Sessualizzazione dell’infanzia e direttive OMS: il caso del Friuli e il compito dei genitori

 

di Lucia Comelli

 

Ho letto con molto interesse l’articolo che questo Blog ha dedicato l’altro ieri alla sessualizzazione dell’infanzia come prossima tappa della rivoluzione sessuale[1]: i suoi fautori spacciano l’educazione sessuale precoce dichiarando l’intentodi evitare gravidanze indesiderate, prevenire gli abusi e fermare le malattie sessualmente trasmissibili, in realtà mirano ad influenzare le abitudini e gli affetti dei bambini, le loro azioni e i loro atteggiamenti, rendendo gradualmente concepibile nella nostra società la liberalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e minori, anche bambini.  

Quello che non emerge dall’articolo è che la sessualizzazione dei bambini viene promossa attivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalle istituzioni europee collegate: vi basti leggere il documento “Standard for Sexual Education in Europe”. Concepito dalla sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, esso fornisce le linee guida dell’educazione sessuale dei bambini (a partire dalla prima infanzia) di 53 Paesi, tra europei e zone limitrofe. Il documento dell’Oms – composto di 65 verbosissime pagine – si apre chiarendo che il compito di condurre i bambini e i ragazzi alla scoperta delle loro facoltà sessuali ricade prima di tutto sulla scuola, sugli psicologi, psicoterapeuti e sessuologi e non sui genitori che “non sono all’altezza del compito”, anche perché spesso “si imbarazzano ad affrontare l’argomento”.

Ma anche gli insegnanti non sono considerati un elemento positivo al riguardo, come evidenziano i corsi di educazione sessuale organizzati nelle scuole italiane che si ispirano ai suddetti Standard.

 Il Corso di prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse tra gli adolescenti delle classi prime o seconde delle scuole secondarie della provincia di Udine[2],di cui mi sono interessataad esempio, non prevede – durante gli interventi degli operatori – la presenza dell’insegnante in classe[3], giudicata negativamente come un elemento di disturbo.

Questa indicazione esclude a priori che – in un percorso di educazione all’affettività – la letteratura, la filosofia, le scienze e le altre discipline, così come la professionalità e l’umanità dei docenti possano contribuire positivamente a quell’Integrazione dei diversi aspetti – somatici, emozionali, intellettivi e sociali – dell’esistere sessuale, in cui consiste – almeno a parole – secondo l’OMS, la salute sessuale.

Gli studenti non possono quindi confrontarsi con i propri docenti sulle affermazioni – che magari li hanno turbati – degli esperti esterni; oltretutto la richiesta esplicita agli insegnanti, presente nel progetto, di abbandonare l’aula costituisce un illecito, in quanto la presenza di un esperto esterno per progetti svolti in orario curricolare non esonera il personale docente dalla diretta responsabilità sulla vigilanza degli alunni e sul controllo delle complessive condizioni ambientali nelle quali viene effettuata quella determinata attività[4].

Un altro elemento critico di tali corsi (così come dei corsi contro l’omofobia, ispirati – almeno nella mia regione – alla teoria gender[5]), è l’informazione spesso carente, se non inesistente, sul loro contenuto fornita alle famiglie: una mancanza che contrasta con la descrizione, alquanto particolareggiata, fornita dalla scuola per altre iniziative – come le uscite didattiche.  Il consenso richiesto per legge ai genitori degli allievi coinvolti può considerarsi informato se non viene fornito alle famiglie, assieme al relativo modulo, la possibilità di prendere visione del progetto e dei test somministrati durante il corso[6]? I genitori sono consapevoli del fatto che uno degli obiettivi dichiarati di questo, come di altri consimili progetti, è quello di stabilire un contatto diretto tra i loro giovanissimi figli e i consultori presenti sul territorio, e quindi un accesso autonomo alla contraccezione e allo stesso aborto[7]

Quanto ai contenuti proposti, se l’intenzione dichiarata del progetto (e di altri consimili) è quella di  stimolare gli adolescenti a far proprie le diverse dimensioni, corporea, affettiva, cognitiva e sociale, che devono integrarsi per raggiungere una vita sessuale soddisfacente, (p. 4) -leggendo con attenzione – presentazione e test (vedi sotto)[8], si capisce che l’intervento degli esperti è di tipo informativo (non educativo) e riguarda sostanzialmente la sfera sessuale cioè la prevenzione delle malattie infettive (in primis HIV), la contraccezione e, se serve, il ricorso all’aborto. Come si evince dalle domande del test somministrato agli allievi prima e dopo l’intervento, gli incontri si incentrano sulla trasmissione di informazioni di natura igienico-biologica, in un’ottica individualistica e non relazionale, quindi riduttiva rispetto al vissuto familiare dei ragazzi e alle stesse dichiarazioni iniziali del Corso.

Sotto l’egida dell’OMS, pertanto, anche moltissime scuole italiane, attraverso l’intervento di esperti esterni, stanno promuovendo un genere di educazione sessuale che inizia fin dalla prima infanzia e che – al di là delle intenzioni dichiarate – scindendo la sessualità da ogni progetto familiare e da ogni considerazione di ordine morale, religioso o anche semplicemente filosofica (già i pensatori greci esortavano i concittadini a considerare l’autodominio come condizione necessaria per conquistare la libertà interiore) e connettendola semplicemente all’immediato benessere fisico, di fatto ne incoraggia l’esercizio anche tra giovanissimi, come si evince dal boom di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili che caratterizza da anni i Paesi del Nord Europa più ‘avanti’ di noi in siffatta educazione sessuale[9].

Mi sembra, partendo dalla mia esperienza di madre e di insegnante, di poter consigliare ai genitori, specie di figli molto piccoli, spesso ignari di quanto viene loro insegnato o, al contrario, fortemente preoccupati:

  • Non lasciatevi intimidire dagli esperti: voi siete i primi depositari del diritto/dovere dell’istruzione e educazione, dei vostri figli (art. 31 della nostra Costituzione). Quello di cui hanno bisogno i bambini non sono i dettagli tecnici, ma di capire il senso dell’affettività e della sessualità, collegandolo al grande dono della vita che l’affetto e la passione dei genitori ha fatto loro. Bisogna rispondere con semplicità alle loro domande quando le pongono (mentre in una classe elementare/media le domande – magari appositamente maliziose di alcuni allievi – possono risultare inappropriate per altri).
  • La migliore difesa dalle molestie sessuali è il pudore del bambino e l’esistenza di un dialogo con i genitori (i bambini poi amano farsi raccontare di come papà e mamma si sono incontrati…). La curiosità di un bambino verso il suo corpo o quello di un amichetto se è spontanea (e non ossessiva, come accade quando i più piccoli vengono a contatto con immagini, messaggi che li turbano) è un fatto naturale, ma l’entrata a gamba tesa di maestre, esperti vari nell’intimità di un bambino, specie molto piccolo (come nel Gioco del rispetto sperimentato negli asili di Trieste e diventato un caso nazionale) dovrebbe trovare una accanita resistenza da parte dei genitori, perché è oggettivamente ambiguo e risponde a ideologie e logiche perverse. In questi anni sono sorte diverse associazioni genitori (in cui militano anche molti insegnanti) per contrastarle: non temete di rivolgervi a loro!

L’esperienza mi ha insegnato che la sessualità precoce è anche un modo per molti giovanissimi di riempire il vuoto pneumatico della mente e del cuore: non abbiate paura di proibire quello che può essere pericoloso per un bambino (come l’utilizzo precoce e incontrollato di un cellulare/computer) ma, soprattutto, non temete di proporre con coraggio ciò che vi appassiona, in quanto bello e buono, perché il cuore dell’essere umano è fatto per cose grandi! E soprattutto insegnate ai vostri figli a credere nell’amore di Dio: non impedirà loro tutte le cadute, ma li aiuterà ad accettare in profondità se stessi e a rialzarsi!


 

 

[1] https://www.sabinopaciolla.com/linfanzia-sessualizzata-e-la-prossima-frontiera-della-rivoluzione-sessuale/

[2]Titolo di un diffuso Corso di prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse tra gli adolescenti delle classi prime o seconde delle scuole secondarie di II grado di Udine, promosso dal Comune di Udine nell’ambito del più vasto Progetto O.M.S. “Città Sane”.

[3] Motivazione (p. 5): “… La sola presenza degli altri senza un coinvolgimento attivo, origina un’influenza sociale sui comportamenti … Molte persone diventano apprensive quando sono osservate e valutate e vengono distratte dall’opinione altrui (…). Un effetto di disturbo entra in gioco quando chi risponde percepisce che un’alternativa è più accettabile socialmente dell’altra”. Si noti che le citazioni tratte da testi scientifici parlavano genericamente di altre persone presenti, non specificamente dei docenti (dunque anche la presenza dei compagni di classe influenza i presenti?!)

[4] L’art. 2048 c.c. dispone infatti che “i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la vigilanza”.

[5] Quindi all’equiparazione di tutte le pratiche sessuali e alla fluidità del genere di appartenenza (cfr. R. Castenetto – G. Stocchi – Il Friuli Venezia Giulia come laboratorio per la diffusione della teoria gender Cronaca di un impegno civile per la libertà di educazione, Quaderni del Centro culturale “Augusto Del Noce” (n.5), Pordenone 2016

[6] Ai sensi del Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR, nonché dal D.Lgs 101/2018, che ha novellato il Codice Privacy di cui al D.Lgs n. 196 del 2003, è consentito sottoporre agli alunni questionari o renderli partecipi ad attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali solo se gli alunni, o i genitori nel caso di minori, sono stati preventivamente informati su trattamento e successiva conservazione dei dati. È consentito ai genitori negare il consenso alla somministrazione dei questionari.

[7] L’adolescente infatti – si legge a p.2 del progetto – ha bisogno di luoghi e servizi che gli consentano di muoversi ed esprimere richieste autonomamente. Una serie di sentenze ha sancito di fatto il diritto dei giovanissimi di accedere ai servizi dei consultori, senza essere accompagnati dai genitori, quindi prescindendo dalle convinzioni di questi ultimi rispetto alla sessualità e dagli stessi rischi sanitari connessi alle pratiche contraccettive (specie d’emergenza) o abortive.

[8] Cfr. Link

[9] Dopo la pubblicazione del primo Rapportodell’European center for diseases control, diversi giornali (come Il ‘Messaggero’ del 12 giugno 2011) invitavano alla prudenza i milioni di giovani in procinto di passare le vacanze nei Paesi del Nord Europa e la ‘Repubblica’ qualche giorno dopo commentava: In Europa le malattie sessuali sono in aumentoSecondo il primo rapporto dell’European center for diseases control (Ecdc), che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni sulle malattie a trasmissione sessuale (Mst), il numero di casi è in continua crescita, con alcune nazioni come la Gran Bretagna che sono un vero e proprio serbatoioI numeri forniti dall’agenzia europea parlano di più di 344mila casi di clamidia notificati nel continente nel 2009, con un aumento costante negli ultimi 10 anni che ha portato a un raddoppio dell’incidenza da 143 ogni 100mila abitanti a 332. L’88% dei casi si concentra in quattro paesi, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca. Valeria Pini, Boom di malattie sessuali in Europa. Allarme in Italia, più a rischio le ragazze, in ‘Repubblica’, 16 giugno 2011.

 

 

 




Quel formidabile brindisi di Berlicche

Oltre cinquant’anni fa, lo scrittore inglese Clive Staple Lewis pubblicava “Il Brindisi di Berlicche”, un racconto straordinariamente attuale, che merita di essere conosciuto e meditato.

Mi azzardo a fornirne di seguito una sintetica presentazione, facendo ampio ricorso a citazioni tratte direttamente dal testo originale (in corsivo) per mantenere intatta l’efficacia espositiva dell’Autore.

 

Clive Staple Lewis, scrittore inglese

 

La scena si svolge all’Inferno, durante il pranzo annuale della Scuola di Tentazione per giovani diavoli.

Berlicche, come ospite d’onore, in risposta al brindisi augurale del Rettore, Dr. Torcibava, pronuncia un formidabile discorso, dove delinea lo stato di perdizione dell’umanità, dal punto di vista infernale.

Innanzitutto si scusa per la scarsa qualità delle anime contemporanee: residui fangosi insipidi e nauseanti in raffronto ai grandi peccatori del passato. Inconveniente abbondantemente compensato dalla loro straordinaria abbondanza. Mai così alta a memoria di diavolo.

Avevamo di fronte insetti così disorientati, così passivamente influenzati dall’ambiente, che è stato molto difficile elevarli a quel livello di chiarezza e intenzione da cui è possibile il peccato mortale.

Ciò premesso, Berlicche dispensa indispensabili consigli strategici, illustrando alle giovani leve il dipanarsi dei disegni satanici, nel fluire del pensiero e della storia umana.

Il problema era di sollevarli al punto giusto, ma non al millimetro fatale del “troppo”. Perché a quel punto, naturalmente, tutto avrebbe potuto andar perduto. Avrebbero potuto capire; avrebbero potuto pentirsi.

E’ raro che simili creature quando scelgono la strada della dannazione siano in uno stato di completa responsabilità spirituale. Non sono in grado di comprendere né le origini, né la vera natura delle leggi cui disobbediscono.

Noi [diavoli] siamo gli artefici del linguaggio che usano, tutto fumo e nebbia.

Primo nostro compito è cementare queste tendenze rendendole abituali grazie alla costante ripetizione.

Ma poi bisognava far sì che l’abitudine diventasse principio, un principio che la creatura stessa fosse disposta a difendere.

Quello che era conformismo puro, inizialmente solo istintivo e meccanico, ora diventa un credo inconsapevole, o un ideale di UNITA’ e di UGUAGLIANZA.

Così, gradualmente, si forma al centro della creatura un nocciolo duro, sodo, ben radicato, di risoluzione a continuare ad essere com’è, e perfino a resistere agli stati d’animo che potrebbero portare qualche mutamento.

Tre sono le ragioni di soddisfazione per i signori dell’inferno: l’abbondanza di prede, i successi dei tentatori demoniaci, mai così clamorosi, ma soprattutto la certezza che il bottino di anime è destinato ad aumentare.

I grandi e saporiti peccatori sono fatti della stessa pasta di quell’orribile fenomeno che sono i grandi Santi.

Mentre i grandi peccatori vanno scomparendo e perdono la propria individualità, gli ultimi grandi peccatori agiscono molto più efficacemente a nostro vantaggio.

Ogni dittatore o demagogo e tutti i divi del cinema e i cantanti, riesce a trascinare dietro a sé un gregge di migliaia di uomini.

Ma vi rendete conto di che successo abbiamo avuto nel ridurre a nullità tanti membri della razza umana?

Nel cuore di tutto quell’anelito alla Libertà si celava un odio profondo per l’individualità. Fu quell’uomo inestimabile di Rousseau a rivelarlo per primo. Nella sua perfetta democrazia è ammessa solo la religione di stato, la schiavitù è restaurata e all’individuo si dice che in realtà egli desidera intensamente tutto quello che il suo governo gli impone di fare. Partendo da qui e passando per Hegel ci è stato facile giungere alla creazione dello stato Nazista e Comunista.

DEMOCRAZIA è la parola con la quale dovete menarli per il naso. L’ottimo lavoro che i nostri esperti filologi hanno già fatto nel corrompere il linguaggio umano, rende superfluo avvertirvi che non bisogna mai lasciare che si spieghi in modo chiaro e definito questo termine.

E naturalmente non si deve mai lasciare che sollevino la questione di Aristotele: se “comportamento democratico” sia quel comportamento che le democrazie favoriscono o quello che favorisce la democrazia. Che, se se la ponessero, non potrebbero fare a meno di accorgersi che le due cose non coincidono.

Dovete usare questa parola come mezzo d’incantamento.

E’ un nome che venerano. E che, naturalmente ha a che fare con l’ideale politico dell’UGUAGLIANZA degli uomini. A questo punto voi fate una piccola sostituzione nelle loro menti tra questo ideale politico e la convinzione che tutti gli uomini siano uguali.

Berlicche

Di conseguenza potrete usare la parola Democrazia per giustificare ai suoi occhi i più degradanti sentimenti umani.

Lo stato d’animo a cui mi riferisco è quello naturalmente, che spinge l’uomo a pensare IO VALGO QUANTO TE.

Il primo e più evidente vantaggio è che in tal modo lo avrete spinto a piantare nel centro della sua vita una grossa, solida, risonante menzogna.

La pretesa uguaglianza al di fuori del campo strettamente politico, è avanzata solo da quelli che in qualche modo si sentono inferiori.

Ora, questo utilissimo fenomeno in sè stesso non è affatto una novità. Sotto il nome di INVIDIA è stato noto all’umanità per migliaia di anni. Ma fino ad ora era sempre stato considerato come il più odioso, se non il più comico dei vizi. La stupenda novità della nuova situazione è che ora si può legalizzare l’Invidia – renderla rispettabile e perfino lodevole – grazie all’uso mistificatore della parola Democratico.

Sotto l’influsso di tale incantamento, chiunque sia in qualche modo, o in tutti i modi, inferiore può, ora più che mai, sforzarsi con giustificazione e successo di abbassare tutti gli altri al proprio livello. Ma non è tutto. Sotto il medesimo influsso, chi aveva raggiunto, o era in grado di raggiungere, un livello più alto di umanità, si trattiene dal farlo per paura di essere antidemocratico.

E intanto come squisito sottoprodotto accade che quei pochi che non si lasceranno ridurre alla NORMALITA’, REGOLARITA’, UNIFORMITA’ e INTEGRAZIONE, tenderanno sempre più a diventare degli originali presuntuosi, proprio come la plebe li avrebbe comunque definiti.

E non è gustoso osservare come la Democrazia ci stia rendendo lo stesso servizio che ci rendevano un tempo le antichissime Dittature e ne usi gli stessi metodi?

Certamente ricordate come uno dei Dittatori greci avesse inviato un messaggero ad un altro Dittatore chiedendogli alcuni consigli riguardo ai principi su cui governare. Il secondo Dittatore condusse il messaggero in un campo di grano e qui tagliò, colpendole con un bastone, tutte le cime degli steli che si alzavano di qualche centimetro oltre il livello medio. La lezione era evidente. Non permettere che vi sia mai alcuna preminenza tra i tuoi sudditi. Livellali tutti: tutti schiavi, tutti zeri, nullità. Tutti pari. Ma ormai la Democrazia può fare la stessa cosa senza altra tirannia che la propria. Non c’è bisogno che qualcuno setacci il campo col bastone. Penseranno gli steli bassi a livellare coi loro morsi gli steli alti. E gli alti stanno già cominciando a livellarsi da soli, per desiderio di essere steli “normali”.

Il principio basilare della nuova educazione è che non si deve assolutamente lasciare che gli stupidi e gli indolenti si sentano inferiori a chi è intelligente ed industrioso. Sarebbe “antidemocratico”.

Nel giorno in cui “l’Io valgo quanto te” sarà definitivamente affermato, avremo ragione di sperare in una effettiva abolizione dell’educazione. Spariranno tutti gli incentivi ad imparare e le punizioni per il non imparare. Quei pochi che potrebbero aver voglia di imparare saranno ammoniti: chi credono di essere per pretendere di superare i loro simili?  E comunque le insegnanti – dovrei forse dire le infermiere – saranno troppo occupate a rassicurare gli idioti per sprecare il tempo a insegnare. Non dovremmo più pianificare e faticare per spargere imperturbabile superbia e incurabile ignoranza fra gli uomini. Saranno gli stessi uomini-insetti a farlo per noi.

Naturalmente tutto questo non potrà accadere, a meno che l’educazione non diventi educazione di stato.

A tal proposito Berlicche osserva che questo fondamentale obiettivo verrà conseguito a breve termine con la liquidazione della classe media, quel gruppo sociale che era disposto a risparmiare, a spendere e a fare sacrifici, pur di dare un’educazione privata ai propri figli, ovvero ai futuri steli da decapitare. E ciò non creerebbe difficoltà perché la democrazia non richiede grandi uomini.

Infatti “la democrazia” o “lo spirito democratico” (in senso diabolico) portano a una nazione priva di grandi uomini, composta principalmente di semianalfabeti moralmente inflacciditi da una mancanza di disciplina fin dalla gioventù, pieni della presunzione che l’adulazione genera nell’ignoranza e rammolliti dalle coccole di una vita.

Ed è proprio in questo senso che l’Inferno vuole che i popoli siano democratici.

Infine il diabolico oratore sottolinea il vero obiettivo di ogni perfetto Tentatore, che non è la sopraffazione dei popoli liberi e il moltiplicarsi di stati-schiavi. Quello è solo un mezzo. Il vero scopo è la distruzione degli individui. Infatti solo gli individui possono essere salvati o dannati.

L’Io valgo quanto te è un mezzo utile per la distruzione delle società democratiche.

Ma possiede un valore intrinseco molto più profondo come condizione mentale che, escludendo necessariamente l’umiltà, la carità, la moderazione e qualsiasi gusto della gratitudine e dell’ammirazione, devia l’essere umano da quasi tutti i sentieri che potrebbero alla fine condurli al Paradiso.

Clive Staple Lewis scrisse questo racconto 55 anni fa. Ma solo oggi, grazie all’azione catalizzatrice del Covid nell’accelerare il processo della rivoluzione, le sue riflessioni possono essere pienamente apprezzate nella loro drammatica attualità.




LE CORDE DELL’ANIMA #2 – ABUSI – con Giorgio Ponte

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LE CORDE DELL’ANIMA #2 – ABUSI – con Giorgio Ponte

Seconda parte dei nostri colloqui con Giorgio Ponte, scrittore, professore, persona con attrazioni omosessuali, espostosi pubblicamente in favore della visione cristiana dell’essere umano, del matrimonio, della famiglia naturale.

In questa seconda puntata Giorgio ha voluto condividere con noi il suo percorso adolescenziale segnato purtroppo da alcune vicende di abusi, ma anche dalla straordinaria scoperta di un Dio Personale, che si può incontrare e sperimentare direttamente. In particolare, gli incontri con un sacerdote straordinario a Medjugorje, e con la comunità ecclesiastica guidata da una suora eccezionalmente carismatica, hanno acceso in lui una luce che non lo ha più abbandonato.




Arciv. Viganò: I gesuiti, la Chiesa, la Cina e le elezioni americane

Pur non condividendo tutti i passaggi di questo intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, lo riporto comunque per altri punti ad ampio spettro che si rivelano interessanti. L’articolo è stato pubblicato su 1P5, e ve lo propongo nella mia traduzione. 

 

Carlo Maria Vigano, arcivescovo

 

Cercare di trovare una qualche coerenza della recente azione della Compagnia di Gesù con le intenzioni originali di Sant’Ignazio di Loyola è un compito arduo se non impossibile, al punto che, col senno di poi, si ritiene che la ricostituzione dell’Ordine nel 1814 dopo la sua soppressione da parte di Clemente XIV nel 1773 sia stata mal consigliata. Non sorprende che, nel processo di dissoluzione e di autodemolizione a cui è sottoposto l’intero corpo ecclesiale, il contributo dei gesuiti sia stato – e rimanga – decisivo. Non è un caso che dal 2013 anche il trono più alto sia stato occupato da un gesuita, Jorge Mario Bergoglio, anche se ciò è in violazione della Regola ignaziana che vieta ai membri della Compagnia di Gesù di assumere incarichi nella gerarchia.

Nel contesto geopolitico internazionale, il ruolo dell’Italia può apparire per certi versi marginale, ma in realtà l’Italia è un banco di prova per le sperimentazioni di ingegneria sociale che l’agenda globalista intende estendere a tutti i governi nell’arco dei prossimi dieci anni, sia in ambito economico e politico che religioso. E’ quindi comprensibile perché La Civiltà Cattolica e il suo onnipresente direttore p. Antonio Spadaro, S.J., si siano spesi in scompaginati appoggi sia della Sinistra italiana che della Sinistra globale, compresi il Partito Democratico in America e il Partito Comunista in Cina. D’altra parte, la vicinanza ideologica della Compagnia di Gesù ai movimenti rivoluzionari di sinistra risale ai primi sintomi del 1968, di cui il Vaticano II ha posto le basi ideologiche e che hanno trovato la loro massima espressione nella teologia della liberazione, dopo aver rimosso la condanna del comunismo dai documenti preparatori del Concilio. È significativo che molti dei protagonisti di quella sfortunata stagione in America Latina, dopo l’indulgenza e le sanzioni moderate imposte dalla Santa Sede negli ultimi decenni, siano stati riabilitati e promossi da un gesuita argentino.

Vedere Prodi e Gentiloni [due ex-primi ministri italiani] insieme a padre Spadaro per la presentazione del saggio “Nell’anima della Cina” [qui] non dovrebbe sorprendere nessuno: sono l’espressione di quel deplorevole “cattolicesimo adulto” che ignora la necessaria coerenza dei cattolici nella politica voluta da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma che tiene insieme l’eterogeneo bestiario del progressismo in nome dell’ambientalismo maltusiano, dell’accoglienza indiscriminata degli immigrati, della teoria del genere, dell’indifferentismo religioso sancito dalla Dichiarazione di Abu Dhabi. La Conferenza di Assisi – Economia di Francesco – e la prossima Enciclica Fratelli Tutti confermano l’impronta antropocentrica e la svolta verde della chiesa bergogliana, che invece dell’annuncio coraggioso e “politicamente scorretto” del Vangelo a tutte le nazioni ha preferito le più facili pretese ambientaliste e immigratrici dell’agenda globalista, che sono drammaticamente rischiose per la nostra civiltà occidentale. E il presidente Trump lo ha capito fin troppo bene.

Prodi e Gentiloni in Italia – e aggiungiamo anche il premier Conte, data la sua origine e la sua formazione – hanno i loro omologhi da parte americana in personalità cosiddette cattoliche come Joe Biden, Nancy Pelosi, Andrew Cuomo: tutti sostengono con orgoglio l’aborto e l’indottrinamento di genere, e tutti sono orgogliosamente a favore dei movimenti Antifa e Black Lives Matter che stanno dando fuoco a intere città americane. Un’analisi equa e onesta degli sponsor internazionali di questi partiti, di questi movimenti “spontanei” e del progressismo cattolico rivela un inquietante filo conduttore che attraversa tutti questi cosiddetti filantropi che manipolano le sorti politiche ed economiche del pianeta con enormi finanziamenti. Nei giorni scorsi è stato riportato dalla notizia che i gesuiti in America hanno ricevuto sovvenzioni per quasi due milioni di dollari (in quattro anni) da George Soros, e sembra che lo stesso accordo tra la Santa Sede e il regime comunista cinese sia stato finanziato con grandi donazioni annuali da Pechino alle casse vaticane che si trovano in uno stato disastroso. Il fatto che la Chiesa sia caduta prostrata davanti al lockdown, sospendendo le celebrazioni liturgiche e chiudendo chiese in tutto il mondo, ha portato a notevoli danni economici collaterali, per i quali le donazioni cinesi e il lucrativo business dell’accoglienza degli immigrati rappresentano un’ovvia compensazione.

Gli Stati Uniti stanno assistendo al fatto che i massimi livelli e i centri di influenza culturale della Chiesa cattolica americana si stanno schierando spudoratamente a favore del candidato democratico e più in generale a favore di tutto l’apparato che si è andato consolidando negli ultimi decenni all’interno della pubblica amministrazione. Al Deep State, nemico giurato di Trump, si affianca una Deep Chiesa che non risparmia critiche e accuse al Presidente in carica e ammicca indecorosamente a Biden e BLM, seguendo pedissequamente la narrazione imposta dal mainstream. Poco importa che Trump sia apertamente a favore della vita e difenda i principi non negoziabili ai quali i democratici hanno rinunciato – l’importante è trasformare la Chiesa cattolica nel braccio spirituale del Nuovo Ordine Mondiale, in modo da avere un imprimatur dalla più alta autorità morale del mondo, cosa impossibile con Benedetto XVI.

Il segretario di Stato Pompeo ha fatto bene a censurare il rinnovo dell’accordo segreto firmato tra Bergoglio e Xi Jinping! La sua lucida denuncia mette in luce l’aberrante atteggiamento vaticano, il tradimento della missione della Chiesa, l’abbandono della comunità cattolica cinese per sinistri calcoli politici e il modo in cui è in accordo con il pensiero allineato. E non sorprende neppure la reazione piccata dei gesuiti e del progressismo cattolico, a cominciare dall’Avvenire [il quotidiano della Conferenza episcopale italiana]. Se Bergoglio può affermare impunemente che “Trump non è cristiano”, evocando i fantasmi del nazismo e del populismo, perché il segretario di Stato americano non avrebbe il diritto di esprimere la sua opinione – con l’obiettivo più che legittimo della sicurezza internazionale – sulla connivenza della Santa Sede con la dittatura comunista più feroce ma anche più potente e influente che mai? Perché il Vaticano, che tace di fronte al sostegno del partito democratico all’aborto e alla violazione dei più elementari diritti umani in Cina, ritiene che l’Amministrazione Trump non abbia il diritto di interferire in un accordo che ha evidenti ripercussioni sull’equilibrio politico internazionale? E’ altrettanto sorprendente vedere che la parrhesia nel confronto politico che viene richiesta a parole è contraddetta di fatto da coloro che vedono i loro piani malvagi portati alla luce. E non è chiaro perché un accordo presentato come assolutamente trasparente e privo di punti oscuri sia stato tenuto segreto e non possa essere letto nemmeno dal benemerito cardinale cinese Joseph Zen. D’altra parte, se consideriamo che tra le persone che si occuparono della stesura dell’Accordo tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese c’era l’allora cardinale McCarrick, inviato da Bergoglio per suo conto (vedi qui), comprenderemo anche il motivo per cui gli atti del processo canonico che portarono a ridurre il potente prelato allo stato laico rimangono avvolti nel segreto: in entrambi i casi un’operazione di trasparenza e verità è urgente e necessaria, perché è in gioco l’onore e l’autorità morale della Chiesa cattolica di fronte al mondo intero.




Card. Ladaria: Confusione? Allora seguite questi criteri per riconoscere il Magistero autentico

 

 

di Sabino Paciolla

 

In una società in cui il “diritto” a decidere come e quando morire e far morire è ormai ritenuto inviolabile, papa Francesco ha ridetto una volta per tutte il radicale “no” della Chiesa cattolica all’eutanasia.

Lo ha fatto tramite la lettera “Samaritanus bonus” firmata dal cardinale Luis F. Ladaria, prefetto della congregazione per la dottrina ella fede, e da lui approvata il 25 giugno di quest’anno, resa pubblica il 22 settembre.

Ma nella lettera c’è anche scritto che la sua pubblicazione è stata giudicata necessaria “per escludere ancora una volta ogni ambiguità circa l’insegnamento del magistero [della Chiesa] sull’eutanasia e il suicidio assistito”. Ambiguità che molto spesso è stata alimentata da esponenti del clero, anche di alto livello, in particolare dalla frangia più progressista.

In materia di fine vita, una delle personalità della Chiesa che più ha fatto parlare di sé per la mancanza di chiarezza, per usare un eufemismo, è stato mons. Vincnzo Paglia, . Questo aspetto è venuto fuori in particolare durante la vicenda del piccolo Alfie, quando in una intervista al settimanale Tempi dell’8 marzo 2018 diede ragione in tutto all’alta corte di giustizia di Londra. E come lui approvarono la sentenza londinese anche i vescovi dell’Inghilterra e del Galles, con a capo il cardinale Vincent Nichols. Sempre a proposito di fine vita, mons. Paglia ha fatto parlare di sé non solo nella vicenda del piccolo Alfie, ma anche in altre (ad esempio, leggi qui, qui e qui).

Molti di noi dinanzi a dichiarazioni confuse e, diciamo pure, ambigue, espresse da esponenti del clero sono rimasti interdetti ed a volte pesantemente sconcertati. Ovvio che molti abbiano espresso le loro rispettose obiezioni, a volte anche molto critiche.

Alla presentazione alla stampa della lettera Samaritanus bonus, il giornalista Sandro Magister, rivolgendosi al card. Ladaria, ha sottolineato l’ambiguità di certi interventi che hanno alimentato la confusione, facendo il nome proprio di mons. Paglia. A sua volta il card. Ladaria ha precisato come riconoscere l’autentico Magistero della Chiesa dalle varie espressioni non chiare o addirittura ambigue, anche scritte, che dovessero provenire da esponenti della Chiesa, anche di alto livello. Guardate il video che trovate sopra e che parte proprio dalla domanda di Magister e la relativa risposta di Ladaria che per comodità riportiamo sinteticamente per iscritto:

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D. – Là dove la lettera afferma “il dovere” della Chiesa “di escludere ogni ambiguità circa l’insegnamento del magistero sull’eutanasia e il suicidio assistito”, le “ambiguità” si riferiscono anche a pronunciamenti di vario tipo di qualche ufficio o di qualche responsabile vaticano, come monsignor Paglia?

R. – [Sorriso] Io tornerei a ciò che dice anche il Concilio Vaticano II nella costituzione “Lumen gentium” sulla Chiesa, e poi a diverse spiegazioni che ha dato la congregazione per la dottrina della fede. […] Il Concilio dice che vi sono tre elementi [da prendere in considerazione]: la frequenza di una dichiarazione, il tono di questa dichiarazione, l’indole del documento. Non è lo stesso un Concilio che una dichiarazione a un giornalista. Questo deve essere molto chiaro. Non è lo stesso un’enciclica, un discorso che il papa fa, o se adesso io dico qualche cosa davanti a voi. […] Può anche accadere che in certi momenti, in certi tipi di dichiarazioni, che non sono infallibili, il cattolico si veda in difficoltà. In questi casi anche i documenti della Chiesa prevedono che si possa fare un momento di silenzio, senza fare una opposizione pubblica, ma questo non […] vuol dire che un vescovo quando apre la bocca parla in un modo infallibile o impegna il magistero della Chiesa. No. La Chiesa ha gli elementi di discriminazione, di giudizio, perché il magistero è sommamente articolato e si esercita a molti livelli.

 




Il discorso completo di Amy Coney Barrett di accettazione della nomina alla Corte Suprema fatta da Trump

Il giudice deve applicare la legge così come è scritta. I giudici non sono politici, e devono essere risoluti e mettere da parte qualsiasi opinione politica che potrebbero avere. Il presidente mi ha chiesto di diventare il nono giudice e si dà il caso che io sia abituata a far parte di un gruppo di nove: la mia famiglia“.

Il giudice Amy Coney Barrett, candidata dal presidente Trump alla Corte Suprema, ha tutti i requisiti per non piacere al mainstream: è cattolica, madre di 7 figli, pro-life e pro-family.

Se il Senato dovesse confermare la scelta del presidente, la Corte Suprema avrà guadagnato un giudice che svolgerà il suo compito con scienza e coscienza a servizio del paese.

Nel suo discorso di accettazione della nomina- pubblicato da lifesitenews –  con molta semplicità e franchezza mostra i valori, su cui fonda la sua vita, sintetizzabili in: Dio, patria e famiglia.

La traduzione è a cura di Wanda Massa.

 

Amy Coney Barrett il giorno dell’accettazione della nomina a giudice Corte Suprema

 

Il giudice Amy Coney Barrett accetta la nomina di Trump alla Corte Suprema

Grazie mille, signor Presidente. Sono profondamente onorata dalla fiducia che lei ha riposto in me. Sono molto grata a lei e alla First Lady, al Vice Presidente e alla Second Lady, e a molti altri qui presenti per la sua gentilezza in questa occasione piuttosto travolgente. Capisco perfettamente che questa è una decisione importante per un presidente. E se il Senato mi farà l’onore di confermarmi, mi impegno ad assumermi le responsabilità di questo lavoro al meglio delle mie capacità. Amo gli Stati Uniti e amo la Costituzione degli Stati Uniti.

Sono veramente onorata dalla prospettiva di servire alla Corte suprema, se dovessi essere confermata. Mi ricorderò di chi mi ha preceduta. La bandiera degli Stati Uniti sventola ancora a mezz’asta in memoria della giudice Ruth Bader Ginsburg per segnare la fine della vita di una grande americana. Il giudice Ginsburg ha iniziato la sua carriera in un periodo in cui le donne non erano le benvenute nella professione legale. Ma non solo ha infranto le limitazioni imposte dalla società, ma le ha anche distrutte. Per questo ha conquistato l’ammirazione delle donne in tutto il paese e in tutto il mondo.

Era una donna di grande talento e importanza, la sua vita di servizio pubblico è un esempio per tutti noi. Particolarmente toccante per me è stata la sua lunga e profonda amicizia con il giudice Antonin Scalia, il mio mentore. I giudici Scalia e Ginsburg erano in forte disaccordo con la stampa senza portarsi rancore di persona. La loro capacità di mantenere una calda e ricca amicizia, nonostante le loro differenze, ha persino ispirato un’opera. Questi due grandi americani hanno dimostrato che le discussioni, anche su questioni di grande importanza, non devono distruggere l’affetto. Sia nelle mie relazioni personali che in quelle professionali, mi sforzo di soddisfare questo standard.

Ho avuto la fortuna di lavorare per il giudice Scalia, e data la sua incalcolabile influenza sulla mia vita, sono molto commossa di avere qui oggi membri della famiglia Scalia, compresa la sua cara moglie, Maureen. Ho lavorato per il giudice Scalia più di 20 anni fa. Ma le lezioni che ho imparato risuonano ancora. La sua filosofia giudiziaria è anche la mia. Un giudice deve applicare la legge così come è scritta. I giudici non sono politici, e devono essere risoluti e mettere da parte ogni loro opinione politica. Il presidente mi ha chiesto di diventare il nono giudice e si dà il caso che io sia abituata a far parte di un gruppo di nove: la mia famiglia.

Vivian e John Peter, come ha detto il presidente, sono nati ad Haiti e sono venuti da noi a cinque anni di distanza l’uno dall’altro quando erano molto giovani, e il fatto più rivelatore di Benjamin, il nostro più giovane, è che i suoi fratelli e le sue sorelle lo identificano senza riserve come il loro fratello preferito. I nostri figli ovviamente rendono la nostra vita molto piena. Anche se sono un giudice, sono meglio conosciuta a casa come genitore rappresentante di classe, autista di macchina e organizzatore di feste di compleanno. Quando le scuole hanno adottato la didattica a distanza, la scorsa primavera, ho messo un altro cappello. Jesse ed io siamo diventati co-principali della Barrett E-Learning Academy. E sì, la lista degli studenti iscritti era molto lunga. I nostri figli sono la mia gioia più grande, anche se mi privano di ogni ragionevole quantità di sonno.

Non potrei gestire questa vita molto piena senza il sostegno incrollabile di mio marito, Jesse. All’inizio del nostro matrimonio, ho immaginato che avremmo gestito la nostra casa come partner. Come si è scoperto, Jesse fa molto più della sua parte di lavoro. Con mio grande dispiacere, ho appreso di recente a cena che i miei figli lo considerano il miglior cuoco. Per 21 anni, Jesse mi ha chiesto ogni mattina cosa può fare per me quel giorno. E anche se dico quasi sempre “niente”, lui trova ancora il modo di togliermi delle incombenze. E non perché abbia molto tempo libero. Ha uno studio legale molto impegnativo. È perché è un marito superbo e generoso e io sono molto fortunata. 

Jesse ed io abbiamo una vita piena di relazioni non solo con i nostri figli, ma anche con fratelli, amici e babysitter impavide, una delle quali è con noi oggi. Sono particolarmente grata ai miei genitori, Mike e Linda Coney. Ho trascorso la maggior parte della mia vita adulta come cittadina del Midwest, ma sono cresciuta nella loro casa di New Orleans. E come possono testimoniare anche mio fratello e le mie sorelle, la generosità di mamma e papà non si estende solo a noi, ma a più persone di quante chiunque di noi possa contare. Sono un’ispirazione. È importante in un momento come questo riconoscere la famiglia e gli amici. Ma questa sera voglio riconoscere anche voi, miei concittadini americani. Il presidente mi ha nominato per il servizio nella Corte Suprema e quell’istituzione appartiene a tutti noi. Se fossi confermata, non assumerei quel ruolo per il bene di chi fa parte della mia cerchia e certamente non per il mio. 

Assumerei questo ruolo per servire voi. Eseguirei il giuramento, che mi impone di amministrare la giustizia senza rispetto per le persone, di trattare allo stesso modo poveri e ricchi,  di adempiere fedelmente e imparzialmente ai miei doveri secondo la Costituzione degli Stati Uniti.

Non mi illudo che la strada che mi aspetta sarà facile, sia a breve che a lungo termine. Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Ma ora che lo sono, vi assicuro che affronterò la sfida con umiltà e coraggio. Membri del Senato degli Stati Uniti, non vedo l’ora di lavorare con voi durante il processo di conferma, e farò del mio meglio per dimostrare che sono degna del vostro sostegno

Grazie. 




Performance artistica con ostie consacrate rubate rivela la divisione tra paesi europei sui diritti umani

Il caso, scatenato da una controversa performance artistica sostenuta dal governo che utilizzava ostie consacrate rubate, è ora all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Ce ne parla Solène Tadié nel suo articolo pubblicato sul National Catholic Register, che vi propongo nella mia traduzione.

 

Abel Azcona in chiesa alla Comunione

 

Un’associazione spagnola di avvocati cristiani ha recentemente presentato una denuncia per anti-cattolicesimo contro il governo spagnolo presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per uno spettacolo artistico molto controverso che ha coinvolto ostie consacrate rubate nella città spagnola di Pamplona nel 2015. 

La rappresentazione è diventata rapidamente un affare di stato e di società divisa. L’ondata di manifestazioni pubbliche, di messe di riparazione e di petizioni per la chiusura della dimostrazione artistica ha rivelato l’impatto che tale scandalo – ora noto come “Caso delle ostie” – ha avuto sulla popolazione, e soprattutto sui fedeli cattolici. 

La performance “Ostie”, che a quanto pare voleva denunciare la pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, è stata realizzata dall’artista spagnolo Abel Azcona, che ha rubato 242 ostie, una ad una, per un certo periodo di tempo, fingendo di ricevere la Santa Comunione. Invece di consumare le ostie consacrate, le ha usate per scrivere la parola pederastia sul pavimento. Azcona, un cattolico battezzato, si è poi messo in posa nudo accanto ad essa, con le ali nere tatuate sulla schiena. 

Le fotografie della mostra hanno poi dato vita a una mostra chiamata “Amén” in una chiesa sconsacrata di Pamplona, di proprietà della città, e più tardi in altre città spagnole. Immagini e video che mostrano le reazioni degli ecclesiastici e dei fedeli alla performance sono stati pubblicati da Azcona anche sui social media. 

Alla fine, le immagini sono state vendute per più di 300.000 dollari e le ostie rubate sono ancora oggi oggetto di mostre nelle gallerie spagnole.  

Video proteste


“Amén” proyecto performativo del artista Abel Azcona from Abel Azcona on Vimeo.


 

Fedeli difensori

Dopo la prima mostra del 2015, Abocados Cristianos (AC), associazione spagnola di avvocati cristiani fondata nel 2008, e l’arcidiocesi di Pamplona hanno prontamente reagito presentando una denuncia contro l’artista e contro la città di Pamplona per aver ospitato l’evento in un luogo pubblico e per averlo promosso con il denaro dei contribuenti. I loro reclami sono stati successivamente respinti tre volte – nella causa originaria nel 2016, in appello nell’aprile 2017 e dalla Corte Costituzionale del Paese nel novembre 2017. 

Per i membri dell’AC, tuttavia, il caso è lungi dall’essere concluso. Determinata ad ottenere giustizia per quello che considerano l’attacco più grave degli ultimi decenni ai cattolici del Paese, l’AC ha presentato un’istanza alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) contro lo Stato spagnolo. Nel 2019 il tribunale ha accettato di ascoltare il caso e la sua decisione dovrebbe essere emessa nei prossimi mesi.

“I giudici incaricati di ascoltare il caso in Spagna appartenevano a un’associazione di sinistra chiamata ‘Giudici per la democrazia’, che sono noti per il loro sostegno agli attacchi alla libertà religiosa”, ha detto al National Catholic Register la portavoce dell’AC Polonia Castellanos. “La giustizia spagnola si è presa gioco dei cattolici e noi non lo permetteremo, altrimenti gli attacchi e le profanazioni continueranno e diventeranno sempre più gravi”.

La CEDU ha anche permesso a otto terze parti di intervenire con gli avvocati dell’AC e di portare le proprie competenze nel caso – tra cui il governo polacco, la Conferenza episcopale cattolica di Spagna, rappresentata dal Centro europeo per il diritto e la giustizia (ECLJ), la Conferenza episcopale cattolica slovacca e altre cinque organizzazioni cristiane. 

 

Violazione dei diritti di libertà religiosa? 

I ricorrenti hanno incentrato la loro argomentazione legale, presentata alla Corte nel giugno 2020, sulla violazione della libertà religiosa, tutelata dall’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. 

Secondo Nicolas Bauer, l’avvocato della Corte di giustizia europea che ha scritto il memoriale per conto dei vescovi spagnoli, il governo spagnolo ha violato la libertà religiosa dei cristiani in due modi diversi. “Prima di tutto, la libertà religiosa implica il diritto di essere protetti contro i discorsi di odio e quindi contro l’odio religioso”, ha detto al Registro. 

In questo caso, Azcona ha ammesso durante il processo di aver deliberatamente inteso offendere i cattolici con l’uso di ostie consacrate nelle sue opere d’arte. Quando gli è stato chiesto perché non ha usato ostie non consacrate per la sua performance, l’artista ha detto che le ostie consacrate “avevano un valore per loro [i cattolici]”.

La seconda violazione della libertà religiosa, ha detto Bauer, è il fatto che le autorità pubbliche hanno finanziato e promosso la mostra, rendendo disponibile gratuitamente la proprietà pubblica, oltreppassando così il loro dovere di neutralità e imparzialità in materia religiosa. 

“Il nostro obiettivo qui è quello di determinare il ruolo dello Stato in un caso del genere e la sua condanna potrebbe porre dei sani limiti alla libertà di parola per quanto riguarda l’odio antireligioso”, ha detto Bauer. “Anche se sosteniamo totalmente il diritto di criticare le religioni, di discutere e persino di provocare i fedeli, mettiamo in discussione il diritto di linciare un’intera comunità di credenti umiliandoli e offendendoli pubblicamente”.

Questa opinione è condivisa dal gruppo degli avvocati cristiani dell’AC, che vede all’orizzonte una minaccia reale per l’incolumità dei fedeli spagnoli. Per la Polonia Castellanos, infatti, il rifiuto del governo di condannare questo tipo di atto anticattolico invia il messaggio che qualsiasi attacco contro di loro rimarrà impunito. “La posta in gioco per noi qui è la libertà e la sicurezza, il fatto che noi cattolici possiamo andare a messa e alle nostre celebrazioni in tutta sicurezza, senza avere la sensazione che il semplice fatto di essere cattolici ci esponga a furti, attacchi e insulti”, ha detto.  

Come ha sottolineato Castellanos, AC spera anche che, man mano che il caso procede, i giudici della CEDU a Strasburgo riconosceranno un principio di equità tra i cristiani e le altre comunità religiose piuttosto che applicare un doppio standard – uno per i cristiani e un altro per le altre fedi. Nel 2018, ad esempio, la CEDU ha deciso di condannare una donna austriaca che ha definito pedofilo il profeta Maometto. Castellanos spera che la CEDU prenda in considerazione questo caso nell’esaminare il caso “Ostie”.

 

Spagna contro Polonia 

Il governo polacco ha adottato una posizione simile sottolineando l’articolo 14 della Convenzione europea contro la discriminazione. Nelle sue osservazioni sul caso, il governo intervenuto sostiene che lo Stato convenuto dovrebbe dimostrare che avrebbe agito allo stesso modo se la comunità presa di mira fosse stata di un’altra religione.  

Nel menzionare l’attuale aumento degli atti anticristiani in Spagna, il rappresentante del governo polacco ha sostenuto che lo Stato “non dovrebbe organizzare o sostenere eventi che sono ovviamente offensivi per una parte della società e che non servono al dibattito pubblico”. Ha anche ricordato la “secolare” tradizione cristiana della regione di Navarra, dove si è svolta l’opera d’arte offensiva, aggiungendo che “i sentimenti religiosi sono valori fondamentali per tutti, in quanto determinano l’identità personale e influenzano ogni sfera della vita umana”. 

Questo chiaro richiamo dalla Polonia alla Spagna non è insignificante. Infatti, mentre nelle sue osservazioni alla corte, il governo spagnolo si è presentato come difensore del “diritto all’irriverenza”, il governo polacco sembra essersi eretto a protettore dell’Europa cristiana. 

“Le osservazioni dei due Paesi sono sintomatiche dell’attuale divisione tra Europa orientale e occidentale”, ha dichiarato Nicolas Bauer al National Catholic Register, rilevando che è molto insolito che un governo intervenga come parte terza contro un altro Stato a livello europeo. Di solito, uno Stato generalmente interviene in difesa di un altro Stato a causa della sua politica o legislazione reciproca, o per difendere i suoi cittadini. 

“La Spagna è attualmente uno degli stati più secolarizzati dell’Europa occidentale e la Polonia, senza avere alcun interesse diretto nel caso, è intervenuta perché sono stati coinvolti i cristiani e lo stesso Gesù Cristo”, ha detto Bauer. “Sembra chiaramente che ci sia un desiderio da parte della Polonia di difendere una percezione cristiana della libertà per l’Europa, così come una certa visione della legge rispetto alla tradizione e alla religione”.




“La famiglia ha un valore fondamentale” – intervista al Presidente polacco Andrzej Duda

“Cosa c’è da dire se non che non c’è una nazione, uno Stato senza una famiglia che abbia figli, il che a sua volta provoca il rinnovamento delle generazioni, il che significa che la nazione rimane e può creare uno Stato. Quindi, se qualcuno si considera un patriota polacco, se qualcuno pensa che la Polonia debba rimanere, che la nostra nazione debba esistere, allora non ci dovrebbe essere dubbio che la famiglia in tutto questo ha un significato fondamentale. Questo è il mio approccio.”

Ecco l’intervista fatta da Alan Holdren al presidente polacco Duda, pubblicata su Catholic News Agency, nella mia traduzione.

 

Andrzej Duda, Presidente della Polonia
Andrzej Duda, Presidente della Polonia

 

Presidente Duda, lei è cresciuto nel sud della Polonia in una famiglia cattolica. Com’è stata la sua vita di fede nella famiglia, come ha vissuto la fede cattolica e come l’ha portata alla sua presidenza? È stata una sfida?

In effetti sono cresciuto in una famiglia che è sempre stata cattolica, per generazioni. Questo è il tipo di famiglia in cui sono cresciuto. Questo legame con la Chiesa, con la comunità cattolica cristiana, è sempre stato un dato di fatto, fin dall’inizio della mia vita. Ed è sempre stato molto importante in casa mia per i miei genitori e i miei nonni. Da bambino ero un chierichetto. Ho servito la messa in chiesa a Cracovia e a Stary Sacz, dove è nato mio padre, dove vivevano i miei nonni. Sono semplicemente cresciuto in questa atmosfera. Questo è sempre stato importante. E si può facilmente dire che assorbivo questi valori.

I valori cristiani formano la storia profonda, profonda, profonda della Polonia perché a Stary Sacz c’è un monastero fondato da Santa Kinga, molti secoli fa. E questa tradizione rimane ancora oggi. Questa tradizione di questo cattolicesimo molto forte – direi un cattolicesimo conservatore – perché c’è un monastero delle Clarisse – e sono suore di clausura. Quindi, questo cattolicesimo lì è molto, molto forte.

Mi parli della sua specifica devozione a Santa Bobola e ad altri santi in Polonia.

Posso dirle apertamente che sono nato il 16 maggio 1972, che è la festa di sant’Andrea Bobola. E, tra l’altro, è stato proprio perché era la festa di S. Andrea di Bobola che i miei genitori mi hanno dato il nome di Andrea affinché S. Andrea di Bobola fosse il mio santo patrono.

Quindi, c’è questo particolare attaccamento e più tardi sono cresciuto in questa atmosfera particolarmente patriottica. Sono stato attivo nei boy scout, che erano molto patriottici. Sant’Andrea Bobola era un uomo che è morto non solo per la fede. Non solo fu violentemente assassinato dai cosacchi perché era un ecclesiastico cattolico, ma morì anche per la Polonia e per gli ideali polacchi, quindi si potrebbe dire che era un credente, un prete e un patriota.

Anche lei è di Cracovia. Giovanni Paolo II è stato lì per molti anni. Qual è stato il suo rapporto con Giovanni Paolo II?

Chiamiamo questa nostra generazione, la generazione dei ragazzi nati negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 e anche quelli nati negli anni ’60, “la GPII generation”… [la generazione di] Giovanni Paolo II. Siamo cresciuti con i pellegrinaggi del Santo Padre. E Cracovia è stato il luogo che il Santo Padre, durante la storia del suo pontificato, ha visitato più spesso. Era, dopo tutto, la sua città. Era il metropolita di Cracovia e il cardinale di Cracovia prima di diventare papa. Amava soprattutto incontrare i giovani di Cracovia.

Aveva sempre tempo per i giovani e noi da bambini eravamo portati dai nostri genitori a incontrarlo e poi da giovani andavamo da soli sotto la famosa finestra papale in via Franciszkanska e nei campi di Cracovia dove lui celebrava le Sante Messe, alle quali partecipavano milioni di persone. E questo era sempre incredibile. E il Santo Padre ha fatto la cosa più grande che si potesse fare per i polacchi di quel tempo, cioè ha mostrato alla generazione dei miei genitori quante persone in Polonia la pensano allo stesso modo.

Durante il periodo oscuro del comunismo, nel 1979, venne in pellegrinaggio in Polonia e la gente si radunò e vide che ce n’erano milioni. E che milioni di queste persone sono di fede e la pensano allo stesso modo. In quel momento lo ascoltavano. E fu l’inizio dei cambiamenti in Polonia.

Dopo di che, nel 1980, fu creata Solidarnosc. Quest’anno festeggiamo il 40° anniversario di Solidarnosc. E quello fu l’inizio della fine del comunismo. Nonostante l’imposizione della legge marziale, tutto questo non poteva essere fermato. Il Santo Padre è stato qui [a Roma] ed è stato sempre vigile. Ed è così che abbiamo la libertà, grazie a lui. Non c’è dubbio.

Lei ha fatto della difesa e della promozione della famiglia tradizionale una parte importante della sua piattaforma in Polonia. Oggi ne ha parlato con il Papa. All’inizio di questa settimana ha partecipato a una marcia per la famiglia in Polonia. Se guardiamo alle sue politiche, lei difende costantemente la famiglia e questo di fronte all’Unione Europea che spesso parla male della Polonia per aver difeso questi valori, parlando in altri termini, chiedendo che lei assuma il diritto all’aborto o difenda il matrimonio tra persone dello stesso sesso, o altre cose del genere. Cosa pensa che l’Unione Europea le stia chiedendo, personalmente e come presidente, e qual è la risposta della Polonia?

Lei sta toccando una questione molto importante.

La famiglia nella mia presidenza e nella mia vita ha un valore immenso e nella mia visione dello Stato, ogni Stato, ma prima di tutto ovviamente lo Stato polacco. Cosa c’è da dire se non che non c’è una nazione, uno Stato senza una famiglia che abbia figli, il che a sua volta provoca il rinnovamento delle generazioni, il che significa che la nazione rimane e può creare uno Stato. Quindi, se qualcuno si considera un patriota polacco, se qualcuno pensa che la Polonia debba rimanere, che la nostra nazione debba esistere, allora non ci dovrebbe essere dubbio che la famiglia in tutto questo ha un significato fondamentale. Questo è il mio approccio.

Cerco di proclamare queste opinioni non solo in Polonia, e di costruire questo quadro giuridico e sistemico in modo che la famiglia possa crescere al meglio, avere il maggior numero di figli, essere sostenuta dallo Stato polacco, proprio come stabilisce la Costituzione polacca.

La Costituzione polacca ordina allo Stato di difendere in modo particolare la famiglia.

Il matrimonio, secondo la Costituzione polacca, è un’unione tra un uomo e una donna. E i genitori hanno il diritto di crescere i figli secondo le loro convinzioni. Questi sono i diritti fondamentali scritti nella Costituzione polacca. Quindi, io agisco solo secondo la costituzione polacca. E non esito a parlarne all’Unione Europea. Ma io lavoro, servo la Polonia, questo è il mio dovere. E come i politici di altri paesi, altri presidenti si avvicinano a questo, è una loro prerogativa. E sono le loro società che li ritengono responsabili. Questo è il mio approccio. E questo è anche un approccio cristiano.

E questo è, secondo me, l’approccio più profondamente corretto.

Lei ha fatto notizia per aver raccolto un’ostia che è caduta per terra durante la messa, l’Eucaristia quando è caduta per terra. L’abbiamo visto in tutto il mondo. Lei ha fatto anche un elemento per difendere l’Eucaristia. C’è una mostra artistica in Spagna che sta dissacrando le ostie, l’Eucaristia e la Polonia ha inviato un rappresentante alla Corte dei diritti umani d’Europa per difendere [l’Eucaristia]. In che modo questo fa parte della sua politica?

La nostra religione ci dice di essere docili. La nostra religione cattolica ci dice anche di amare i nostri nemici. Questo è ciò che Gesù ci ha insegnato. Questo è molto difficile, ma tutti dovrebbero provarci e ognuno di noi dovrebbe vivere il meglio possibile.

E penso che questo sia abusato da vari tipi di artisti che sono di nucumento al cristianesimo e al cattolicesimo. E lei ne ha dato un esempio. Lui sa che può permettersi di farlo perché i cattolici, i cristiani non gli faranno del male in alcun modo a causa di questo. E così ha questo coraggio da quattro soldi.

Il tasso di natalità in Polonia è in aumento dopo alcuni sforzi che avete fatto, ma solo leggermente e non è ancora al punto in cui ricostituirà se stessa, la popolazione della Polonia. Lei promuove anche la famiglia, l’educazione, ne ha parlato anche oggi con il Papa. Qual è il lungo gioco in Polonia per difendere la Polonia dalla secolarizzazione che si sta verificando in tutta Europa e come intendete farlo?

Ho detto al Santo Padre oggi che credo che in questo momento in cui da tutte le parti siamo spinti da questa propaganda anticattolica, anticristiana – alcuni direbbero di sinistra liberale [propaganda], in cui c’è questa fortissima pressione a infondere altri valori, soprattutto nei giovani, Completamente opposto ai valori che leggiamo nelle Sacre Scritture, la Bibbia – è semplicemente nostro dovere come persone di fede pronunciare i nostri valori con fermezza, costantemente e incessantemente e cercare con tutte le nostre forze di arginare queste altre correnti che nella mia convinzione distruggono la famiglia tradizionale, distruggono l’essere umano come è meglio inteso. Distruggono l’educazione tradizionale. Penso che dovremmo [pronunciare i nostri valori] nonostante tutto, fare il nostro dovere, ed è quello che faccio.

Come sta lavorando con gli altri Paesi vicini per difendere il cristianesimo, anche nei luoghi dove è perseguitato?

Molte volte, anche nel Parlamento europeo, ho partecipato all’approvazione di vari atti di carattere dichiarativo ma anche legislativo riguardanti la difesa dei cristiani, soprattutto in Medio Oriente dove sono in pericolo o in Asia, nel Sudest asiatico, ci sono molti luoghi dove la gente viene perseguitata per il suo credo religioso, ma la Polonia in questo momento, essendo governata dalla destra unita [coalizione], mentre io sono presidente ci teniamo molto a questo.

Ora siamo membri del Consiglio per i diritti umani. Prestiamo attenzione a questi temi. Eravamo il membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU. E, un anno fa, abbiamo approvato una risoluzione relativa a coloro che sono perseguitati per il loro credo religioso. Sottolineiamo questo problema perché crediamo di doverne parlare.  

Il presidente Duda ha anche offerto un messaggio agli spettatori di EWTN Polska:

Saluti di cuore a tutti i telespettatori dell’EWTN Polonia. Grazie per aver guardato la televisione cattolica. Penso che questa emittente televisiva porti con sé i valori che sono importanti per noi. Qui in questo luogo il nostro Santo Padre Giovanni Paolo II ha servito Dio, la Chiesa e la Polonia. Quest’anno celebriamo il centenario della sua nascita. Vorrei che a volte prendiate in mano le prediche che il Santo Padre ci ha fatto, le sue parole che ci ha detto. Vorrei che ogni tanto cercaste su Internet e su YouTube o su altri canali le parole pronunciate dal Santo Padre, perché è importante ricordarcele per sapere quale cammino noi polacchi, noi persone di fede, noi cattolici, dovremmo seguire nella vita. Vi invito cordialmente a farlo. Grazie per la vostra attenzione, grazie per l’ascolto. Auguri a tutti.




Lawler: non ci sarà chiarezza “finché non sapremo la verità sulla curiosa carriera del cardinale Becciu”

Sul caso delle dimissioni del card. Becciu, rilancio l’editoriale del giornalista e scrittore Phil Lawler apparso su Catholic Culture

Eccolo nella mia traduzione.  

 

 

Finalmente un’azione decisa per affrontare la corruzione finanziaria in Vaticano! Finalmente un prelato di rango è stato ritenuto responsabile!

Dopo anni di promettenti riforme e di responsabilità, lasciando il potere effettivo nelle mani di coloro che si sono opposti alla riforma, Francesco ha finalmente rotto lo schema.

Considerate lo stupefacente danno che il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha fatto alla causa della riforma prima di essere finalmente costretto a rassegnare le dimissioni:

  • Becciu aveva costretto la brusca partenza del revisore generale del Vaticano, Libero Milone, minacciandolo con una denuncia penale quando cercava di indagare sui rapporti finanziari di Becciu.

  • Becciu aveva contribuito a cacciare Ettore Gotti Tedeschi dal suo incarico di capo della banca vaticana, a indurre René Bruelhart a dimettersi dalla carica di presidente dell’Autorità per l’informazione finanziaria, e a mettere Domenico Giani in una posizione insostenibile che lo ha costretto a dimettersi dalla carica di capo della Gendarmeria vaticana.

Ora che Becciu si è dimesso, e ha perso i suoi privilegi come membro del Collegio cardinalizio, potrebbe essere saggio rivisitare alcuni di quei precedenti spostamenti del personale. Come ha fatto a ostacolare così tanti aspiranti riformatori? Come ha guadagnato abbastanza influenza per sopravvivere così a lungo, anche se le domande sui suoi rapporti finanziari si sono moltiplicate?

Sotto molti aspetti il caso Becciu rispecchia il caso di Theodore McCarrick, l’ultimo prelato ad essere stato privato dei suoi privilegi di cardinale. Le offese di Becciu sono meno spaventose, e la sua punizione è meno severa. (Non è laicizzato, e l’annuncio vaticano visibilmente gli ha dato il titolo di cardinale, anche se è stato privato dei privilegi di appartenenza al Collegio). In entrambi i casi l’azione disciplinare del Vaticano lascia il mondo cattolico a bocca aperta: Chi erano i suoi sponsor e protettori? E quando sapremo la piena verità sul suo uso e sull’abuso del potere ecclesiastico?

Il laconico annuncio delle dimissioni di Becciu da parte del Vaticano non ha dato alcun indizio sulla causa della sua caduta. (Forse la causa immediata è stata un articolo che la rivista italiana L’Espresso aveva già preparato per la pubblicazione, descrivendo in dettaglio le discutibili transazioni del prelato italiano). Ma per mesi Becciu era stato il punto focale delle indagini su almeno due grandi scandali finanziari. Quasi un anno fa, in un’analisi dei problemi finanziari del Vaticano, avevo scritto: “Il cardinale Angelo Becciu è in guai seri”. La Catholic News Agency, che ha svolto un ottimo lavoro di indagine sui dettagli degli scandali finanziari, ha ora prodotto un’ottima sintesi del caso contro Becciu.

Becciu non era solo un altro funzionario vaticano che si dilettava amatorialmente in questioni finanziarie. (Ce ne sono molti altri in quella categoria, triste a dirsi.) Era il sostituto: l’equivalente vaticano di un capo di gabinetto, il custode di tutte le pratiche che passano per la Curia romana, il potente prelato che si incontra praticamente ogni giorno con il Papa. Aveva il controllo effettivo dei proventi della raccolta dell’Obolo di San Pietro, e quando investiva quei fondi, anche se non era autorizzato a farlo, le sue decisioni andavano avanti indiscusse, finché quei fastidiosi riformatori non cominciarono a chiedere dove andavano a finire tutti i soldi.

Anche allora, quando gli investigatori vaticani hanno fatto irruzione nell’ex ufficio di Becciu presso la Segreteria di Stato lo scorso ottobre, alla ricerca di risposte alle loro domande, i risultati netti hanno mostrato il peso duraturo di Becciu. Nel giro di poche settimane, Bruelhart si era dimesso da capo dell’Autorità per l’informazione finanziaria, che aveva messo in discussione le transazioni; Giani si era dimesso da capo della gendarmeria vaticana, che aveva condotto il raid. E il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, aveva rilasciato una dichiarazione di sostegno al cardinale Becciu sotto attacco.

A quel punto, però, il cardinale Becciu non era più il sostituto. Gli era stato dato il cappello rosso da cardinale e promosso a nuovo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. E là dentro sta un’altra storia interessante.

Quando il cardinale Pell condusse la prima rigorosa analisi delle finanze vaticane, la Congregazione delle Cause dei santi sottostò ad un esame speciale. Il Segretariato per l’Economia riscontrò una quasi totale mancanza di controllo sull’uso dei fondi raccolti dai fedeli per promuovere le cause dei santi. Nel 2016 il Vaticano emanò nuove regole, specifiche per quella congregazione, per affrontare la situazione. E due anni dopo, con una mossa ironica, l’arcivescovo che come sostituto aveva fatto una serie di discutibili operazioni finanziarie è diventato il cardinale a capo della congregazione con una storia di operazioni finanziarie discutibili.

Ad essere onesti, non c’è motivo di sospettare che Becciu si sia preso nuove libertà con le finanze della Congregazione delle Cause dei Santi. Il Vaticano aveva già imposto controlli sulle spese; gli abusi sono stati, confidiamo, affrontati. Ma le domande su quell’ufficio, e su ogni altro ufficio all’interno del Vaticano, persisteranno finché non sapremo la verità sulla curiosa carriera del cardinale Becciu, e sulla cultura vaticana che lo ha sostenuto.




L’avanzata pericolosa del politicamente corretto

omologazione

 

Ho l’età per appartenere a quelle persone (perbene) che tanti anni fa di fronte agli studenti che affermavano a voce alta “il sapere è l’arma di pressione di una società bianca, fallocratica, eterosessuale” hanno sorriso, scosso la testa, detto “son ragazzi”. Erano i nonni di quelli che oggi depositano un fiore sulle confezioni di carne nel banco frigo dei supermercati dandoci degli “assassini” (di vacche e di pecore, of course). E noi sorridiamo: “son ragazzi”.

Evoluzione del politicamente corretto

Ci è sfuggita allora, ci sfugge oggi, la pericolosità del politically correct e della sua evoluzione. Mi ha confidato un amico, professore universitario in Usa (mi ha pregato di non citarlo!) che colà le Università controllano, per conto degli studenti e delle loro famiglie, il diversity statement dei professori. Chi concorre per occupare una cattedra deve documentare per iscritto (sic!) che nell’insegnamento “illustrerà e commenterà criticamente l’esperienza dei gruppi di diseredati, passati e presenti”. In quel “passati” ci sono i libri di Dante e di Shakespeare bollati come omofobi, e le statue (da distruggere) di chi ha fatto la Storia.

Era il sistema in auge al tempo del fascismo italico, del nazismo tedesco, del comunismo sovietico, del nazi-comunismo maoista, mantenuto tal quale dal loro compagno di merende Xi Jinping. Il documento richiesto dalle università liberal americane altro non è che l’adesione al pensiero unico di novecentesca memoria, rendendo irrilevante le capacità didattiche, la competenza riferita alla materia di insegnamento, la meritocrazia.

Uno dei miei miti è Allan Bloom, il suo libro “La chiusura della mente americana”, dal 1987 staziona sul mio comodino, proteggendomi da questi barbari, sempre più ignoranti e aggressivi. Fin dalla sua prima edizione il libro venne violentemente attaccato dalla sinistra liberal americana, si associarono le sinistre europee, pure quella italiana. Oggi, la parte migliore della sinistra e della destra americana, con alla testa un altro mito (Noam Chomsky) in un Manifesto hanno detto: “Basta!”. John McWhouter professore alla Columbia, afroamericano, cita un’inchiesta ove 445 accademici interpellati su questo tema, preferiscono non esprimere la loro posizione per timore di compromettere il proprio posto di lavoro (sic!).

Intellettuali del pensiero unico

È ciò che sta avvenendo, ormai da molti anni, anche da noi, persino nel mondo dei media ove il conformismo politico culturale dovrebbe essere, per definizione, assente. Un gruppo di facinorosi (scrittori, giornalisti, magistrati, musici, persino ridicoli influencer) sta dettando l’agenda del pensiero unico e funge pure da giudice seguendo i dettami del vecchio Tribunale speciale del 1926. I colleghi dei media mainstream, di impronta dichiaratamente liberale, sono ridotti a una sparuta minoranza (ne ho contati una decina) e il loro destino pare segnato.

Mi preoccupa la Svizzera, ultima terra liberale, starà mica collassando anche lei? La Swiss, in verità ora è tedesca, quindi “merkellizzata”, non distribuisce più a bordo i deliziosi cioccolatini Läderach perché Jürg Läderach si è dichiarato contro l’aborto (sic!). A Zurigo una pacifica marcia di cristiani è stata vietata con una motivazione incredibile: “pericolo di violenze”. La Polizia ha precisato: non i cristiani, ma i loro avversari politically correct sono facinorosi e fanatici.

Tutte cose previste 33 anni fa da Allan Bloom (si dice abbia perso il Nobel per quel libro) che disse, profeticamente, “Il fascism non ci ha mai lasciati”. Come liberali è giusto preoccuparci di una potenziale deriva socialista-statalista post “Virus”, ma prima di questa incombe un pericolo ben più grave, il fascism (mi raccomando senza la “o”) di costoro fattosi potere. Non dobbiamo accettare di andare verso una società plumbea (così chiamo da anni quella del CEO capitalism ) che con la sua visione digital-monopolista della vita mortifica il pensiero e l’iniziativa privata (competenza, concorrenza, merito) dopo aver ucciso l’ascensore sociale.

La libertà vive di errori e di eccessi ai quali si rimedia proprio con la libertà, non con leggi e prassi che vietano e non educano. Almeno noi dei media non allineati, ormai quattro gatti, si abbia la dignità di uscire da questo conformismo d’accatto. Lo ripeto fino alla nausea: “Fermiamoci, se del caso, scendiamo”.

Riccardo Ruggeri, 27 settembre 2020

fonte: Zafferano.news




Trump nomina Amy Coney Barrett alla Corte Suprema

Avevamo già parlato della probabile nomina alla Corte Suprema degli Stati Uniti di Amy Coney Barrett e del fuoco di fila cui ha dovuto sottostare a causa della sua fede cattolica e della sua numerosa famiglia. Le previsioni si sono avverate e ieri il presidente degli USA, Donald Trump, l’ha nominata alla più alta Corte degli USA.

Ecco un articolo di  Christine Rousselle, pubblicato sul Catholic News Agency, nella mia traduzione. 

 

Trump e Amy Coney Barrett

 

Il presidente Donald Trump ha presentato ufficialmente il giudice Amy Coney Barrett come suo candidato a ricoprire il posto vacante alla Corte Suprema sabato, dopo la morte del giudice Ruth Bader Ginsburg la scorsa settimana.

Trump ha presentato il giudice Barrett, una cattolica, il 26 settembre, in una conferenza stampa nel Roseto della Casa Bianca poco dopo le 17.00. 

Presentando Barrett, Trump ha detto che la nomina di un giudice della Corte Suprema è uno dei suoi “compiti più importanti” come presidente.

“Questa è la mia terza nomina”, ha detto Trump, “ed è davvero un momento di grande orgoglio”.

“Oggi è un onore per me nominare una delle menti legali più brillanti e dotate della nostra nazione”, ha detto Trump, rendendo omaggio a Barrett come “una donna di ineguagliabile successo, con un intelletto imponente, eccellenti credenziali e una fedeltà incrollabile alla costituzione” e “eminentemente qualificata” per il servizio nella più alta corte della nazione.

Parlando dopo il presidente, Barrett ha detto di essere stata “profondamente onorata” dalla nomina e ha definito il momento come “un’occasione piuttosto travolgente”.

“Mi impegno ad assumermi le responsabilità di questo lavoro al meglio delle mie capacità”, ha promesso. “Sono veramente onorata dalla prospettiva di servire la Corte Suprema”.

Trump ha anche reso omaggio al giudice Ginsburg, dicendo che “la nazione ha pianto la perdita” di un “gigante legale e pioniere delle donne”.

Anche la Barrett ha reso omaggio a Ginsburg nelle sue stesse osservazioni, osservando che la Giustizia “ha iniziato la sua carriera in un periodo in cui le donne non erano le benvenute nella professione legale”, e “ha frantumato i soffitti di vetro” per condurre una vita di “enorme talento e conseguenze”.

Il giudice è stato presentato dal presidente sabato sera, dove è stata raggiunta dai membri della sua famiglia e dai colleghi della facoltà di legge dell’Università di Notre Dame.

Barrett, 48 anni, è attualmente in servizio presso la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Settimo Circuito, carica alla quale Trump l’ha nominata nel 2017. 

Ora si prevede che la commissione della magistratura del Senato programmerà le udienze prima del voto in Senato. I leader repubblicani hanno indicato che si muoveranno rapidamente per programmare le udienze di conferma davanti alla commissione giudiziaria e portare la nomina di Barrett a una votazione completa.

Il leader della maggioranza del Senato Mitch McConnell ha detto all’inizio di questa settimana che “il Senato voterà su questa nomina quest’anno”, ma non ha specificato se si aspetta che il voto avvenga prima o dopo le elezioni di novembre.

Nata a New Orleans, la maggiore di sette figli, Barrett si è laureata al Rhodes College prima di ricevere una borsa di studio completa per la Notre Dame Law School dove si è laureata prima della classe. 

Barrett è stata poi cancelliera del giudice Laurence Silberman e del giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, prima di diventare avvocato privato. È tornata alla Notre Dame Law School e ha tenuto lezioni nel 2002 prima di diventare professore nel 2010. 

La selezione di Barrett è stata ampiamente anticipata, con molti media che l’hanno nominata come candidata principale per la nomina. Ha già affrontato l’esame e le critiche dei media per la sua fede cattolica. 

Durante l’audizione per la sua nomina nel 2017, la senatrice Dianne Feinstein (D-CA) l’ha interrogata sulla sua fede e sui suoi valori personali, dicendo che “quando si leggono i suoi discorsi, la conclusione che si trae è che il dogma vive a voce alta dentro di lei. E questo è preoccupante”.

Barrett e suo marito hanno sette figli, di cui due adottati da Haiti. In un’intervista del 2019 a un evento per ex allievi di Notre Dame a Washington, DC, Barrett ha detto che crescere i figli è “il luogo dove si ha il maggiore impatto sul mondo” e che non poteva immaginare nulla di più grande. In attesa della sua nomina, nei giorni scorsi le critiche dei media si sono rivolte anche alle dimensioni della famiglia del giudice

Durante le udienze di conferma di Barrett, sono state sollevate anche domande sull’associazione di Barrett con l’organizzazione laica People of Praise (Popolo della preghiera, ndr). 

People of Praise è stato definito dai media una “setta” e criticata per una pratica, che da allora è stata cambiata, che chiamava i leader “capi” e “ancelle” – entrambi riferimenti a passi biblici. 

People of Praise è stata fondata nel 1971 come parte di una “grande emergenza di ministeri laici e movimenti laici nella Chiesa cattolica”, dopo il Concilio Vaticano II, ha detto alla CNA il vescovo Peter Smith, membro dell’organizzazione.

Il gruppo iniziò con 29 membri che formarono un “patto” – un accordo, non un giuramento, di seguire principi comuni, di dare il cinque per cento del reddito annuale al gruppo e di incontrarsi regolarmente per progetti spirituali, sociali e di servizio.




L’infanzia sessualizzata è la prossima frontiera della rivoluzione sessuale.

“E se la rivoluzione sessuale non fosse finita nemmeno a metà? I rivoluzionari della sessualità hanno avuto molte vittorie dagli anni ’60, ma non hanno ancora realizzato le loro più grandi ambizioni. Promuovere la sessualità infantile li porterà più vicini al loro obiettivo.”

Un articolo di Scott Yenor,  pubblicato su The First Thing, nella mia traduzione. 

 

E se la rivoluzione sessuale non fosse finita nemmeno a metà? I rivoluzionari della sessualità hanno avuto molte vittorie dagli anni ’60, ma non hanno ancora realizzato le loro più grandi ambizioni. Promuovere la sessualità infantile li porterà più vicini al loro obiettivo.

I rivoluzionari della sessualità negli anni ’60 speravano di raggiungere la liberazione totale minando le istituzioni e i comportamenti che “reprimevano la sessualità”. In un’atmosfera libera dalla repressione, credevano che tutte le espressioni della sessualità sarebbero state benedette, mentre coloro che insegnavano che c’era un modo giusto e uno sbagliato di fare sesso sarebbero stati stigmatizzati come puritani o peggio.  

Eppure la fine della repressione è ancora lontana. I rivoluzionari speravano di vedere il matrimonio appassire sulla vite, ma la maggior parte degli americani si sposa ancora, e la maggior parte dei matrimoni dura una vita. I rivoluzionari hanno ottenuto l’accettazione pubblica dell’omosessualità e poi del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma il numero di omosessuali praticanti non è salito alle stelle. I rivoluzionari speravano di liberare il sesso da relazioni durature, ma la perversione polimorfa non è ancora diventata la norma americana. I rivoluzionari hanno anche sovvertito l’insegnamento morale e sessuale del loro più grande nemico, la fede cristiana, ma la maggior parte delle chiese continuano a porre dei limiti al comportamento sessuale. Le cose potrebbero andare peggio. 

I conservatori spesso sostengono che la rivoluzione sessuale incontrerà “limiti naturali”. Forse il principale limite naturale è il rispetto per l’innocenza sessuale dei bambini. La nostra società si è opposta a lungo a pensare ai bambini come oggetti sessuali o esseri sessuali, e raramente ha incoraggiato i bambini stessi a impegnarsi in giochi ed esplorazioni sessuali. L’infanzia è il momento di coltivare l’autocontrollo, di incoraggiare la modestia sessuale e di trasformare la vergogna in virtù sessuale. Facciamo rispettare questo limite con le leggi sull’età del consenso (la maggiore età, ndr) e con le leggi contro la pornografia infantile.  

Ma i rivoluzionari della sessualità non rispettano questo limite “naturale”. Infatti, i rivoluzionari della sessualità considerano i bambini come esseri sessuali con desideri sessuali che bramano l’appagamento. I leader della rivoluzione sessuale pensavano che la società cristiana e borghese sarebbe crollata se i bambini fossero cresciuti in un ambiente “sessualmente positivo” senza “repressione”. Per Wilhelm Reich, autore di Sexual Revolution, “l’astinenza per i bambini” è “patologica e causa il caos stesso che si sente chiamato a dominare”. In Eros e Civiltà, Herbert Marcuse ha dichiarato di sperare che la rivoluzione possa “erotizzare zone, tempi e relazioni precedentemente tabù”, come l’infanzia. L’influente Alfred Kinsey pensava che la distinzione tra la sessualità infantile e quella adulta sarebbe scomparsa in una società veramente non oppressiva.  

Per i rivoluzionari, la mancata sessualizzazione dell’infanzia spiega perché la rivoluzione sessuale non è progredita ulteriormente. Pertanto, molti stanno adottando un nuovo genere di educazione sessuale completa che inizia prima e incoraggia l’attività sessuale vera e propria. I rivoluzionari spacciano l’educazione sessuale precoce sotto la bandiera relativamente moderata di arrestare la gravidanza, prevenire gli abusi e fermare le malattie sessualmente trasmissibili. Il loro obiettivo finale è che le istituzioni pubbliche normalizzino il trattamento dei bambini come esseri sessuali. L’educazione sessuale precoce, sperano, influenzerà le abitudini e gli affetti dei bambini e influenzerà le loro azioni e i loro atteggiamenti.  

I nostri giganti della tecnologia incoraggiano la sessualità infantile. Il recente Cuties di Netflix possono fare per la sessualità infantile quello che Will e Grace hanno fatto per il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Chi può dimenticare “Desmond is Amazing” (qui e qui), la storia di un drag queen undicenne? I pubblicitari hanno abbandonato da tempo l’idea che i preadolescenti siano sessualmente innocenti.  

E le leggi sull’età del consenso stanno cambiando. La California è leader. Mentre rimane un crimine, per esempio, per un diciottenne fare sesso con un dodicenne, i giudici possono ora definire tale sesso volontario ma non consensuale e abbassare la pena per il colpevole (purché il divario di età sia di dieci anni o meno). Così, il sostegno legale per il mantenimento dell’innocenza sessuale dei bambini si sta erodendo. Presto le leggi sull’età del consenso cadranno nel disuso, proprio come le precedenti forme di regolamentazione sessuale.  

La piattaforma democratica 2020 sostiene “un’educazione sessuale accurata dal punto di vista medico, LGBTQ+ inclusiva e adeguata all’età”. A Boise, la task force del sindaco per la costruzione di una città più equa mira a “stabilire l’educazione sessuale al livello asilo-12° livello”. Questo sta accadendo in tutto il paese. Il sito web della campagna di Biden promette di perseguire un’educazione in età prescolare universale per tutti i bambini americani di tre e quattro anni. Questo includerà l’educazione sessuale? Più della metà degli stati richiede l’educazione sessuale nella scuola materna. Anche i consigli di amministrazione statali per l’istruzione sono favorevoli a questo tipo di approccio. 

La nuova educazione sessuale completa enfatizza la tolleranza per la fluidità sessuale e gli stili di vita alternativi. Come dice uno scrittore, istruisce i bambini sul “piacere sessuale, il loro corpo sessuale nascente e l’intimità sessuale”. I bambini possono imparare a conoscere il consenso praticando l’intimità sessuale alle elementari, come hanno fatto in Germania. Poiché le scuole adottano un’educazione sessuale precoce, l’intimità sessuale sarà insegnata prima e l’esplorazione del corpo passerà da scoraggiata, a facoltativa, a incoraggiata. Se i bambini sono per natura esseri sessuali, aspettatevi che la loro natura sessuale venga rivelata sempre prima: Se i bambini sono per natura sessuali, i rivoluzionari non potranno mai dire “è troppo presto”.  

Molti genitori sono disgustati dall’educazione sessuale della prima infanzia. Ma molti hanno anche rinunciato in gran parte al loro ruolo di genitori, confidando che gli esperti indottrinino i loro figli. I genitori oggi sono essi stessi prodotti della rivoluzione sessuale e probabilmente vedono meno ragioni per proteggere i bambini rispetto ai loro predecessori. Di conseguenza, la resistenza a questo nuovo genere di educazione sessuale non sarà più quella di una volta.  

I bambini sessualizzati, spogliati del senso di vergogna e incoraggiati ad essere sessualmente fluidi, avranno meno probabilità di sostenere il matrimonio e la genitorialità responsabile. Il sesso sarà ulteriormente distaccato dal matrimonio. Stili di vita alternativi e il sostegno alla pedofilia diventeranno più comuni, e la pornografia più diffusa. L’autocontrollo sessuale sarà meno comune. 

L’infanzia sessualizzata è la prossima frontiera della rivoluzione sessuale. Si presenta con la veste di una pecora della prevenzione della gravidanza e di stili di vita sani, ma è un lupo. Promette di disordinare i rapporti sessuali umani e di minare ciò che resta della nostra etica coniugale e familiare e di sovvertire la civiltà stessa.  

 

Scott Yenor è l’autore de Il recupero della vita familiare: Esporre i limiti delle ideologie moderne.