Il quotidiano New York Times (NYT), in previsione dell’uscita del libro del francese,

Tweet del gesuita padre James Martin

Tweet del gesuita padre James Martin

omosessuale dichiarato, Frèdèric Martel, intitolato “Sodoma” (che parla della diffusa omosessualità – a parere di Martel – presente nella Curia romana), ha pubblicato un articolo che parla e fa parlare sacerdoti omosessuali che rappresentano la religione Cattolica come una “gabbia”, quando la si consideri sotto l’aspetto della morale sessuale.

Il gesuita padre James Martin, molto vicino ai gruppi LGBT, riferendosi all’articolo del NYT, ha scritto nel tweet a destra riportato: “Questo è un pezzo saggio, riflessivo, ben studiato e, per molti versi, innovativo”.

Questo tweet ha stimolato la reazione di padre John Zühlsdorf, che ha scritto il puntuto articolo che vi propongo. Zühlsdorf sul web è noto come “padre Z”.

Ecco ampi stralci, nella mia traduzione.

 

 

(don) Mario Bonfanti, ex sacerdote lombardo, scomunicato nel 2012

 

E’ “saggio” (riferendosi alla parola usata da padre Martin, ndr).

Naturalmente nessun suggerimento all’Inferno della Bibbia per il legame tra abuso sessuale clericale e omosessualità. No. Assolutamente no. Basta continuare a spazzare (cioè mettere, ndr) sotto il tappeto quel mucchio di macerie di dimensioni pari al 9/11 (cioè delle dimensioni dell’attacco alle Torri gemelle a New York, ndr). “Oh no”, gli omosessuali piangnucolano. “Non c’è alcunaaaaa connessione! Zitto o inizierai la caccia alle streghe”.  La successiva cosa che dicono è che collegare i due temi (omosessaulità ed abusi, ndr) rende l’essere “gay” più pericoloso!

“Il vero problema è il clericalismo”, ripetono. Nessuno ci crede davvero. Diventa plausibile solo quando si tiene conto di un’altra cosa: la sodomia. Il problema è il #sodoclericalismo.

Nel frattempo, il “vertice” di Roma non ne parlerà (ed effettivamente non ha parlato di omosessualità, ndr).

Il titolo del pezzo del New York Times era seriamente irritante.

Non è un armadio. E’ una gabbia”.

I sacerdoti cattolici gay parlano in maniera aperta.

La crisi della sessualità nella Chiesa cattolica va oltre l’abuso. Va al cuore del sacerdozio, in un armadio che intrappola migliaia di uomini.

No. No. No. NO!

Il sacerdozio non è una gabbia. Non è una trappola. La porta è laggiù ed è aperta. Se è così orribile, USCITE (cioè, lasciate il sacerdozio, ndr).

Ma si sentono già i lamenti…..

“Oooooooooo ma voglio stareeeeee. E’ così gratificante far sentire bene le persone ed essere toccati dalla loro vita! (Perché alla fine si tratta di me, e di come mi sento bene.) Non voglio lasciare il sacerdozio. Voglio restare e far sapere a tutti che sono “gay”! Dire che dovrei andarmene mi fa sentire in colpa, e nessuno dovrebbe sentirsi in colpa. Tutti dovremmo esprimerci così come siamo! (Perché ….. sai…)”.

Voglio io, padre Z, che voi ragazzi ve ne andiate?

Francamente, sì, se fate sesso con gli uomini, sì. ANDATE VIA. Se vi sforzate di vivere una vita santa, e siete ordinati, allora andate avanti con il vostro sacerdozio e smettete di piagnucolare e smettete di spalmarlo sulla faccia della gente.

Tutto quello che state veramente dicendo alla gente è che non siete capaci di avere il giusto rapporto nuziale con la Chiesa, che Cristo stesso ha e intende per i suoi sacerdoti. Se avete una forte inclinazione a qualcosa che è l’opposto di una relazione nuziale, allora interiormente il vostro sacerdozio è in corto circuito.

(…)  Agere sequitur esse (dal latino: “l’agire segue l’essere”, ndr). In un certo senso, è quello che stiamo facendo noi sacerdoti: sbattere il nostro corpo in quella cosa in un ambiente altamente tossico perché la Santa Chiesa abbia la forza vitale essenziale per la nostra missione. Questo significa essere sacerdote e vittima.

(…) Lo stesso vale per un prete “gay” (come odio quella parola) che mette a nudo la sua anima in pubblico sulla sua attrazione per gli uomini. Parliamo di egoismo!  Perché scaricare questo sulle persone e farglielo portare? Non voglio sentire parlare delle lotte interiori di un ragazzo gay oppresso “intrappolato” nel sacerdozio. Stai zitto e sii prete!  Sei un uomo, vero? Anche se hai un disturbo, sii uomo. Se sei sulla Croce 24/7 (cioè 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, ndr), chiudi il becco e resta sulla Croce. Ecco dove dovrebbero stare i sacerdoti. Quando Cristo parlò al Padre di non fargli bere il calice, i Sinottici dicono che fu sequestrato nel Giardino. Durante la Sua Passione, Nostro Signore non si lamentava in pubblico di ciò che i Suoi tormentatori gli stavano facendo. “Come sonooooooo combattuto!  Come sonooooooo incompreso!”

Non dovete commettere scandalo confondendo tutto questo in pubblico e confondendo i fedeli sul vostro ministero e sugli insegnamenti e l’autorità della Chiesa affermata da Dio!

La Croce è il vostro cammino verso la salvezza e un luogo in cielo, a causa della sofferenza dei fedeli.

Credo sinceramente che le persone con l’attrazione dello stesso sesso, se si sforzano di essere casti e di sopportare la loro successiva sofferenza, avranno un posto molto alto in cielo. Maggiore è il peso e la sofferenza, maggiori sono le grazie e la ricompensa.

Nel corso degli anni, questa è stata la mia posizione. Per esempio QUI. Ho un enorme rispetto e ammirazione per le persone che lottano – e quindi soffrono – quando superano le loro inclinazioni peccaminose, qualunque esse siano.

Il sostegno alle persone omosessuali è obbligatorio per i veri cattolici. Tuttavia, è obbligatoria anche la verità nel suo complesso, che include necessariamente l’esplicita e chiara rinuncia ad atti omosessuali, che violano la dignità umana e danneggiano gravemente gli individui e la società. La carità cerca il vero bene degli altri, a scapito del sacrificio di sé.

Sulla questione dei sacerdoti omosessuali,

No, non credo che ce ne siano molti come alcuni sostengono.

No, non credo che gli uomini con tendenze omosessuali dovrebbero essere ammessi nei seminari.

Tuttavia, se sono ordinati, e si sono assunti lo spaventoso fardello di responsabilità che viene a coloro ai quali molto è stato dato, allora, sì, se vogliono vivere una vita di continenza e non commettere scandali pubblici, penso che dovrebbero sforzarsi con coraggio e sofferenza di essere i migliori sacerdoti che possono essere: come tutti gli altri devono esserlo anche nella loro vocazione.

I sacerdoti sono esseri umani, dopo tutto. Lo stesso vale per gli uomini omosessuali che sono mariti e padri.

Se per qualche motivo siete arrivati all’altare attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera del vescovo, siete sacerdoti per sempre. Devi capire cosa fare a questo proposito. Sarai sacerdote per sempre anche all’inferno, se abuserai di ciò che Dio ti ha dato. “Nessuno che mette la mano all’aratro e si guarda indietro è adatto al regno di Dio”.

Ricordo di aver letto, decenni fa, un capitolo scritto da un santo su uomini che, dopo l’ordinazione, decidono di commettere un errore, o di essere indulgenti per motivi meno che giusti. Non avevano una vera vocazione. È un enigma: se sono ordinati, avevano una vocazione….. in un certo senso. Questi uomini potrebbero essere salvati? Devono lasciare il sacerdozio? Ancora una volta è stato decenni fa, ma ricordo come il santo – forse Joseph Cafasso? – essenzialmente abbia detto: “Uomo alzati. Hai fatto la tua scelta. Conformati alla scelta. Devi conformarti al sacerdozio. Soffri e vai avanti e puoi arrivare al cielo”.

Arrivare in paradiso è l’obiettivo primario. E, al confronto, la vita è davvero breve.

Tick… Tick… Tick…

“Ma padre! Ma Padre!”, il gemito smidollato mondano, “Tutto il parlare di sofferenza e sacrificio mi sta scuotendo! Mi fa sentire in colpa e questo è contro il Vaticano II. I sacerdoti – di ogni genere – sono per le persone! Dovrebbero confermare ed essere simpatici, non meschini come LEI. Lei è cattivo e odia le persone perché LEI ODIA IL CONCILIO VATICANO II!”.

(…)  Sì, il sacerdote è “per le persone”. Il sacerdote è, però, ancora più fondamentalmente per se stesso. Un motivo principale per cui un uomo dice “Sì” è perché vuole fare la volontà di Dio, senza la quale mette a rischio la propria salvezza eterna. Dire No a Dio ha prodotto cattivi risultati nel corso della storia della salvezza. Leggete l’Antico Testamento. Ogni afflizione del popolo di Dio deriva dal dire No alla volontà di Dio.

Il sacerdote deve conformarsi all’altare al quale è indissolubilmente legato. Il sacerdozio è per il sacrificio. Parlare di sacerdozio senza menzionare il sacrificio è inutile, che oggi è molto precisamente quello di cui si chiacchiera intorno al sacerdozio. Al giorno d’oggi, i sacerdoti hanno il compito di far sentire bene le persone con se stesse. NO. Il sacerdozio è – prima di tutto e soprattutto – per offrire sacrifici. I sacerdoti di Gesù Cristo, il vero sacerdote, sono contemporaneamente coloro che elevano l’offerta e anche l’offerta sacrificale di se stessi. Tutto il suo essere è ora guidato dall’essere sacerdote e vittima.

Questo è il tipo di realismo che ha portato Agostino d’Ippona a malmenare le sue congregazioni quando hanno sbagliato: perché voleva che arrivassero in Cielo. Che ascoltassero o meno, non voleva perdere il Cielo per se stesso trascurando di predicare le cose dure. Era la sua vocazione quella di predicare tutto ciò che serviva per portarli in Cielo. Poi Agostino, come disse il sacerdote/vittima: “Nolo salvus esse sine vobis….. Non voglio essere salvato senza di te”. Questo è il lavoro del sacerdote/vittima. Farebbe quello che serve per aiutarli ad andare in Cielo, anche se questo significa farli temporaneamente arrabbiare con lui. Li ha messi davanti a se stesso.

Ma……. lamentarsi di essere un gay incompreso.  ME ME ME ME ME! Si tratta di ME!

Fallimento.

Quindi, uomini, zitti e sacrifici. Se non potete, c’è la porta.

Infine, voi uomini là fuori che siete nell’indecisione dicendo “dovrei rimanere o dovrei andare”. Prima di tutto, fate un esame di coscienza. Vorrei chiedere: hai una devozione a Maria? Includi la devozione a Maria, Regina dei Sacerdoti nella tua vita? Non dovresti, forse, prima di fare qualcosa di avventato – come a) lamentarti del sacerdozio e della tua omosessualità o b) lasciare il sacerdozio a causa della tua omosessualità – dare un’iniezione di devozione mariana?

Chiedete alla madre di Cristo, vostra madre, vostra madre, di aiutarvi.

E così l’invettiva è finita.

 

Fonte: Il blog di padre Z

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email