Hans Küng e l’infallibilità dello spirito del mondo

Hans-Kung
Hans Küng, teologo

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Lui è diventato famoso per la critica alla infallibilità del Papa. E molto altro, che può essere sintetizzato in tre nuclei teologici ormai noti: l’ambito morale (famiglia e eutanasia); l’ambito ecclesiologico (forme alternative di sacerdozio e democratizzazione storicistica di qualsiasi dogma); l’ambito teologico (la revisione della divinità di Gesù e il più assoluto sincretismo evolutivo).

Ma – io ritengo e propongo a discussione – faremmo un cattivo uso della sua eredità, se ci limitassimo a denunciarne i punti di esplicita rottura con il Credo cattolico. Dobbiamo invece cogliere l’occasione per risalire, ancora una volta, alla matrice teologica che ha reso possibile Hans Küng e tutto ciò che lui ha creduto e come e dove questo viene valorizzato e/o attuato, oggi.

Certo proprio sull’aspetto sociologico e storico, così caro al suo modernismo indeterminato, potremmo già far notare una pia curiosità: fino a quando si trattava di criticare gli aspetti o le encicliche o le resistenze “conservatrici” dei vari pontefici, tutto era permesso. Anche la pastorale della disobbedienza pratica. Ora, però, quelle stesse posizioni sono divenute minoritarie, per quanto poi – come si addice alla Provvidenza – la drammatica situazione attuale pare aver destano non poche coscienze a riscoprire provvidenzialmente la piena ortodossia. E si è giunti a rendere addirittura omaggio pubblico alla speculazione teologica di Küng. E questa sorta di “Cristianesimo alternativo o sui generis” (il termine progressismo non rende bene l’idea) – persino nelle sue forme più radicali, se non apostate della dottrina cattolica di sempre – è stato assunto a dogma assoluto e infallibile esso stesso.

Ora c’è solo il silenzio per chi osa soltanto esprimere dubbi o perplessità.

Ora viene chiesta l’uniformità indistinta persino sui social. 

Cosa sarebbe accaduto se la stessa misura fosse stata assunta per le posizioni morali di Giovanni Paolo II o quelle liturgiche di Benedetto XVI?

O “peggio ancora” quando si sollevavano dubbi (e si continua a fare) sulla possibilità di applicare l’ermeneutica della continuità, in alcuni passaggi controversi dei documenti conciliari?!

Perché qualsiasi dogma cattolico può essere revisionato e de-mitologizzato (come piace dire in certi accademici corridoi) tranne ciò che è accaduto nel secondo Novecento e poi ancora negli ultimi anni?!

Tuttavia non possiamo limitarci ad una analisi sociologica, né ridurre tutto a “questioni di partito”: in campo c’è la fedeltà al Vangelo e a ciò che Cristo ha depositato perché venisse nei millenni custodito. Cristo è la misura. Non certo l’uomo. Con buona pace dei sofisti greci e dei teologi tedeschi (e non solo tedeschi). C’è poco da aggiungere a riguardo se alcuni teologi contraddicono chiaramente la stessa teologia di Dio, perché pare ne sappiamo più di Cristo quanto a peccato, inferno, Sacrificio di espiazione, Giudizio, matrimonio, sacerdozio, ecc.

 

Ma dobbiamo fare uno sforzo maggiore.

Hans Küng è un teologo che ha operato secondo tre principi, tre assiomi coerenti e complementari: l’idea cabalistica di Dio come Indeterminazione assoluta (già analizzata qui); il misconoscimento della Trinità, l’identificazione di Dio con l’immanenza progressiva ed evolutiva del processo storico dell’umanità, dentro cui assorbire la stessa storia della Chiesa.

In virtù del primo assioma può legittimare ogni forma di sincretismo; in virtù del secondo assioma, può relegare a mito qualsiasi aspetto teologico che si riferisce a Cristo, in quanto Incarnazione del Logos; in quanto Sacrificio espiatorio per il peccato di Adamo, in quanto unica Verità e unica via per il Padre; in virtù del terzo assioma può legittimare ogni forma di revisione/evoluzione di qualsiasi dogma o istituzione o dottrina, fosse anche esplicitamente contenuta nel Vangelo, perché il Vangelo stesso è da intendersi come momento speculativo di Dio, nel Suo processo storico di auto-rivelazione razionale e dialettica.

Hans Küng è un “teologo cattolico” (si fa per dire) che è stato in grado di scrivere che: «credere in Dio Padre, secondo il Nuovo Testamento, significa credere nell’unico Dio: questa fede nell’unico Dio è comune al giudaismo, al cristianesimo e all’islamismo. […]. Credere nel Figlio significa credere alla rivelazione dell’unico Dio nell’uomo Gesù di Nazareth. […]. Credere nello Spirito Santo significa credere nella potenza e nella forza di Dio operanti nell’uomo e nel mondo»[1]. L’Incarnazione altro non sarebbe che la predicazione e l’opera di Gesù in tutta la sua esistenza, come manifestazione della volontà di Dio. Dio stesso, in un connubio tra oriente e occidente, è «vuoto», nel senso di indicibile, ed è, nel senso di «nascosto mistero dell’essere: non un super essere, ma il misterioso unificatore presente in ogni ente, l’essere stesso come fondamento, centro e fine di ogni ente e di tutto l’essere: immanente e insieme trascendente rispetto a ogni cosa»[2].

Ora, che cosa significa misterioso unificatore presente in ogni ente? L’essere formale di ogni ente? Se così fosse Küng condividerebbe in ultima battuta una visione panteista. Però si potrebbe obiettare che definisce Dio nella doppia valenza di immanente e trascendente. A parte che è sufficiente studiare la differenza ontologica spiegata da Tommaso d’Aquino per capire la differenza tra Dio che è l’essere per essenza e gli enti che hanno l’essere per partecipazione, senza che questo implichi la considerazione panteista o la considerazione dell’essere di Dio come un genere sommo. Lo stesso Aristotele negava che l’essere sia un genere. Detto ciò, il riferimento più vicino a Küng sembra essere Giordano Bruno – che almeno ebbe il pudore di morire anti-cattolico, piuttosto che pretendere di insegnare teologia cattolica – quando distingue Dio come Mens super omnia e come Mens insista omnibus. E Giordano Bruno è un convinto ilozoista, fermo assertore del vitalismo della materia divina.

Hans Küng, allora, non è “semplicemente” un teologo d’opposizione o il teologo ribelle, o il teorico del Vaticano III, e ancora e ancora. Con buona pace di Mons. Forte (vedi qui), non ha offerto nessuno “stimolo costruttivo” alla Chiesa cattolica, semmai demolitorio, compresa la sua versione e interpretazione e manipolazione dello stesso Vaticano II. Anzi, interpretando la storia della Chiesa e l’azione dello Spirito Santo secondo una lente hegeliana, non si muove neppure più sul campo della eresia, quanto su quella della apostasia più esplicita del Cristianesimo in quanto tale. Persino il luterano Kierkegaard intuiva questa contraddizione, contro Hegel e contro la Chiesa danese del suo tempo che aveva assunto le posizioni della cosiddetta “Destra hegeliana”, cioè aveva assunto la teologia hegeliana a baluardo della teologia cristiana (qui per approfondire specificatamente).

È infatti Hegel – come avevamo modo di chiarire in un articolo (qui) a lui dedicato per il bicentenario dalla nascita – il vero creatore del concetto teologico di Dio come Indeterminazione illimitata di volontà che diviene e si rivela razionalmente nel mondo, in cui bene e male coincidono, quanto essere e nulla. È il vero creatore del concetto attuale di “momento ateo di Dio”, con cui intende il simbolo della Croce come il momento della auto-alienazione di Sé, da parte di Dio che ancora non si conosce come Spirito e Ragione del mondo. È il vero creatore della identificazione dello “Spirito di Dio” con lo “spirito del mondo”, rispetto a cui qualsiasi contraddizione, qualsiasi religione, qualsiasi cultura, qualsiasi credo, qualsiasi istituzione, sono raccolti ad Unità e Sintesi dialettica, nella immanenza assoluta della storia.

Contro questa pseudo-teologia, abbiamo il dovere di distinguere lo spirito del mondo come spirito dell’Anticristo, contro cui agisce – proprio in nome del Figlio – lo Spirito Santo. Ovvero, la Terza Persona della Trinità, che “consola” i cristiani fedeli e giudica il principe di questo mondo in quanto tale, e giudica il mondo proprio, nel rifiuto della divinità del Figlio (cfr. Gv 14).

 

 

[1] H. Küng (e altri), Cristianesimo e religioni universali, trad.it. G. Moretto, Arnoldo Mondadori, Milano 1986, p. 150.

[2] Ibidem, p. 468.

 




Il lockdown, un sacerdote coraggioso e la Domenica delle Palme in Irlanda

Padre P.J. Hughes è il parroco della chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Mullahoran, una cittadina nella contea rurale di Cavan, Irlanda. Recentemente si è guadagnato la dubbia particolarità di diventare il primo sascerdote irlandese da secoli a rischiare il carcere per non voler pagare la multa per aver detto la messa in pubblico.

Un articolo del giornalista irlandese David Quinn, pubblicato su First Things, nella mia traduzione.

 

Padre P J Hughes PP of Mullahoran, Irlanda
Padre P J Hughes PP of Mullahoran, Irlanda

 

Padre P.J. Hughes è il parroco della chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Mullahoran, una cittadina nella contea rurale di Cavan, Irlanda. Recentemente si è guadagnato la dubbia particolarità di diventare il primo sascerdote irlandese da secoli a trovarsi dalla parte sbagliata della legge per aver detto la messa in pubblico.

Tutti gli atti di culto pubblico sono attualmente vietati in Irlanda in base a una legge che impone uno dei più severi lockdowns per COVID-19 del mondo. La Garda – la forza di polizia irlandese – ha multato P. Hughes di 500 euro, e lui si rifiuta di pagarla. Ora rischia il carcere. Un prete cattolico non è viene imprigionato per aver detto messa nel paese dai giorni peggiori delle leggi penali, diverse centinaia di anni fa, quando la Gran Bretagna soppresse la fede cattolica in Irlanda.

Padre Hughes continua a permettere ai suoi parrocchiani di partecipare alla messa nella sua chiesa. La Domenica delle Palme, la polizia ha istituito posti di blocco all’ingresso di Mullahoran. I parrocchiani che cercavano di raggiungere la chiesa di Nostra Signora di Lourdes in auto sono stati respinti. Alcuni avevano viaggiato pa posti lontani, attirati dalla notizia che da qualche parte in Irlanda un prete permetteva ai cattolici di partecipare alla messa. Alcuni hanno ricevuto multe per questo. Quelli che sono riusciti ad entrare in chiesa sembrano essere arrivati per lo più a piedi.

“Le guardie mi hanno attaccato e mi hanno accusato di diffondere il virus”, ha detto P. Hughes all’Irish Times dopo la messa della Domenica delle Palme. “Una guardia mi ha detto che stavo mettendo a rischio la vita degli anziani. È un giorno triste [vedere] che tre auto della Garda girino intorno a questa chiesa. Non hanno altro da fare? Che Dio ci aiuti”.

Sean Cronin, un pastore della Open Gates Church nel quartiere popolare di Ballymun a Dublino, è stato portato via dalla polizia la Domenica delle Palme dopo aver tentato di tenere una funzione in una chiesa in un’altra parte della città.

L’attuale lockdown è iniziato lo scorso Natale. È il terzo blocco dell’Irlanda dal marzo 2020. La gente non può frequentare alcun luogo di culto, tranne che per la preghiera privata. I funerali sono legali, ma solo 10 possono partecipare. Solo sei possono partecipare a un matrimonio.

Il culto pubblico è stato limitato in Irlanda per otto degli ultimi dodici mesi, più a lungo che in qualsiasi altro luogo in Europa. Il culto pubblico non sarà permesso di nuovo almeno fino alla fine di maggio. Quasi ogni altro paese in Europa permette il culto pubblico, anche se con limiti al numero di fedeli. Molti hanno chiuso completamente il culto pubblico solo durante il primo blocco nelle prime fasi della pandemia l’anno scorso. L’Irlanda è un’eccezione in questo senso.

Attualmente, gli irlandesi vivono sotto restrizioni di livello 5, che sono le più draconiane. Eppure queste restrizioni permettono a negozi di alimentari, ferramenta e negozi di liquori (o “off-licenses”, come li chiamano gli irlandesi) di essere aperti. Il governo irlandese considera i negozi di liquori più essenziali del culto pubblico, sembra. Il culto pubblico non sarà più permesso fino al livello 2. Sotto le restrizioni del Livello 3, i barbieri saranno aperti, così come i negozi ordinari e le palestre. Sarà permesso mangiare all’aperto. Ma agli irlandesi non sarà ancora permesso di riunirsi per il culto.

Qualche mese fa, ho chiesto al vice direttore sanitario dell’Irlanda, il dottor Ronan Glynn, di questa apparente discriminazione. Ha risposto che lo stato stava chiudendo aree di attività considerate “meno importanti… nel contesto di una pandemia”. Questa risposta sembra rivelare ciò che il governo irlandese pensa del culto pubblico.

Dagli stessi esponenti della chiesa, c’è stato poco più che un brontolio in risposta. In Francia, i vescovi cattolici hanno portato il governo in tribunale per sfidare le restrizioni. Gruppi religiosi hanno fatto lo stesso in Belgio, Scozia, Germania e Stati Uniti, tra gli altri paesi. In quasi tutti i casi hanno avuto successo, e i giudici hanno stabilito che i divieti totali al culto pubblico sono sproporzionati.

Ma in Irlanda, è stato lasciato a un uomo d’affari, Declan Ganley, il compito di organizzare una sfida legale. Il suo caso si sta lentamente facendo strada attraverso il sistema giudiziario. È possibile che il divieto venga revocato prima che venga adeguatamente ascoltato.

Nel frattempo, P. Hughes continua a dire messa nella sua chiesa parrocchiale, e continua a permettere ai membri del pubblico di parteciparvi, a patto che riescano a sfuggire ai controlli della Garda. Questo è il triste punto a cui siamo arrivati in Irlanda.

 

 




Ministro della salute francese: I vaccinati “più a rischio” COVID nei giorni dopo l’iniezione

A cosa serve farsi inoculare un vaccino sperimentale se, come sostiene il Ministro della salute francese, comporta un maggior rischio di contrarre il virus e in forma più grave rispetto ai non vaccinati?

La domanda è tanto più impellente e inquietante considerando il DL n. 44 del 1/4/2021 che ha imposto nel nostro paese l’obbligo di sottoporsi al vaccino anti Covid al personale che opera in ambito sanitario.

Articolo di Jeanne Smits, corrispondente da Parigi per LifeSiteNews, nella traduzione di Wanda Massa.

 

Olivier Veran, Ministro della Sanità francese
Olivier Veran, Ministro della Sanità francese

 

In una recente causa contro lo Stato francese intentata da un ottuagenario vaccinato per il COVID, il ministro della sanità francese Olivier Véran ha fatto una dichiarazione rivelatrice. Secondo l’emittente radiofonica nazionale mainstream Europe 1, Véran ha detto: “Gli individui vaccinati sono anche quelli più a rischio di forme gravi e di morte in caso di inefficacia iniziale del vaccino o di reinfezione post-vaccino o di virulenza della variante“.

Queste parole meritano certamente una seconda lettura. In sostanza, e se Europe 1 le ha riportate esattamente, equivalgono a dire che le persone che hanno recentemente ricevuto il vaccino COVID-19 non sono meno, ma più esposte ad ammalarsi e persino a morire a causa del virus Wuhan.

Così il ministro della salute francese sta riconoscendo – anche se nell’ambiente relativamente discreto di una procedura amministrativa – che gli individui vaccinati possono effettivamente essere più esposti al COVID-19 in forma grave che se non avessero ricevuto il vaccino, sia perché il vaccino non ha ancora prodotto i suoi effetti, sia, più preoccupante, perché erano già stati infettati dalla SARS-CoV-2 prima della loro vaccinazione e la nuova infezione “selvaggia” può essere peggiore, soprattutto quando in forma “variante”.

Un avvertimento qui: Questo suona come parte del progetto di paura 2.0 denunciato dagli scienziati anti-lockdown dopo che Geert Vanden Bossche ha iniziato a mettere in guardia sulle varianti che potrebbero portare a rendere necessaria una nuova campagna di vaccinazione per le persone che sono già state vaccinate, come Patrick Delaney di LifeSite ha chiarito solo la settimana scorsa.

Ma qualunque sia l’obiettivo, Olivier Véran ha ora detto ufficialmente che la vaccinazione non protegge effettivamente gli individui come promesso. Al contrario, dovrebbero rimanere a casa, indossare mascherine e osservare la “distanza sociale” come al solito.

L’uomo di 83 anni che ha lanciato una procedura di “référé-liberté” davanti al Consiglio di Stato francese – una causa d’emergenza davanti al più alto tribunale amministrativo con lo scopo di proteggere le libertà civili e fondamentali contro le decisioni dell’esecutivo – è stato tra le prime persone in Francia a ricevere il vaccino sperimentale COVID-19. Ha ricevuto entrambi i vaccini della Pfizer a gennaio.

Quando in marzo sono state istituite nuove misure di blocco nel suo “distretto” nella regione di Parigi, si è lamentato del fatto che gli sarebbe stato impedito di allontanarsi da casa sua più di 10 chilometri, anche se non era più a rischio. Ha detto che dovrebbe recuperare la sua libertà di andare e venire, poiché misure come le restrizioni di movimento, le chiusure e il coprifuoco attualmente applicato in Francia tra le 19 e le 6 del mattino non sono necessarie o proporzionate per le persone vaccinate. Se avesse vinto la sua causa, tutte le persone completamente vaccinate avrebbero potuto ignorare le restrizioni COVID applicando la giurisprudenza del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato ha deciso di respingere la richiesta del ricorrente, seguendo il ragionamento del governo come esposto in particolare in una nota prodotta da Olivier Véran che non è disponibile al pubblico. Tuttavia, Europe 1 sostiene di aver avuto accesso al documento e ne ha riprodotto diversi passaggi tra virgolette. Le citazioni – compresa quella sugli “individui vaccinati” che sono “più a rischio” in alcuni casi – sono state ripetute ampiamente sia nei media mainstream che in quelli alternativi negli ultimi sei giorni, e non sono state smentite da Véran o dal suo gabinetto. Le Figaro, un quotidiano mainstream, ha pubblicato altre citazioni. È ormai ragionevole considerarle autentiche.

Altre affermazioni di Véran citate dai due media meritano di essere menzionate, come ad esempio:

– “L’efficacia dei vaccini è solo parziale“.

– “Il vaccino non impedisce la trasmissione del virus ad altri. L’impatto della vaccinazione sulla diffusione del virus non è ancora noto“.

– “L’efficacia del vaccino è diventata particolarmente contingente a causa dell’emergere di nuove varianti

“I ceppi sudafricano e brasiliano possono in particolare causare reinfezioni in persone che sono già state infettate da COVID-19, così come un rischio di fuga del vaccino (leaky vaccines)

– “Gli individui vaccinati possono sviluppare forme lievi o addirittura essere asintomatici, e comunque diffondere il virus“.

– “Dalla fase di sperimentazione … non c’era quindi alcuna garanzia di immunità“.

Quindi: Torniamo al punto uno? Il ministro francese ha appena ammesso che i vaccini sperimentali COVID non possono essere invocati o utilizzati per fermare la restrizione delle libertà civili, semplicemente perché nessuno ha la minima idea se miglioreranno presto la situazione, o anche se potrebbero peggiorarla?

La decisione del giudice non cita direttamente il promemoria di Véran; in particolare, non riprende le prime frasi citate in questa storia che mostrano che in alcune situazioni, gli individui vaccinati potrebbero in effetti essere “più a rischio” per quanto riguarda il COVID-19.

Osserva che anche se i vaccini sono efficaci, solo una minoranza dei più vulnerabili al COVID sono stati completamente vaccinati, e che non eliminano la possibilità che anche i vaccinati siano portatori di virus potenzialmente contaminanti. Il giudice ha respinto uno studio americano che afferma il contrario, prodotto dagli avvocati del querelante: Ha detto che non dimostra con certezza che le persone vulnerabili non vaccinate sarebbero protette dalla contaminazione da parte di altri che hanno ricevuto il vaccino. La copertura vaccinale dovrebbe essere più alta, ha dichiarato il giudice.

La vaccinazione non è quindi sufficiente, e “gesti di barriera” e restrizioni delle libertà possono e devono essere applicate e sono “proporzionate”, ha aggiunto l’ordinanza.

I due avvocati del querelante, Diane Protat e Henri de Lagarde, hanno tentato di ottenere una decisione che “discriminasse” tra i vaccinati e i non vaccinati, nello stesso modo in cui i bambini piccoli che non hanno un certificato di vaccinazione non hanno diritto all’asilo o all’iscrizione nelle scuole.

Lagarde ha detto al sito di notizie “Dossier familiare“: “La questione è se è giustificato che le persone che sono state vaccinate siano ancora confinate. Lo scopo del confinamento è di evitare la pressione sugli ospedali, di evitare di avere troppi pazienti nei servizi di rianimazione. Ora, quando si è vaccinati, si è certi di non sviluppare una forma grave di COVID-19“, ha detto.

Ha menzionato un altro obiettivo del contenimento, che è “limitare la circolazione del virus e quindi l’interazione sociale“. “Le persone vaccinate possono ancora trasmettere il virus? Allo stato delle nostre conoscenze scientifiche, la vaccinazione porta a una diminuzione della contagiosità“, ha detto, aggiungendo che le persone vaccinate che indossano maschere e rispettano gesti di barriera non devono essere confinate. “Se c’è ancora un rischio di contagio, questo non può giustificare il confinamento, altrimenti avremmo bisogno che il confinamento vada avanti per sempre“, ha osservato.

Lagarde ha anche sottolineato che Olivier Véran ha sostenuto nella sua memoria che qualsiasi certezza sulla contagiosità del virus apparirà “tra due anni”. L’avvocato ha detto che questo è un motivo sufficiente per rifiutare le chiusure presenti e possibili future.

Ma fino ad oggi, i governi del mondo in generale e della Francia in particolare non sono stati aperti a questa logica.

 

 




I “nuovi diritti” passano dal ‘globalismo giudiziario’: ancora su Sezioni Unite e adozioni omogenitoriali.

Rilanciamo un articolo di Renato Veneruso sul tema delle adozioni omogenitoriali ripreso dal sito del Centro Studi Livatino.

 

 

Torniamo sulla recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione per sottolineare il superamento, che essa realizza, perfino dei vincoli posti della Costituzione italiana, facendo discendere l’affermazione ideologica dell’adozione same sex da un ordine pubblico internazionale, esito dello shopping giudiziario fra orientamenti giurisprudenziali e norme di altri Stati.


Dopo il primo sintetico commento (qui), è il caso di tornare sulla sentenza delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione n. 9006/2021, depositata il 31 marzo, in materia di riconoscimento in Italia dell’adozione internazionale da parte di una coppia omogenitoriale, pur se formalmente qualificata come di riconoscimento di provvedimento di adozione di un’autorità straniera.

Riprenderemo, a partire da oggi, singoli passaggi della pronuncia perché essa appare un evidente esempio di scardinamento della gerarchia delle fonti, per la prevalenza del ius receptum di fonte giurisprudenziale rispetto alla norma positiva, e quanto alla gerarchia interna all’ordinamento costituzionale rispetto alle fonti di diritto internazionale. In particolare, il punto nel quale la sentenza affronta il tema del rapporto fra ordinamento pubblico internazionale e Costituzione rappresenta un vulnus al sistema delle fonti, sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo.

Si è già avuto modo di censurare, a commento della sentenza del 5 maggio 2020 di Karlsruhe sul QE–Quantitative Easing (qui), l’automatica prevalenza dell’ordinamento costituzionale europeo su quello domestico, indotta dalla acritica interpretazione estensiva dell’art. 11 Cost., che la nostra giurisprudenza consente all’opposto di quello che fa, invece, appunto il giudice costituzionale tedesco.

La tendenziale interpretazione della norma costituzionale da parte degli interpreti italiani è infatti nel senso di ritenere automatica la prevalenza della normativa di derivazione comunitaria, a prescindere dalla sua conformità o meno ai controlimiti rappresentati dai princìpi fondamentali dell’assetto costituzionale e dei diritti inalienabili della persona umana, che pure la giurisprudenza costituzionale ha riaffermato, con chiarezza almeno a far data dalla sentenza nel caso Taricco (qui)

Lo stesso Ministro della Giustizia, prof.ssa Marta Cartabia, presidente emerita della Corte Costituzionale, ha avuto modo di affermare che l’art. 4 TUE, richiamato dalla Corte costituzionale tedesca per vincolare la UE al rispetto della “identità costituzionale degli stati membri”, condiziona l’applicazione del principio del primato europeo, e legittima una lettura di tale primato attribuendo alle corti costituzionali nazionali la possibilità di bloccare l’applicazione della norma europea a scapito della norma interna fondamentale.

Tali timidi, seppur autorevoli, tentativi italiani di affermazione della nostra identità costituzionale sono ben più – e tradizionalmente – oggetto della giurisprudenza, malamente denigrata come sovranista, della Corte costituzionale germanica, la quale, legando strettamente la devoluzione della sovranità nazionale alle materie effettivamente oggetto dell’attribuzione operata con i Trattati, di cui appunto al principio di attribuzione e di sussidiarietà (art. 5 TUE), conferma la propria legittimazione al sindacato della norma esterna al rispetto dei princìpi fondamentali dell’ordinamento costituzionale domestico. È accaduto di recente anche con riferimento al Recovery fund, (qui) .

Nella sentenza delle Sezioni Unite si va oltre: da un lato l’interprete dell’assoggettamento della norma suprema nazionale non è il giudice costituzionale bensì quello di legittimità, se pure nella sua massima assise che, è bene ricordarlo, vincola l’esegesi del giudice ordinario, per lo meno fino a una nuova eventuale pronuncia di segno contrario delle stesse SS.UU.; dall’altro, la norma di riferimento che prevale non è convenzionale, né è costituita da fonti di rango costituzionale, bensì è l’ordinamento pubblico internazionale, di derivazione giurisprudenziale, così come letto e definito dalla giurisprudenza creativa delle SS.UU. della Cassazione! Una costruzione che, come è avvenuto anche per la sentenza che a suo tempo aveva definito il caso di Eluana Englaro (qui) è la sintesi di una sorta di shopping anche fra gli ordinamenti di altri Stati.

Invece di marchiare come “sovranista” la legittima aspettativa di difendere la nostra identità costituzionale, sarebbe piuttosto il caso di censurare il globalismo giurisprudenziale, veicolo dei “nuovi diritti”: strumento nel caso di specie di aggiramento del chiaro divieto della maternità surrogata e del correlato sfruttamento delle donne, previsto dal nostro ordinamento.

 




Card. Burke: Dichiarazione riguardo la ricezione della Santa Comunione da parte di coloro che persistono nel peccato grave in pubblico

Ricevo e volentieri pubblico. La traduzione del testo di Sua Eminenza Card. Raymond Leo Burke è mia.

 

Cardinale Raymond L. Burke
Cardinale Raymond L. Burke

 

Dichiarazione

Riguardo la ricezione della Santa Comunione

da parte di coloro che persistono nel peccato grave in pubblico

 

Molti cattolici e anche non cattolici che, pur non abbracciando la fede cattolica, rispettano la Chiesa cattolica per il suo insegnamento riguardante la fede e la morale, mi hanno chiesto come sia possibile per i cattolici ricevere la Santa Comunione, mentre allo stesso tempo promuovono pubblicamente e ostinatamente programmi, politiche e leggi in diretta violazione della legge morale. In particolare, chiedono come i politici e i funzionari civili cattolici che difendono e promuovono pubblicamente e ostinatamente la pratica dell’aborto su richiesta possano avvicinarsi per ricevere la Santa Comunione. La loro domanda si applica chiaramente anche a quei cattolici che promuovono pubblicamente politiche e leggi in violazione della dignità della vita umana di coloro che sono gravati da serie malattie, da bisogni speciali o da età avanzata, e in violazione dell’integrità della sessualità umana, del matrimonio e della famiglia, e in violazione della libera pratica della religione.

La questione merita una risposta, soprattutto perché tocca i fondamenti stessi dell’insegnamento della Chiesa in materia di fede e morale. Più di tutto, tocca la Santa Eucaristia, il ” sacramento della carità, … il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo…  Gesù nel sacramento eucaristico continua ad amarci «fino alla fine», fino al dono del suo corpo e del suo sangue”. [1]

È mia speranza che i seguenti punti dell’insegnamento della Chiesa siano utili a coloro che sono giustamente confusi e anzi spesso scandalizzati dal troppo comune tradimento pubblico dell’insegnamento della Chiesa sulla fede e la morale da parte di coloro che si professano cattolici. Affronterò la questione dell’aborto procurato, ma gli stessi punti si applicano ad altre violazioni della legge morale.

 

  1. Per quanto riguarda la Santa Eucaristia, la Chiesa ha sempre creduto e insegnato che la Sacra Ostia è il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo, Dio-Figlio Incarnato. La fede della Chiesa è così espressa dal Concilio di Trento: “Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane [cf. Mt 26, 26-29; Mc 14, 22-25; Lc 22, 19s; 1 Cor 11, 24-26], era veramente il suo corpo, nella Chiesa di Dio vi fu la convinzione, e questo santo concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue” (Sessione 13, Capitolo 4). [2] Pertanto, come insegna chiaramente San Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi: “Chiunque dunque mangerà il pane o berrà il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole di profanare il corpo e il sangue del Signore” (1 Cor 11, 27).
  2. La ricezione della Santa Comunione da parte di coloro che violano pubblicamente e ostinatamente la legge morale nei suoi precetti più fondamentali è una forma particolarmente grave di sacrilegio. Nelle parole del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto se commesso contro l’Eucaristia, perché in questo sacramento il vero Corpo di Cristo è reso sostanzialmente presente per noi” (n. 2120). Esso non solo merita la punizione eterna per colui che riceve indegnamente, ma costituisce un gravissimo scandalo per gli altri, cioè li induce nella falsa convinzione che si possa pubblicamente e ostinatamente violare la legge morale in una materia grave e ricevere ancora Nostro Signore nella Santa Comunione. Una persona riflessiva, di fronte a una tale situazione, deve concludere che o la Sacra Ostia non è il Corpo di Cristo o che la promozione dell’aborto procurato, per esempio, non è un peccato grave.
  3. Can. 915 del Codice di Diritto Canonico, che ripete l’insegnamento perenne e immutabile della Chiesa, prevede: “Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati o gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto”.[3]  Il rifiuto della Santa Comunione non è una sanzione ecclesiastica ma il riconoscimento dello stato oggettivamente indegno di una persona di accostarsi a ricevere la Santa Comunione. La disciplina contenuta nel can. 915 salvaguarda la santità della realtà più sacra della Chiesa, la Santa Eucaristia, impedisce alla persona che persevera ostinatamente nel peccato grave di commettere l’ulteriore gravissimo peccato di sacrilegio profanando il Corpo di Cristo, e previene l’inevitabile scandalo che deriva dall’indegna ricezione della Santa Comunione.
  4. È dovere dei sacerdoti e dei Vescovi istruire ed ammonire i fedeli che si trovano nella condizione descritta dal can. 915, affinché non si accostino a ricevere la Santa Comunione e commettano così un gravissimo sacrilegio, con conseguente danno eterno per loro stessi e, parimenti, inducano altri all’errore e persino al peccato in una materia così grave. Se una persona è stata ammonita e persevera ancora in un grave peccato pubblico, non può essere ammessa a ricevere la Santa Comunione.
  5. Chiaramente, nessun sacerdote o Vescovo può concedere il permesso di ricevere la Santa Comunione a una persona che è in pubblico e ostinato peccato grave. Non si tratta nemmeno di una discussione tra il sacerdote o il vescovo e colui che sta commettendo il peccato, ma di una questione di ammonizione riguardo alle verità di fede e di morale, da parte del sacerdote o del vescovo, e di una questione di correzione di una coscienza errata, da parte del peccatore.
  6. Papa San Giovanni Paolo II ha presentato l’insegnamento costante della Chiesa riguardo all’aborto procurato nella sua Lettera Enciclica Evangelium Vitae. Riferendosi alla consultazione dei Vescovi della Chiesa universale in materia con la sua lettera di Pentecoste del 1991, dichiarò: “Pertanto, con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori, in comunione con i Vescovi – che a varie riprese hanno condannato l’aborto e che nella consultazione precendentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina – dichiaro che l’aborto diretto, cioè  voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente.”[4]  Ha chiarito che il suo insegnamento “è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmesso dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal Magistero ordinario e universale”. [5]
  7. A volte si sostiene che un politico cattolico può credere personalmente nell’immoralità dell’aborto, pur favorendo una politica pubblica che prevede il cosiddetto aborto “legalizzato”. Tale fu il caso, per esempio, negli Stati Uniti d’America al vertice tra alcuni teologi morali cattolici che sposavano l’errata teoria morale del proporzionalismo o consequenzialismo, e politici cattolici, tenutosi presso il complesso della famiglia Kennedy a Hyannisport, Massachusetts, nell’estate del 1964 [6]. Papa San Giovanni Paolo II risponde chiaramente a tale errato pensiero morale nella Evangelium Vitae: “Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla stessa ragione, e proclamata dalla Chiesa”.[7]  Nella sua Lettera Enciclica Veritatis Splendor, Papa San Giovanni Paolo II corregge l’errore fondamentale del proporzionalismo e del consequenzialismo. [8]
  8. Si dice talvolta che il rifiuto della Santa Comunione ai politici che perseverano ostinatamente nel peccato grave sia l’uso della Santa Comunione da parte della Chiesa per scopi politici. Al contrario, è responsabilità solenne della Chiesa salvaguardare la santità della Santa Eucaristia, impedire ai fedeli di commettere sacrilegi e prevenire lo scandalo tra i fedeli e le altre persone di buona volontà.
  9. È piuttosto il politico cattolico, che promuove pubblicamente e ostinatamente ciò che è contrario alla legge morale e tuttavia osa ricevere in maniera sacrilega la Santa Comunione, che usa la Santa Eucaristia per scopi politici. In altre parole, il politico si presenta come un cattolico devoto, mentre la verità è completamente diversa.
  10. Oltre alla negazione della Santa Comunione alle persone che violano pubblicamente e ostinatamente la legge morale, c’è anche la questione dell’imposizione o della dichiarazione di una giusta pena ecclesiastica per richiamare la persona alla conversione e per riparare lo scandalo che le sue azioni causano.
  11. Coloro che violano pubblicamente e ostinatamente la legge morale sono, come minimo, in stato di apostasia, cioè hanno effettivamente abbandonato la fede per l’ostinato rifiuto, nella pratica, di vivere in accordo con le verità fondamentali della fede e dei costumi (cfr. can. 751). Un apostata dalla fede incorre automaticamente nella pena della scomunica (cfr. can. 1364). Il suo Vescovo di tale personadeve verificare le condizioni per la dichiarazione della pena di scomunica, in cui è automaticamente incorso.
  12. Possono anche essere in eresia, se si ostinano a negare o dubitare della verità sul male intrinseco dell’aborto come “si deve credere per fede divina e cattolica” (can. 751).[8] L’eresia, come l’apostasia, comporta automaticamente la pena della scomunica (cfr. can. 1364). Anche nel caso dell’eresia, il Vescovo deve verificare le condizioni per la dichiarazione della pena di scomunica, in cui si è automaticamente incorso.

In conclusione, la disciplina della Chiesa, a partire dall’apostolo Paolo, ha costantemente insegnato la necessaria disposizione di coscienza per la ricezione della Santa Comunione. L’inosservanza della disciplina comporta la profanazione della realtà più sacra nella Chiesa – il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Cristo – , costituisce il gravissimo peccato di sacrilegio, e causa il più grave scandalo per la mancata testimonianza della verità della Santa Comunione e della verità morale, per esempio, la dignità inviolabile della vita umana, l’integrità del matrimonio e della famiglia, e la libertà di adorare Dio “in spirito e verità”. [10]

La risposta alla domanda così frequentemente postami è chiara: un cattolico che si oppone pubblicamente e ostinatamente alla verità riguardante la fede e la morale non può presentarsi a ricevere la Santa Comunione e nemmeno il ministro della Santa Comunione può dargli il Sacramento.

 

 

Raymond Leo Cardinale BURKE

Roma, 7 aprile 2021

 

[1] “[s]acramentum caritatis, … donum est Iesu Christi se ipsum tradentis, qui Dei infinitum nobis patefacit in singulos homines amorem… Eodem quidem modo in eucharistico Sacramento Iesus «in finem», usque scilicet ad corpus sanguinemque tradendum, diligere nos pergit.” Benedictus PP. XVI, Adhortatio Apostolica Postsynodalis Sacramentum caritatis, De Eucharistia vitae missionisque Ecclesiae fonte et culmine, 22 Februarii 2007, Acta Apostoliae Sedis 99 (2007) 105, n. 1. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, Vol. 24 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 2009), pp. 87 e 89, n. 105.

[2] “Quoniam autem Christus redemptor noster corpus suum id, quod sub specie panis offerebat [cf. Mt 26:26-29; Mc 14:22-25; Lc 22:19s; 1 Cor 11:24-26], vere esse dixit, ideo persuasum semper in Ecclesia Dei fuit, idque nunc denuo sancta haec Synodus declarat: per consecrationem panis et vini conversionem fieri totius substantiae panis in substantiam corporis Christi Domini nostri, et totius substantiae vini in substantiam sanguinis eius.” Heinrich Denzinger, Enchiridion symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, ed. Peter Hünermann, tr. Angelo Lanzoni e Giovanni Battista Zaccherini, 43rd ed. Bilingue (Bologna: Ediizioni Dehoniane Bologna, 2010), p. 681, n. 1642.

[3] “Can. 915  Ad sacram communionem ne admittantur excommunicati et interdicti post irrogationem vel declarationem poenae aliique in manifesto gravi peccato obstinate perseverantes.” Codice di diritto commentato, tr. Redazione di Quaderni di diritto ecclesiale, 5ª ed.  (Milano: Àncora Editrice, 2019), pp. 787-788.

[4] “Auctoritate proinde utentes Nos a Christo Beato Petro eiusque Successoribus collata, consentientes cum Episcopis qui abortum crebrius respuerunt quique in superius memorata interrogatione licet per orbem disseminati una mente tamen de hac ipsa concinuerunt doctrina – declaramus abortum recta via procuratum, sive uti finem intentum seu ut instrumentum, semper gravem prae se ferre ordinis moralis turbationem, quippe qui deliberata exsistat innocentis hominis occisio.” Ioannes Paulus PP. II, Litterae Encyclicae Evangelium vitae, “De vitae humanae inviolabili bono,” 25 Martii 1995, Acta Apostolicae Sedis 87 (1995) 472, n. 62. Traduzione italiana:: Enchiridion Vaticanum, Vol. 14 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1997), p. 1345, n. 2375.

[5] “… naturali innititur lege Deique scripto Verbo, transmittitur Ecclesiae Traditione atque ab ordinario et universali Magisterio exponitur.” Evangelium vitae, 472, n. 62. Traduzione italiana: p. 1345, n. 2375.

[6] Cf. Albert R. Jonsen, The Birth of Bioethics (New York: Oxford University Press, 1998), pp. 290-291.

[7] “Nequit exinde ulla condicio, ulla finis, ulla lex in terris umquam licitum reddere actum suapte natura illicitum, cum Dei Legi adversetur in cuiusque hominis insculptae animo, ab Eccesia praedicatae, quae potest etiam ratione agnosci.” Evangelium vitae, 472, n. 62. Traduzione italiana: pp. 1345 e 1347, n. 2376.

[8] Cf. Ioannes Paulus PP. II, Litterae Encyclicae Veritatis splendor, De quibusdam quaestionibus fundamentalibus doctrinae moralis Ecclesiae, 6 Augusti 1993, Acta Apostolicae Sedis 85 (1993) 1192-1197, nn. 74-78. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, Vol. 13 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1995), pp. 1459, 1461, 1463, 1465, 1467, 1469, 1471, nn. 2715-2730.

[9]  “Can. 751  … fide divina et catholica credendae.” Traduzione italiana: Codice di diritto canonico commentato, p. 652.

[10] Gv 4, 23-24.

 




COVID: Vaccino collegato a cecità, sordità, aborti e 5.000 morti

I dati dei sistemi di segnalazione degli eventi avversi dei vaccini negli Stati Uniti (VAERS), nell’UE (EUDRA) e nel Regno Unito (MHRA) indicano che le vaccinazioni Covid sono già state associate a circa 5000 morti e diverse migliaia di “eventi avversi” non banali, tra cui shock anafilattici (allergici), paralisi facciale temporanea, disturbi cardiovascolari e, in alcuni casi, aborti. Sono cifre sottostimati perché i sistemi di segnalazione dei vaccini coprono tipicamente solo una frazione degli effetti collaterali.

La denuncia di un medico londinese al British Medical Journal “I livelli di malattia dopo la vaccinazione sono senza precedenti e il personale si sta ammalando molto e alcuni con sintomi neurologici, il che sta avendo un enorme impatto sul servizio sanitario. Anche i giovani e i sani sono fuori per giorni, alcuni per settimane, e alcuni richiedono cure mediche. Intere squadre vengono fatte fuori perché sono andate a farsi vaccinare insieme”.

Alla luce delle documentate informazioni riportate in questo articolo, sarebbe da chiedere un’interrogazione parlamentare in merito al DL n. 44 del 1/4/2021 che impone nel nostro paese la vaccinazione Covid obbligatoria al personale che opera in ambito sanitario…

Editoriale di Neville Hodgkinson pubblicato il 6 aprile 2021 su The conservative woman, nella traduzione di Wanda Massa.

 

vaccino-covid

 

Più di 30 milioni di britannici hanno ricevuto il vaccino Covid-19, la grande maggioranza senza alcuna reazione avversa immediata. Alcuni hanno sofferto di effetti collaterali che hanno causato alcuni giorni, e in alcuni casi settimane, di malattia, specialmente con il vaccino Pfizer, ma secondo i produttori questo significa che è stata sviluppata una robusta difesa contro il virus. Pfizer ha detto giovedì scorso che dopo sei mesi, una prova continua del suo prodotto mostra di essere altamente efficace nella prevenzione della malattia grave, con “nessuna seria preoccupazione per la sicurezza“.

Nel frattempo, le autorità di regolamentazione britanniche hanno seguito le agenzie altrove nel segnalare rari eventi di coaguli di sangue legati al vaccino AstraZeneca, tra cui sette morti, pur insistendo che i suoi benefici nella prevenzione del Covid superano qualsiasi rischio.

Le preoccupazioni persistono, tuttavia. Uno di questi è un meccanismo noto agli scienziati per cui il vaccino potrebbe contribuire alle morti, soprattutto quando somministrato in concomitanza con l’infezione virale stessa. Una cosiddetta proteina “spike” che rende la SARS-COV-2 particolarmente pericolosa, e che i vaccini generano per preparare il corpo a combattere il virus, potrebbe causare lo stesso tipo di danno del virus.

Il gruppo indipendente Swiss Policy Research (SPR) ha attirato l’attenzione su un avvertimento pubblicato dalla US Food and Drug Administration in dicembre dal medico statunitense Dr Patrick Whelan, secondo il quale i vaccini basati sulla proteina spike possono essi stessi innescare i sintomi di una grave affezione Covid, compresi coaguli di sangue, infiammazione del cervello e danni a cuore, fegato e reni.

Whelan, uno specialista pediatrico che si occupa di bambini affetti da sindrome infiammatoria multisistemica, ha sollecitato particolare cautela nel dare il vaccino a bambini e giovani adulti, che normalmente combattono l’infezione da coronavirus nelle sue prime fasi.

Gli studi in cui la proteina completa è stata iniettata nei topi hanno dimostrato che è una potente tossina per il cervello, mentre una forma troncata della proteina era molto meno dannosa.

Mentre ci sono pezzi di questo puzzle che devono ancora essere risolti, sembra che la proteina virale spike che è l’obiettivo dei principali vaccini SARS-COV-2 è anche uno degli agenti chiave che causano il danno agli organi distanti che possono includere il cervello, il cuore, i polmoni e i reni“, ha scritto Whelan. “Prima che uno qualsiasi dei vaccini sia approvato per l’uso diffuso negli esseri umani –  ha detto – ci dovrebbe essere una valutazione degli effetti sul cuore, forse utilizzando la risonanza magnetica cardiaca, e anche utilizzando biopsie della pelle per rilevare i danni ai tessuti distanti“.

Per quanto sia importante arrestare rapidamente la diffusione del virus immunizzando la popolazione, sarebbe molto peggio se centinaia di milioni di persone dovessero subire danni duraturi o addirittura permanenti al cervello o alla microvascolatura cardiaca a causa del mancato apprezzamento a breve termine di un effetto indesiderato dei vaccini basati sulle proteine spike a lunghezza intera su questi altri organi“.

Un meccanismo di questo tipo potrebbe essere stato all’opera nella tragica perdita di vite umane subita da Gibilterra, riportata qui il 29 marzo. Nell’arco di poche settimane la Rocca ha subito 94 morti, dando il più alto tasso di mortalità Covid del mondo, proporzionale alla sua affiatata comunità di meno di 34.000 persone. 

La SARS-COV-2 è stata segnalata per la prima volta a Gibilterra nel marzo dello scorso anno e l’11 novembre c’erano stati 842 casi confermati, con un solo decesso. Il 10 gennaio, quando è iniziato un intenso lancio del vaccino Pfizer, i casi erano saliti a 3.109. A quel punto c’erano stati 16 decessi. Ma tre settimane dopo, con 13.286 vaccini somministrati, il totale era salito a 78, su 4.128 casi confermati. La maggior parte delle vittime si trovava tra gli anziani, che avevano la priorità per il vaccino.

In seguito, il numero dei morti è aumentato più gradualmente, raggiungendo 93 alla fine di febbraio, quando erano state somministrate 36.808 dosi. Da allora c’è stato solo un altro decesso.

Dopo quasi un anno di misure rigorose per controllare la diffusione del virus, molti sulla Rocca sono grati per il lancio, che ha reso il territorio britannico il primo posto al mondo ad aver vaccinato l’intera popolazione adulta contro il Covid-19. Ora non ci sono pazienti di Covid in ospedale e non sono stati segnalati nuovi casi.

Ma dopo la pubblicazione del nostro rapporto, alcuni abitanti di Gibilterra ci hanno contattato per dire che considerano il risultato come una vittoria di Pirro. Sono arrabbiati per i disagi causati da quasi un anno di isolamento, solo per essere seguiti da una perdita di vite umane da record; da una mancanza di trasparenza all’interno delle autorità mediche sulle circostanze delle morti, con il rifiuto di riconoscere che il vaccino potrebbe aver giocato un ruolo; e dal trionfalismo che circonda il successo della campagna di vaccinazione, che vedono come una distrazione da qualsiasi esame delle circostanze che hanno portato alla grave perdita di vite umane.

Un assaggio della sofferenza dietro i numeri è emerso in uno scambio sulla pagina Facebook del governo di Gibilterra, in cui una persona ha scritto: “Ho un padre di 85 anni che ha preso il vaccino. Sono completamente d’accordo con te sul fatto che hanno perso la voglia di vivere. Semplicemente non gli interessa più. Sono troppo deboli e vecchi per fare la differenza. Vivere come sono è insopportabile. Prendere l’iniezione è una vittoria per loro, pensano. Se non li uccide, saranno in grado di fare più cose; se li uccide, ne saranno fuori. Estremamente triste.  Mi si spezza il cuore a vedere mio padre così“.

Se Gibilterra fosse la sola a segnalare un potenziale pericolo del vaccino, la mancanza di attenzione alla tragedia potrebbe essere comprensibile.

Ma non è questo il caso.

Il gruppo SPR ha recentemente notato che i dati provenienti dai sistemi di segnalazione degli eventi avversi dei vaccini negli Stati Uniti, nell’UE e nel Regno Unito indicano che le vaccinazioni Covid sono già state associate a circa 5.000 morti, e diverse migliaia di eventi non banali tra cui shock anafilattico, paralisi facciale temporanea, disturbi cardiovascolari e aborti. Le cifre possono essere una sottostima, perché i sistemi di segnalazione dei vaccini in genere coprono solo una frazione degli eventi avversi.

Come i siti di fact-checking ci ricordano costantemente, associazione non significa causalità. Alcuni degli eventi possono essere coincidenti e non collegati alla vaccinazione. Tuttavia, le circostanze sono spesso tali da rendere ragionevole dedurre un rapporto di causa-effetto, che è il motivo per cui i medici e altri si sono presi la briga di segnalarli. 

Negli Stati Uniti, il 47% dei decessi si è verificato in persone che si sono ammalate entro 48 ore dalla vaccinazione, e il 31% entro 48 ore dalla vaccinazione stessa.  L’età media era di 78 anni, e il caso più giovane aveva 23 anni.  Inoltre, dice il gruppo, negli Stati Uniti e in Europa messi insieme, diverse centinaia di casi di cecità, sordità e aborto spontaneo sono stati riportati poco dopo le vaccinazioni Covid.  

Rispetto alle centinaia di milioni di vaccini somministrati, e anche al tasso di mortalità del Covid, i numeri sono piccoli. SPR dice: ‘Ma rispetto agli standard per i prodotti medici sicuri, questi numeri sono certamente significativi. Inoltre, si sa poco sul profilo di sicurezza a lungo termine dei vaccini Covid“.

SPR nota anche che Israele, che come Gibilterra ha vantato livelli record di vaccinazione con il vaccino Pfizer, sta riportando un aumento inspiegabile di morti per tutte le cause. All’inizio di marzo, circa il 90% della popolazione israeliana di età superiore ai 65 anni, e circa la metà dell’intera popolazione, era stata vaccinata. I decessi per covid hanno iniziato a diminuire dalla fine di gennaio, anche se non più velocemente che in alcuni paesi con un tasso di vaccinazione molto basso.

Ma da metà febbraio, le morti per tutte le cause sono aumentate. Questo contrasta con molti paesi europei (tra cui il Regno Unito), dove si registrano meno morti del normale per il periodo dell’anno, dopo l’aumento invernale causato dal coronavirus.

La causa dietro questo nuovo aumento della mortalità israeliana per tutte le cause sembra essere poco chiara“, dice il gruppo. Secondo il giornale israeliano YNet, il direttore di una clinica israeliana ha spiegato che attualmente stanno vedendo “un’ondata torbida di attacchi di cuore“. Il direttore crede che questo potrebbe essere dovuto alla “persistente situazione di stress” e alla “trascuratezza delle cure mediche preventive“.

Anche se un bel po’ di casi di infiammazione del muscolo cardiaco post-vaccinazione, insufficienza cardiaca e attacchi di cuore sono stati segnalati in Israele da dicembre, il direttore dell’ospedale sostiene che “una connessione al danno cardiaco da esso non è ancora stata dimostrata in modo significativo“.

Tuttavia, data l’importanza globale fondamentale di questa domanda, le autorità sanitarie pubbliche israeliane e internazionali potrebbero voler rispondere il più velocemente possibile.

SPR, fondato nel 2016, si descrive come un gruppo di ricerca apartitico e senza scopo di lucro, composto da accademici indipendenti, che indaga sulla propaganda geopolitica. Non ha finanziamenti esterni, a parte le donazioni dei lettori.

La denuncia di un medico londinese nel British Medical Journal la scorsa settimana di livelli “senza precedenti” di malattia tra il personale del servizio sanitario che ha avuto l’inoculazione del vaccino rafforza ulteriormente la possibilità che il vaccino stia causando danni dello stesso tipo che è progettato per prevenire.

Sotto il titolo, ‘I medici devono avere il vaccino Covid-19?‘, il consulente K Polyakova scrive: ‘Ho avuto più vaccini nella mia vita della maggior parte delle persone e vengo da un luogo di significativa esperienza personale e professionale in relazione a questa pandemia, avendo gestito un servizio durante le prime due ondate e tutte le contingenze che vanno con quello.

Ciononostante, ciò con cui sto lottando attualmente è il fallimento nel riportare la realtà della morbilità causata dal nostro attuale programma di vaccinazione all’interno del servizio sanitario e della popolazione del personale. I livelli di malattia dopo la vaccinazione sono senza precedenti e il personale si sta ammalando molto e alcuni con sintomi neurologici, il che sta avendo un enorme impatto sul servizio sanitario.

Anche i giovani e i sani sono fuori per giorni, alcuni per settimane, e alcuni richiedono cure mediche. Intere squadre vengono fatte fuori perché sono andate a farsi vaccinare insieme“.

La lettera era una risposta ai rapporti che il governo sta considerando di rendere obbligatorio per i lavoratori del NHS di avere il vaccino Covid, perché una percentuale elevata di operatori sanitari di prima linea – spesso quelli a più alto rischio di esposizione al Covid-19 – lo stanno rifiutando. Chris Whitty, l’ufficiale medico capo, ha detto che il personale del NHS e delle case di cura ha la “responsabilità professionale” di farsi vaccinare.

La dottoressa Polyakova scrive: “La vaccinazione obbligatoria in questo caso è stupida, immorale e irresponsabile quando si tratta di proteggere il nostro personale e la salute pubblica. La coercizione e l’imposizione di trattamenti medici al nostro personale, o soprattutto ai membri del pubblico, quando i trattamenti sono ancora in fase sperimentale, sono saldamente nel regno di una distopia nazista totalitaria e vanno ben oltre i nostri valori etici come guardiani della salute.

Io e tutta la mia famiglia abbiamo avuto il Covid. Questo così come la maggior parte dei miei amici, parenti e colleghi. Ho recentemente perso un membro della famiglia relativamente giovane con comorbidità per insufficienza cardiaca, derivante dalla polmonite causata da Covid. 

Nonostante questo, non mi svilisco mai e sono d’accordo che dovremmo abbandonare i nostri principi liberali e la posizione internazionale sulla sovranità corporea, la libera scelta informata e i diritti umani e sostenere una coercizione senza precedenti di professionisti, pazienti e persone per avere trattamenti sperimentali con dati di sicurezza limitati. Questo e le politiche che lo accompagnano sono un pericolo per la nostra società più di qualsiasi altra cosa che abbiamo affrontato nell’ultimo anno.

Cos’è successo al “mio corpo, la mia scelta“? Cos’è successo al dibattito scientifico e aperto? Se non prescrivo un antibiotico a un paziente che non ne ha bisogno perché è sano, sono un anti-antibiotico? O un negatore di antibiotici? Non è forse ora che la gente rifletta veramente su quello che ci sta succedendo e su dove tutto questo ci sta portando?

 

 




Card. Parolin: La divisione nella Chiesa “deriva dal fatto che il papa mette molta enfasi sulla riforma della Chiesa”

“Chiunque veda la situazione della Chiesa oggi deve preoccuparsi di queste cose perché ci sono”, ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla rete radiofonica spagnola COPE, di proprietà della Chiesa, il 5 aprile. “Fa un sacco di danni alla Chiesa”.

Ecco l’intervista del Card. Pietro Parolin a José Luis Restán, direttore editoriale del COPE, rete radiofonica spagnola di proprietà della Chiesa, pubblicato su The Catholic Register, nella mia traduzione. 

 

Card. Pietro Parolin
Card. Pietro Parolin

 

Tre giorni dopo che il predicatore della casa papale ha invitato i cattolici a pentirsi per i modi in cui stanno dividendo la chiesa, il segretario di stato vaticano ha detto che le divisioni sono reali e sono dannose.

“Chiunque veda la situazione della Chiesa oggi deve preoccuparsi di queste cose perché ci sono”, ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla rete radiofonica spagnola COPE, di proprietà della Chiesa, il 5 aprile. “Fa un sacco di danni alla Chiesa”.

Il cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore della casa papale, aveva parlato delle divisioni nella chiesa il 2 aprile quando ha predicato alla Liturgia della Passione del Signore di Papa Francesco.

Il cardinale Parolin ha detto a COPE che crede che parte del problema “deriva dal fatto che il papa mette molta enfasi sulla riforma della chiesa”, ma troppe persone non capiscono la differenza tra gli insegnamenti e le pratiche che devono rimanere invariati e quelli che possono e devono essere aggiornati e rinnovati.

“C’è un livello che non può essere cambiato, la struttura della chiesa – il deposito della fede, i sacramenti, il ministero apostolico – questi sono gli elementi strutturali”, ha detto. Ma poiché la chiesa è composta da persone che sono inclini al peccato, “c’è tutta una vita della chiesa che può essere rinnovata”.

“A volte queste divisioni e queste opposizioni nascono dalla confusione di questi livelli”, ha detto. “Non si distingue tra ciò che è essenziale che non può cambiare e ciò che non è essenziale che deve essere riformato, deve cambiare secondo lo spirito del Vangelo”.

José Luis Restán, direttore editoriale del COPE, ha detto al cardinale Parolin che non avrebbe chiesto informazioni sull’accordo provvisorio tra il Vaticano e la Cina sulla nomina dei vescovi, che è stato rinnovato in ottobre, ma ha detto che voleva sentire l’impressione del cardinale sulla vita della Chiesa cattolica in Cina e “ciò che è in gioco per la chiesa in quel grande e complesso paese nel futuro”.

Il futuro “è la prospettiva da cui dovremmo guardare questa questione”, ha risposto il cardinale. “Certamente, la chiesa in Cina è una parte fondamentale della Chiesa cattolica, e tutto ciò che è stato tentato e si sta tentando è per assicurare questa comunità, che è ancora piccola, ma che ha grande forza e vitalità”.

“Tutto ciò che si sta facendo è stato fatto per assicurare una vita normale alla Chiesa in Cina”, ha detto, e parte di una vita normale per ogni cattolico è la comunione con il Papa, che l’accordo cerca di assicurare facendo riconoscere i vescovi sia dal Vaticano che dal governo comunista cinese.

La sofferenza e la persecuzione che i cattolici in Cina hanno sopportato devono essere sempre rispettate e ricordate, ha detto. Ma la loro perseveranza nella fede deve anche dare alla Chiesa la speranza per il futuro.

“I passi che sono stati fatti, anche se non hanno risolto tutti i problemi che ci sono ancora e che probabilmente avranno bisogno di molto tempo per essere risolti, sono nella giusta direzione verso una riconciliazione all’interno della chiesa a causa di questo problema di distinzioni – è troppo dire di separazione – di distinzioni” tra coloro che accettano un ruolo del governo nella vita della chiesa e quelli che non lo fanno, ha detto il cardinale.

 

 

 




Passaporti vaccinali per l’inferno

In tutti i paesi occidentali si sta accendendo il dibattito sul cosiddetto passaporto vaccinale che consentirebbe a chi ne fosse provvisto di muoversi liberamente nella società. In sostanza creerebbe due classi di cittadini, una privilegiata, quella in possesso del passaporto vaccinale, e una negletta perché non vaccinata. Ma il vaccino non assicura la non contagiosità.

Vi riporto in proposito il parere di Jeff Crouere, pubblicato su The American Thinker, nella mia traduzione. 

 

Passaporto vaccinale covid-19
Passaporto vaccinale covid-19

 

L’ultimo rapporto del CDC mostra che sono state somministrate circa 162 milioni di dosi di vaccino COVID-19.  Questo numero è in costante aumento ogni giorno.  Questi risultati mostrano che milioni di americani non sono riluttanti a prendere il vaccino.

Nonostante le impressionanti statistiche di distribuzione, non c’è un sostegno universale per il vaccino. Un recente sondaggio ha rivelato che il 41% dei repubblicani non prenderà il vaccino contro il coronavirus. Questi risultati sono simili ad altri sondaggi che sono stati fatti nelle ultime settimane. Purtroppo, questi repubblicani, insieme a milioni di altri americani che rifiutano il vaccino potrebbero affrontare una grave violazione delle loro libertà.

Sembra che i passaporti vaccinali siano incoraggiati dall’amministrazione Biden e siano sviluppati dai partner ideologici dell’amministrazione nel mondo accademico e nell’America delle società di capitali..

Venerdì, il presidente della Cornell University Martha Pollack e il prevosto Michael Kotlikoff hanno rilasciato una dichiarazione che tutti gli studenti che tornano a “Ithaca, Ginevra e Cornell Tech campus per il semestre autunnale” saranno tenuti a dimostrare di essersi sottoposti a una “vaccinazione” COVID-19.

Questo annuncio segue una dichiarazione simile rilasciata dalla Rutgers University la scorsa settimana. Nei prossimi giorni, molte altre università sicuramente emetteranno simili requisiti di vaccinazione per il semestre autunnale.

Mentre gli americani più anziani possono sentirsi più vulnerabili e vogliono prendere il vaccino, gli altri dovrebbero essere in grado di rifiutarlo per qualsiasi motivo.  Alcuni americani potrebbero non fidarsi del governo o delle compagnie farmaceutiche; altri potrebbero aver letto online rapporti su gravi effetti collaterali, inclusi i decessi, che si sono verificati dopo aver preso il vaccino.

In America, dovremmo avere il diritto di dire “no”, specialmente su questioni riguardanti la nostra salute personale.  Fortunatamente, alcuni leader politici, come il governatore del Sud Dakota Kristi Noem, hanno mostrato coraggio condannando pubblicamente i passaporti vaccinali. 

Il governatore della Florida Ron DeSantis non solo ha condannato i passaporti vaccinali, ma ha anche agito.  Venerdì, ha emesso un ordine esecutivo che vieta i passaporti vaccinali nel suo stato.  Nella dichiarazione, ha dichiarato che “richiedere i cosiddetti passaporti vaccinali COVID-19 per partecipare alla vita quotidiana – come partecipare a un evento sportivo, frequentare un ristorante o andare al cinema – creerebbe due classi di cittadini in base alle vaccinazioni”.

DeSantis ha vietato alle entità governative e alle imprese di richiedere i passaporti per i vaccini poiché “[i]l passaporto è necessario per proteggere i diritti fondamentali e le privative dei Floridiani e il libero flusso del commercio nello stato”.  DeSantis sta anche lavorando con la legislatura della Florida per rendere queste protezioni “permanenti” per i residenti del suo stato.

Mentre DeSantis sta prendendo l’iniziativa a livello statale, la rappresentante degli Stati Uniti Marjorie Taylor Greene (R-Ga.) è la prima ad agire nel Congresso.  Ha introdotto una legislazione intitolata “We Will Not Comply Act”.  Lo scopo di questa legge è di “vietare i ‘passaporti’ dei vaccini, prevenire la discriminazione contro i non vaccinati, e molto altro per proteggere la libertà del popolo americano”. La rappresentante Taylor Greene sta mostrando più coraggio della stragrande maggioranza dei suoi colleghi del Partito Repubblicano alla Camera o al Senato.

I passaporti per i vaccini sono la definizione di tirannia medica. L’intera idea è orwelliana e pericolosa.  È ciò che ci si aspetterebbe in un paese governato da un governo tirannico, non in una repubblica costituzionale.

Anche l’autrice liberale Naomi Wolf capisce i pericoli che i passaporti per i vaccini rappresentano.  Lei dice che se questi piani vengono attuati, significherà “la fine della libertà umana in Occidente”.  Wolf crede che la vera minaccia sia l’accesso del governo ai dati personali di milioni di americani.  Secondo Wolf, un passaporto vaccinale porterà alla “fine della società civile … ha il potere di spegnere la tua vita, o di accendere la tua vita, per permetterti di impegnarti nella società o essere emarginato”.

Wolf ha notato che la Cina comunista ha un tale sistema in atto, che mantiene “un miliardo di persone sotto il pollice di un regime totalitario”.  Questo permette ai governanti comunisti di “trovare qualsiasi dissidente in cinque minuti, e questo può accadere qui letteralmente entro pochi mesi”.

Che le preoccupazioni siano di salute o di privacy, milioni di americani non vogliono prendere il vaccino.  Questo sarà inaccettabile per l’amministrazione Biden e i suoi alleati.  Questi americani inizieranno ad affrontare un’incredibile pressione per conformarsi.

Una tattica è stata rivelata dalla dottoressa Leana Wen, docente di salute pubblica alla George Washington University.  In un’intervista alla CNN, ha ammesso che bisogna dare agli americani una “carota” per “incentivarli” a prendere il vaccino.  Secondo Wen, “dobbiamo far capire loro che il vaccino è il biglietto di ritorno alla vita pre-pandemia”.  La sua paura è che “altrimenti la gente uscirà e si godrà comunque queste libertà”.

Nell’opinione di Wen e di molti altri che chiedono agli americani di prendere i vaccini, le libertà non dovrebbero essere permesse a quelle persone che si rifiutano.  Questa è l’antitesi di ciò che significa essere un americano, vivere nella “terra della libertà”.

Anche se prendiamo il vaccino, dobbiamo lottare per i diritti di quegli americani che non vogliono prenderlo.  Questi non sono passaporti per la salute; sono passaporti per l’inferno.

 

 

 




Il mondo pro-life non si arrende e MARCIA UNITO PER LA VITA!

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Il Canada sospende in via precauzionale la distribuzione dei vaccini AstraZeneca a persone sotto i 55 anni. E l’Italia cosa farà?

vaccino Astrazeneca

 

 

di Sabino Paciolla

 

Il Canada ha deciso di sospendere in via precauzionale lle iniezioni con vaccino anti-covid a marca AstraZeneca a persone sotto i 55 anni, a seguito di numerosi rapporti che indicano che il prodotto può essere collegato a trombosi di sangue. 

L’Health Canada, il dipartimento del governo del Canada responsabile della politica sanitaria nazionale, ha rilasciato il 29 marzo una dichiarazione emessa dal Council of Chief Medical Officers of Health, che include il Chief Medical Officer of Health di ciascuna giurisdizione provinciale e territoriale, insieme al Chief Public Health Officer canadese.

In qualità di Chief Medical Officer of Health, prendiamo molto sul serio la sicurezza dei vaccini. In Canada esistono meccanismi per indagare e condividere segnalazioni di eventi avversi gravi a seguito della vaccinazione COVID-19 per determinare se sono causalmente collegati ai vaccini COVID-19. Il 24 marzo 2021 Health Canada ha emesso una modifica dell’etichetta e una guida sul  vaccino AstraZeneca COVID-19, a seguito di segnalazioni europee di casi rari ma gravi di coaguli di sangue associati a bassi livelli di piastrine (cioè trombocitopenia) in seguito all’immunizzazione con il vaccino AstraZeneca . Health Canada emetterà termini e condizioni aggiuntivi  richiedere ai produttori di AstraZeneca di condurre una valutazione dettagliata dei benefici e dei rischi del vaccino per età e sesso nel contesto canadese. Queste informazioni, insieme a ulteriori prove internazionali, verranno utilizzate per determinare se sono necessarie ulteriori azioni normative.

La decisione è stata presa sulla base dell’evidenza di rari casi di trombocitopenia immunitaria pro-trombotica indotta da vaccino (VIPIT) a seguito della vaccinazione con AstraZeneca segnalati in Europa, con casi di mortalità elevati associati e relativi esiti gravi.

“Ad oggi”, continua il comunicato, “tali eventi avversi non sono stati segnalati in Canada e il vaccino AstraZeneca non è stato ancora utilizzato in gran numero in Canada”.

A seguito delle analisi di VIPIT (trombocitopenia, ndr) basate sulla popolazione, valutando il rischio di COVID-19 in base all’età e considerando la disponibilità di altri vaccini (cioè, vaccini a mRNA), da quanto è noto in questo momento c’è una sostanziale incertezza sul beneficio di fornire il vaccino AstraZeneca a adulti sotto i 55 anni di età dati i potenziali rischi associati a VIPIT. In questo momento stiamo sospendendo l’uso del vaccino AstraZeneca per gli adulti sotto i 55 anni di età, in attesa di ulteriori analisi rischio / beneficio.

L’esito di VIPIT (trombocitopenia, ndr) può essere grave, inclusa la morte. Se diagnosticato precocemente, VIPIT può essere  trattato e il rischio di esiti gravi ridotto. Sulla base delle prove attuali, per quegli individui che sono già stati vaccinati con AstraZeneca per più di 20 giorni non c’è motivo di preoccupazione. Per coloro che sono stati vaccinati con AstraZeneca da meno di 20 giorni e chiunque sarà stato vaccinato con il vaccino AstraZeneca in futuro, è necessario consultare immediatamente un medico nel raro caso in cui si  sviluppino sintomi a partire da quattro giorni o più dopo la vaccinazione, come ad esempio: mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente, insorgenza improvvisa di mal di testa in peggioramento grave o persistente o visione offuscata e lividi della pelle (diversi dal sito di vaccinazione) .

La decisione dell’autorità del Canada si unisce a quella presa alcuni giorni fa dalle autorità tedesche, dopo che Berlino ha sospeso la somministrazione del vaccino di AstraZeneca per gli under 60 dopo nuovi casi “gravi” di trombosi cerebrale. Infatti, il Paul Ehrlich Institut ha reso noto che in Germania, ad oggi, sono stati 31 i casi di trombosi cerebrale dopo l’iniezione con il siero della casa di Oxford, di cui nove si sono conclusi con la morte.

Pertanto, Il vaccino anti-Covid di AstraZeneca in Germania sarà somministrato di norma alle persone maggiori di 60 anni. I ministri della Sanità dei Laender insieme a quello nazionale, Jens Spahn, al termine di una giornata infuocata di polemiche e di caos hanno concordato che il vaccino AstraZeneca sarà somministrato agli under 60 solo dopo attenta anamnesi effettuata dai medici di base. 

La decisione recepisce l’indicazione del 30 marzo emessa dalla commissione permanente per i vaccini (Stiko) che “ha deciso di modificare le sue raccomandazioni su AstraZeneca sulla base di casi molto rari, ma gravi, relativi a trombosi cerebrali” avvenuti prevalentemente in soggetti con età inferiore ai 60 anni. “Sono casi rari ma che non possiamo ignorare”, ha spiegato la cancelliera Angela Merkel, “per questo il governo e i Laender hanno deciso di seguire le raccomandazioni della commissione”. 

Anche l’Agence nationale de sécurité du medicament ( ANSM, ente pubblico francese con la missione principale di valutare i rischi per la salute presentati da farmaci e prodotti sanitari destinati all’uomo) nel suo comunicato di  aggiornamento sulla sorveglianza del vaccino COVID-19 – Periodo dal 12/03/2021 al 18/03/2021, scrive: 

Tra tutti questi casi, sono stati segnalati 9 casi di trombosi venosa di grandi dimensioni, atipici nella loro localizzazione (principalmente cerebrale, ma anche digestiva), che possono essere associati a trombocitopenia o disturbi della coagulazione, inclusi 2 decessi. Questi casi si sono verificati entro una mediana di 8,5 giorni dopo la vaccinazione in individui senza una storia specifica identificata fino ad oggi (7 pazienti di età inferiore a 55 anni, 2 pazienti di età superiore a 55 anni).

La natura molto atipica di queste trombosi, i loro quadri clinici simili e il ritardo omogeneo di insorgenza portano il Comitato di Monitoraggio a confermare la rarissima insorgenza di questo rischio trombotico nelle persone vaccinate con il vaccino AstraZeneca. Si ricorda che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) conferma il rapporto beneficio / rischio positivo della vaccinazione con AstraZeneca nella prevenzione del Covid-19.

L’agenzia britannica del farmaco (Mhra), riferisce l’ANSA, sta prendendo in considerazione la proposta di limitare l’utilizzo del vaccino Oxford-AstraZeneca per i più giovani. Lo riferisce l’emittente televisiva britannica Channel 4 citando fonti informate. “Due fonti ci hanno riferito che, sebbene i dati non siano ancora chiari, ci sono crescenti argomentazioni che giustificherebbero offrire alle fasce di età più giovane, under30 almeno, un vaccino differente”, ha riferito Channel 4. Il chief executive di Mhra, June Raine ha intanto affermato che nessuna decisione è stata ancora presa, scrive il Guardian. 

Si ricorderà che già nelle settimane scorse, proprio per questi problemi, il vaccino AstraZeneca era stato sospeso per qualche giorno in 16 nazioni europee in attesa di una analisi effettuata dall’EMA, l’ente regolatore europeo in materia. La successiva decisione dell’EMA fu che il vaccino era sicuro ma che non poteva escludersi un nesso causale tra l’iniezione del vaccino e le gravi anche se rare trombosi. 

E l’Italia come si sta muovendo?

Si terrà nel tardo pomeriggio di oggi, 6 aprile, secondo quanto confermato da varie fonti giornalistiche, una riunione tra i tecnici dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e ministero della Salute in merito ad eventuali ulteriori indicazioni sull’utilizzo del vaccino anti-Covid di AstraZeneca. Per una decisione, tuttavia, si attenderà il pronunciamento dell’Agenzia europea dei medicinali Ema, atteso entro giovedì, sull’eventuale correlazione tra il vaccino ed i rarissimi eventi trombotici segnalati in vari Paesi. 

“E’ possibile, per maggiore precauzione, che l’Agenzia europea dei medicinali Ema indichi che per una determinata categoria è meglio non utilizzare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca”. Lo ha affermato a Radio 24 il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, il quale ha precisato che i casi di trombosi, anche cerebrale, sono stati pochi rispetto al numero estremamente alto di persone che hanno ricevuto il vaccino. “Non vi è ombra di dubbio che vi sia un rapporto rischio-beneficio positivo”, ha aggiunto.

Sarà. Ma l’unica cosa altrettanto chiara è questa continua variazione di fasce cui somministrare il vaccino AstraZeneca getta confusione, e apprensione, nei cittadini, in quelli che non hanno ricevuto la dose, in coloro che hanno già avuto la prima dose ma non ancora la seconda. Infatti, per questo vaccino si era in primo tempo detto che poteva essere inoculato fino ai 55 anni, poi fino ai 65 anni, poi per tutti. Poi, in seguito ai casi di trombosi, alcuni paesi hanno deciso di somministrarlo solo agli over 55, mentre altri fino ai 55. Ora l’Italia potrebbe escluderla, sono le parole di Sileri, per una determinata categoria che però ancora non si conosce. E intanto le vaccinazioni con l’AstraZeneca continuano. 

Un bel pasticcio. 

 

AGGIORNAMENTO DEL 07.04.2021, ORE 17.00

L’agenzia britannica del farmaco (Mhra) ha riscontrato entro la fine di marzo che 79 persone nel Regno Unito hanno sofferto di rari coaguli di sangue dopo la vaccinazione con il vaccino AstraZeneca – 19 dei quali sono morti. Non ha la prova certa del legame causale ma i riscontri diventano sempre più solidi.

Quasi due terzi dei casi di coaguli rari sono stati visti nelle donne. Le persone che sono morte avevano un’età compresa tra i 18 e i 79 anni.

La revisione ha spinto il gruppo consultivo sui vaccini del governo, il JCVI, a raccomandare che alle persone dai 18 ai 29 anni venga offerto un vaccino alternativo ad AstraZeneca, se disponibile.

Chi ha già ricevuto la prima dose del vaccino, senza aver avuto alcun disturbo, dovrebbe ricevere anche la seconda. 

 

L’EMA ha invece deciso di non applicare alcuna restrizione di fascia, perché il beneficio supera di gran lunga il rischio di eventi negativi. 

‘Nessuna restrizione per il vaccino AstraZeneca’ – “Non ci sono rischi generalizzati nella somministrazione del vaccino, quindi non abbiamo ritenuto necessario raccomandare misure specifiche per ridurre il rischio” hanno affermato i responsabili dell’Ema in conferenza stampa. 

AGGIORNAMENTO DEL 08/04/2021, ORE 08.00

L’Italia raccomanda il vaccino Astrazeneca agli over 60. Una decisione che cambia il piano vaccinale. L’annuncio è arrivato dopo le valutazioni di Ema che ha ritenuto possibile un legame fra il vaccino covid AstraZeneca e casi molto rari di trombosi. “La posizione decisa dal ministro” Speranza “dopo un confronto è quella di raccomandare un uso preferenziale nei soggetti oltre i 60 anni di età. Al momento non ci sono elementi per non considerare la somministrazione di AstraZeneca in chi ha ricevuto la prima dose di questo vaccino”, ha detto il professor Franco Locatelli, coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di sanità.

“La valutazione fatta dal comitato di farmacovigilanza dell’Ema è che il nesso di causalità, per quanto non dimostrato definitivamente, è stato dichiarato plausibile”, ha detto Locatelli. “Il meccanismo che sottende allo sviluppo di questi fenomeni oggi non è definitivamente chiarito. Ci sono ipotesi che fanno pensare a reazioni del sistema immunitario. Questi fenomeni sono molto rari, gli eventi osservati sono stati superiori all’aspettato fino all’età di 60 anni ma inferiori all’atteso nei soggetti sopra i 60 anni di età. La maggior parte di questi eventi trombotici si è avuta nei primi 14 giorni dopo la somministrazione di vaccino e si è osservata solo dopo la prima somministrazione. Il numero delle seconde dosi somministrato è troppo limitato per arrivare a conclusioni definitive”, afferma.

 

 




COVID: Vaccinare neonati, bambini, adolescenti e giovani?

 

 

di Sabino Paciolla

In un articolo che abbiamo pubblicato all’inizio di marzo scorso, si leggeva: 

“Un portavoce di Janssen Biotech, una sussidiaria di Johnson & Johnson, ha confermato che l’azienda prevede di estendere gli studi clinici ai bambini – prima ai bambini tra i 12 e i 18 anni, e subito dopo ai neonati e agli adolescenti, poi alle donne incinte e agli individui immunocompromessi.

Levy ha notato che vaccinare i bambini aiuterà il paese a raggiungere l’immunità di gregge, facendo eco ai commenti fatti dal Dr. Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive, durante la conferenza stampa di domenica:

‘Vaccinare i giovani sarà necessario per avvicinarsi all’immunità di gregge e rallentare significativamente la diffusione del COVID-19 negli Stati Uniti. Mentre in genere hanno meno sintomi degli adulti con COVID-19, i bambini possono ancora diffondere la malattia’“.

Lo stesso Bill Gates ha posto le basi per una spinta pediatrica l’anno scorso, dichiarando il suo desiderio di rendere i vaccini COVID-19 “parte del programma di immunizzazione di routine dei neonati“.

Ebbene, ieri il Corriere della sera riportava la seguente notizia:

“Ore 8.45 – Vaccini, New York apre a tutti fino ai 16 anni

I residenti nello Stato di New York che abbiano compiuto 16 anni possono da oggi mettersi in lista per ottenere il vaccino anti-Covid, come scrive il Guardian. Il governatore Andrew Cuomo aveva la scorsa settimana esteso l’accesso ai vaccini agli over 30, annunciando che la fascia di età fra i 16 e i 29 anni avrebbe potuto iscriversi al programma di vaccinazione a partire dal 6 aprile. I ragazzi di 16 e 17 anni potranno ricevere solo il vaccino Pfizer-BioNTech in quanto è l’unicio farmaco autorizzato per gli under 18. Per i minorenni inoltre sarà necessario il consenso dei genitori, a eccezione di 16 e 17enni sposati o genitori a loro volta.”

Dunque i piani della vaccinazione nella fascia di età 0-18 anni stanno pian piano prendendo piede, si stanno realizzando.

La motivazione, potremmo dire il cavallo di Troia, per convincere la popolazione a vaccinare contro il covid i propri bambini è l’immunità di gregge, che in Italia inizialmente è stata fissata ad un livello di vaccinazione del 70% della popolazione, poi alzata all’80% e infine stabilita a circa il 90%. Quindi, anche in Italia, i piani di vaccinazione comprendono anche la fascia dei giovani perché, ragionano i sostenitori, non si arriverebbe mai alla fatidica “immunità di gregge”.

E veniamo all’Italia

Nella fascia di età 0-9 anni vi sono oltre 5,3 milioni di neonati, bambini e ragazzi. Decessi per covid? ZERO.

Nella fascia di età 10-19 anni vi sono circa 5,8 milioni di ragazzi, adolescenti e giovani. Decessi per covid? 14.

Nella fascia di età 20-29 anni vi sono 6,3 milioni di giovani. Decessi per covid? 54.

Dunque, la fascia 0-29 anni, nella quale vi sono oltre 17,4 milioni di neonati, bambini, adolescenti e giovani, ha presentato solo 68 decessi per covid. Non entro nel merito della comorbilità, cioè se gli adolescenti e i giovani avessero già altre patologie gravi. Mi attengo ai semplici numeri. 

Perciò l’obiettivo di alcuni sarebbe quello di vaccinare 17.400.000  di neonati, bambini, adolescenti e giovani, il 29% della popolazione italiana, quasi un terzo degli italiani, cioè la generazione con un sistema immunitario forte, capace di meglio affrontare e mettere ko il coronavirus, con vaccini sperimentali, vaccini di cui non conosciamo ancora gli effetti collaterali a lungo termine, pur di raggiungere l’immunità di gregge a fronte di soli 68 casi! Vi sembra una cosa saggia? A me no, anzi, sembra una pazzia. 

Perché? Perché non mi sembra saggio far correre un rischio potenziale (aumentato rischio futuro di malattie autoimmuni? tumori? chi lo sa) a neonati, bambini, adolescenti e giovani, la generazione del nostro futuro, che corre un rischio risibile di decesso per covid pari allo 0,00039%, per il solo potenziale beneficio della società nel suo complesso. 

Abbiamo già visto alcuni degli effetti collaterali immediati, sia pur rari (trombosi cerebrale), del vaccino AstraZeneca. Stiamo assistendo al balletto delle fasce di età cui sottoporre questo vaccino. E non dimentichiamo poi che i morti in seguito a vaccinazione di Pfizer e Moderna nel Regno Unito hanno già da tempo superato le 550 unità, mentre negli Stati Uniti hanno superato i 2.500 casi. Senza contare, ovviamente, tutti gli altri eventi avversi gravi, anche se non letali. 

Se i vaccini sono veramente efficaci, come dicono, allora che siano fatti alle persone anziane, ai soggetti fragili, ai bisognosi. Alla fascia cioè più colpita dal virus. Alla fascia in cui realmente il rapporto beneficio/rischio è a suo favore. Ad esempio, per un anziano, che di per sé ha una aspettativa di vita piuttosto breve, non si pone, o si pone in maniera relativa, il problema del rischio di eventuali gravi effetti collaterali negli anni futuri. 

E invece mi sembra di assistere ad una corsa furiosa e pazza ad una vaccinazione globale e totale che avviene a rotta di collo. Ma la cosa non convince molto. O quanto meno presenta dei dubbi.

Infatti, perché Israele che ha vaccinato tutta la popolazione con la prima iniezione, e oltre il 56% con la seconda (rimarrebbero i giovani), non fa entrare nessuno nel suo paese che non sia già vaccinato? Cosa teme? Se i suoi cittadini sono già vaccinati, vuol dire che sono protetti. E allora perché bloccare gli ingressi nel Paese ai non vaccinati? Teme che l’infezione da varianti riprenda piede nel paese? Se così fosse, la “salvezza” del vaccino dove sarebbe? 

Ecco perché a mio parere non conviene far correre potenziali rischi da vaccini sperimentali ad una fascia di popolazione forte sotto il punto di vista della risposta immunitaria al coronavirus.

La stessa CDC afferma che: “Il COVID-19 non è comune nei neonati nati da madri che hanno avuto il COVID-19 durante la gravidanza. Alcuni neonati sono risultati positivi al COVID-19 poco dopo la nascita, ma non si sa quando siano stati esposti al virus. La maggior parte dei bambini e dei neonati che sono risultati positivi al COVID-19 hanno avuto sintomi lievi o nulli e si sono ripresi“.

Secondo la Mayo Clinic, “Mentre tutti i bambini sono in grado di prendere il virus che causa il COVID-19, non si ammalano così spesso come gli adulti. La maggior parte dei bambini ha sintomi lievi o nessun sintomo“.

Le varianti del virus, poi, ci stanno preoccupando. Di tanto in tanto se ne scopre una che si distingue dalle altre quanto a contagiosità. Abbiamo visto quella inglese, la brasiliana, la sudafricana, la nigeriana, la newyorkese, ed ora quella giapponese. Ogni volta siamo alle prese con la solita frase degli esperti: “non abbiamo certezza che possa sfuggire ai vaccini, occorrono maggiori studi”.

Invece che rincorrere “l’eldorado” della immunità di gregge, non sarebbe il caso, accanto alla vaccinazione dei bisognosi come sopra riportato, di intensificare anche la ricerca della cura? 

Proprio ieri il prof. Alberto Mantovani, patologo e immunologo presso l’Humanitas di Milano, ha detto che probabilmente per la fine dell’anno potremmo avere una cura farmacologica efficace.

In una intervista al Corriere della sera alla seguente domanda ha così risposto:

Nessuna speranza allora sul fronte farmaci?

«Al contrario, ad esempio ci sono dati interessanti per strategie che mirano a inibire molecole come le interleukine 6 e 8 e l’enzima Jak che giocano un ruolo importante nei gravi fenomeni infiammatori che si verificano in corso di Covid. Aspettiamo i risultati di sperimentazioni rigorose in proposito. Per gli anticorpi monoclonali la situazione è in divenire, ma le combinazioni di monoclonali sono già più di una promessa. Il sogno che tutti abbiamo è di disporre di una pillola come quelle per il virus Hiv, che riesca a tenere sotto controllo l’infezione, e ci sono composti in fase 2 di sperimentazione che ci danno motivi di speranza in questo senso. Se le cose andranno bene, per la fine dell’anno forse potremo avere un armamentario di strumenti studiati in protocolli seri fra i quali scegliere in base sia al paziente sia alla fase dell’infezione».

Qual’è il vantaggio della cura farmacologica? Che la prende SOLO e SOLTANTO l’ammalato, NON il sano, come avviene invece con il vaccino sperimentale. Ricordiamo che tra i contagiati i non sintomatici sono il 95%, il 3% avrà sintomi simil influenzali, il restante 2% avrà manifestazioni anche gravi.

Non siamo sicuri degli effetti collaterali dei vaccini nel lungo termine, sappiamo però che la vendita dei vaccini porterà sicuri introiti nel breve termine alle big pharma. Infatti, per il 2021, per Pfizer i ricavi attesi dalle sole vendite di vaccini covid saranno pari a 15 miliardi di dollari, per Moderna, invece, i ricavi, sempre per i soli vaccini covid, saranno pari a 18,4 miliardi di dollari.  




Covid-Lockdown: Smettetela di danneggiare i nostri figli, seguite gli studi clinici

“Lo studio di Ludvigsson smentisce le chiusure delle scuole basate su giovani che risultano positivi al COVID o che hanno lievi sintomi di COVID. L’isolamento forzato degli adolescenti attraverso le linee guida COVID dovrebbe essere ritirato immediatamente come politica nazionale per proteggere i nostri giovani dalla grave epidemia di suicidio che è molto più pericolosa per i giovani di quanto lo sia la COVID.”

Un articolo dello psichiatra Rick Fitzgibbons, pubblicato su Catholic World Report, nella mia traduzione. 

 

 

Il 20 marzo 2021, circa 10.000 persone si sono impegnate in una manifestazione a Londra per protestare contro le severe chiusure di COVID in scuole, aziende, ristoranti, bar e persino parchi giochi. Sono stato particolarmente colpito da un cartello portato da una donna che recitava “Smettetela di fare del male ai nostri bambini”.

Come psichiatra impegnato che ha sentito parlare di un numero crescente di suicidi di adolescenti da conoscenti di pazienti e amici, la dimensione di questa realtà è stata portata a casa da uno studio del 25 marzo 2021 del Boston Children’s Hospital. Si afferma che tra luglio e ottobre dell’anno scorso c’è stato un aumento del 47%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, degli adolescenti che hanno avuto bisogno di essere ricoverati per aver pensato e aver fatto tentativi di suicidio.

In un’intervista di All Things Considered citata nello studio, la dottoressa Elizabeth Pinsky, psichiatra pediatrica del Massachusetts General Hospital, ha dichiarato:

Pensate ai giovani che conoscete che stanno attraversando il processo, del tutto normale e molto importante, di separarsi dalle loro famiglie e sviluppare un’identità al di fuori di queste… Queste identità sono un atleta, un’attrice, un amico, una persona nella comunità. E noi abbiamo tolto queste cose a questi ragazzi in un modo (che) aggredisce davvero le cose che rendono i ragazzi davvero sani. Sappiamo che i ragazzi che si dedicano allo sport, che hanno attività, che hanno buoni gruppi di coetanei, fanno meglio. Le perdite che gli adolescenti, in particolare, stanno sperimentando intorno all’identità e a chi sono nel mondo, penso sia una delle ragioni per cui stiamo vedendo un aumento dell’autolesionismo.

Ha continuato affermando: “Si ha la sensazione che forse stiamo passando a una nuova fase della pandemia, e che forse stiamo superando i giorni più bui in termini di isolamento per i bambini e alcune delle cose che stavano colpendo più duramente i bambini. E così spero che un po’ di quella speranza possa scendere dagli adulti ai bambini nei prossimi mesi”.

Questa ricerca è coerente con l’esperienza di troppe famiglie i cui figli si sono suicidati a causa del grave aumento dell’isolamento e della solitudine nella loro vita come risultato diretto delle linee guida COVID-19. Queste linee guida hanno minato la capacità degli adolescenti di mantenere un’identità sana attraverso attività essenziali legate a buone amicizie, sport, recitazione, spettacoli musicali e coinvolgimento della comunità.

Le linee guida COVID che hanno insistito sul fatto che le maschere e la chiusura delle scuole sono necessarie per proteggere i giovani sono state smentite da Jonas Ludvigsson, un professore svedese di epidemiologia clinica al Karolinska Institute di Stoccolma. La sua ricerca è stata sottoposta a peer review e pubblicata in una lettera (“Open Schools, Covid-19, and Child and Teacher Morbidity in Sweden”) nell’edizione di marzo 2021 del New England Journal of Medicine.

Ludvigsson ha studiato i bambini da 1 a 16 anni durante la prima ondata della pandemia della scorsa primavera. I bambini oggetto di studio non indossavano maschere. Solo 15 bambini sono andati in terapia intensiva – un tasso di 0,77 per 100.000, secondo il rapporto. Quattro avevano “una condizione cronica coesistente sottostante” e “nessun bambino con Covid-19 è morto”. Per quanto riguarda gli insegnanti, “meno di” 30 sono finiti in terapia intensiva durante lo stesso periodo, che è un tasso di circa 19 per 100.000.

Molti sono stati sprezzanti o addirittura antagonisti nei confronti dello studio e delle scoperte di Ludvigsson. Egli ha dichiarato in un recente articolo del New York Post che ha detto che ha perso il sonno come risultato dei “messaggi arrabbiati attraverso i social media e le e-mail” che aggredivano il suo studio. Il pezzo del Post notava che “a causa del contraccolpo che Ludvigsson ha affrontato per la sua ricerca, la Svezia prevede di aumentare le protezioni della libertà accademica nella legge…”

In breve, lo studio di Ludvigsson smentisce le chiusure delle scuole basate su giovani che risultano positivi al COVID o che hanno lievi sintomi di COVID. L’isolamento forzato degli adolescenti attraverso le linee guida COVID dovrebbe essere ritirato immediatamente come politica nazionale per proteggere i nostri giovani dalla grave epidemia di suicidio che è molto più pericolosa per i giovani di quanto lo sia la COVID.

In dieci anni, dal 2007 al 2017, il tasso di suicidio tra le persone di età compresa tra i 10 e i 24 anni è salito del 56%. Ovviamente, numerosi fattori stavano già contribuendo a questo marcato aumento della vulnerabilità dei giovani al suicidio.

Genesi 2 racconta che Dio, dopo aver posto Adamo nel giardino dell’Eden, dichiarò: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2,18). Sebbene questo passaggio sia normalmente applicato al matrimonio, offre un percorso per coloro che lottano con un’intensa solitudine in ogni fase della vita. I giovani hanno bisogno di compagni in numerose attività per costruire fiducia e speranza. Gli effetti di un’intensa solitudine sono spesso negati per lunghi periodi di tempo, solo per farli emergere più tardi come depressione grave, disperazione e pensieri di suicidio.

Coloro che hanno creato le linee guida COVID hanno travisato i rischi del COVID e negato la scienza psicologica che identifica così chiaramente la necessità di relazioni di attaccamento sicuro con altri adolescenti per mantenere la salute psicologica.

Uno studio dell’Università di Harvard del novembre 2018 su oltre 5.000 adolescenti, che sono stati seguiti per più di otto anni (e controllati per molte altre variabili), ha mostrato che gli adolescenti che frequentavano almeno settimanalmente i servizi religiosi e che pregavano regolarmente – rispetto a quelli che non avevano mai frequentato i servizi religiosi – dimostravano una maggiore soddisfazione nella vita, un più forte senso della missione, praticavano di più il perdono e facevano molto più volontariato. Avevano anche minori probabilità di fare uso di droghe, iniziazione sessuale precoce, malattie sessualmente trasmissibili e risultati anormali del Pap test, così come un minor numero di partner sessuali nel corso della vita.

La depressione indotta da COVID ha anche portato a danni cognitivi di concentrazione e memoria. Alcuni adolescenti hanno riportato i benefici della meditazione durante il giorno: “Dio, ti prego, proteggi me e la mia famiglia dalla solitudine, dalla disperazione e dall’incapacità di soddisfare le richieste della vita quotidiana o di provvedere alla famiglia”.

Sono necessarie azioni immediate a livello locale, statale e federale per ammettere i gravi errori commessi con le linee guida COVID e per apportare le modifiche necessarie per proteggere i giovani (così come i loro genitori) dalla disperazione e dagli impulsi suicidi. È necessario ammettere che i nuovi ceppi di COVID non hanno aumentato i tassi di mortalità nei soggetti di età inferiore ai 70 anni; ci deve essere una mossa concertata per aprire scuole, parchi giochi, campi di atletica e luoghi di lavoro. Dobbiamo agire in modo responsabile e immediato per proteggere i giovani dall’epidemia di disperazione e impulsi suicidi.

Rick Fitzgibbons, M.D. psichiatra, è il direttore dell’Institute for Marital Healing fuori Filadelfia, ha lavorato con centinaia di coppie negli ultimi 40 anni e ha scritto Habits for a Healthy Marriage: A Handbook for Catholic Couples (Ignatius Press, 2019). Con p. John Harvey, O.S.F.S., il fondatore di Courage, ha tenuto numerose conferenze a sacerdoti, religiosi e seminaristi sugli approcci spirituali e psicologici alla loro vita casta e al superamento di tentazioni e comportamenti sessuali. Nel 2019, Forgiveness Therapy: An Empirical Guide for Resolving Anger and Restoring Hope (APA Books, 2014), di cui è coautore con Robert Enright, Ph.D., ha ricevuto il Benedict XVI Award for Expanded Reason in Research. Ha scritto numerosi articoli sulla crisi nella Chiesa.