barca di pietro

di Alberto Strumia

Domenica XIX del Tempo Ordinario (Anno A)

(1Re 19,9.11-13; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33)

Le letture di oggi sono davvero di un’utilità straordinaria per registrare l’aiuto che il Signore ci sta dando attraverso la Scrittura, come viene proposta secondo i ritmi della liturgia. 

1 – Infatti, fin dalla prima lettura abbiamo l’indicazione di “ritirarci” dal mondo, non tanto per non combattere per la Verità, quanto per non farci travolgere dal potere del Mondo-Satana, contro il quale sarà Dio stesso, attraverso Maria a realizzare la vittoria finale; e per stare con il Signore, per riprendere sempre in Lui e con Lui, energia e intelligenza di fede. 

Come il profeta Elia, occorre ormai ritirarsi in una “caverna” (che ci ricorda anche la condizione catacombale dei primi cristiani) per passare questa “notte” della storia dell’umanità e della Chiesa, nella quale si dice tutto e il contrario di tutto, per imporre l’“errore” insieme al “nulla” («Elia […] entrò in una caverna per passarvi la notte»). E proprio dall’interno di quel posto ritirato riuscire a capire che il Signore non si trova nelle voci potenti e assordanti del mondo: i media, i discorsi dei capi, laici e chierici, le dichiarazioni ideologicamente condizionate delle varie tribune e pulpiti allineati e politicamente corretti («il Signore non era nel vento […] il Signore non era nel terremoto […] il Signore non era nel fuoco»). Non era più nemmeno in quelle voci che avrebbero dovuto parlare di Lui con verità. Erano troppo piene del rumore del potere e dell’ideologia, alle quali si erano vendute (!), per esserci il Signore. Mentre Dio era presente là dove non lo percepiva nessuno di coloro che rimanevano nel frastuono mondano: il mondo faceva troppo rumore in se stesso e per se stesso per udire la voce di Dio e riconoscerne adorandola la Sua presenza. Bisognava essere ritirati nel silenzio della “caverna” per riconoscerlo nel «sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna». 

Questo primo insegnamento ci dice che oggi abbiamo bisogno di lavorare quasi “sott’acqua”, curando la liturgia (anche celebrata in forma privata per non accettare certe profanazioni che ci vengono addirittura imposte) e curando la formazione dottrinale, spirituale e sacramentale di ciascuno di noi. Questa sembra essere la strada necessaria per conservare e consolidare la fede, come Elia si ritemprò passando la notte riposando nella caverna, avendo udito la presenza del Signore. 

2 – Come l’Apostolo Paolo (seconda lettura) anche noi, vedendo l’attuale situazione del mondo e nella Chiesa, non possiamo non dire, almeno interiormente, «ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua»; anche se non è facile avere come lui il coraggio di dire anche «vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli». Ma questo non è chiesto a tutti… ed è chiaramente un modo di esprimersi estremo e volutamente paradossale. 

3 – Nel Vangelo vediamo che anche Gesù, “si ritira” da solo con il Padre in preghiera. Si direbbe non solo per insegnarci a farlo quotidianamente, come ogni buon cristiano che lo segue deve fare, ma anche per indicarci che ci sono momenti bui della storia (Lui ben vedeva che ci sarebbe stato anche un tempo allucinante come il nostro, per la ragione e la fede), nei quali occorre ritirarsi e fare le cose sacre privatamente per non falsificarle e profanarle.

C’è una seconda scena, nel Vangelo, nella quale, sorprendentemente, sono i discepoli stessi a non riconoscerlo più e trattarlo come un fantasma («i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura»). Nella nostra epoca il vero Gesù Cristo, Uomo-Dio viene manipolato troppo spesso, dagli esperti e dai loro seguaci, come se fosse un fantasma letterario e della Sua Verità storica e della Sua Dottrina, tramandata per secoli come “deposito della fede”, si ha addirittura paura di parlare («gridarono dalla paura»), al punto che si parla d’altro, facendo finta che questo parlare e fare altro sia quello che ha voluto Lui. 

Siamo in questo preciso momento della storia. Si rincorre il fantasma, la caricatura di Cristo, frutto dell’ideologia del mondo; siamo nel momento nel quale è Satana stesso che si fa teologo e maestro di falsa esegesi e falsa dottrina dall’apparenza accattivante («Allora il diavolo […] gli disse: “sta scritto…”», Mt 4,5-6), così che tanti ci caschino. 

In questo momento solo l’intervento diretto di Gesù poteva e oggi può riportare la situazione alla realtà e l’intelligenza di fede alla verità («Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”»). E su questo subito che dobbiamo fare leva per pensare e agire secondo il Suo pensiero e il Suo operare; non altro. «Non abbiate paura!» della verità della mia presenza perché è “reale” (non è un fantasma!), sembra dire il Signore ai discepoli. «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!» ci ha ripetuto ormai molti anni fa san Giovanni Paolo II, facendogli eco, come un Papa deve fare (22 ottobre 1978). 

Perfino Pietro ebbe bisogno di essere richiamato all’evidenza dei fatti perché non poteva/ voleva credere ai suoi occhi («Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»). E Pietro continuò a dubitare e ad avere paura («vedendo che il vento era forte, s’impaurì […], cominciando ad affondare»), così come oggi si ha paura del vento forte del potere del mondo e di Satana e si affonda nel dubbio e nell’infedeltà, facendo colare a picco il mondo e le comunità dei fedeli che seguono dei maestri deviati. Ogni riferimento all’oggi mette davvero a disagio e si ha paura di affondare, anche solo a parlarne. Oppure, al contrario, si viene sbattuti a terra dalla tempesta, finendo per farsi “ingessare” le ossa rotte dall’urto, e riducendosi a parlare più per attaccamento agli aspetti esteriori del passato che a Cristo presente oggi. 

Anche oggi aspettiamo che subito arrivi il momento nel quale Pietro e i suoi più vicini abbiano il coraggio e l’onesta di gridare finalmente: «Signore, salvami!» e sentirsi dire, provando una sana vergogna: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 

Aspettiamo subito il momento in cui tutto si ristabilisca nell’ordine voluto dal Signore («Appena saliti sulla barca, il vento cessò»). E il mondo e la Chiesa intera arrivino a riconoscerlo con vera fede («Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”»). 

Maria Santissima, che di questo subito, è l’anticipatrice, ci ottenga di essere tra coloro che non hanno mai smesso di compiere questo atto di fede e di ripeterlo ogni giorno, fino alla fine (« chi persevererà sino alla fine sarà salvato», Mt 10,22). 

Bologna, 9 agosto 2020

Fonte: albertostrumia.it

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari

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