“Il richiamo perentorio di Giovanni «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» è, innanzitutto, l’appello a ritrovare la ‘ragione’, l’uso di ragione, indirizzato ad un mondo e ad una comunità ecclesiale i cui componenti sembrano, troppe volte, averla del tutto smarrita.”

 

Piero della Francesca, Polittico di Misericordia (particolare San Sebastiano, trafitto dalle frecce, e San Giovanni Battista), Museo Civico, Sansepolcro
Piero della Francesca, Polittico di Misericordia (particolare San Sebastiano, trafitto dalle frecce, e San Giovanni Battista), Museo Civico, Sansepolcro

 

II Domenica di Avvento (Anno A)

(Is 11,1-10; Sal 71; Rm 15,4-9; Mt 3,1-12)

 

di Alberto Strumia

 

Questa seconda domenica di Avvento, ci vede giunti alla “seconda tappa” del percorso di “ricostruzione” della “ragione” e della “Fede” che questo periodo di preparazione alla Solennità del Natale del Signore, soprattutto in quest’anno, ci insegna ad affrontare.

– Al centro del Vangelo troviamo la figura di Giovanni Battista che, per il nostro momento storico, dobbiamo riconoscere come il simbolo della “ragione” che esige di “essere ritrovata” dalla gente, a tutti i livelli della società e della Chiesa.

Il richiamo perentorio di Giovanni «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» è, innanzitutto, l’appello a ritrovare la “ragione”, l’uso di ragione, indirizzato ad un mondo e ad una comunità ecclesiale i cui componenti sembrano, troppe volte, averla del tutto smarrita. E questo richiamo è motivato almeno da due dati di fatto.

Il primo è il dato del livello di invivibilità che il modo deviato di concepire e di usare la ragione, in vigore nel nostro tempo, ha prodotto nel mondo. Tutto sembra impazzito e in via di costante peggioramento. Per cui in un mondo come questo si finisce per stare troppo male e per essere troppo soli. Questo dato di fatto è sotto gli occhi di tutti, anche di quanti fingono di non vedere e tirano avanti, a denti stretti, come se niente fosse («mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, […] e non si accorsero di nulla», Mt 24,38-39). E basta il “buon senso”, un ultimo brandello di “ragione funzionante” per capirlo.

Il secondo, invece, non è un dato di ragione, ma è “rivelato” dalle parole del medesimo Giovanni, il quale avverte che «Il Regno dei cieli è vicino!». Al tempo di lui era vicino il Regno perché era vicina la manifestazione di Dio nella comparsa pubblica di Gesù, il Verbo fatto carne; ai nostri giorni è vicino per l’approssimarsi della seconda, definitiva, venuta del Signore. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che l’Avvento è il tempo liturgico che dispone all’attesa della celebrazione del Natale, festa della nascita di Cristo, della Sua “prima venuta” nel mondo degli uomini, ma per noi è soprattutto il tempo storico dell’attesa della Sua “seconda venuta”.

Per questo occorre preparare l’intelligenza, la volontà, la cultura, la società, la vita ecclesiale («Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!»). Per questo, in un mondo che si autodistrugge come il nostro e in una comunità ecclesiale che, a vari livelli, lo sta seguendo, occorre “ricostruire”. Ricostruire la “ragione” per il bene della “Fede” e farsi aiutare dalla storia della “Fede” per ricostruire la “ragione”.

È il grande insegnamento di Benedetto XVI che dobbiamo avere sempre presente. Lo ricordavamo già domenica scorsa, come una sorta di “programma” dell’Avvento di quest’anno: «Una delle funzioni della Fede, e non tra le più irrilevanti, è quella di offrire un risanamento alla ragione come ragione, di non usarle violenza, di non rimanerle estranea, ma di ricondurla appunto nuovamente a se stessa» (J. Ratzinger, Fede, Verità, Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, Cantagalli, Siena 2003, p. 142).

La figura di Giovanni Battista, svetta in questa liturgia come colui che, oggi, ci indica questa strada da percorrere.

Ai potenti del mondo di oggi, come a quelli del suo tempo, egli grida in faccia, senza nessuna paura: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?», Perché, se oggi hanno in mano il mondo (e cercano di appropriarsi anche del controllo della Chiesa), finiranno per sbranarsi tra loro, perché il delirio del potere spinge a voler prevalere su tutto e su tutti, anche su quelli che ti hanno consentito di arrivare fin dove sei arrivato. Nessuno può sfuggire a questa legge, neppure Satana con i suoi seguaci.

E agli uomini di Chiesa che hanno ceduto alla logica del potere, Giovanni dice: «Non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”», ovvero abbiamo la copertura del ruolo che ricopriamo… È un richiamo tremendo!

Tutto questo Giovanni lo dice per aprire le porte a Cristo («Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!», Giovanni Paolo II, 22-10-1978), impersonando il compito della “ragione” che apre le porte alla “Fede”.

– Nella seconda lettura san Paolo invita a fare tesoro del patrimonio della dottrina della Fede: «Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione». Sono parole che, lette oggi dopo due millenni, sono una profezia, una sorta di richiamo lanciato al futuro per poterci raggiungere, per la nostra istruzione.

– La prima lettura, poi apre lo sguardo su quello che sarà il nostro destino nella gloria del Cielo, se avremo il coraggio di seguire il passaggio dalla “ragione” alla “Fede”, che è la scelta, a questo punto, più ragionevole da farsi. Quel destino di beatitudine che tutti, consapevolmente o meno, cercano con ansia («Le nazioni la cercheranno con ansia»), ma che non si deve presumere di ottenere con le sole proprie forze, perché queste non possono bastare per un compiere un passaggio così grande. Perché, allora, continuare nell’ostinazione della presunzione quando è così semplice affidarsi a Dio, a Cristo che ci restituisce la “giustizia originale”, il modo giusto di affrontare la vita.

Tra pochi giorni la Solennità di Maria Immacolata Concezione, verrà per ricordarci che lei ci anticipa questo percorso, perché lei lo ha fatto prima di noi, essendo stata chiamata a ricevere il frutto della Redenzione, fino dal momento del suo concepimento. Verrà per dirci di non avere paura, solo che ci affidiamo ogni giorno a lei, lasciandoci prendere per mano per accompagnarci fino a Cristo suo Figlio.

 

Bologna, 4 dicembre 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 

 


 

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