Pachamama nella basilica di San Pietro

Pachamama nella basilica di San Pietro

 

di Sabino Paciolla

 

Il flirt, il sincretismo, chiamatelo come volete, tra i riti pagani e la religione cattolica sta raggiungendo dei livelli molto preoccupanti, almeno in alcuni esponenti della Chiesa cattolica. Padre Paulo Suess, in una intervista che è stata rilasciata su Vatican News, discutendo delle cerimonie pagane che sono state molto criticate e che si sono svolte nelle ultime due settimane in Vaticano, condotte anche alla presenza di Papa Francesco, con la famosa statuetta che alcuni hanno identificato con la Vergine Maria, altri con “Nostra Signora dell’Amazzonia”, altri ancora con la dea della fertilità Pachamama, ha esclamato: “e con questo? Anche se fosse stato un rito pagano, allora è comunque un culto pagano di Dio”.

Suess ha continuato dicendo: “Un rito ha sempre qualcosa a che fare con il culto di Dio. Non si può liquidare [il rito] pagano come nulla fosse. Che cos’è pagano? Nelle nostre grandi città non siamo meno pagani di quelli della giungla. Si dovrebbe riflettere su questo”.

Nei commenti aggiuntivi che si possono vedere solo nel video allegato al notiziario vaticano, Paulo Suess si riferisce a Papa Francesco dicendo della regione amazzonica che “ha questa realtà chiaramente davanti ai suoi occhi, ed è per questo che è arrivata al Sinodo amazzonico, e la sostiene”.

L’affermazione è grave. Ed è grave a tal punto che la trascrizione di alcuni brani dell’intervista fatta dai redattori di Vatican News è stata volutamente “sciolta” rispetto all’originale, con l’omissione della parola “pagano”. Questo è confermato dalla nostra collaboratrice Alessandra Carboni Riehn che ha ascoltato l’intervista in tedesco, confrontandola con la trascrizione. Successivamente, il video e la registrazione sono scomparsi. Segno che anche Vatican News si è resa conto della gravità della cosa. 

Vi starete chiedendo chi sia padre Paulo Suess e perchè quella affermazione assuma una tale gravità. Ebbene, padre Paulo Suess è uno dei personaggi chiave tra quelli che hanno elaborato l’ormai famigerato Instrumentum laboris del Sinodo dell’Amazzonia, ovvero il documento base su cui i padri sinodali hanno lavorato. Un Instrumentum che ha riscosso accese critiche sin dall’inizio, fino ad essere definito apostatico dal card. Brandmüller, eminente storico della Chiesa.

Padre Suess, tedesco di Colonia, dopo gli studi a Bruxelles, Münster, Lovanio e Monaco (dove ottiene il dottorato in teologia con una tesi sul Cattolicesimo popolare in Brasile con  l’ultra-progressista Johann Baptist Metz), si trasferisce in Sudamerica e diviene professore di studi missionari a San Paolo, oltre che membro di Amerindia, un gruppo che sosteneva la Teologia della liberazione.

Secondo Maike Hickson, “il [suo] ruolo chiave deriva anche dal fatto di essere uno stretto collaboratore del vescovo Erwin Kräutler, con il quale si è recato alla storica udienza privata del 4 aprile 2014 con Papa Francesco. Secondo Kräutler è stata proprio Suess a parlare immediatamente con il Papa della mancanza di sacerdoti nella regione amazzonica, dopodiché Papa Francesco ha chiesto agli uomini di fare ‘audaci proposte’. Il Sinodo amazzonico sembra essere il risultato finale di quell’udienza privata del 2014”. 

Per inciso, il vescovo Kräutler, un altro esponente chiave del sinodo amazzonico, è colui che si è vantato di non aver mai battezzato un indio e che mai lo avrebbe fatto.

Se per Suess non è poi tanto un problema che nella Basilica di San Pietro si facciano riti pagani, o che lì si faccia una processione nella quale alcuni vescovi portano sulle spalle la canoa con la controversa figura femminile nuda amazzonica che alcuni riferiscono essere la dea Pachamama, lo è invece per il card. Gerhard L. Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede. 

Infatti, in un’intervista rilasciata all’emittente televisiva cattolica EWTN, il card. Müller, rispondendo al conduttore Arroyo che gli chiedeva un parere sulla condotta tenuta da alcune persone che avevano rimosso di nascosto le controverse figure femminili, o idoli pagani, dalla chiesa di Santa Maria Traspontina, gettandole poi nel Tevere, ha risposto: “Il grande errore è stato quello di portare gli idoli nella Chiesa, non di averli posti fuori, perché secondo la legge di Dio stesso – il primo comandamento – l’idolatria è un peccato grave e non [bisogna] mischiarli con la liturgia cristiana”.

“Averli tirati fuori”, ha continuato Müller, “averli buttati fuori, può essere contro la legge umana, ma portare gli idoli nella Chiesa è stato un peccato grave, un crimine contro la legge divina”.

“Questa è una differenza profonda”.

Che la situazione sia grave lo dimostrano le parole di padre Suess. E ciò viene rimarcato dallo stesso card. Müller quando, in una dichiarazione resa poco prima, dice che si rammarica perché “nemmeno i vescovi si rendono conto quando il confine del vecchio paganesimo viene superato”. Spiega inoltre che l’idolatria e la superstizione è “un peccato contro Dio perché confonde il Creatore con la Sua creazione”.

“L’adorazione di Dio – spiega Müller – è la vera teologia della liberazione dalla paura, dallo spavento e dall’insicurezza che ci viene dal mondo materiale e dai nostri simili. E solo con l’aiuto del Vangelo e della Grazia di Cristo una cultura può sviluppare la sua influenza positiva ed essere liberata dal potere del male”.

La confusione diviene somma quando papa Francesco ieri ha detto: «Buon pomeriggio, vi vorrei dire una parola sulle statue della pachamama che sono state tolte dalla chiesa nella Traspontina, che erano lì senza intenzioni idolatriche e sono state buttate al Tevere….». E allora, chiamare quelle statuine col nome Pachamama significa riconoscere che raffigurano un idolo, appunto Pachamama, la dea Inca della fertilità. Dire allo stesso tempo che quelle figure di idolo sono state utilizzate senza intento idolatrico  significa violare il principio di non contraddizione tanto caro al card. John Henry Newman, fatto santo da Papa Francesco proprio in questo mese di ottobre. Non si può usare un idolo senza intenzioni idolatriche. Infatti, un idolo non può essere portato in processione pensando di non idolatrarlo. Un idolo non può essere messo in una chiesa, non gli si possono accendere dei lumini, raccogliendosi intorno, pensando che non gli si stia rendendo in qualche modo omaggio. È una questione di logica!

 

Sembra che si stiano maneggiando idoli pagani come se nulla fosse, pensando che il maneggiarli non provochi alcun effetto.

E invece ha proprio ragione Phil Lawler quando scrive: 

Come pensate che sembrerebbe, se i pagani devoti cercassero di introdurre l’idolatria nella pratica delle chiese cattoliche? [Pensate che] Terrebbero una conferenza stampa, [che] annuncerebbero i loro piani e marcerebbero lungo la navata centrale con una statua di Baal? Ne dubito. Molto più probabilmente, introdurrebbero un piccolo simbolo delle loro credenze pagane – un simbolo ambiguo, forse; qualcosa che potrebbe essere spacciato per una presentazione inedita di un simbolo cristiano – e vedere se qualcuno si opponga. E se non ci fossero obiezioni, potrebbero riprovare, su una scala più grande. Prima o poi i cattolici sarebbero costretti a riconoscere il pericolo di queste invasioni di campo.

 

Ecco il video prima presente sul portale di Vatican News e poi scomparso:

Posted by Vatican News on Thursday, October 17, 2019

 

___________________________________

[wpedon id=”15469″ align=”center”]

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1