza dei limiti e dei rischi di dominio ideologico, economico, militare. Senza temere la Scienza, che anzi è una grandissima risorsa per l’umanità se lasciata libera di essere se stessa, la popolazione deve avere sempre coscienza di questi pericoli, avere quindi il coraggio di tenere in mano il proprio destino e quello dei propri figli. La gente come noi… non molla mai!

 


 

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