di Silvio Sposito

 

Sempre più spesso si sente dire – in relazione all’affaire Covid 19 – che siamo ormai in fase endemica o di convivenza con il virus. Cina a parte – caso sui generis di cui evito di parlare in questa sede – effettivamente è così, e in realtà lo è anche da alcuni mesi. La positiva svolta è stata inaugurata dalla comparsa, improvvisa quanto benvenuta, della “variante virale” Omicron 1 tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Partita dal Sudafrica (o forse da contigue regioni africane) la variante si è rapidamente diffusa ovunque grazie alla sua elevata contagiosità, accompagnata fortunatamente da una consistente riduzione della sua virulenza. Dovunque sia giunta la variante ha spiazzato e sostituito la ben più pericolosa variante Delta, responsabile di un numero ancora molto elevato di ospedalizzazioni e decessi tra la popolazione “fragile”. Nel corso del 2022 abbiamo assistito al rapido succedersi di varianti omicron fino all’attuale n.5, sempre nella direzione di una maggiore contagiosità e minore pericolosità, come ci si poteva aspettare dalla naturale evoluzione del virus nel suo adattarsi al nuovo ospite umano. La prova provata che siamo in endemia, e non più in pandemia, è giunta da un importante studio portoghese che ha stimato nella popolazione generale (un campione vastissimo di milioni di persone) la presenza di anticorpi anti – nucleocapside virale (riscontrabili solo nei guariti) insieme ai più noti anticorpi neutralizzanti IgG anti-proteina spike (nei guariti, nei vaccinati e nei vaccinati guariti). Si è rilevata la presenza di anticorpi anti – nucleocapside in un numero di soggetti più elevato del previsto – segno evidente di un gran numero di infezioni con decorso asintomatico o paucisintomatico. La somma dei soggetti con anticorpi da guarigione clinica, vaccinazione o vaccinazione con guarigione, supera abbondantemente il 90% certificando il superamento della soglia di immunità di popolazione. Non c’è alcun motivo di ritenere che la situazione italiana ed europea sia molto lontana da quella portoghese. Sarebbe ora opportuno tranquillizzare la popolazione, in parte ancora vittima di ansie e paure non più giustificate. In realtà i virus della famiglia “omicron” si sono comportati come una sorta di “vaccino naturale” a base di un virus vivo attenuato, analogamente al primo vaccino della storia, quello antivaioloso di Jenner, ricavato con geniale intuizione dalle pustole prodotte dal vaiolo delle vacche (donde il termine “vaccino”); ma anche come il vaccino antipolio, o antimorbilloso, e altri. Mi si dirà: “E i morti che vengono ancora segnalati con bollettini fino a non molto tempo fa inutilmente giornalieri e ora settimanali?” La stragrande maggioranza, e forse la totalità di queste ultime morti, sono imputabili a gravi malattie preesistenti in anziani “fragili” con tampone positivo (ricordando anche la dimostrata elevata % di falsi positivi con le attuali metodiche diagnostiche). Nell’era “omicron” il rischio reale di decesso per la stragrande maggioranza della popolazione “fragile” non è attualmente superiore a quello di una qualunque infezione respiratoria, o urinaria, o gastroenterica che si sovrapponga ad uno stato generale fortemente compromesso.

Ma serve allora vaccinare ancora? Se lo sono chiesto illustri ricercatori in un recente articolo di Nature, tanto più che sono sempre più evidenti le criticità dei vaccini a base di mRna sia in termini di efficacia – che tende a negativizzarsi dopo 150 giorni, quindi con facilitazione all’infezione – che di sicurezza: sono sempre più allarmanti i dati sull’eccesso di mortalità per tutte le cause e per tutte le classi di età, a partire dal mese di aprile 2021.

Patologie che erano in progressivo calo, come quelle cardiovascolari, manifestano ora un improvviso aumento, particolarmente inquietante se riferito alle classi di età più giovani. Inspiegabili morti improvvise colpiscono a macchia di leopardo persone anche giovani e prive di precedenti specifici, nonché giovani sportivi.

Sono eventi molto gravi che necessitano una spiegazione chiara, esauriente e senza equivoci. In seguito a questi recenti dati le autorità sanitarie danesi non consigliano più la vaccinazione (con questi prodotti farmaceutici) ai cittadini di età inferiore a 50 anni, e così gli svedesi per i minori di 18 anni. Analogamente lo Stato della Florida ha sospeso le vaccinazioni sotto i 40 anni in seguito ad un accurato studio statistico del responsabile sanitario Dr Ladapo. Più di recente l’Argentina ha escluso la vaccinazione dei minori dopo la tragica morte improvvisa di un piccolo di soli 4 anni che era stato promosso a “testimonial” del “vaccino”, e che ora potremmo invece definire un piccolo martire. Si accumulano poi altre notizie a dir poco preoccupanti: la FDA resisteva all’imposizione di un tribunale che ha richiesto la messa a disposizione di ricercatori indipendenti i dati grezzi riguardanti la totalità dello studio presentato dalle ditte per l’approvazione all’uso dei loro prodotti; due senatori repubblicani sono allora intervenuti con una interrogazione ufficiale affinché la FDA comunicasse i dati richiesti entro 30 giorni (con scadenza poco prima delle elezioni di mid term americane).

Il CDC di Atlanta non si comporta molto meglio, e ha sospeso a lungo la comunicazione dei dati del programma di farmacovigilanza attiva V-safe, con il quale i cittadini vaccinati – grazie ad apposita app – sono in costante contatto con l’amministrazione in modo da segnalare tempestivamente eventuali eventi avversi dopo vaccinazione. Questo programma supera di gran lunga le potenzialità del VAERS, programma di farmacovigilanza passiva, i cui dati sono già di per sé molto allarmanti. Neppure i dati delle poche autopsie, praticate sui deceduti in relazione temporale con le vaccinazioni, sono stati comunicati dai CDC. Tuttavia, sappiamo – grazie al benemerito lavoro di alcuni anatomopatologi tedeschi, i dottori Burckhardt, Lang e il Prof. Schirmacher, che le lesioni istologiche degli organi più colpiti (cuore, fegato reni, cervello, gonadi) sono di tipo autoimmune con estesa infiltrazione dei tessuti da parte di piccoli linfociti (cellule che dovrebbero trovarsi solo all’interno dei vasi o negli organi linfatici, ovvero milza, linfonodi, timo, midollo osseo, placche di Peyer dell’intestino).

La miocardite autoimmune post-vaccinazione, frequente in particolare nei giovani maschi – e talora accompagnata da pericardite essudativa (versamento di liquido infiammatorio all’interno del pericardico, la membrana che avvolge il cuore) – può guarire dopo intenso trattamento cortisonico, ma non sappiamo quali possano essere gli esiti a distanza delle residue cicatrici: scompenso cardiaco? Aritmie? Abbandono di ogni attività sportiva o fisica impegnativa? La riferita miocardite post-Covid si è rivelata essere molto più rara e di diversa eziopatogenesi (autoimmune la post-vaccinale, infiammatoria la virale). Ma quale potrebbe essere il meccanismo alla base dei troppi e gravissimi eventi di morte improvvisa inspiegabile? Possiamo fare solo alcune ipotesi sulla base dei riscontri autoptici di cui abbiamo sopra riferito: l’interessamento importante, da parte dell’infiltrato infiammatorio, dei “segnapassi” cardiaci – ovvero il nodo seno-atriale e il nodo atrio-ventricolare – che regolano il battito cardiaco e la trasmissione dell’impulso contrattile a tutto il miocardio, con possibile insorgenza di asistolia (arresto del battito) o fibrillazione ventricolare (contrazione caotica e inefficace con esito pari all’asistolia se non si interviene con una tempestiva defibrillazione e con pratiche rianimatorie, generalmente non disponibili).

Il prof Barbaro – cardiologo sospeso per aver osato (giustamente) prescrivere alcune importanti analisi prima della vaccinazione! – ha avanzato un’altra ipotesi, ovvero che le turbe improvvise, e talora mortali, del ritmo cardiaco siano dovute ad una compromissione dell’innervazione autonomica del cuore con alterazione del rapporto simpatico/parasimpatico, ad opera di una neurite periferica pure presumibilmente su base autoimmune.

Infine, anche a seguito del riscontro istologico di lesioni caratteristiche di eccesso di catecolamine (adrenalina, noradrenalina o dopamina), è stata formulata da parte del noto cardiologo americano McCullough l’ipotesi di un ipertono catecolaminergico in grado di scatenare improvvise aritmie in cuori affetti da miocardite clinica o subclinica; ipertono frequente durante sforzo fisico intenso, stress psichico acuto o cronico, ma anche in fase di risveglio mattutino, il che spiegherebbe i misteriosi decessi di giovani sani (ma “vaccinati”) durante il sonno; in realtà dunque al risveglio dal sonno notturno. Ciò spiegherebbe il rischio di morte improvvisa anche, e forse più, in giovani sportivi con miocardite subclinica – quindi asintomatica – ignari di essere portatori di un’infiammazione miocardica, e dediti tranquillamente al proprio sport favorito. Un importante studio prospettico thailandese ha infatti dimostrato la rilevante frequenza di miocardite subclinica tra i giovani vaccinati.

Da quanto detto, chiunque può facilmente intendere la gravità della situazione. Come potevasi facilmente prevedere, non essendo state condotte sufficienti analisi preliminari sulla capacità di questi vaccini di impedire – o almeno ridurre in modo significativo – la trasmissibilità dell’infezione, non è mai esistita alcuna giustificazionetanto meno “morale” – a vaccinare bambini e giovani sani, il cui rischio di ammalarsi gravemente era, ed è ancor più oggi con omicron, prossimo allo zero! Vaccinare questi soggetti non porta loro alcun beneficio, non impedisce la trasmissione del virus ad altri (cosa ammessa candidamente dalla rappresentante della Pfizer di fronte al Parlamento Europeo!), e invece li espone a gravi rischi sanitari, non escluso il peggiore di tutti! Non credo che possano essere ulteriormente tollerati abusi di tale gravità.

Sono stati commessi molti, troppi errori: l’inspiegabile ostracismo iniziale nei confronti delle autopsie (le sale settorie sono i luoghi più sicuri degli ospedali, e inoltre i morti non sembrano respirare), con relativo ritardo nella comprensione della patogenesi vascolare, oltre che respiratoria dei sintomi di malattia.

Il “blocco” totale e indiscriminato, senza alcuna distinzione tra aree maggiormente colpite e altre ancora risparmiate, che non ha affatto fermato il virus solo dilazionando i contagi, ma causando devastanti danni economici e psicologici.

Il mancato riconoscimento del valore e importanza dell’immunità naturale sviluppata dai guariti, del tutto svalutata rispetto all’immunità (?) acquisita dopo vaccinazione. Innumerevoli studi hanno dimostrato l’esatto contrario, come era anche qui prevedibile: il guarito è protetto non solo da una messe (non uno soltanto) di anticorpi specifici, ma anche dai linfociti B e T di memoria immunitaria che garantiscono una protezione dalla malattia clinica per diversi anni (forse per la vita). L’immunità naturale del nostro meraviglioso sistema immunitario – evolutosi nel corso di milioni di anni! – è stata prima colpevolmente ignorata, e poi svilita.

 


 

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