Il salesiano indiano è stato per 18 mesi nelle mani di un commando estremista in Yemen. Nel suo libro “By the Grace of God”, egli racconta la sua esperienza di prigionia e di fede. Il pensiero fisso è per le suore di Madre Teresa rimaste senza prete dal 2016 e per le quattro religiose trucidate. Il perdono “è l’arma efficace della preghiera”.

Un articolo di Nirmala Carvalho, pubblicato su AsiaNews.

padre Tom Uzhunnalil

padre Tom Uzhunnalil

 

“Pregate, pregate, pregate. La preghiera è l’arma più potente”. Lo afferma p. Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano rapito in Yemen nel marzo 2016 da un commando Jihadista e liberato dopo 18 mesi. Il 23 novembre egli ha presentato il suo libro “By the Grace of God” nel quale racconta la sua esperienza di prigionia e di fede.

L’evento si è tenuto nella chiesa di St. Andrew a Bandra, un quartiere di Mumbai. Era organizzati dal movimento giovanile Andrean Youth Movement (Aym). Con l’occasione, il missionario ha voluto porgere i suoi omaggi al card. Oswald Gracias, titolare dell’arcidiocesi, alla vigilia del 12mo anniversario dell’elevazione a cardinale – che ricorreva ieri, nella solennità di Cristo Re. “Possa Gesù, il Re dei re – dice – benedire sua Eminenza con tutte le grazie di cui egli ha bisogno per guidare i fedeli a lui affidati sulla via che Gesù vuole”.

Dopo aver celebrato la messa, p. Tom ha raccontato con calma e chiarezza il rapimento e i 557 giorni trascorsi in cattività. Il 4 marzo 2016 un gruppo islamico ha attaccato il compound delle missionarie della Carità ad Aden, uccidendo quattro suore e altre 12 persone. Nell’occasione gli estremisti hanno sequestrato un sacerdote, p. Tom Uzhunnalil, liberato nel settembre dell’anno successivo.

Nonostante le violenze cui ha assistito e le sofferenze provate sulla propria pelle, il salesiano cerca sempre d’infondere serenità e rilanciare l’impegno verso il dialogo tra le religioni. La sua preoccupazione principale è per le suore di Madre Teresa, “rimaste senza sacramenti dal 2016. Io sono stato l’ultimo prete in Yemen”.

Nel suo discorso, egli insiste sul valore del perdono insieme alla preghiera: “Il perdono è un’arma efficace nel pregare per coloro che vi fanno del male. Se non perdonate, vi torturerà. Anch’io durante la mia prigionia ho pregato per i miei rapitori, ho pregato che Dio potesse benedirli cambiando il loro cuore. Ripetevo spesso: ‘Dio, perdonali’. Non giudicate. Quando vedete le notizie, pregate. Non credete in qualsiasi cosa, pregate per la pace nei loro cuori”.

Accanto alla preghiera e al perdono per i suoi rapitori, p. Tom racconta di aver ripensato spesso alle suore di Madre Teresa trucidate dagli estremisti. Nel libro egli afferma che “l’eroico e tragico martirio delle suore mi turbava. Un giorno qualcosa mi ha spinto a pregare che Dio ci desse la pioggia come segno dal Paradiso che le suore gioissero della sua visione benedetta. Che ci crediate o meno, quella sera c’è stata davvero un violento acquazzone”.

“Sono convinto che il mio rilascio – afferma – è stato il frutto delle preghiere di milioni di persone in tutto il mondo, in particolare le preghiere e i sacrifici dei miei connazionali. Ringrazio dal profondo del cuore ognuno di voi. Possa il Signore benedirvi in abbondanza e niricompensarvi al meglio come Egli sa”.

 

 

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