Interessante l’articolo di Antonio Socci, pubblicato sul suo blog, sul silenzio del giornalismo di matrice liberaldemocratica riguardo alla legge liberticida sull’omofobia proposta dall’on. Alessandro Zan. Una proposta di legge che alcuni definiscono “un’aberrazione” sia per la cultura cattolica, sia per la cultura conservatrice, sia per la cultura liberale.

 

Antonio Socci

 

Fino a ieri tutti si dicevano liberali. Ma oggi che sarebbe necessario dimostrarlo di fronte al progetto di legge Zan, definito da molti “legge bavaglio”, d’improvviso sembra che analisti e intellettuali liberali siano spariti, lasciando soli i cattolici a difendere la libertà di tutti.

Vittorio Feltri, fra i pochi laici controcorrente, ha avuto il coraggio civile (perché oggi ci vuole coraggio) di criticare questo disegno di legge illiberale. Ha dato voce così a quella tradizione di giornalismo laico, allergica a censure e bavagli, che ebbe in Indro Montanelli e Oriana Fallaci i punti di riferimento, nella battaglia contro il conformismo e la sinistra intollerante.

Ma fra gli altri grandi nomi del giornalismo di cultura liberaldemocratica (Paolo Mieli, Pierluigi Battista, Ernesto Galli della Loggia, Angelo Panebianco) chi è intervenuto? O mi è sfuggito (in questo caso me ne scuso) o nessuno se n’è occupato.

Eppure è in gioco un principio liberale fondamentale. Anche un giurista insigne come Pietro Dubolino ha scritto che con questa legge avremmo “una ulteriore compromissione della già abbondantemente compromessa possibilità di un libero e incondizionato confronto”, in questo caso sulla sessualità e la famiglia, “a scapito (…) di quel valore primario che nel nostro ordinamento è costituito dalla libertà di manifestazione del pensiero solennemente presidiata e garantita dall’articolo 21 della Costituzione”.

Ieri il professor Marco Gervasoni, sul “Giornale”, ha definito questo progetto di legge “un’aberrazione” sia per la cultura cattolica (come hanno lamentato i vescovi), sia per la cultura conservatrice (“perché tende a imporre un modello di società individualistica e disgregata, dove la tradizione è cancellata e persino combattuta”), sia per la cultura liberale che – scrive Gervasoni – “dovrebbe inorridire… un liberale la deve combattere proprio perché essa censura le opinioni”.

In queste ore è intervenuto anche Silvio Berlusconi, appunto in questa direzione, correggendo la tentazione, presente in Forza Italia, di pensare che una tale legge si possa migliorare. In realtà – come dice Gervasoni – “non è emendabile perché volendone togliere la parte ‘liberticida’ non ne resterebbe nulla”.

Lo ha dimostrato l’emendamento appena approvato che già nella sua formulazione fa accapponare la pelle: “Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte”.

E’ un emendamento inutile perché non si dice chi, quando e come decide se una certa condotta si può ricondurre al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte.

Ma soprattutto è emblematico che si “consenta” la libertà di opinione. Come ha notato Alfredo Mantovano, “la libera espressione di convincimenti è un diritto costituzionalmente fondato, non è ‘consentito’ da nessuno. L’ordinamento che ‘consente’ la fruizione di diritti fondamentali, affidando la delimitazione della condotta lecita allo Stato, tramite il giudice, è tratto proprio dello Stato totalitario. Anche se per strada non ci sono le autoblindo”.

Come si ricorderà una polemica simile scoppiò quando il premier Conte, durante le sue conferenze stampa del lockdown, se ne usciva con l’espressione “noi consentiamo”. Il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarrecommentò: “Specchio della arbitrarietà generale e del pensiero autoritario del presidente del Consiglio sono espressioni apparentemente marginali, ma ieri da lui frequentemente usate, come ‘noi consentiamo’, ‘noi permettiamo’ ”.

Ancora più assurdo è il punto dell’emendamento dove si legge che “sono consentite… le condotte legittime”. Perché finora erano vietate? Le deve “consentire” la legge Zan?

Anche “questa frase, clamorosamente grottesca” ha commentato Gianfranco Amato “mostra una concezione totalitaria e assolutista del potere. Sembra di essere passati dallo Stato liberale, per cui è consentito tutto ciò che non è vietato, allo Stato autoritario, in cui tutto è vietato a meno che il potere te lo consenta”.

I liberali hanno qualcosa da dire in proposito?

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print