Un'immagine della parrocchia di Gaza   (P. Romanelli) -Foto Vatican News
Un’immagine della parrocchia di Gaza (P. Romanelli) -Foto Vatican News

 

È rimasta solo la preghiera a mantenere coesa la piccola comunità cristiana di Gaza, stremata dalla guerra e dalla mancanza di cibo. A raccontare ai media vaticani la difficile condizione della parrocchia nell’enclave palestinese è il sacerdote argentino, parroco della Sacra Famiglia: “C’è tanta stanchezza, e preoccupazione perché percepiamo di essere rimasti quasi soli in questa zona”.

Roberto Cetera, in un suo articolo pubblicato su Vatican News, riporta di Padre Gabriel Romanelli, parroco di Gaza, che descrive la drammatica situazione nella Striscia, dove i prezzi degli alimenti sono proibitivi: farina a 18 euro/kg, pomodori a 23 euro, zucchero a 100 euro, caffè a 250 euro. Tuttavia, questi beni sono quasi introvabili, costringendo la popolazione a ricorrere a piccoli orti di guerra, sempre più rari, poiché molti abitanti sono fuggiti a sud. Dopo il blocco degli aiuti umanitari da parte di Israele (3 marzo 2025), la parrocchia ha razionato le scorte, condividendole solo con pochi. La comunità cristiana, ridotta a circa 500 persone da 1017 prima del conflitto, vive tra morte e distruzione, con bombe che esplodono a pochi metri dalla parrocchia, ormai parte della quotidianità. Tra i cristiani, 54 sono morti, inclusi 16 in un bombardamento alla chiesa di San Porfirio e altri per mancanza di farmaci. I superstiti, accampati nella parrocchia, sono stanchi e isolati, con 50 disabili e bambini malati assistiti dalle suore di Madre Teresa. La situazione è segnata da paura, solitudine e un’ordinarietà permeata dal suono delle esplosioni.
 

La forza dalla preghiera

Padre Gabriel Romanelli poi continua: 

“L’unica cosa che ci consente di rimanere coesi e con qualche speranza è la preghiera. In questa situazione la forza della preghiera è veramente grande, è l’unica cosa che ci tiene uniti e non ci precipita nella disperazione. Anche ricevere le vostre chiamate ci è importante, così come leggere i brevi articoli che i nostri giovani della parrocchia Suhail e Helda vi inviano. Grazie per pubblicarli anche in Inglese, almeno possono essere letti da più persone. Le telefonate che Papa Francesco ci faceva ogni sera sono state un grande sostegno. Sapere di essere una piccolissima porzione ma di una grande realtà che è la Chiesa universale, sapere cioè che più di un miliardo di cristiani nel mondo prega per questa piccola comunità disgraziata ci da una grande forza di resilienza. Gli alimenti, le medicine, il diesel, sono per noi importanti quanto la preghiera. Senza la preghiera non saremmo arrivati fino ad oggi. La nostra e la vostra… Contiamo su di voi”.

 

 

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