Sempre alquanto discutibili le posizioni che prende padre Sosa Abascal, come quando dice che : “Molto spesso dimentichiamo che il Papa non è il capo della Chiesa, è il Vescovo di Roma”.

Ce lo riferisce Hannah Brockhaus in un articolo che vi propongo nella mia traduzione.

Padre Arturo Sosa Abascal, superiore generale dei Gesuiti (foto CNS via Catholic Herald)

Padre Arturo Sosa Abascal, superiore generale dei Gesuiti (foto CNS via Catholic Herald)

 

Padre Arturo Sosa Abascal, superiore generale dei gesuiti, ha detto in un’intervista di lunedì che Papa Francesco si definisce consapevolmente Vescovo di Roma, invece di usare titoli più grandi.

Molto spesso dimentichiamo che il Papa non è il capo della Chiesa, è il Vescovo di Roma“, ha detto Padre Sosa a EWTN in un’intervista del 15 ottobre.

Come vescovo di Roma, ha un altro servizio da fare alla Chiesa, cioè cercare di realizzare la comunione di tutta la Chiesa“.

Convocando il Sinodo dei giovani, che si svolge a Roma dal 3 al 28 ottobre, Francesco esercita il suo ruolo di Papa riunendo un gruppo “dei suoi pari” per dare un “contributo alla comunione di tutta la Chiesa”, ha detto Sosa.

Padre Sosa ha certamente ragione nel dire che il Papa è il Vescovo di Roma, ma sarebbe un errore dedurre da quel titolo che il Santo Padre è semplicemente ‘il primo tra pari’”, ha detto Pecknold, professore associato di teologia presso la Catholic University of America, al CNA.

Pecknold ha detto alla CNA che i papi parlano spesso e correttamente dei loro “fratelli vescovi”, ma che l’ufficio petrino è unico.

Il Papa “detiene un ufficio di suprema autorità su ogni vescovo in comunione con lui, e naturalmente anche sui fedeli. Non è un carisma di dominio, ma di cura paterna – i papi usano tradizionalmente il titolo di ‘servo dei servi di Dio’”.

Sosa ha detto che, poiché Papa Francesco sente che ogni vescovo è responsabile della sua chiesa locale, questo sinodo, in cui i leader della Chiesa si riuniscono per discutere e decidere le questioni ecclesiali, è un’espressione di dialogo e comunione tra tutti i vescovi.

Pecknold ha convenuto che i vescovi del mondo sono veramente investiti dell’autorità di governare, insegnare e servire le proprie diocesi. Ma il ministero episcopale deve sempre essere fatto in unione con il papa, che, ha detto, “è il centro visibile di comunione per la Chiesa universale”.

“Il collegio episcopale mondiale esiste in quella che la Chiesa chiama ‘comunione gerarchica’ tra di loro e con il capo, il Papa. Quando si parla dell’autorità del collegio dei vescovi di insegnare o guidare, la Chiesa è sempre attenta a sottolineare che questo è possibile solo in unione con il Papa, che è il capo del collegio“, ha spiegato Pecknold.

Nella sua intervista, Sosa ha anche spiegato che il lavoro collaborativo del Sinodo è un lavoro di discernimento, cosa che ha detto essere molto importante per Papa Francesco. Il superiore gesuita ha detto che, sebbene il concetto di discernimento sia una caratteristica chiave della spiritualità gesuita, l’atto di ascoltare lo Spirito fa parte della Chiesa da molto tempo.

“Il discernimento è il modo in cui questa comunione (della Chiesa universale) può essere fatta e come la Chiesa possa trovare la struttura per riflettere una Chiesa aperta a quella sinodalità”, ha continuato Sosa.

Perché la Chiesa non dovrebbe essere governata dagli uomini, ma dallo Spirito. Così (il Sinodo dei vescovi) non è una sorta di parlamento, dove bisogna avere una maggioranza o una minoranza, ma tutti insieme cerchiamo di ascoltare lo Spirito. Ed è questo che il discernimento ci insegna a fare”.

Nei commenti ai giornalisti del 16 ottobre, il cardinale Louis Sako I, patriarca cattolico caldeo di Babilonia, ha fatto eco a questo punto: “Il sinodo non è un parlamento politico, è un sinodo di padri, insegnanti“, ha detto.  “Cosa possiamo dare, cosa possiamo offrire ai giovani, ai fedeli?”  

 

Il Sinodo dei vescovi, istituito da Papa San Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II, è stato creato perché continuassero gli effetti collaborativi dei padri conciliari.

Il Codice di Diritto Canonico lo definisce come un’opera di “assistenza collaborativa” al ministero del Papa, e sottolinea che esiste per “promuovere l’unità” tra i vescovi, anche con il Papa. Si afferma anche che il Sinodo stesso è una creazione dell’autorità papale, che deriva la sua legittimità non dai vescovi presenti, ma dal papa che li ha convocati alla sessione. Se le conclusioni di una sessione sinodale siano deliberative o consultive spetta esplicitamente al Papa stabilirlo, che decide quanto della Sua autorità possa essere delegata.

 

In questo senso, ha detto Pecknold alla CNA, non funziona come un parlamento.

“I parlamenti sono organi politici, legislativi“, ha detto.

“Il Sinodo dei vescovi esiste per promuovere l’unità e per dare al papa il beneficio del suo consiglio. In questo senso, il suo compito non è quello di approvare questa risoluzione o di bloccare quella – è quello di lavorare insieme per consigliare il Papa nel miglior modo possibile, e questo è un lavoro di comunione e di servizio, non di confronto”.

fonte: Catholic News Agency

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