1

Il DDL Zan impone una rivoluzione antropologica e culturale. Qui in Inghilterra ci è molto chiaro perché lo sperimentiamo.

(se il video qui sotto non si apre, cliccare qui)






La libertà e i suoi nemici

Rilancio dal blog di Marcello Veneziani.

 

 

Ma chi mette in pericolo la libertà e chi la difende? Destra e sinistra si scambiano di continuo i ruoli e le accuse. Di giorno l’accusa reciproca è di essere repressivi, autoritari, totalitari; di notte invece l’accusa si capovolge e diventa quella di essere permissivi, anarchici, eversivi. Cambiano gli ambiti e le accuse si rovesciano: in tema di sanità, ad esempio, la destra rappresenta la libertà, il diritto al lavoro, alla ricreazione e alla libera circolazione e la sinistra invece rappresenta la sorveglianza, le restrizioni e le chiusure. In tema di liberazione sessuale e di riconoscimento dei desideri soggettivi, invece, i ruoli s’invertono: la sinistra appare libertaria, dalla parte dei mutanti e la destra si fa identitaria, pone freni e limiti di natura e tradizione. Anche in tema di ordine pubblico e sicurezza, la destra esige più tutele, punizioni esemplari e controlli severi, mentre la sinistra è garantista, libertaria e comprensiva verso chi compie reati comuni, soprattutto se migranti. Si ribaltano invece i ruoli quando la questione riguarda le violazioni ai danni di alcune minoranze ideologicamente protette, reati d’opinione in tema o in odore di fobie, sessismo, fascismo o razzismo; la sinistra qui esige condanne esemplari e auspica punizioni, mentre la destra è contraria a leggi e misure speciali, soprattutto se colpiscono le opinioni. Viceversa di fronte alle occupazioni abusive, agli sbarchi clandestini, agli immigrati irregolari, la sinistra tutela chi li compie e reclama protezioni e indulgenze; invece la destra esige fermezza a tutela dei cittadini italiani, degli immigrati regolari e delle vittime di quegli abusi. Poi torna alla libertà la destra quando si tratta di garantire autonomia e possibilità d’iniziativa alle attività commerciali, private, ludiche mentre la sinistra esige controlli, pressioni fiscali, limitazioni e chiusure.

Insomma la libertà è un gioco a ruoli mobili e rovesciati. Viene tirata da tutte le parti, e diventa a turno il bene supremo o il bene secondario rispetto alla salute o alla sicurezza, all’ordine o all’uguaglianza. E sul piano della legalità, la sinistra tende a difendere l’operato dei magistrati e attaccare le forze dell’ordine; viceversa la destra.

Fa un po’ ridere leggere osservatori di sinistra denunciare l’egolibertà della destra, la dissociazione tra libertà e responsabilità, l’irresponsabilità civica dei nazional-populisti e sovranisti (Ezio Mauro dixit); questa è storicamente l’accusa che la destra rivolge alla sinistra, incline a cavalcare i desideri sprigionati, la volontà illimitata dei singoli e dei movimenti, la deriva relativista e soggettivista, i diritti separati dai doveri, la libertà senza responsabilità che caratterizza l’ideologia civile della sinistra dal ’68 fino a oggi. Quando la natura, la storia, la realtà non contano ma sono io a decidere chi sono, cosa voglio essere e come voglio mutare, non si esalta l’egolibertà? Ed è pure curioso che la sinistra ideologica accusi la destra di dare risposte ideologiche in tema di libertà, salute e sicurezza. Vi possono pur essere pregiudiziali ideologiche in alcune posizioni assunte dalla “destra” su quei temi; a patto però di aggiungere: “da quale pulpito viene la predica”, perché la sinistra, abitualmente, fa prevalere l’ideologia sulla realtà nel nome del politically correct e altri canoni simili.

Non si può poi accusare la destra di cavalcare l’infantilismo e la credulità popolare in tema di virus e misure anticontagio e tacere che lo stesso infantilismo e lo stesso abuso di credulità popolare sono oggi imperanti nelle campagne pro-vaccino, nel nascondere i dati reali al popolo “bambino”, nel terrorismo psicologico verso chi non si adegua ai canoni sanitari imposti. Stiamo vivendo una fase civile e perfino istituzionale di regressione puerile.

Insomma, fluida e indefinita è la libertà e liquidi sono i confini della destra e della sinistra, esposti a tutte le correnti e maree… Peraltro anche il richiamo al passato, alla storia, non aiuta a definire meglio i ruoli. Alla destra si addice la libertà e alla sinistra l’uguaglianza, e ciascuna è disposta a sacrificare l’una per l’altra. Ma è anche vero che la destra rappresenta l’ordine, l’autorità, la sicurezza e la sinistra il movimento, la rivoluzione, la liberazione. Certo, si può pure distinguere nell’ambito della destra e della sinistra la componente liberale da quella radicale, ritenendo che la libertà sia garantita dalle prime e sacrificata dalle seconde. A questo punto però la destra e la sinistra diventano definizioni secondarie e relative, mentre si fa preminente e centrale l’opzione liberale. Però diventa pericoloso ridurre l’universo delle priorità e dei valori a un solo valore, usato per altro a intermittenza e ad libitum da ambo le parti. La libertà è uno dei beni essenziali da tutelare, o se vogliamo, è la precondizione per pensare o agire. Ma non è l’unico bene, assoluto, supremo, infinito. La libertà assume qualità, importanza e valore se viene correlata a qualcos’altro che ne dà un senso, una misura concreta e una delimitazione: il rispetto altrui, l’identità, la dignità e la responsabilità, il senso del limite, l’ordine, la qualità, la bellezza, i meriti, e si potrebbe continuare. Insomma la libertà indefinita, illimitata, assoluta sconfina in caos e anarchia e si rovescia nel suo contrario, in dispotismo, affermazione del più forte, tirannia dei desideri.

In questa fase storica, sembra evidente che il tema della libertà sia più a cuore alle forze di destra e meno a quelle dei sinistra: anche quando la sinistra si pone a tutela di alcune minoranze, ritenute fragili o malviste, si preoccupa più di punire, censurare e perseguire chi ha opinioni difformi che di proteggere le categorie ritenute maltrattate.

Tutto sommato, alla destra si addice la libertà e alla sinistra la liberazione. Ma non lasciamole mai nelle mani di teologi pelosi e di inquisitori con un occhio solo.




Benedetto XVI lamenta la mancanza di fede nelle istituzioni della Chiesa in Germania

Il Papa emerito Benedetto XVI ha espresso preoccupazione per la mancanza di fede nelle istituzioni della Chiesa in Germania.

Ne parla un articolo del Catholic News Agency che vi propongo nella mia traduzione. 

 

Benedetto XVI (Credit: CNS)
Benedetto XVI (Credit: CNS)

 

Il Papa emerito Benedetto XVI ha espresso preoccupazione per la mancanza di fede nelle istituzioni della Chiesa in Germania.

Il papa che si è ritirato ha fatto i commenti in una conversazione scritta nel numero di agosto della rivista tedesca Herder Korrespondenz, che segna il 70° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, ha riferito CNA Deutsch, il partner di CNA per le notizie in lingua tedesca.

“Nelle istituzioni della Chiesa – ospedali, scuole, Caritas – molte persone partecipano in posizioni decisive che non condividono la missione interna della Chiesa e quindi in molti casi oscurano la testimonianza di questa istituzione”, ha detto.

In uno scambio con Tobias Winstel, il 94enne ha riflettuto sul concetto di “Amtskirche”, un termine tedesco che può essere tradotto come “Chiesa istituzionale” ed è usato per riferirsi al gran numero di strutture e istituzioni finanziate dalla Chiesa in Germania.

Ha scritto: “La parola ‘Amtskirche’ è stata coniata per esprimere il contrasto tra ciò che è ufficialmente richiesto e ciò in cui si crede personalmente. La parola ‘Amtskirche’ insinua una contraddizione interna tra ciò che la fede effettivamente richiede e significa e la sua spersonalizzazione”.

Ha suggerito che molti testi emessi dalla Chiesa tedesca sono stati elaborati da persone per le quali la fede era in gran parte istituzionale.

“In questo senso, devo ammettere che per una gran parte dei testi istituzionali della Chiesa in Germania, la parola ‘Amtskirche’ è effettivamente applicabile”, ha commentato.

Ha proseguito: “Finché nei testi istituzionali della Chiesa parlerà solo l’ufficio, ma non il cuore e lo spirito, così continuerà l’esodo dal mondo della fede”.

Benedetto, che era prefetto della Congregazione vaticana per la dottrina della fede prima di essere eletto papa, ha detto: “Ecco perché mi sembrava importante allora, come adesso, togliere la persona dalla copertura dell’ufficio e aspettarsi una vera testimonianza personale di fede dai portavoce della Chiesa”.

Nella conversazione, Benedetto ha anche discusso una questione che aveva evidenziato nel 2011, durante il suo ultimo viaggio in Germania prima delle sue dimissioni da papa nel 2013.

In un discorso a Friburgo, una città universitaria nel sud-ovest della Germania, ha implicitamente criticato aspetti della Chiesa tedesca, riferendosi a una tendenza a dare “più peso all’organizzazione e all’istituzionalizzazione” che alla “vocazione e all’apertura verso Dio” della Chiesa.

Benedetto ha chiesto nel discorso una “Chiesa che si distacca dalla mondanità”, usando la frase tedesca “entweltlichte Kirche”.

L’ex papa ha detto a Herder Korrespondenz che ora sente che il termine è inadeguato.

“La parola ‘Entweltlichung’ [‘distacco dalla mondanità’] indica la parte negativa del movimento di cui mi occupo”, scrisse. “Il positivo non è sufficientemente espresso da essa”.

Piuttosto, ha detto, si tratta di uscire dai vincoli di un tempo particolare “nella libertà della fede”.

Nello scambio scritto, Benedetto ha anche messo in guardia i cattolici contro il pericolo di cercare una “fuga nella pura dottrina”.

Benedetto, che è stato il capo dottrinale del Vaticano dal 1982 al 2005, ha detto che tentare un tale volo è “completamente irrealistico”.

“Una dottrina che esistesse come una riserva naturale separata dal mondo quotidiano della fede e dalle sue necessità sarebbe allo stesso tempo un abbandono della fede stessa”, ha detto.

Nella conversazione, a Benedetto è stato anche chiesto se è stato un buon pastore quando ha servito nella chiesa del Preziosissimo Sangue nel quartiere di Bogenhausen di Monaco dopo la sua ordinazione il 29 giugno 1951.

“Se sono stato un buon sacerdote e pastore, non oso giudicare”, ha risposto, aggiungendo di aver cercato “di essere all’altezza delle esigenze del mio ministero e della mia ordinazione”.

 




I paradossi del “Green” Pass racchiusi in una singola frase di Noam Chomsky

Sul Green pass vaccinale rilancio un interessante articolo di Agata Iacono, Sociologa, antropologa, giornalista, pubblicato su L’Antidiplomatico.

Green Pass

 

Il famigerato Green Pass, che di fatto ha reso obbligatoria la vaccinazione di massa in Italia senza che le autorità italiane abbiano il coraggio di dichiararlo apertamente per paura di doverne poi rispondere penalmente, non ha nessun valore di controllo dell’epidemia. Il test più importante, infatti, è stato realizzato in Olanda ed è fallito miseramente (1000 infettati).

 

È uno strumento di controllo e discriminazione, nonché il modo per far fallire definitivamente le piccole e medie imprese che vivono di turismo, di ristorazione, di spettacolo, di sport, di cultura e “intrattenimento”.

Ma non solo.

È uno strumento potenzialmente pericoloso perché attribuisce una falsa sicurezza in contesti dove il contagio si diffonde velocemente anche tra vaccinati, come fiere, eventi pubblici con alta affluenza, trasporti.

Genera, inoltre, conflitto di interessi tra chi è costretto a scegliere se vietare accesso alle proprie attività e la necessità di sopravvivere, trasformando di fatto gli esercenti in controllori di Stato sotto ricatto.

Si istituisce così il ricatto come unica modalità per godere dei diritti costituzionali.

Il famigerato Green Pass è anche uno strumento discriminatorio: viola palesemente la Costituzione ma poiché di fatto lo Stato ha privatizzato il suo uso, senza assumersi la responsabilità di rendere obbligatorio un siero sperimentale per sfuggire ai ricorsi, la guerra sarà tra poveri. 

Il conflitto sociale ed economico così si sposta sulle categorie “vaccinato e non vaccinato”, laddove il primo percepirà se stesso come un privilegiato e potrà scaricare la sua frustrazione, il suo disagio socioeconomico sul non vaccinato,  discriminandolo e isolandolo, in una sorta di stratificazione funzionale al sistema.

Nessuno potrà sottrarsi.

Nessuno, infatti, può essere di fatto esonerato dalla somministrazione della terapia sperimentale per ottenere il passaporto sanitario.

Le sole persone che ufficialmente possono essere esonerate dal vaccino sono per l’Aifa e il Ministero della Salute:

“Chi non tollera il principio attivo del vaccino o i suoi eccipienti”.

Punto.

Ciò significa che nessuno può sapere se non tollera il vaccino prima di farlo.

Non esistono analisi predittive, anche se, in camera caritatis, immunologi e virologi anche di strutture pubbliche consigliano ad esempio agli utenti in carico che assumono farmaci antivirali di non rischiare che la terapia salvavita venga annullata da altra tecnologia mRNA.

Inoltre, la campagna vaccinale di massa in Italia sta andando a gonfie vele. Adesioni tra le più elevate al mondo.

Il problema, quindi, è l’esitazione vaccinale?

Certamente no.

Più del 50% di vaccinati con entrambe le dosi sono ricoverati per covid in Israele, uno dei fondamentali paesi cavia che ha avuto il tempo di elaborare le conseguenze a più lungo termine.

Le varianti sono colpa dei non vaccinati?

Sembra che proprio la vaccinazione di massa, senza alcuna selezione, stia sviluppando le maggiori mutazioni, d’altronde il virus vuole sopravvivere, si adatta e si vuole riprodurre, com’è sua natura.

Dunque, perché questa insistenza? 

Avrete notato che #greenpass è un nome generico e non è stato scelto un nome specifico come vaccination Passport o pass sanitaire? Perchè?
il fine è molto più ampio e si chiama European Digital Identity Framework.

L’obiettivo è creare un’identità europea digitale comune che possa avere attributi omologanti, (oltre alla vaccinazione con i sieri autorizzati da Ema non osiamo prefigurare ulteriori caratteristiche obbligatorie per ottenere il diritto di esistere…).

Con il green pass vaccinale si “educa” la popolazione all’accettazione del principio secondo cui la fruizione di servizi pubblici anche essenziali è subordinata ad una condotta (oggi vaccino).

La condotta resta formalmente una scelta individuale, non più un diritto sociale e costituzionale garantito, che comporta una reazione stigmatizzante ed inabilitante.

Quindi non è più libera scelta.

Questo stigma oggi è rappresentato dal vaccino, ma domani potrebbe essere costituito da qualsiasi caratteristica: non più la razza e il genere sessuale, però, che sembrano diventati schizofrenicamente invece i soli limiti-paravento da sbandierare e per cui è lecito e giusto rivendicare il diritto a respirare.

Risultato: i cittadini, come rane bollite, assumono il paradigma secondo cui la vita sociale è subordinata all’accettazione di regole imposte. 
Il sistema costituzionale è stato di fatto svuotato dall’interno introducendo il concetto di “social credit”.

Il Governo Draghi ha reso obbligatorio il green pass per i ristoranti e i bar al chiuso, per gli spettacoli e le palestre, per i congressi, le fiere, i convegni politici e culturali (ma i parlamentari non sono sottoposti a green pass, come sottolinea il presidente della Camera Fico), persino per i parchi tematici o di divertimento per i bambini, negando anche la possibilità di espletare un concorso dopo una vita di studio.

Ma, alla conferenza stampa di Mario Draghi per l’introduzione del green pass, non è stato possibile accedere col green pass.

I colleghi giornalisti, infatti, anche se vaccinati con le due dosi, sono stati costretti a effettuare il tampone e presentarne l’esito negativo.

La dimostrazione plateale dell’assoluta inutilità del Green pass è rappresentata magistralmente dall’iperbolico paradosso del divieto a chi è fornito di green pass di accedere in sala stampa senza tampone negativo.

Che problema dovrebbero avere i politici e i giornalisti ipervaccinati rispetto al contatto con chi ancora non lo è? “Il green pass non è un arbitrio”, tuona Draghi, cercando di mettere le mani avanti, “serve per tenere aperte le attività economiche”.

E chiama praticamente “assassini” i non vaccinati, affermando che sono portatori di morte. Tutto quello che si sta per scatenare in Italia, la guerra tra poveri permanenti mentre generali e banchieri brinderanno per i prossimi decenni è sintetizzata alla perfezione dal grande filosofo e linguista nord-americano Noam Chomsky con questa nota frase:

«Il modo più intelligente per mantenere le persone passive e obbedienti è limitare rigorosamente lo spettro di opinioni accettabili, ma consentire un dibattito molto vivace all’interno di tale spettro – incoraggiando persino le opinioni più critiche e dissidenti. Ciò dà alle persone la sensazione che ci sia il libero pensiero in corso, mentre per tutto il tempo i presupposti del sistema vengono rinforzati dai limiti posti nel campo del dibattito. » 




Covid, vaccino ai bambini? Il presidente dei pediatri in Germania: “L’immunità di gregge non può essere un criterio. Non possono essere costretti a proteggere gli adulti”

Rilancio una interessante intervista fatta da Peter D’Angelo, de Ilfattoquotidiano.it, a Jörg Dötsch, presidente della Società tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza (DGKJ), che spiega quale sia la strategia vaccinale rivolta ai minorenni in Germania. Non siamo d’accordo con il prof. Jörg Dötsch sulla affermazione “il primo obiettivo deve essere la copertura completa – con 2 dosi di vaccino – di tutta la popolazione adulta”, poiché se il ragionamento del costo/beneficio viene fatto per i ragazzi sotto i 18 anni, allora il ragionamento deve essere applicato a tutta la popolazione visto che si parla di vaccino sperimentale. Vi sono infatti anche altre fasce di età che mostrano una rischiosità superiore ai benefici.

 

vaccino-bambini-pfizer

 

Il Koch Institute ha pubblicato un rapporto in cui sconsiglia la vaccinazione nei bambini sani fino a 17 anni di età. La raccomanda, invece, per i bambini con condizioni preesistenti patologiche che sono suscettibili di COVID19. Qual è la sua opinione?

Il Robert Koch Institute è sede della Commissione Permanente per le Vaccinazioni (STIKO). Questa commissione è composta da esperti con diversi background medici, inclusi pediatri. Il RKI raccomanda di vaccinare solo i bambini con particolari patologie preesistenti tra i 12 e i 17 anni, e i bambini che vivono con persone adulti fragili, a rischio, che non possono essere vaccinati. Mentre, per i bambini e gli adolescenti sani, che non rientrano in nessuno di questi due gruppi, la decisione di vaccinare dovrebbe essere discussa su base individuale all’interno della famiglia e poi con i pediatri e i medici adolescenti competenti. Quindi, non c’è né pressione verso la vaccinazione, né consiglio contro la vaccinazione.

 

Lei, come presidente della Società tedesca di Pediatria, cosa raccomanda?

Dal punto di vista della Società Tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza, consideriamo questo approccio estremamente sensato. Prende in considerazione a) la bassa gravità della malattia dell’infezione da COVID nei bambini (ad esempio un numero comparabilmente basso di morti come nella stagione influenzale 2019) b) l’esperienza ancora mancante per quanto riguarda i potenziali effetti collaterali della vaccinazione su larga scala. Se una qualsiasi di queste condizioni di base cambiasse, è probabile che la Commissione permanente sulle vaccinazioni cambi la sua posizione sulla vaccinazione dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

La variante Delta infetta anche persone vaccinate, questo significa che l’immunità di gregge è difficile da raggiungere?

Più un virus è contagioso, più è difficile in linea di principio raggiungere l’immunità di gregge. Questo spiega, per esempio, perché il 95% di copertura vaccinale è necessario per raggiungere l’immunità di gregge per il morbillo. Per i bambini e gli adolescenti, l’immunità di gregge non dovrebbe essere il criterio per la vaccinazione. Non possono essere costretti a proteggere gli adulti da una malattia che fortunatamente li colpisce solo in modo lieve nella maggior parte dei casi. A causa del suo passato estremamente difficile, la Germania ha obblighi e requisiti molto più severi di molti altri paesi del mondo quando si tratta di minorenni.

 

I bambini sono inclusi nell’immunità di gregge anche se hanno meno probabilità di essere infettati rispetto agli altri?

Un altro argomento per non concentrarsi sui bambini è quello dell’immunità di gregge. Mi spiego: i bambini hanno meno probabilità di essere infettati e meno probabilità di infettare gli altri. Questo è stato dimostrato per le varianti più recenti in diversi paesi. Nel complesso, il gruppo di bambini e adolescenti di cui si parla è anche molto piccolo rispetto al gran numero di adulti che non sono ancora stati vaccinati. Pertanto, il primo obiettivo deve essere la copertura completa – con 2 dosi di vaccino – di tutta la popolazione adulta.

 

La FDA (l’ente regolatore sui medicinali negli Usa) ha riconosciuto ufficialmente le rare miocarditi associate al vaccino e ha aggiornato il foglio informativo dei vaccini includendo informazioni su miocardite e pericardite. Cosa ne pensa?

Siamo a conoscenza dei rapporti di un aumento dei casi di miocardite e pericardite tra i bambini e gli adolescenti vaccinati. Per quanto ne sappiamo, queste malattie sono di solito lievi e scompaiono completamente. È corretto che questa informazione sui rischi sia inclusa nell’informativa dei vaccini per i bambini e gli adolescenti che vogliono essere vaccinati.

 

Invece, quanti casi di miocardite dovuta a COVID19 nella fascia 12-15 anni, ci sono stati in Germania? I numeri in questa fascia d’età sono preoccupanti in termini di decessi registrati?

Sono dati molto specifici. Non siamo a conoscenza di cifre per la miocardite causata dalla sola infezione da COVID19 in Germania per l’età di 12-15 anni. Sappiamo che nel contesto della cosiddetta sindrome PIMS (infiammazione multisistemica pediatrica temporalmente correlata a SARS-CoV-2), il coinvolgimento del cuore può verificarsi, di solito sotto forma di cambiamenti nei vasi coronari o aritmie cardiache. Nel complesso, il numero di morti in Germania non è motivo di preoccupazione. In tutta la pandemia, 4 bambini e adolescenti sono morti a causa del COVID19. I dati comparati mostrano che 9 bambini sono morti a causa della classica influenza nel 2019.

 

Complessivamente, quindi, quali altri i rischi ci sono per i bambini quando si infettano con Sars-CoV-2?

Oltre ai rari decessi già menzionati, le cifre dei ricoveri sono anche significativamente inferiori a quelli dell’ondata di influenza stagionale. Anche il numero di casi di PIMS con 1:1000 a 1:5000 da considerare raro e ben trattabile. Altri rischi vanno valutati per i bambini infettati da COVID19 nei casi in cui vi siano preesistenti gravi malattie multiple. In secondo luogo, la comparsa della cosiddetta sindrome PIMS, che finora ha colpito quasi 400 bambini e adolescenti in Germania durante l’intera pandemia e che ora può essere trattata molto bene con farmaci come le immunoglobuline e farmaci simili al cortisolo.

 

La vaccinazione può influenzare la comparsa/selezione indiretta di varianti virali?

A questa domanda può rispondere in modo più appropriato un immunologo. In definitiva, naturalmente, l’eliminazione più veloce possibile del virus è la migliore protezione possibile contro la selezione indiretta delle varianti del virus. Allo stesso tempo, è sempre necessario soppesare individualmente il rischio personale e, come già spiegato sopra, nel gruppo di bambini e giovani bisognosi di protezione, il bene comune da solo non può essere posto al di sopra del bene individuale di un bambino o giovane che ci viene affidato.

 

 

 




Ora tocca a noi

Rilancio un articolo scritto dalla dottoressa Silvana De Mari sulla questione dei vaccini covid. L’articolo è apparso sul suo blog, silvanademaricommunity.

 

Silvana de Mari, medico
Silvana de Mari, medico

 

Il Presidente del Consiglio Draghi ha affermato “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire. O a far Morire. Non ti vaccini, ti ammali e muori”

Per una malattia con lo 0,3% di mortalità calcolando anche i novantenni? Mentre in Gran Bretagna il 60% dei morti è vaccinato?

I dati ci dicono che ci sono 10, 15 morti al giorno e che l’anno scorso negli stessi giorni senza vaccino ce ne erano di meno. Vaccinando si causano danni inenarrabili e si aumenta la mortalità

Non dovrebbe essere vietato mentire al popolo?

 

Della nostra salute non importa un accidente. Lo dimostra il delirante protocollo tachipirina e vigile attesa: cosa pensereste se i pompieri chiamati perché casa vostra è in fiamme vi dicessero che stanno monitorando tutto con attenzione, ma che per nessun motivo interverranno prima che il fuoco raggiunga il tetto? La stessa cosa, la stessa parola che vi è venuta in mente per un pompiere che dà all’incendio tutto il tempo di devastare e di diventare facilmente invincibile prima di intervenire, pensatela per chi ha prescritto quel protocollo, per i medici che lo hanno applicato, per gli ordini dei medici che lo hanno permesso. Della nostra salute non importa nulla: lo dimostrano gli ospedali chiusi per mesi che non hanno fatto diagnostica e terapia oncologica e cardiologica, lo dimostrano le mascherine che moltiplicano le faringiti e causano ipercapnia, lo dimostra la guerra al plasma iperimmune, all’idrossiclorochina, all’invermectina, all’eparina, al professor Cavanna, al buonsenso, lo dimostra la informazione deviata da fiumi di denaro arrivati dal ministero della salute pubblica per dimostrarci al di là di ogni ragionevole dubbio che l’unica via di uscita da una malattia che, se curata correttamente ha una letalità dello 0.05% , è l’inoculazione di farmaci in fase sperimentale che hanno nel 4% dei casi conseguenze gravi o anche mortali.

Mentre tutto questo succede notizie inquietanti arrivano da Israele dove la vaccinazione è stata completata. 152 morti dopo la doppia dose di vaccino mentre le varianti imperversano.   È sempre da Israele arrivano i primi importanti studi su quanto il siero realizzato da Pfizer e BioNTech possa mettere persone più giovani a rischio di una infiammazione del muscolo cardiaco.

Il rapporto rischi benefici sull’inoculazione dei sieri erroneamente chiamati vaccini spinge clamorosamente a pensare che la bilancia pende contro. La facilità di cura spinge a pensare che la vaccinazione debba essere una scelta, e forse nemmeno tanto caldeggiata. Il fatto che il governo abbia già pagato le dosi c’entra col fatto che qualcuno debba farsele? Mi ha scritto un uomo: mia figlia sta morendo, aveva fatto il vaccino, era sanissima, i medici hanno detto che non hanno mai visto trombosi cerebrali così devastanti. Nella regione Emilia Romangna un documento ufficiale sconsiglia ai medici di far fare ai pazienti i test della coagulazione prima e dopo la cosiddetta vaccinazione. Questo doppio esame potrebbe permettere di arrivare in tempo sul disastro, avrebbe potuto salvare Camilla, ma dimostrerebbe il rapporto tra trombosi e cosiddetti vaccini che sono iniettati dopo che il paziente ha firmato una delibera che gli impedirà di denunciare anche l’omicidio colposo. In sempre più ospedali nasce il reparto specializzato in danni da vaccino. A questo punto risulta fondamentale la domanda: esistono conflitti di interessi? La risposta è sì. Sia associazioni sovranazionali come l’OMS e l’EMA, sia nazionali, come l’AIFA, innumerevoli associazioni di medici, come ed esempio pediatri e oncologi,  ricevono finanziamenti dalle stesse case produttrici di questi sieri. Potete trovare la lista nel libro Pandemie non autorizzate di Marco Pizzuti.  Il Dio Vaccino di Tiziana Altieri è un altro libro che parla di quattrini. La produzione di sieri ha moltiplicato i proventi delle case produttrici del 3000%. Si tratta di società per azioni, non di enti di beneficenza. Parenzo invita a sputare nel cibo dei perplessi, l’ordine di medici di radiali, la Dottoressa Capua di derubarli, pretendendo cioè che paghino cure sanitarie che hanno già pagato profumatamente con le proprie tasse, tutti pretendono che vengano chiusi in casa, se non si fanno iniettare un qualcosa che per poter essere iniettato ha bisogno di una firma che lede qualsiasi responsabilità anche di omicidio colposo o di invalidità grave agli operatori. Quindi resistiamo.

Si tratta di un volgarissimo DPCM, non ha valore legale. Consiglio a tutti di stamparsi il modulo sottostante, e portarlo in tasca. Tutte le volte che qualcuno vuole impedire qualche cosa, salire su un autobus, accedere a cure sanitarie, essere ospitato alla casa dello studente, pretendete, esigete, che venga messo per iscritto usando il modulo sottostante, così poi da poter fare denuncia per abuso di potere. Dopodiché dovete fare denuncia. Dicono dalle mie parti chi pecora si fa, lupo se lo mangia. In termini più aulici nessuna dittatura ha mai potuto istallarsi senza la collaborazione dei vili.

Nessuna dittatura può resistere al coraggio dei bravi. Se il mondo si divide in pecore lupi, esistono anche cani da pastore.

 




Silvana De Mari e Wanda Massa su Fede Ragione e Transumanesimo.

Rilancio una intervista di Silvana De Mari e Wanda Massa rilasciata a Cinzia Notaro, pubblicata su La Fiaccola a proposito dei loro contributi nell’ultimo libro “Mors tua, vita mea”.

 

Silvana-De-Mari-Wanda-Massa
Silvana De Mari – Wanda Massa

 

“La preghiera è molto importante e vi difende dal terrorismo mediatico che produce effetti negativi al vostro sistema immunitario”, così la dott.ssa Silvana De Mari, medico chirurgo specialista in chirurgia generale, chirurgia ed endoscopia dell’apparato digerente, psicoterapia cognitiva, nonché scrittrice ed opinionista. A lei ed alla dott.ssa Wanda Massa, laureata in Scienze dell’Informazione nonché vicepresidente e cofondatrice dell’Associazione Iustitia in Veritate, abbiamo posto alcune domande relative al libro “Mors tua, vita mea”, curato dal prof. Massimo Viglione, prefato da mons. Carlo Maria Viganò, alla cui redazione hanno entrambe collaborato e ad altri temi di stringente attualità.

Domanda. Come è nata l’idea di partecipare alla redazione di un testo con quel particolare titolo e quali i fini che si propone?

Silvana De Mari (SDM). Mi è stato proposto dal professor Viglione, ideatore ed editore del libro, e ho ovviamente accettato perché questo è un argomento cruciale.

D. Come donna di fede, dove finisce la scienza e dove comincia la fede?

SDM. Che scienza e religione possano contraddirsi è assolutamente vero, ma non per la religione cristiana. I signori della tecnica e della scienza siamo noi. Tra tutti i continenti quello che maggiormente ha sviluppato il pensiero scientifico è l’Europa cristiana. Nel continente cristiano la scienza progredisce come in nessun altro continente. Per la verità non solo la scienza: anche la musica, la pittura, la scultura, la letteratura, l’architettura, il teatro, la filosofia, l’ingegneria meccanica: tutto si sviluppa in maniera incredibile. Qui si sono fusi quattro elementi, la filosofia greca, duttile come l’acqua, il diritto romano solido e pragmatico come la terra, il furore e il coraggio dei barbari, potenti come il fuoco e soprattutto la spiritualità biblico evangelica, luminosa come l’aria. Siamo, o forse siamo stati, una società spirituale, duttile, pragmatica e violenta, e noi siamo noi, siamo la nostra storia, siamo la nostra ferocia, siamo la nostra compassione, siamo il continente che nel bene e nel male ha dato conoscenza al mondo. Evidentemente c’è nel cristianesimo qualcosa che favorisce tutto questo. Dalla teologia, sempre, non nasce solo il pensiero politico come intuisce Carl Schmitt, non nasce solo il pensiero economico come scrive Max Weber, ma nasce soprattutto il pensiero filosofico e quindi, ovviamente, scientifico, il primo elemento fondamentale dell’alto livello di filologia, cioè di discussione dei testi. Dove c’è pensiero filologico, c’è pensiero filosofico. Dove c’è pensiero filosofico c’è pensiero scientifico. Dove c’è pensiero scientifico che pensiero tecnologico, c’è pensiero economico e finanziario. Il secondo elemento fondamentale è l’amore per la scienza che non può che essere ovvio in una religione che ipotizza un Dio che ama i suoi figli, che per loro ha creato la natura e che quindi vuole che i suoi figli accedano alla conoscenza. Ce lo spiega San Tommaso, e il mondo cattolico sarebbe un mondo migliore se nei seminari si ricominciasse a studiare San Tommaso invece che il mediocre eretico Karl Rahner. San Tommaso ci raccomanda di studiare la natura, perché la natura è creatura di Dio, e la sua conoscenza quindi ci avvicina alla comprensione del Creatore. Dio è buono, ci spiega San Tommaso, e quindi non modifica le sue leggi: noi possiamo studiarle con serenità. I pianeti girano sempre alla stessa maniera. Dio non farà mai in modo che due più due non faccia quattro, quindi possiamo studiare con fiducia che due più due fa sempre e solo quattro. Questo concetto non è universale. Nell’Islam è negato. L’Islam ha avuto una spettacolare esplosione di conquiste militari e di conseguenza di conquiste scientifiche. Molte cose sono state acquisite dai conquistati, per esempio lo zero è stato preso dall’India, e grazie all’ Islam è arrivato fino a noi insieme ai cosiddetti numeri arabi. Diverse invenzioni appartengono all’Islam nei suoi primi secoli di storia. La chiusura della mente musulmana avviene nel X secolo ed è descritta da Robert R. Reilly nel volume “The closing of muslim mind – How the intellectual suicide created the modern islamist crisis”, in cui evidenzia le cause teologiche che hanno spinto una civilizzazione vivacissima dal punto di vista culturale. All’origine una disputa teologica che affermò che “il Corano è increato, esiste da sempre, dall’inizio del mondo. Il Corano non corrisponde al Vangelo, ma a Cristo, che esiste da prima dei tempi e per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. Questa affermazione vieta di conseguenza ogni discussione filologica del Corano, annienta il concetto di libero arbitrio, annienta ogni pretesa di filosofia, che deve essere inghiottita dalla teologia, e la teologia a sua volta si riduce all’apprendimento a memoria del Corano. Fazlur Rahman, uno dei maggiori intellettuali musulmani del secolo scorso afferma che “Un popolo che priva se stesso della filosofia, necessariamente si espone a un depauperamento di idee fresche e nei fatti commette suicidio intellettuale”. Il dibattito ebbe luogo nei grandi centri della civiltà musulmana – Damasco, Bagdad e Cordova -, e oppose la corrente Mu’tazilita influenzata dal pensiero greco di cui vuole conservare l’eredità filosofica, che vuole coniugare fede e ragione (Avicenna e Averroè i suoi rappresentanti più noti) e la corrente Ash’arita mistico di cui fecero parte Ibn Hanbal e soprattutto Al Ghazali, la seconda persona più importante nell’Islam subito dopo Maometto secondo, che possiamo considerare rispetto al Profeta come Paolo di Tarso a Gesù Cristo. Il Dio dell’Islam è pura volontà e occasionalismo: non c’è rapporto di causa ed effetto nell’ordine naturale. Non è un caso che si studino la legge di gravità o le orbite dei pianeti. Domani la volontà divina potrebbe essere che le cose cadano verso l’alto e non verso il basso, oppure che il senso della rotazione dei pianeti s’inverta. La filosofia venne vietata, agonizzò e morì, e con lei il pensiero scientifico e quello tecnologico. San Tommaso ci ordina di studiare la natura. Sant’Agostino afferma che, dove una scoperta scientifica certa contraddica le Sacre Scritture, occorre dare prevalenza alla scienza e comprendere che evidentemente quel passo delle Sacre Scritture contiene un messaggio metaforico, perché esse sono linguaggio degli uomini, mentre la realtà è linguaggio di Dio e deve prevalere. Molti ritengono che questo sia stato contraddetto nel processo di Galileo, in cui ci sono gli atti che possono essere verificati. Per la verità, Galileo di processi dall’Inquisizione ne ha avuti due. Del primo nessuno sa nulla; fu fatto perché, per arrotondare i guadagni di un professore universitario che faceva gli oroscopi, dato che anche a quell’epoca non dovevano essere così maestosi. Tale Silvestro Pagnonsi il 21 aprile del 1604 lo denunciò e fece bene, perché gli oroscopi sono pericolosi, in quanto fanno prendere decisioni importanti a coloro che li consultano sulla base della superstizione ledendo il concetto di libero arbitrio escludendo la certezza che, con l’aiuto di Dio, l’uomo è in grado di affrontare le vita senza scorciatoie esoteriche. Gli dissero di piantarla, e finì così. Anche sul secondo processo le idee sono piuttosto confuse, e la confusione ha permesso di considerare che il cattolicesimo è antiscientifico. Ricordo le parole di Sant’Agostino: “La scienza deve avere la superiorità sulle Scritture purché sia certa”. Quando la teoria dell’eliocentrismo cominciò a circolare, il Papa ordinò che tutte le dispute venissero fatte in latino. Ci sono già guerre di religione atroci che insanguinano l’Europa, ed è bene non alimentare altri dubbi, che rischiano di sfociare in altro sangue versato, dubbi che spaccherebbero ogni parrocchia e ogni famiglia. Solo quando l’eliocentrismo sarà dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, dopo diverse generazioni, tutta la Chiesa riconoscerà che è stato usato un linguaggio metaforico e non ci saranno né fratture né guerre di religione. Galileo scrive l’operetta in cui afferma l’eliocentrismo in italiano e lo afferma come teoria certa, mentre non lo era, quindi in effetti mente. Al processo vengono convocati i maggiori esperti dell’epoca, cui chiedono se la teoria di Galilei è vera e certa e loro la dichiarano non certa e probabilmente falsa. La teoria era vera, ma non poteva essere certa: lo sarebbe stata solo dopo generazioni. Galilei venne condannato a non poter pubblicare più nulla e a recitare ogni giorno una novena alla Madonna. Sulla porta chiese se al suo posto la novena potesse recitarla sua figlia suora e gli risposero di si. La seconda accusa di oscurantismo rivolta alla chiesa nasce per la prima vaccinazione antivaiolosa: fu un disastro. Consisteva nel fare una scarnificazione sul braccio di un neonato e mettergli sopra una goccia di pus prelevata dalla pustola di una vacca con il vaiolo delle vacche, cioè il vaiolo vaccino. Siamo in epoca pre antibiotica. Innumerevoli neonati morirono di erisipela e setticemia, oppure anche a causa dello stesso vaiolo vaccino, che su un bimbo mal nutrito e in deficit di vitamine diventava una malattia tutt’altro che benigna. Dopo aver fondato gli ospedali nell’alto medioevo, in occasione della vaccinazione antivaiolosa la Chiesa scoprì la statistica medica. La Chiesa cattolica aveva il controllo totale sul territorio, fino all’ultimo bimbo tutto era segnato nei registri parrocchiali, e una struttura gerarchica convogliava tutte le informazioni allo stesso vertice. I sacerdoti che si resero conto che i morti del vaccino erano più numerosi dei morti del vaiolo, lo segnalavano ai vescovi, e questi ai cardinali che a loro volta informavano il Papa e Sua Santità Leone XII vietò la vaccinazione sul suolo dello Stato Pontificio raccomandando che fosse sconsigliata, e salvando così la vita a migliaia di bambini.

D. Secondo lei come influisce la preghiera sul sistema immunitario?

SDM. Quando preghiamo, ma anche quando sappiamo che qualcuno prega per noi, produciamo endorfine, i potentissimi neurotrasmettitori che potenziano il sistema immunitario e diminuiscono la percezione del dolore. Le compagnie di assicurazione statunitensi hanno scoperto qualche anno fa che nei reparti in cui si prega, le degenze sono più corte.

D. Di fronte alla “pandemia” come sta reagendo l’uomo di oggi?

SDM. Sta subendo un’ipnosi di massa. La comunicazione globale, il cosiddetto GAFAT, google, apple, facebook, amazon, twitter è sostenuto dagli stessi gruppi finanziari che producono vaccini, e costituisce un blocco unico con poteri nazionali. Inoltre da un punto di vista spirituale chi non distingue il bene dal male, perde la capacità di distinguere il vero dal falso. Un popolo che celebra la libertà di aborto ha ovviamente perso le libertà più elementari per una malattia che se ben curata (vit D e C, aspirina, azitromicina, idrossiclorochina ai primi sintomi, cortisone e eparina dal quarto giorno) ha la mortalità più bassa di una comune influenza.

D. In qualità di scienziata coscienziosa e credente, come dovrebbero comportarsi gli annunciatori della Risurrezione di fronte all’onnipresenza del coronavirus?

SDM. Pregando e rafforzando il sistema immunitario, dono di Dio per difenderci dalle malattie: occorre stare all’aria aperta, respirare aria pulita, non viziata dalla mascherina, vivere in mezzo agli altri perché il distanziamento sociale uccide non solo la nostra psiche ma indebolisce il sistema immunitario che ha bisogno di incontrare i virus e i batteri degli altri per sconfiggerli e restare in allenamento, altrimenti si ipotrofizza. Occorre andare alle Messa di Mezzanotte a Natale!

D. Le risulta che per produrre e/o testare i vaccini anticovid vengano usate linee cellulari fetali umane provenienti da aborti volontari?

SDM. Il professor Paul Offit è uno dei maggiori esperti di vaccini a livello mondiale, afferma che è vero, che negli anni’60 vi furono due aborti volontari praticati uno in Svezia ed uno in Inghilterra. Le cellule ricavate da questi feti abortiti sono state utilizzate per produrre diversi vaccini: il vaccino contro l’epatite A e altri. Sono linee cellulari derivanti da quelle ottenute negli anni ’60 quindi non sono stati praticati altri aborti terapeutici per produrre vaccini, ma la risposta alla domanda se nei vaccini esiste una piccolissima quantità di DNA, derivante da quelle cellule fetali, è affermativa. Dunque il DNA fetale è presente in molti vaccini, anche nei vaccini Covid ad Adenovirus usati in Occidente, ad esempio quelli prodotti dalle case farmaceutiche AstraZeneca e Johnson & Johnson. Paul Offit, nel gennaio del 2021 spiega che ci sono due vaccini in uso negli Stati Uniti: uno Pfizer e l’altro Moderna, entrambi ad RNA messaggero, nessuno dei due derivato da cellule fetali, ma la dottoressa Pamela Acker con un lavoro estremamente documentato afferma che i due farmaci a RNA sono stati testati su cellule umane, ovviamente, e che le uniche cellule umane su cui possono essere stati testati sono quelli derivate dai feti abortiti. Si tratta di feti abortiti al quinto mese, quando i fasci spinotalamocorticali che portano l’informazione del dolore sono perfettamente formati e vengono sezionati da vivi, perchè le cellule devono essere vive, e senza anestesia, per non danneggiare i preziosi tessuti prelevati.

Domanda. Dott.ssa Wanda Massa (WM) lei è cofondatrice dell’associazione Iustitia in Veritate. Ci può dire qualcosa?

WM. Iustitia in Veritate nasce a Milano nel maggio 2020 come reazione difensiva agli abusi perpetrati contro la libertà di culto e il libero esercizio della fede, abusi favoriti dai caotici provvedimenti legislativi emanati durante il periodo di diffusione del Covid-19. Obiettivo dell’Associazione è la tutela dei diritti fondamentali della persona in tutti i settori della vita, avendo come principio fondante il diritto naturale e come quadro di riferimento la Dottrina sociale della Chiesa. Maggiori informazioni sono reperibili sul sito: www.iustitiainveritate.org

D.  Se nel produrre e/o testare  i vaccini anticovid vengono usate  linee cellulari fetali umane provenienti da  aborti volontari ,  i cristiani avrebbero il dovere categorico di obiezione religiosa di coscienza, mentre gli altri il dovere di disobbedienza civile in quanto manca un pieno consenso informato sui danni e rischi  che causerebbero questi sieri genici sperimentali chiamati vaccini?

WM. Il rifiuto di queste tipologie di vaccini, almeno per i cristiani, dovrebbe riguardare in primis l’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti volontariamente. Oltretutto la mancata condanna comporta il generale affievolimento nelle coscienze della percezione del crimine dell’aborto e favorisce il proliferare dell’immondo commercio di tessuti estratti da bambini uccisi nel grembo materno per finalità di ricerca. Nel caso dei vaccini anti Covid, tuttavia, esistono anche altre ragioni di illiceità morale dovute al fatto che si tratta di farmaci genici sperimentali, i cui effetti avversi a medio e lungo termine non sono noti, mentre esiste già un’allarmante casistica di reazioni negative anche letali a breve termine. Per tali ragioni nessuno dovrebbe essere obbligato a fare da cavia per Big Pharma, tantomeno la fascia più giovane della popolazione, per la quale il Covid non costituisce alcun pericolo.

D. Il Signore sacrificando se stesso sulla croce ci ha liberati dal potere della morte e da qualsiasi schiavitù. Il transumanesimo è l’ennesimo tentativo dell’antico serpente di riprendere il dominio sull’uomo?

WM. Il transumanesimo è il tentativo di sostituirsi al Creatore, riprogettando l’uomo non più immagine di Dio, contraddistinto da una precisa identità sessuale definita e complementare (maschio e femmina li creò), ma un ibrido uomo-macchina, avente come modello di riferimento il cyborg androgino.

D.  L’uomo di ogni epoca  si trova sempre ad un bivio, o il bene o il male, o con Dio o contro Dio, o Dio o mammona. Dietro tutto questo scenario ci sono indubbiamente interessi economici, politici, e c’è chi dice che siamo in guerra, ma la guerra è anche e soprattutto spirituale. E’ il peccato sempre la causa di ogni caos nell’ordine morale, sociale, culturale e ne stiamo vedendo i frutti?

WM. Si. Certamente i tempi che stiamo vivendo sono frutto del generale smarrimento della fede (anche e forse soprattutto nei vertici della Chiesa), che inevitabilmente ha portato all’oscuramento della ragione. L’uomo che ha perso di vista l’Eternità è disposto a sacrificare tutto sé stesso e quanto ha di più nobile e autentico, la propria libertà, l’amicizia, la sua stessa anima, nell’illusione di allontanare la morte fisica. Solo così può trovare giustificazione il successo della campagna di terrorismo mediatico, che ha prodotto una sorta di inquietante ipnosi collettiva. Stiamo vivendo i tempi dell’inganno universale di cui parlava Orwell. Il piccolo gregge che ancora mantiene il lume della ragione e un barlume di fede ha il dovere morale di testimoniare la Verità, che rendendo liberi, può restituirci la dignità originale di figli di Dio.




Sveva, 11 anni, e la spaventosa esperienza con il gender fluid in America






“No green pass!”, “No green pass!”, “No green pass!”



 

 



 

 



 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari-24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari-24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021



Prof. Garavelli, Direttore Malattie Infettive Novara: “Green Pass figlio bastardo del lockdown. Vaccini a under 40? Ho dubbi”

(se il video qui sotto non si apre clicca qui)



 

In questa intervista di qualche minuto, il Prof. Pier Luigi Garavelli, direttore di Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’ Azienda Ospedaliero Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, chiarisce in maniera esemplare il quadro su vaccini, sicurezza, terapie precoci domiciliari, lockdown, green pass, ecc. 

 “Da un anno e mezzo mi occupo di covid a livello nazionale e internazionale. Sono venuto a dirvi tutto quello che dovete sapere”Alla manifestazione contro il Green Pass ad Alessandria di sabato pomeriggio era presente anche il dottor Pietro Luigi Garavelli, medico alessandrino e direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’Ospedale di Novara, nominato Cavaliere della Repubblica per il contributo dato alla lotta al covid. “Il Green Pass è il figlio bastardo del lockdown” ha sottolineato il dottor Garavelli a Radio Gold “non è efficace di per sé, è un induttore alla vaccinazione che, però, ha mille problemi e da sola non risolve il problema. Per dire quanto hanno funzionato i vaccini sulle minori ospedalizzazioni occorrerà aspettare questo autunno, a condizioni climatiche paritarie. La soluzione? Ce l’abbiamo già qui, in Piemonte: abbinare alla politica vaccinale le cure domiciliare precoci, con l’idrossiclorochina e coi monoclonali. Insomma, deve essere una terapia combinata”. 

“Se consiglio a queste persone di vaccinarsi? Sì, ma senza riporre eccessiva fiducia nei vaccini” ha aggiunto il medico alessandrino “ad esempio ho dubbi sul vaccino agli under 40: fino a quell’età, a fronte di un rischio covid grave pari a zero, esiste invece un rischio di miocardite, in particolare nei maschi vaccinati. Dopo i 40 anni, invece, il dato si inverte: consiglierei, quindi, di vaccinare cum grano salis. Di questi vaccini conosciamo gli effetti collaterali immediati, ma quelli a medio-lungo periodo non li conosciamo. Il problema del vaccino è che si induce nella gente la falsa sicurezza: tra i giovani non deve passare il concetto del “liberi tutti” dopo la vaccinazione”.

Il dottor Garavelli ha poi parlato dell’uso della mascherina, obbligatoria anche all’aperto in caso di assembramenti come quello di ieri: “Ce l’ho abbassata perché sto parlando. Adesso comunque fa caldo e il virus non sopravvive oltre i 26 gradi”.




Dal Summorum Pontificum a Traditionis custodes: Come laici inascoltati che fine facciamo?

Messa Tridentina
Messa Tridentina

 

 

di Luca De Netto

 

Quando chi scrive è nato, il Papa era Giovanni Paolo II. Cresciuto sotto quel pontificato, frequentando il Catechismo e ricevendo i Sacramenti.

Da bambino ero affascinato dal canto del “Tantum ergo” di cui non comprendevo una sola parola, ma volevo imparare a cantarlo. A differenza di certe imposizioni che i catechisti si sforzavano di attuare pretendendo che “animassimo la Messa” con l’Allelujia delle lampadine. Da cui qualcosa di istintuale mi chiedeva di fuggire.

Come da quel battere le mani ai canti che parevano un concerto dei Nomadi. Con la differenza che i Nomadi, almeno, intonano egregiamente il Tantum Ergo…

Con il tempo si cresce, e si cerca. Si cambiano le città, le chiese, le parrocchie.

Ma, con il passare degli anni, ho assistito ad una sempre maggiore banalizzazione delle messe, che ad un certo punto mi son diventate davvero intollerabili; fino a non afferrare più cosa fossero, e considerarle vuoti ritrovi dove “ascoltare le letture” e mille altre parole. Parole su parole. Fiumi di parole. I Jalisse al posto del silenzio. E del gregoriano.

Una noia micidiale. Un‘ora di in-sofferenza a cui prendevi parte solo e soltanto per il Sacramento eucaristico. Per il resto, meno durava, meno parlavano i preti, meglio era. Fuggire il prima possibile!

Nel frattempo il Papa era diventato Benedetto XVI.

E proprio sotto il pontificato di Papa Ratzinger ho, per la prima volta, assistito ad una Messa che mi ha lasciato talmente rapito ed inebriato da farmi commuovere.

Un santo sacerdote che, celebrando “di spalle” ai fedeli, compiva una serie attenta di gesti, si inginocchiava con scrupolo, proferiva parole in lingua latina e per tre volte ripeteva “Domine non sum dignus” prima di accostarsi al Corpo e Sangue di Cristo.

Meraviglia delle meraviglie! Era come percepire il Cielo sceso in terra! Qualcosa che non si può descrivere, che occorre vivere.

A fine Messa chiesi, volevo sapere, volevo conoscere quella Messa, quel Rito! Volevo viverlo e frequentarlo.

E si aprì un mondo. Per me. Per tanti altri fedeli. Per numerosi giovani che si erano addirittura completamente allontanati dalla Chiesa.

Purtroppo, però, scoprimmo anche le invidie, le gelosie, i pregiudizi, i pericoli e le avversità che quel rito destava per il sol fatto di esistere e di essere celebrato.

Mai da nessun fedele, sia chiaro! Ma sempre da parte di una minoranza del clero. Che spesso i fedeli tendeva a sobillarli.

Così abbiamo costituito un Coetus a norma del Summorum Pontificum, e, quando è stato necessario reperire un sacerdote che regolarmente celebrasse nella forma straordinaria di quello che Ratzinger ci aveva rassicurato essere un unico rito, le difficoltà sono parse insormontabili.

Giovani sacerdoti, che pure conoscono e celebrano privatamente con il Messale di Giovanni XXIII, per timore, per ansia di carriera, per evitare etichette, hanno preferito voltarci le spalle. E non certo per dire messa… Qualcuno ci ha persino tolto il saluto.

Gli anziani, invece, hanno tirato fuori la storia del Concilio Vaticano II che avrebbe cambiato tutto. Come sarebbe a dire cambiato tutto?!? E prima del Concilio?!? E i nostri nonni dunque avevano sbagliato? E cosa c’entrava poi il Concilio, che nessuno di noi aveva mai tirato in ballo o nemmeno nominato, tanto fosse naturale e scontato, come lo era l’aver frequentato per tanti anni il rito di Paolo VI? E che tra l’altro si continuava  a frequentare. Evitando però, come la peste, quelle messe nuove dove il celebrante fa lo showman o si dilunga in inutili e noiose omelie sociologiche.

Alla fine dei discorsi con il clero, sembrava che il problema fosse sempre il Vescovo, che, come Don Rodrigo, pareva aver ribadito ai sacerdoti, sempre un po’ Don Abbondio: “questa Messa non s’ha da fare, né domani, né mai!”.

Grazie a Dio, il Summorum Pontificum ci consentiva comunque di agire, rivendicato tutto il ruolo e la centralità dei laici che quel documento, in perfetta adesione e linea al Concilio Vaticano II, rimarcava. Perché poi i documenti del Concilio abbiamo voluto studiarli ed apprezzarli. E tirarli fuori nei confronti di chi di dovere…

Il protagonista indiscusso della liturgia antica, o, meglio, della sua attuazione, diffusione e partecipazione, secondo il documento di Benedetto XVI, erano proprio i laici. Non i sacerdoti e non i vescovi! Mai documento fu più conciliare del Motu Proprio Summorum Pontificum, con i laici costituiti in Coetus come motore e sviluppo della Liturgia!

Benedetto XVI si rivelava essere così un dei più grandi interpreti del Concilio, nel solco di tutta la Tradizione della Chiesa.

Non rottura, non un prima ed un dopo, come sostenevano certi preti sedicenti conciliari, ma continuità, cammino, unità. Con i laici protagonisti indiscussi, fino al punto da poter ricorrere alla Congregazione competente per il rispetto del Motu Proprio contro l’eventuale ed illegittima opposizione del proprio Vescovo.

Qualcosa di davvero straordianario. Forma extraordinaria, per l’appunto. Non a caso.

Con la pubblicazione di questo nuovo Motu Proprio di Papa Francesco (per il quale le nostre preghiere oggi sono e devono esser ancor più intense), invece, sembra che i laici siano stati ridotti ad un nulla, a spettatori passivi di un processo del tutto clericale.

Dove nemmeno più il singolo sacerdote ha la giusta facoltà di scelta.

Persino i vescovi sono stati limitati, e tutto è stato ricondotto a Roma.

Centralismo puro e passività assoluta. Altro che pre-concilio! Altro che Messa antica! Neanche nel Medioevo si era mai giunti a tanto. Anzi, tutt’altro…

I diritti dei fedeli, del Santo Popolo di Dio, sembrano essere completamente cassati, conculcati, svaniti. Cancellati con un tratto di penna dall’oggi al domani.

Ma proprio alla luce di tali evidenti stranezze, come laici vorremmo conoscere il risultato di questo questionario. Capire come i singoli vescovi abbiano risposto. Capire se le risposte sono state vagliate tutte, e come… E magari da chi!

Perché noi, come tanti altri, abbiamo scritto sia all’Ordinario del luogo che alla Congregazione per la Dottrina per la Fede spiegando, prima che il questionario venisse consegnato con le risposte, le ragioni dei laici e la nostra situazione.

Il perché amiamo questa Liturgia. La sua forma, la sua ritualità, i suoi gesti. E quanto riempa di Assoluto e di Sacro il nostro cuore ed il nostro animo. Una sensibilità che chiediamo sia rispettata, così come rispettiamo quelle altrui.

Ma tali nostre limpide spiegazioni, saranno state prese in considerazione? A noi risulta che tolti pochi casi come il nostro, dove ciò che si riscontra è un mero pregiudizio da parte clericale, nella stragrande maggioranza delle Diocesi  la Messa antica è stata ben accolta e sostenuta, concorrendo alla crescita della Chiesa tutta.

Ed anzi, apportando persino benefici nel limitare gli abusi nella celebrazione del Messale di Paolo VI, anche grazie ai tanti fedeli che frequentano le due forme e ai sacerdoti che celebrano San Pio V come il novus ordo.

Basterebbe vedere chi, come noi, si inginocchia al Credo anche nel nuovo rito alle parole “e per opera dello Spirito Santo si è incarnato…”, o resta in ginocchio durante l’intera consacrazione e dossologia fino al “per Cristo, con Cristo..”.

Non riusciamo pertanto non solo a comprendere questo nuovo motu proprio, e soprattutto ci chiediamo: a noi laici che siamo o eravamo Coetus, adesso che ruolo spetta? Siamo ancora o non siamo più soggetti di diritto attivi? Ci viene riconosciuto il ruolo e la centralità che il Concilio Vaticano II ci aveva attribuito? Come faremo affinché le nostre legittime aspettative siano accolte? Chi ci tutelerà? O forse, a mali estremi, dovremmo attrezzarci diversamente, ed aprire le porte delle comunità delle Diocesi a qualsiasi realtà che celebra validamente secondo il Messale del 1962, a prescindere da norme e resto?

Però in tal caso, sia chiaro, la responsabilità sarebbe tutta di quei Vescovi che si ostinano a non ascoltare, di quei sacerdoti diocesani che mancano di coraggio o alimentano pregiudizi. Ma forse e soprattutto di chi ha ideato e scritto questo Motu molto… im-Proprio.

Attendiamo fiduciosi risposte. Prima che sia troppo tardi…

 

 

Luca De Netto, avvocato, è Presidente del Centro Studi Internazionale “EUROPAITALIA”

 

 




«Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà»

San Paolo
San Paolo

 

Domenica XVII del Tempo Ordinario

(Anno B)

(2Re 4,42-44; Sal 144; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15)

 

 

di Alberto Strumia

 

Ci sono momenti della storia dell’umanità e della Chiesa, nei quali la sproporzione tra ciò che l’uomo può fare con le sue sole forze e ciò che occorrerebbe fare, è insormontabile. Illudersi di fare tutto con le sole forze umane sarebbe un’orgogliosa ed irrealistica pretesa, che finirebbe per degenerare in un vero e proprio “delirio di onnipotenza” da parte dell’uomo. È il rinnovarsi del “peccato originale” che si manifesta nell’“attualità” di oggi.

La descrizione che troviamo nelle letture di questa domenica, che evidenziano la sproporzione tra ciò che gli uomini possono offrire da mangiare alla gente e il numero di persone da sfamare è dichiaratamente al di là delle possibilità umane.

1 – Nella prima lettura, di fronte alla richiesta umanamente irrealistica del profeta Eliseo, di dare da mangiare i «venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia», «il suo servitore disse: “Come posso mettere questo davanti a cento persone?”».

2 – Allo stesso modo nel Vangelo, Gesù stesso disse a Filippo, «per metterlo alla prova»: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

Nel primo caso – quello della prima lettura – occorreva rendersi conto che solo un intervento diretto di Dio poteva bastare a rispondere ad una richiesta obiettivamente sovrumana – e anzi quell’intervento divino sarebbe stato sovrabbondare nel rispondere («così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”»).

Nel secondo caso – quello del Vangelo – solo il miracolo della moltiplicazione dei pani compiuto da Gesù, che è Dio, poteva riuscire nell’intento, e riuscirci con sovrabbondanza («“Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato»).

Le letture di questa domenica sono una “lezione” che serve a non cadere in una tentazione, per non dire un “delirio” di onnipotenza, che riproponendo “attualmente” la scelta del “peccato originale” colloca l’essere umano al di fuori del “giusto rapporto” con Dio Creatore. Ai nostri giorni questa tentazione può manifestarsi in due facce di una stessa “medaglia”.

La “medaglia” è appunto quella dell’errore di giudizio che non sa tenere in “giusto conto” Dio Creatore e Cristo Redentore, assegnando loro un ruolo di fatto marginale nella storia dell’umanità.

– La prima faccia della “medaglia” riguarda l’atteggiamento di quella categoria di persone che, sommariamente, possiamo qualificare come “non credenti”, o “indifferenti”. O addirittura solo “materialmente” credenti, così che nella “vita reale” pensano e si comportano come se Dio non esistesse e come se Cristo fosse assente dal modo di concepire se stessi, la vita domestica, civile e dell’umanità intera, o avesse in essa, al più, un ruolo di “assistente remoto”.

– La seconda faccia della “medaglia” riguarda i credenti convinti, impegnati seriamente nella vita della Chiesa, nella cultura cristiana cattolica, nelle opere di carità, e che hanno la giornata piena di attività buone.

Per gli uni come per gli altri la stessa tentazione di “sostituirsi” a Dio può essere dominante, anche se per opposte ragioni.

– Per i primi il progetto di costruire la civiltà umana con le sole loro forze, non può che condurre ad una mostruosa torre di Babele. Oggi questa ha avuto inizio, nel nostro mondo, con la marginalizzazione di Dio, la privatizzazione della fede, fino a scalzare anche la ragione nei suoi fondamenti oggettivi. Questo ha voluto dire:

= prima di tutto, il passo del “relativismo” in tutti gli aspetti del pensiero (“teoria”, “dottrina”) e della vita pratica (etica, diritto);

= Poi la sostituzione di ciò che è “oggettivo”, perché è nella “realtà” come l’ha voluta Dio creandola, con ciò che il potere dominante nel momento presente (dietro al quale non si deve dimenticare che c’è anche l’influsso di Satana) impone come se fosse oggettivo mentre non lo è (peché è “ideologico”, imposto come se fosse “oggettivo”, “oggettivato” a forza, anche contro l’evidenza del senso comune). Questo si è ormai concretizzato imponendo un “pensiero unico” pubblicamente permesso, servendosi degli oggi potentissimi canali di comunicazione. Se non è Dio a convertire le menti (“anime”), gli uomini possono solo cercare di “manipolarle” a forza di un martellamento ideologico ininterrotto. Così si è fatto e si fa nei regimi totalitari…, compresi quelli travestiti di una formale democrazia.

– Per i secondi l’illusione di “salvare il mondo” con l’eroicità della propria volontà, fosse anche motivata dalla fede, senza rendersi bene conto che la lotta è contro Satana, e non appena contro degli uomini (che sono comunque numericamente ben più di loro e hanno il potere del mondo nelle loro mani). Ci sono situazioni, come avviene ai nostri giorni, nelle quali occorre ricorrere direttamente a Dio Creatore e a Cristo Redentore per fare emergere la “realtà” per quello che veramente è, perché si veda che Dio Creatore non è sostituibile con un “ambiente” che non è il “creato”, che Cristo Redentore non è sostituibile con un “grande reset” di umana invenzione. Cristo ha vinto e tocca a Lui decidere quando farlo vedere in modo straordinario, come fosse una moltiplicazione dei pani inattesa.

Il suggerimento della fede, in momenti come quelli che dobbiamo vivere oggi, ci è dato da Maria a Cana, quando, essendo venuto a mancare il vino, non si mise certo a convincere gli invitati che è più sano fare a meno del vino per non sfruttare le risorse del pianeta; ma neppure ad arrabattarsi per fare arrivare dell’altro vino dalla cantina sociale più vicina. Ella sapeva che occorreva, in quel preciso momento, chiedere a Gesù, proprio perché è Dio, di intervenire direttamente. E così si rivolse direttamente a Lui: «Non hanno più vino» (Gv  2,3) e non possono farselo da soli, il vino buono… E seppe stare ai tempi stabiliti da Dio («Non è giunta ancora la mia ora», Gv 2,4), anzi ottenendone l’anticipazione con la preghiera, che è il modo con cui Dio “delega” alla nostra volontà qualcosa della Sua, se possiamo osare esprimerci in un modo così fragilmente umano.

3 – Questo è anche l’atteggiamento che Paolo indica magistralmente nella seconda lettura di oggi: «comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà», cioè con una piena consapevolezza della “realtà delle cose”, non presumendo di poter fare tutto da soli come se Dio non esistesse, se Cristo non fosse l’unico Salvatore, o se noi potessimo prendere il Suo posto solo perché siamo dei Suoi… Lo dovettero incominciare a capire già i suoi primi discepoli quando, da soli, non riuscirono a scacciare il demonio («Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. […] Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti», Mc 9,17-18).

Per vivere bene la “terra” occorre avere sempre ben presente il “Cielo”. Diversamente si vede solo la metà, e anche meno, delle cose della vita.

Maria, che da subito lo comprese e san Giacomo Maggiore – Apostolo del quale oggi ricorre la festa liturgica, solennemente celebrata nel santuario di Compostela in Spagna, che custodisce le sue spoglie mortali – intercedano presso Dio che solo può intervenire per aiutare davvero tutti noi. Cristo è il Salvatore e noi aspettiamo la Sua piena manifestazione. Vieni, Signore Gesù! (Ap 22,20).

 

Bologna, 25 luglio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it